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	<title>Altriabusi &#187; Letture</title>
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	<description>Letteratura e attualità</description>
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		<title>L&#8217;importante è non morire di Vaticano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 10:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Aids]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri, 17 luglio 2011, si è aperta a Roma la Conferenza Mondiale sull&#8217;Aids a trent&#8217;anni dalla scoperta del virus. Organizzata dall&#8217;International Aids Society  e dall&#8217;Istituto superiore della Sanità, la conferenza si terrà all&#8217;Auditorium Parco della Musica fino al 21 luglio. Sono presenti seimila esperti provenienti da tutto il mondo, peccato che nessuno dell&#8217;organizzazione abbia pensato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ieri, 17 luglio 2011, si è aperta a Roma la Conferenza Mondiale sull&#8217;Aids a trent&#8217;anni dalla scoperta del virus. Organizzata dall&#8217;International Aids Society  e dall&#8217;Istituto superiore della Sanità, la conferenza si terrà all&#8217;Auditorium Parco della Musica fino al 21 luglio. Sono presenti seimila esperti provenienti da tutto il mondo, peccato che nessuno dell&#8217;organizzazione abbia pensato di invitare Aldo Busi. Il quale ha scritto anche sull&#8217;Aids, come testimonia il brano che pubblichiamo qui di seguito, tratto dal</em> Manuale del Perfetto Gentilomo (1992)<em>. (La &#8220;canonica&#8221; citata in uno dei paragrafi finali rimanda a &#8220;Monsignor Diabolus&#8221;, il personaggio e alterego dello Scrittore che nel libro somministra i consigli agli aspiranti gentilomini.)</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’amore ai tempi dell’Aids è come l’amore ai tempi del colera: meno ne fai e più ti passa la voglia di farlo, più ne fai e più ti viene voglia di farlo. L’amore ai tempi dell’Aids è l’amore in un tempo qualsiasi: scuse buone per non fare all’amore ce ne sono sempre state. È quando l’umanità si detesta in  modo irreversibile che inventa un colera o l’Aids per non dare più scuse al minuto. Una persona sana, un Gentilomo, un Gentiluomo e una Gentildonna, sanno che non è mai possibile separare le pulsioni di morte dalle pulsioni dell’eros, e non ci pensano nemmeno. La vita è una morte continua, non crediamo di aver scoperto l’America tutto in una volta. Se uno vuole sopravvivere a tutti i costi, basta si comperi un refrigeratore e ci si ficchi dentro ogni volta che si ritrova un microbo addosso o un capello rimasto nel pettine. (…)</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sicuro che finiremo tutti per prendere l’Aids: perché ce l’abbiamo già, perché ce lo aspettiamo, perché chi non ce l’ha è costretto a vivere come se ce l’avesse, e perché se non ce l’hai tu, ce l’ha quell’altro. È come il caviale o lo champagne che hai finito: devi andare a chiederlo in prestito anche se ti scoccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia vita ho avuto parecchi Aids parecchie volte, ci sono nato con questa predestinazione e ci convivo da quarant’anni buoni. È, sintetizzandoli tutti in uno, l’Aids di dover condividere la mia esistenza con umani tutto sommato indegni di farmi da contemporanei, con tutti questi burattini della normalità, della salute, del successo, dei soldi, del chi fa da sé fa per tre, di condividerla con chi non mi ha mai perdonato di liberare in me il <em>mostro</em> che loro tengono giù e di aver ne fatto da mostro un mostriciattolo e lentamente ma inesorabilmente una creatura piena di quella essenza che i veri mostri non perdonano proprio mai a chi ce l’ha: la dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">È l’Aids di avere a che fare con il cinquanta per cento di una popolazione che guarda solo la televisione e non ha mai letto un libro e che, bevendo come rosolio tutte le scoperte <em>recenti</em> della <em>scienza</em> a tal proposito e a tal altro, ha quell’inclinazione innata di dire a me come devo essere, cosa devo pensare, come mi devo esprimere, ciò che posso e non posso fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sarà mai un po’ più o un po’ meno di Aids se siamo sicuri, almeno al cinquanta per cento, che fa fuori <em>costoro</em>? Che importanza ha questa epidemia se ne falcidia un po’ di più o un po’ di meno? (…)</p>
<p style="text-align: justify;">Confesso che l’idea che l’intera umanità perisca per Aids, per Moon o per raffreddore da fieno mi lascia del tutto indifferente, a condizione che si mantenga stupida a tal punto di morire di vergogna, non di morte. Ma la gente che credeva di essere immortale si vergogna sempre quando deve ammettere che non ce l’ha fatta. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Della morte, come tutti i Gentilomini profondamente civili e di grande educazione, non mi vergognerò mai. La trovo bella e giusta e buona, basta che sia definitiva e non mi presenti le sue frattaglie teosofiche nell’aldilà. Non riesco proprio a vivere da vivo vivissimo senza metterla sempre in conto, un perfetto Gentilomo non sarà mai tanto indegno da contemplare la pretesa di fare l’immortale di riffe o di raffe. Non si dovrebbe nemmeno avere la debolezza estrema di lasciare un epitaffio: sapete quanti secoli ci impiega una lapide di marmo a sbriciolarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">Un’eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Già: le malattie veneree. Io le malattie veneree le ho sempre prese, non le ho mai attaccate a nessuno: ero troppo sotto controllo medico, troppo attento a sorvegliare il maligno e a limitarne – a me – gli effetti, dato l’egocentrismo della giovane età. (…) Sono guarito di tutto: sifilide (…), epatite virale, emorroidi (…), fuoco di sant’Antonio, ameba intestinale, blenorragia cronica, cattolicesimo, primarepubblica, democraziacristiana, Irpef alla fonte, Isi, Ratzinger e Frizzi. L’Aids, a confronto, non mi sembra niente di speciale, inoltre in Olanda adesso sono così gentili e all’avanguardia che ti fanno l’eutanasia gratis.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho conoscenti sieropositivi a bizzeffe, alcuni con l’Aids conclamato: sono diventati delle brave persone, comprensive, filantrope, solo in seguito al virus, prima erano stati degli stronzi mondiali come tutti. L’Aids li ha resi più buoni e, ovviamente, di questa loro tardiva bontà non so che farmene. (…) Il Gentilomo calcola bene i suoi tempi: non aspetta di diventare buono quando non ha più altra scelta. Il perfetto Gentilomo difende quando è forte i suoi interessi difendendoli nei deboli che da soli non ce la fanno, non quando è diventato debole lui: troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, ricevo questi ragazzi sfortunati nella mia canonica (hanno perso persino l’unica qualità che avevano: la loro stronzaggine!) e li accarezzo, li coccolo, spesso verso una lacrima con loro, ma non piango mai fino in fondo: perché io stronzo come loro non lo sono stato mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Non strafaccio anche per un’altra ragione: finiti la consolazione e il conforto, li richiamo al dovere di non diventarmi adesso noiosi per così poco. A me non piacerebbe essere compatito più di tanto. C’è una mancanza di pudore nell’illuderli che a loro sta andando peggio che a te e nell’illudersi che a te vada meglio che a loro. Meglio essere netti e un po’ bruschi che perdere tempo con una pietà non richiesta da chi vuole stare ben vivo fino all’ultimo istante.</p>
