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	<title>Altriabusi &#187; Lettere &amp; Cartoline</title>
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	<description>Letteratura e attualità</description>
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		<title>La svalutazione del Pomodoro</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 16:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni e belle arti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Se fossi stato il sindaco di Belluno, non avrei mai messo a una base d&#8217;asta di E400.000 la statua di Arnaldo Pomodoro &#8