<p style="text-align: justify;">Io per me vorrei morire come ho vissuto: nella più totale e ciarliera solitudine. Niente placebo dell’anima, niente compatimento. Perciò, se sparissi dalla circolazione, non sarebbe per vergogna, ma perché continuerei a stare per i fatti miei come ho sempre fatto anche quando avrebbero dovuto essere degli altri ma non li voleva nessuno. Nei miei libri ho infuso ogni forma possibile di speranza, a me però non chiedetemi di averne più di tanto. Ma questo non è un testamento, è una testardaggine. Un vero Gentilomo il testamento lo fa fare agli altri e accetta di buon cuore le angoliere, i Luigi XIV ma anche i semplici Fragonard che altri perfetti Gentilomini sul letto di morte vorranno lasciarmi a imperituro ricordo. Non è detto che chi muore di Aids non lasci dei bei mobili e dei bei quadri intorno al capezzale: per via del cazzuto panneggio, si accetta anche un San Sebastiano di Guido Reni.</p>
<p style="text-align: justify;">Siate cortesi fino all’ultimo e non chiedete passaggi: siate voi ad accompagnare tutti al camposanto. A venire dietro a voi ci penso io.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è importante morire di Aids, l’importante è non morire di Vaticano.</p>
<p style="text-align: justify;">(da: Aldo Busi, <em>Manuale del Perfetto Gentilomo (con preziose imbeccate anche per Lei)</em>, Oscar Mondadori, Milano 1999, pp.99-104)</p>
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		<title>L&#8217;inespresso in una tazza di espresso</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/06/29/linespresso-in-una-tazza-di-espresso/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[primo passo]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessione di fine giugno 2011:  e se le persone che non sono pronte a cogliere il nostro desiderio inespresso di avere la loro compagnia stessero pensando di noi quel che pensiamo noi di loro, e cioè che manchiamo di prontezza, che la tiriamo per le lunghe, che non sappiamo vedere, dentro l&#8217;inespresso, l&#8217;ovvio? A chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione di fine giugno 2011:  e se le persone che non sono pronte a cogliere il nostro desiderio inespresso di avere la loro compagnia stessero pensando di noi quel che pensiamo noi di loro, e cioè che manchiamo di prontezza, che la tiriamo per le lunghe, che non sappiamo vedere, dentro l&#8217;inespresso, l&#8217;ovvio? A chi tocca fare la rivoluzione del primo passo? Sempre allo Scrittore? A tutti i dolci insicuri di questo mondo è dedicato questo brano tratto da</em> E io, che ho le rose fiorite anche d&#8217;inverno? <em>Quanto di meglio per iniziare l&#8217;estate, secondo noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;A volte, di mattina presto di solito, andando al bar se non ho avuto voglia di mettere su la cuccuma, verso le sette circa, malgrado le mie antennine sensitive siano ciondoloni e scariche, mi capita di incontrare ancora un certo sguardo accattivante, ma sorvolo, in un istante mi si agita dentro una serie di immagini che si annullano come cerchiolini di fumo alla rincorsa uno dentro l’altro e, scambio di cortesia a parte, faccio finta di niente. Se solo mi fosse andata bene una volta, una sola volta, in vita mia potrei anche abbordare l’operaio in tuta del momento al quale ho detto, visto che continuava a mettere una bustina di zucchero dopo l’altra nella tazzina, “Ah, lo zucchero col caffè”, e lui, prendendo a mescolare col cucchiaino in un movimento lento, molto sensuale, come ancora fatto nel dormiveglia, solleva i suoi occhioni mediterranei un po’ cisposi e con l’inflessione meridionale dice, “Io sono dolce” e resta un attimo a guardarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">È sulla trentina, ha la barba di parecchi giorni, e delle belle mani grosse e forti, impreziosite dalle callosità del lavoro di fatica. Aspetto un altro attimo, e nel frattempo mi rendo conto che quando è entrato è andato direttamente alla cassa, non vicino a me come si trova adesso, vicino mi è venuto adesso, come se restare dove era fosse lontano da una zuccheriera, che non esiste nemmeno vicino a me, perché ci sono solo bustine. Mah. È parecchio bello nella sua placidità un po’ guardinga; adesso che, trattenendo un grazioso sbadiglio, mi ha risposto che lui è dolce, lo trovo bello. Chissà se lo è.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiolini di fumo a iosa.</p>
<p style="text-align: justify;">“Meridionale?”, faccio, del tutto senza interesse, tanta è la gente che va e viene e che allunga braccia fra noi due per prendere le brioche e il resto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Napoletano.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ah, sei del cantiere stradale vicino al nuovo aeroporto?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Sì. Come fate a saperlo?”</p>
<p style="text-align: justify;">“Siete sempre tutti napoletani a lavorare alle asfaltature, qui.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Si vede che siamo bravi”, fa lui, e sorride appena.</p>
<p style="text-align: justify;">‘Non sorridere così’, penso, ‘che mi tremano le gambe, non sporgere quel labbro inferiore color carminio, che potrei svenirti sul manico della tazza che stai baciando.’</p>
<p style="text-align: justify;">“Oh, sì, di voi si dice un gran bene come lavoratori”, dico con calore ma come trattenendo il complimento dentro l’osservazione impersonale per farlo esplodere ancora di più, nemmeno fossi a mia volta un ingegnere civile che nega per affermare. “E stai nelle baracche dietro l’edicola?”</p>
<p style="text-align: justify;">“No, veniamo da Parma ogni mattina.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Una bella tirata, un paio d’ore…”</p>
<p style="text-align: justify;">“No no, una.”</p>
<p style="text-align: justify;">Prende una bottiglietta in cui s’è fatto mettere tre caffè per i suoi compari di cantiere, paga, mi guarda, mi saluta, saluto, e esce. Io, che avevo già pagato, esco dietro di lui, ma non per seguirlo, sicché non ho nessuna fretta ai piedi, per me poteva anche essere già scomparso dalla vista, la mia auto è vicina alla sua, anzi, dirimpetto. Lui, che avrebbe potuto già salirci tre volte dato lo scarto di tempo, solo ora sale sulla sua, mi guarda, e anch’io, chino di nuovo il capo in cenno di saluto, lui aveva ancora i fari accesi, mi pare che tardi un momento di troppo, deve fare marcia indietro, io no, e sono già sulla mia corsia di marcia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono convinto di aver sprecato una buona offerta, a tariffa scontata, non ho rimpianto; con uno così chiaro, sebbene troppo sottile per pretendere che mi buttassi a pesce, poteva durare chissà quanto, un’ora per ingranare la prima e mezz’ora la seconda, una vita alla mia età, e invece non lo vedrò mai più e non saprò che sconto praticava. Perché alla mia età è più facile pensare all’amore che risolversi a averlo rischiando solo di sentirsi dire che hai preso lucciole per lanterne, si vuole essere risarciti pubblicamente di un’ingiustizia politica, non è più questione di perdere energie con un sentimento personale o con un rifiuto. Inoltre, vada come vada, ci si è stancati di manipolarsi il sesso, e magari dopo aver sottoscritto una lettera di credito, si pretende o la passione o la stasi. La stasi so perfezionarla da me, per il caos occorre il concorso di un altro. Alla mia età, venuti tutti i nodi al pettine, o si fa la rivoluzione fino in fondo o ci si accascia nella tomba, non ho voglia di prendere il riporto da una parte per coprire l’alopecia dall’altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caffè adesso vado a berlo in un altro bar. Alle otto, per essere più sicuro di non incontrarlo nemmeno per strada.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">(Aldo Busi, <strong><em>E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno?</em></strong>, Mondadori, Milano 2004, pp. 211-213)</p>
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		<title>Un commento che merita (2)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Biffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>

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		<description><![CDATA[Su richiesta di Aldo Busi, che lo ha molto apprezzato, diamo una più ampia visibilità al commento del lettore Antonio Coda, che ringraziamo.
Nel Novantacinque – leggendo l’estratto pubblicato dalla Redazione l’impressione, paradossale!, è stata questa – Aldo Busi aveva già replicato alle nostre osservazioni da commentatori appaiabili al suo mitomane di turno che, banalmente, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Su richiesta di Aldo Busi, che lo ha molto apprezzato, diamo una più ampia visibilità al commento del lettore Antonio Coda, che ringraziamo.</em></p>
<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; line-height: 20px; text-align: justify; margin: 0px;">Nel Novantacinque – leggendo l’estratto pubblicato dalla Redazione l’impressione, paradossale!, è stata questa – Aldo Busi aveva già replicato alle nostre osservazioni da commentatori appaiabili al suo mitomane di turno che, banalmente, non poteva spingersi oltre la relazione concettuale speculabile Busi-Pasolini, per arrivare alla associazione Busi-Pelosi rilanciata dallo scrittore, ripristinando i rapporti nel gioco di potere, nel quale Busi non si vede e non si vuole mai nella parte di colui che ne abusa, tutt’al più in quella di chi ne è abusato con punizione ulteriore di venirne poi espulso perché alla sottomissione all’abuso, poi, non ci sta la seconda e tutte le altre necessarie perché il gioco continui.Trovo molto interessanti i commenti sia di Davide che di Antonio Parisio, ma resto del parere che incappano entrambi in un equivoco che è comune, nell’approccio all’opera di Aldo Busi. Intanto: sull’omosessualità maschile come problematizzazione.</p>
<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; line-height: 20px; text-align: justify; margin: 0px;">In Aldo Busi l’omosessualità è un problema tanto quanto lo è la preparazione dello stracotto di asino.</p>
<p style="padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 15px; padding-left: 0px; line-height: 20px; text-align: justify; margin: 0px;">L’omosessualità maschile, nell’opera di Aldo Busi, viene casomai raccontata, come ogni altra cosa, e laddove appare come problema, lo è come problema degli altri, sempre alle prese col come giustificarla o col come reprimerla, ingarbugliandoci intorno la loro vita e, solo di riflesso, anche quella dello scrittore che la riporta.Sulla questione della omosessualità maschile poi si continua a riproporre il confronto Aldo Busi – Pier Paolo Pasolini, quando poi la loro divergenza risulta ancora più evidente in merito alla scelta comunicativa effettuata, prescindendo dall’impatto sulla cultura ottenuto e dall’efficacia delle tecniche anti-potere applicate : Aldo Busi è integralmente dedito alla scrittura, nella scrittura ha raggiunto la sua massima espressività, ed è sul piano della scrittura che non gli si può accostare – paritariamente – la figura di Pier Paolo Pasolini.</p>
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		<title>Sensi di polpa versus sensi di colpa: in margine a &#8220;Perpetua e prete per me pari sono&#8221;</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/05/09/sensi-di-polpa-versus-sensi-di-colpa-in-margine-a-perpetua-e-prete-per-me-pari-sono/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 12:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>

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		<description><![CDATA[Vista la quantità di commenti suscitati dal post &#8220;Perpetua e prete per me pari sono&#8221;, e il loro convergere sul paragone Busi/Pasolini, crediamo di fare cosa utile pubblicando un vecchio (cronologicamente vecchio) intervento di Busi (tratto dal volume Grazie del pensiero, 1995, pp. 85-91) che nasce come risposta a una lettera che si concludeva con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><em>Vista la quantità di commenti suscitati dal post &#8220;Perpetua e prete per me pari sono&#8221;, e il loro convergere sul paragone Busi/Pasolini, crediamo di fare cosa utile pubblicando un vecchio (cronologicamente vecchio) intervento di Busi (tratto dal volume</em> Grazie del pensiero<em>, 1995, pp. 85-91) che nasce come risposta a una lettera che si concludeva con queste parole: &#8220;Stai attento a non finire come Pasolini ridotto a una pizza&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify; "><em><strong>NB: Tutti i commentatori sono pregati di firmarsi per esteso fin dall&#8217;intestazione. Ricordiamo altresì che non è lecito rivolgere alcun tipo di richiesta ad Aldo Busi tramite questo sito. Non saranno pubblicati ulteriori commenti che contravvengano questi elementari requisiti di correttezza. La redazione (11 maggio 2011)</strong></em></p>
<p style="text-align: justify; ">Mi spiego sul punto cruciale inerente la morte di Pasolini: delitto politico commissionato o assassinio casuale per una banale questione tipo &#8220;te lo metto io, no, lo prendi tu&#8221;? Non ho mai avuto il minimo dubbio in proposito: non si è trattato di un delitto politico in senso stretto, nessun fascista ha mai commissionato alcunché al Pelosi assassino da solo o in compagnia. Del resto, come è possibile immaginare che qualcuno decida dall&#8217;esterno la morte del regista e poi lasci nelle mani di un Pelosi, che nel frattempo è diventato oltretutto tossicodipendente, una simile verità? Come minimo fa fuori, esattamente come avviene coi killer di manovalanza mafiosa, chi ha fatto fuori l&#8217;incomodo. Certo, Pasolini è stato un perseguitato politico, in vita e in morte, ma era anche un cattolico cui, tutto sommato, sono stati risparmiati molti estremismi di emarginazione sociale, tant&#8217;è vero che non era certo il lavoro da giornalista e da regista che gli mancava, proprio perché, a differenza del sottoscritto, essendo egli cattolica (come direbbe la Pivetti, che parla di sé al maschile), non è neppure mai riuscito a concepire gli estremismi intellettuali ed estetici che contraddistinguono la mia esistenza e la mia opera, la quale, a differenza della sua, durerà ben oltre la mia vita. Nel suo sessismo di penitente, e quindi nella sua intellettualità politica, sono presenti sacche di livore personalistico, ben legate ai luoghi comuni del suo tempo, del tutto assenti nella mia sessualità e quindi nella mia opera, che non è mera riproduzione romanzata del tempo e della società in cui accade e pertanto non può essere (né lo è stata né lo sarà) interamente fruita <em>qui e subito</em> per essere subito dopo omologata e quindi messa da parte come uno stronzo anche se è partito da un filetto di Angusbeef.</p>
<p style="text-align: justify; ">Pasolini, tanto per dirne una, come Gide o Genet o Tondelli o Leavitt o E. White, è scrittore omosessuale, io sono scrittore e basta, e siccome mi occupo di letteratura e non di breviari di spiccia consolazione terrena, ho nei riguardi di uno scrittore omosessuale la stessa considerazione che ho verso uno scrittore eterosessuale: li si può leggere da giovani e in treno, ma arrivato a matura destinazione li butti fuori dal finestrino.</p>
<p style="text-align: justify; ">Non essendo io cattolico, a differenza di lui, non ho mai pensato che, neppure sessualmente, il fine giustificasse i mezzi e pertanto sarei del tutto incapace di prostituire la mia parola per circuire o lusingare sia un potere politico sia un potere mediologico sia un povero disgraziato da stazione ferroviaria che, per soldi o per alibi, ha bisogno che gliela si racconti su comodamente seduto su una spaiderina rossa per sbottonargli poi la patta su una spiaggia di Ostia. O lo mando affanculo subito &#8211; cosa molto improbabile da parte mia, perché non mi spingerei neppure tanto in là da esserci costretto &#8211; o gli do dei soldi perché vada a sfamarsi o a bucarsi se è vero quel che dice. Anch&#8217;io, come Pasolini, ho pagato parecchi uomini ma, a differenza di lui, non sono un corruttore sessuale perché a me, questa menata di corrompere un uomo per fargli l&#8217;onore e il piacere di scopare con me, mi fa ridere: lui li pagava per farseli, io li ho pagati (e li pago, specie se di passaggio a Roma dove un uomo su due, se non è una donna, con un altro uomo non ci andrebbe mai e poi mai, gratis) perché mi facciano, sì, sentire il buon Samaritano ma montino con il prossimo San Martino, non con me. Lui, alla mia età e con la sua fama, si metteva a giocare a pallone coi ragazzini di borgata e non provava imbarazzo dei pensieri interessati che potevano concepire le loro madri guardandolo sgambettare in mezzo alle loro &#8220;creature&#8221;, io morirei di vergogna solo mettendomi fuori campo a guardarli giocare. Vedi, non essendo io cattolico ma appartenendo a una cultura sessuale molto più raffinata di stampo non gesuitico, fatta più di begli olandesini trafiggenti che di San Sebastiani trafitti, non conosco la morbosità sessuofobica che porta gli omosessuali italiani a pensare che un uomo eterosessuale sia la preda più ambita e che, pertanto, tutto gli si deve immolare: sensibilità, intelligenza, ideologia e soldi. Inoltre, avrei orrore di far parte della omocrazia di quei culattoni di un qualche potere &#8211; artistico o stilistico o politico &#8211; definiti rispettosamente <em>ambigui</em> o <em>stravaganti</em> perché con un portafoglio clienti di tutto rispetto. Inoltre, non sono attirato dal mito della virilità dei sottoproletari e dei derelitti e degli ex carcerati e dei piccoli delinquenti, come in sé mi fa un baffo il rincoglionito elegante lupo di mare e agnella di alcova su un cabinato a tre alberi. Non essendo cattolico, ho solo sensi di polpa, non sensi di colpa legati alla mia sessualità, se essa non fosse stata così sarebbe stata cosà e, dal momento che comunque una ce ne sarebbe stata, non ho niente di speciale da espiare a tale o talaltro proposito. Perciò esigo il rispetto della dignità mia e altrui <em>sempre</em>, non ho bisogno di patire per godere, ed essere menomamente offeso nella mia intelligenza e nel mio essere persona politica mi irrita in modo irreversibile al fine di una mutua eccitazione sessuale. (&#8230;) Non essendo cattolico, detesto la seduzione classica dell&#8217;inganno, dell&#8217;intrigo, del ti-vedo-e-non-ti-vedo o tramite il dispiego di qualsivoglia carisma intellettuale o sociale al fine, risibile, di una scopata: la psicologia e i contorsionismi fra carne e spirito li considero gli avanzi che il padrone getta ai cani, e io non ho padrone. Inoltre, ogni mediazione culturale o materiale fra eventuali contraenti (anali) va considerata appannaggio dei brutti, dei frustrati, dei repressi e dei registi di origine toscana in generale: non fa per me. (&#8230;) Siccome da giovane qualche marchetta l&#8217;ho fatta anch&#8217;io, e non certo per mestiere o per comperarmi il giubbotto di pelle ma perché, per esempio, stremato dal sonno o stremato da un doloroso snobismo senza possibilità di sfogo, conosco benissimo lo schifo e la rabbia che puoi sentirti montare dentro quando ti vedi comprato, sia direttamente sia attraverso più estenuate trattative psicologiche radicate in una lotta di potere, di sopraffazione socioeconomica di chi compra carne umana per rivestirla dei suoi fantasmi indifferenti all&#8217;ennesima cicatrice che lasceranno sul quel corpo indifeso, e lo affermo malgrado tutti i moralismi di cui mi tacceranno puttani e puttane per primi (vedi il racconto <em>Gli occhi della badante</em> in <em>Aaa!</em>, Bompiani 2010, n.d.r.). Conosco questa voglia di uccidere chi di te, invece di vedere il malessere o la disperazione o la solitudine o la disoccupazione, vede solo il tuo cazzo e il tuo culo o le tue tette perché in balia dei suoi teatrini sessisti che gli annebbiano il cervello, e come potrei mai trovarmi nella situazione, tipica per la maggior parte degli uomini che vanno a uomini o a puttane, di fare la parte di uno dei due annebbiati l&#8217;uno sopra l&#8217;altro? Sai quanti Pelosi in erba e in fieno ho incontrato fino a ora? e sai che io stesso ho rischiato almeno due volte di diventare un Pelosi qualsiasi, anche se non certo facente parte di quella predominante categoria che uccide un omosessuale per paura di essere omosessuale come lui? Mentre, com&#8217;è pressoché scontato, già due volte sono stato vittima di episodi di violenza cieca e bestiale. Certo, non sono stato lì a prenderle.</p>
<p style="text-align: justify; ">Questo per dirti che, sì, potrei anch&#8217;io essere ridotto a una pizza come Pasolini, ma qualcosa mi dice che a) o per mano di un maniaco o di un mitomane o di un fanatico col quale non ho niente a che fare e che spunta dal nulla come te, o b) per mano di un occulto mandante mosso da calcoli <em>direttamente</em>, per quanto sconsideratamente, politici. Poi, certo, esistono le disgrazie e le sviste ma, non considerando la morte una punizione, chi ti dice che me la prenderei a morte con il mio assassino? La vita, alla mia età, e soprattutto grazie a troppa gente come te incontrata sulla mia strada, si fa pesante e senza più gioia in vista e, alla fine, uno può essere davvero grato di tutto, anche di quel gesto di cui non è capace per propria mano e che qualcuno fa per lui, liberandolo dal fastidio di dover incontrare, per giunta su una strada di cui è stato spossessato lustri fa, una sola volta di più una o uno come te. Basta che il sicario o l&#8217;assassino non pretenda dai miei eredi la compartecipazione ai diritti delle cinquantamila copie in più che venderei alla faccia sua e basta che, ora che ci penso, non ci sia dietro lo zampino di un mio editore in crisi. <strong>Aldo Busi</strong></p>
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		<title>Aldo Busi consiglia &#8220;Ho molto tempo dopo di te&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 09:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi devo consigliare un romanzo italiano appena uscito, se no mi sentirei un ingrato, visto che si è fatto leggere fino in fondo, evento oramai insolito per me; si tratta di Ho molto tempo dopo di te, di Alessandro Fullin, per l&#8217;editore Kowalski, un divertissement letterario per chi ama le atmosfere perdute alla Manuel Puig [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi devo consigliare un romanzo italiano appena uscito, se no mi sentirei un ingrato, visto che si è fatto leggere fino in fondo, evento oramai insolito per me; si tratta di<em> Ho molto tempo dopo di te</em>, di Alessandro Fullin, per l&#8217;editore Kowalski, un <em>divertissemen</em>t letterario per chi ama le atmosfere perdute alla Manuel Puig e alla Guido Gozzano, con la differenza che qui fanno il verso, ma trattenuto in una misura di difficile e sofisticatissima naturalezza, alla nebulosa ingegneristico-linguistica di Carlo Emilio Gadda. Questo è un romanzo che avrebbe potuto essere pubblicato da Adelphi, dopo i grandi successi mietuti con bagatelle inglesi infinitamente meno divertenti e meno ben scritte di questa. Solo a fine lettura, guardando il risvolto di copertina dedicato all&#8217;autore, ho scoperto che Alessandro Fullin è quell&#8217;eclettico e magnetico attore visto solo in televisione e, purtroppo, mai a teatro come avrei voluto; per qualità di scrittura, di personaggi, di trama e di ritmo narrativo, non c&#8217;è niente di lontanamente paragonabile a<em> Ho molto tempo dopo di te</em> (e il titolo, più affettuoso che non beffardo necrologio, basti e avanzi per togliere ogni malsana curiosità circa la sostanza, che consiste nel ricamarne l&#8217;assenza) uscito nell&#8217;ultimo decennio a firma di comici e personaggi televisivi in genere, e adesso che venerdì devo fare quattro ore di treno e che  vengo a sapere che ha pubblicato nel 2008 per Mondadori un romanzo dal titolo <em>Come fidanzarsi con un uomo senza essere una donna</em>, vado a comprarlo. Non bisogna avere paura di dire che bisogna leggere Wittgenstein per riposarsi dall&#8217;impegno che comporta la lettura di un inaspettato e bel romanzo di genere.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2468" title="fullin" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/fullin1.jpg" alt="fullin" width="146" height="220" /></p>
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		<title>La carica dei 600</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 08:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Peretto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Hiv]]></category>
		<category><![CDATA[Infezione]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Focarete]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[trans brasiliani]]></category>

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		<description><![CDATA[Su segnalazione di Aldo Busi pubblichiamo un articolo a firma Michele Focarete apparso ieri, giovedì 3 febbraio, sul &#8220;Corriere della Sera&#8221;. Lo Scrittore dedica la lettura &#8220;a tutte le mogli che stanno per essere infettate a tradimento e, ovviamente, alla morale sessuale cattolica che le porterà alla tomba dopo un’esistenza di dipendenza farmacologica d’inferno secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Su segnalazione di Aldo Busi pubblichiamo un articolo a firma Michele Focarete apparso ieri, giovedì 3 febbraio, sul &#8220;Corriere della Sera&#8221;. Lo Scrittore dedica la lettura &#8220;a tutte le mogli che stanno per essere infettate a tradimento e, ovviamente, alla morale sessuale cattolica che le porterà alla tomba dopo un’esistenza di dipendenza farmacologica d’inferno secondo l’ottemperanza stessa loro e dei loro mariti&#8221;.</em></p>
<p><em>**</em></p>
<p style="text-align: justify;">MILANO &#8211; ERANO GIÀ STATI ESPULSI. IL PM: QUI PER CURARSI, NON VANNO ARRESTATI</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>I DUE VIADOS SIEROPOSITIVI &#8211; OGNI MESE 600 CLIENTI</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><em>Fermati i brasiliani. Timori per il contagio</em></p>
<p style="text-align: justify;">MILANO &#8211; Due monolocali a Milano, in via Ferrante Aporti, vicino alla stazione Centrale. Il marciapiede, il sesso, la paura di morire da un momento all&#8217;altro di Aids. Due viados brasiliani che nei rispettivi 45 metri quadrati vendevano il proprio corpo minato dall&#8217;Hiv. Trecento clienti a testa al mese per un giro complessivo di affari di 250 mila euro all&#8217;anno. Una sorta di untori, indagati l&#8217;altro giorno dagli agenti della polizia locale. Due brasiliani clandestini. Uno di 26 anni, già espulso. L&#8217;altro di 38 anni, con un ordine di espulsione della questura di Rimini. I due sono stati sorpresi a prostituirsi. Ma, di fronte agli agenti che pensavano di arrestarli perché già espulsi, hanno detto di essere sieropositivi e di essere in cura in ospedale. Una malattia grave che gli ha evitato l&#8217;arresto, ma che non gli impedisce di continuare a prostituirsi. «Il pm &#8211; dice il vicesindaco Riccardo De Corato &#8211; ha negato l&#8217;arresto. In questo modo il contrasto alla clandestinità, in particolare di chi è recidivo e non rispetta gli ordini di allontanamento, risulterà sempre più virtuale. E&#8217; infatti presumibile che queste persone li ritroveremo ancora in giro, creando problemi di sicurezza e un rischio per la salute pubblica vista la condizione di sieropositività della quale dubito informassero i clienti».</p>
<p style="text-align: justify;">I brasiliani in Italia possono venire senza visto. E rimanere nel nostro Paese per tre mesi dal timbro di ingresso sul passaporto. Così viados e prostitute brasiliani iniziano a battere i marciapiedi. Anche se sanno di avere l&#8217; Aids. E quando i tre mesi scadono, si presentano in ospedale per farsi rilasciare un documento che attesti l&#8217;infezione: così possono chiedere un permesso di soggiorno «per cure mediche». Un permesso concesso per dare loro la possibilità di curarsi: da noi ci si cura gratis, nei loro Paesi no. E la legge è chiara: «Questo permesso ha una durata pari a quella del trattamento, è rinnovabile finché durano le necessità terapeutiche e deve essere richiesto insieme con un visto specifico per cure mediche della durata massima di un anno». Quindi gli immigrati sieropositivi, anche se irregolari, hanno diritto di restare in Italia se nel loro Paese di origine non hanno la possibilità di ricevere cure adeguate. In casi di sieropositività conclamata non si può procedere con l&#8217;espulsione e il malato va assistito qui. Ma il problema non è la malattia, è che molti continuano a prostituirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">«I due transessuali sieropositivi indagati &#8211; spiega l&#8217;assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna &#8211; non sono le uniche mine vaganti presenti sui nostri marciapiedi. Il fenomeno è ampio: una &#8220;lucciola&#8221; su due, tra prostitute e trans, è positiva al virus Hiv. L&#8217;unica soluzione che potrebbe arginare l&#8217;emergenza sanitaria è legalizzare la prostituzione. E il problema non è solo quella su strada, ma anche quella negli apparenti centri estetici, dello scambio di coppie e più in generale della mancanza di educazione sulla buona salute anche nei rapporti sessuali. La legalizzazione comporterebbe miglioramenti igienico sanitari, farebbe emergere il &#8220;nero&#8221; ed aiuterebbe, tra l&#8217;altro, le casse nazionali. Disarmando così la malavita. Basti pensare che ogni giorno delle 11 persone che contraggono il virus dell&#8217;Aids in Italia, due vivono a Milano».</p>
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		<title>La lista di Laido &#8211; In margine al caso Falciani</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 09:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[lista Falciani]]></category>
		<category><![CDATA[Nudo di madre]]></category>

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		<description><![CDATA[Le rivelazioni giornalistiche circa l&#8217;ormai nota lista Falciani (dal nome del dipendente della banca inglese Hsbc scappato dalla sede di Ginevra con la lista dei clienti di mezzo mondo poi consegnata alle autorità francesi) hanno sollevato, come si sa, un vespaio notevole. Desideriamo rammentare che sul tema dei conti italiani in Svizzera Aldo Busi scrisse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le rivelazioni giornalistiche circa l&#8217;ormai nota lista Falciani (dal nome del dipendente della banca inglese Hsbc scappato dalla sede di Ginevra con la lista dei clienti di mezzo mondo poi consegnata alle autorità francesi) hanno sollevato, come si sa, un vespaio notevole. Desideriamo rammentare che sul tema dei conti italiani in Svizzera Aldo Busi scrisse già nel 1996 un testo esemplare e definitivo, incluso nel volume </em>Nudo di madre (Manuale del Perfetto Scrittore). <em>Lo pubblichiamo certi di fare cosa gradita ai lettori e di rischiare di rendere obsoleta la prossima infornata di (si fa per dire) rivelazioni</em><em>.</em></p>
<p>&#8220;Sono uno Scrittore integrale perché sono un uomo integrale che non ha niente da rivelare né niente da nascondere &#8211; a parte una maramalderia, di cui parlo volentieri ai vicini d&#8217;aereo durante i vuoti d&#8217;aria e dando tutta la responsabilità a me per darmi quelle arie che mancano agli altri.</p>
<p>Di questa maramalderia sono rimasto vittima, consenziente per quanto titubante e confusa e deliziata, a causa di una persona della quale avrei mille volte al giorno la voglia di offendere la memoria per sgravarmi dal mio senso di colpa (&#8230;). Erano i tempi del craxismo e del berlusconismo milanesi e (lo so però col senno di poi) di tonnellate e tonnellate di lire sporche da riciclare (frutto di tangenti). Ogni tanto andavo a cena in una cosiddetta bella casa italiana e la cosiddetta bella gente parlava con disinvoltura – soprattutto mogli divorziate o piantate, anche di parlamentari illustri – di conti all’estero con cui ricattare, all’evenienza, il sicofante traditore. Insomma: tutti, ma tutti-tutti, sembravano avere il fiore all’occhiello di un conto in Svizzera, tutti all’infuori di me. Non che non avessi gli anticorpi per resistere al canto della turpe sirena (anche se il canto fiscale dello Stato italiano è forse ancora più turpe, visto i soli e pochi che finisce sempre per incantare e spennare, fra cui certamente io), ma parecchia era la curiosità di accedere (e a quale procedura ottemperare, attraverso quali conoscenze e omertà insinuarsi) a quel simbolo di delinquenza <em>perbene </em>e, quasi, legittimata dalle stesse leggi o, se non proprio, dal <em>bel mondo</em> che ha licenza di dribblarle allegramente.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Toccai il fondo allorché mi permisi di chiedere a un intellettuale organico, persona integerrima di Sinistra, “Ma ce l’hai anche tu un conto in Svizzera?” e mi sentii rispondere da una voce scandalizzata a oltranza, “Ma come ti permetti? Certo che ce l’ho!”. Da lì nacque la mia bella idea, che riuscii a trovarmi realizzata solo un buon paio d’anni dopo, nel 1994, allorché avere un conto in Svizzera era diventato del tutto legale o del tutto possibile perché, mi è stato spiegato di recente, pensava a tutto la tua stessa banca italiana, se era una <em>buona</em> banca. […] Devo però sciogliere subito qui la suspence: non si trattava di una somma per me di vita o di morte, si trattava di cento milioni, che, soprattutto in Svizzera, corrispondono al Milione del signor Bonaventura, buon’anima di provinciale. Cioè corrisposero a ottantotto, anzi, a ottantaquattro, perché strada facendo per Lugano ci furono delle detrazioni a sorpresa, “fisiologiche”, ma non protestai per non fare la figura del deficiente.</p>
<p>Comunque avevo ottenuto quello che mi proponevo: non appena ebbi la soddisfazione di poter essere annoverato fra i correntisti italiani in banche svizzere, è stata tale la vergogna che ho cercato di ricomprare la mia innocenza perduta &#8211; perduta a arte, più per brama di conformismo, curiosità romanzesca, desiderio di vendetta contro l&#8217;iniquità del fisco italiano che contempla me, appena appena benestante, come primo contribuente bresciano in una zona di plurimiliardari evasori storici, innocenza perduta più come necessità di documentazione sul come la si perde che non per avidità o ésprit de finesse commerciale.</p>
<p>Ho cercato di ricomprare la mia innocenza disfacendomi di quella somma con cui pugnalavo alle spalle il mio popolo, cioè <em>donando</em> di persona l’equivalente di ottantaquattro milioni (perché non volevo smenarci anche gli altri sedici) a gente o bisognosa o lamentosa o capricciosa. Un gesto avvilente, del cui vero significato morale o scaramantico non sono mai venuto a capo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Ma perché quei cento milioni di lire di contrabbando diventarono in effetti ottantotto e infine ottantaquattro? Presto detto: perché colui &#8211; il morto che ancora parla in me e che si incaricò della transazione &#8211; mi ingannò. Mi disse più o meno così:</p>
<p>Lui: &#8220;Su centocinquanta milioni quanti ne paghi in tasse?&#8221;</p>
<p>Io: &#8220;Suppergiù settantacinque, anzi ottanta&#8221;.</p>
<p>Lui: &#8220;Quindi se te ne faccio avere cento puliti ci guadagni venticinque milioni tu e cinquanta io&#8221;.</p>
<p>Io: &#8220;Ah, se fosse possibile averli in Svizzera!&#8221; &#8211; la proposta partì da me, non da lui: questo sia detto per principio, anche se forse mi sto dando troppe arie.</p>
<p>Lui, come illuminandosi di bontà: &#8220;Bene, lascia fare a me&#8221;.</p>
<p>Firmai il firmabile: non potevo più tornare indietro. Mi sentivo importante come un premier o un ministro dell&#8217;Interno.</p>
<p>Qualche tempo dopo, ,mi dice:</p>
<p>Lui: &#8220;Sono arrivati. Sono a tua disposizione. Riceverai una telefonata&#8221;.</p>
<p>Io: &#8220;I cento milioni?&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;Oh, qualcosa di meno&#8221;.</p>
<p>Io: &#8220;Cioè?&#8221;</p>
<p>Lui: &#8220;Sai, farli passare di là comporta una percentuale del dodici per cento <em>circa</em>&#8220;.</p>
<p>Io: &#8220;Ah. Non me l&#8217;avevi detto&#8221;.</p>
<p>Lui: &#8220;Pensavo tu lo sapessi, è nozione corrente&#8221;.</p>
<p>(&#8230;) La telefonata dalla Svizzera, di un certo dottor Guglielmo Tell, con fare molto aperto e inglese mi mise al corrente del conto e della necessità che facessi un salto per vidimare la transazione e scegliere il mio nome in codice. Lo feci con l&#8217;animo gonfio di vaudeville e feuilletton, perciò presi il treno (&#8230;).</p>
<p>Il dottor Tell fu molto contento di vedermi, e mi sentii confortato dal sentirmi dire che il mio conto non ammontava a ottantotto milioni, bensì a ottantaquattro, per spese &#8220;fisiologiche&#8221; e questioni di cambio variato da un giorno all&#8217;altro, non so bene, e non chiesi mai: temevo di fare di nuovo la figura dell&#8217;ignorante (&#8230;).</p>
<p>Sorvolo sulla difficoltà di trovare un nome, un aggettivo, un avverbio, un sostantivo di flora, fauna, araldica, minerali, volta stellare, abissi oceanici (setacciati al dettaglio, da &#8220;Nettuno&#8221; a &#8220;Cima&#8221; a &#8220;Verne&#8221;) che non fosse già stato richiesto e cifrato. Scelsi in un primo momento l&#8217;anagramma del mio nome e cognome, &#8220;Diabolus&#8221;&#8230; non l&#8217;aveva ancora adottato nessuno, mentre abbondavano i Berlicche, Berlicca, Satana, Santana (non nel senso del musicista, ma nell&#8217;accezione sacra del colon al femminile, credo), Belzebù, Belasojnò (bruttina stagionata veneta fin troppo autocritica)&#8230; poi mi parve esagerato per tanto poco, e infine optai per un anagramma parziale che era la sua morte: &#8220;Laido&#8221;. Non era mai venuto in mente a nessun correntista in segreto.</p>
<p>Pochi minuti dopo l’evento che doveva dare ai miei stessi occhi la patente di vero italiano, visto che da solo con la mia opera sublime di Scrittore e la mia condotta austera di cittadino non c’ero mai riuscito, decidevo, non mi giova certo ripeterlo, di scialacquare ottantaquattro milioni ripartendoli equamente fra casi umani, casi disperati e casi a caso.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Ma perché ho raccontato questa commedia all&#8217;italiana? Semplice: non per onestà intellettuale, ma per mettere le mani avanti. Per difendere la mia opera accusandone, semmai, la parte più insignificante: chi l&#8217;ha scritta.*</p>
<p>*Questa parte (del libro <em>Nudo di madre</em>, la cui prima ediz. è del 1996, n.d.r.) è pressoché identica a come venne pubblicata nel 1996; ovviamente la ragione che allora non confessai era semplice: speravo di venire convocato dalla Guardia di Finanza, essere posto sotto pressione (non ce ne sarebbe stato bisogno) e spifferare quel poco che sapevo, e tirar dentro nello scandalo più gente che potevo. Dopo Mani Pulite, in declino, Cantoni Puliti, ecco: che discolo! Non si levò un solo residuo di refolo fra un molare istituzionale e l&#8217;altro.&#8221;</p>
<p>(da: <em>Nudo di madre (Manuale del perfetto Scrittore)</em>, Oscar Mondadori, Milano 2003, pp. 133-142)</p>
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		<title>Aldo nel Paese degli (A)Busi</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 08:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[L'insonnia della ragione]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un articolo di Francesca Tognetti apparso sul sito Gay.tv il 19 febbraio 2010.
Aldo Busi: prima che diventi un naufrago, ritratto di un non borghese Gentilomo.
Oportet ut scandala eveniant
Occorre che gli scandali avvengano
(Matteo, 18:7)
Aldo Busi è un grafomane. Ha scritto romanzi, racconti, diari di viaggio, canzonieri, canzoni, manuali, profezie, verdetti, apocalissi, pamphlet, liste, barzellette e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo un articolo di Francesca Tognetti apparso sul sito </em><a title="Aldo nel Paese degli (A)Busi" href="http://www.gay.tv/articolo/2/10458/Aldo-nel-Paese-degli--A-Busi" target="_blank"><em>Gay.tv</em></a><em> il 19 febbraio 2010.</em></p>
<p><strong>Aldo Busi: prima che diventi un naufrago, ritratto di un non borghese Gentilomo.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Oportet ut scandala eveniant</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Occorre che gli scandali avvengano</em></p>
<p style="text-align: right;">(Matteo, 18:7)</p>
<p><strong>Aldo Busi è un grafomane</strong>. Ha scritto romanzi, racconti, diari di viaggio, canzonieri, canzoni, manuali, profezie, verdetti, apocalissi, pamphlet, liste, barzellette e j&#8217;accuse. Tra i milioni di fogli che ha scritto ce ne sono alcuni che non ha inventato, ma che ha molto amato. <strong>Sono i libri che ha tradotto</strong>. Quello del traduttore è un mestiere sottovalutato e sottopagato, che gli scrittori fanno per fame o per passione; traghettare una storia da un idioma alieno alla lingua madre è un sfida che di per sé racconta molto di quello che si legge, di quello che si scrive, di quello che si è. <strong>Tra gli altri, Aldo Busi ha tradotto dall&#8217;inglese &#8220;Alice nel Paese delle Meraviglie&#8221; di Lewis Carroll</strong>: scelta che gli si addice,<strong> tra la matematica del delirio e il sesso delle metafore (e viceversa), per diversi motivi</strong>. Primo: Alice è un divertissement che affascina tutti gli amanti degli esercizi di stile; secondo: Lewis Carroll è amato da chi apprezza<strong> gli estremi di razionale e surreale</strong>, e gli interstizi in cui tali estremi si incontrano; terzo: Aldo Busi indossa (incarna) <strong>molte delle maschere che Alice incontra nel suo trip attraverso lo Specchio</strong>.</p>
<p>Aldo Busi <strong>segue il Bianconiglio</strong> a 14 anni, quando molla il nido e va a fare il cameriere negli alberghi di lusso della Gardesana, all&#8217;epoca rifugio invernale del bel mondo in cerca di lusso non ostentato. <strong>Così dandy, così letterario, così decadente e adolescente</strong>. Viaggia a Milano, Parigi, Berlino, New York, Londra. Vive bohemien con altri immigrati, la sera stendono le mutande tutte insieme su un filo teso tra i letti a castello, e sta da dio. Intanto studia le Lingue, si laurea e scrive <em>Seminario sulla gioventù</em> e <strong>Aldo diventa Aldo Busi e assume il ruolo di Cappellaio Matto</strong>. Ha in tasca mille aforismi perfetti da dire ad ogni momento sbagliato, e li distribuisce come tazze di tè bevute a ogni ora suonata da un orologio rotto. L&#8217;importante è stupire i borghesi e <strong>con sorriso da Stregatto affronta il processo per oscenità</strong> (dopo Ginsberg essere trascinato in giudizio per oscenità è punto d&#8217;onore per uno scrittore) per <em>Sodomie in corpo 11</em>; processo trasmesso in tv a Un giorno in Pretura. Sono gli anni &#8216;80, sono gli anni &#8216;90. <strong>Oscenità farsesca, sesso stilizzato in motti, carne cruda, partite di croquet in cui chi perde muore, malattie veneree</strong>, narcisismo che è masturbazione di sé: Busi è <strong>la Regina di Cuori</strong>.</p>
<p><strong>Strilla come una pescivendola e enuncia sillogismi, fa il sofista e mostra le tette in televisione</strong>, sforna titoli come <em>Altri Abusi, Paté d&#8217;homme</em> e canzoni come quelle raccolte in <em>Pazza</em>. Tra logos e pathos, tra accademia e carnevale, Aldo Busi si mette in testa di salvare il genere umano e <strong>diventa il Bianconiglio che traccia la via del Perfetto Gentilomo, della Perfetta Gentildonna, dei Perfetti Mamma, Papà e Single</strong> e che declama assiomi quali &#8220;<em><strong>bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Nella sua opera di <strong>perfezionamento dell&#8217;umanità</strong> Busi è teatralmente umile, ironicamente cattedratico, sputasentenze con formalità ostentata come se stesse ancora portando vassoi colmi di calici di Cristal in un elegante hotel del Garda. <strong>Come un cameriere di lusso porge il bicchiere al cliente più ricco di soldi e più povero di classe</strong>, che lo può guardare con la condiscendenza accordata a un garcon. <strong>Ma non si rende conto che Busi gli sta porgendo un aforisma di champagne</strong>; tra poco lui sarà ubriaco e il cameriere, lucido e sobrio, riderà di lui. Aldo Busi attraversa &#8211; sobrio e ebbro e nauseato &#8211; la cultura pop degli ultimi trent&#8217;anni raccontando le sue avventure in Italia e nel mondo: nel Paese degli Abusi. <strong>Aldo Busi è, in ultima analisi, Alice</strong>.</p>
<p>Perciò non chiedetegli perché va all&#8217;Isola dei Famosi. <strong>Nessuno ha chiesto ad Alice perché ha attraversato lo Specchio</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Guai però all&#8217;uomo per causa del quale lo scandalo avviene</em></p>
<p style="text-align: right;">(Matteo, 18:7)</p>
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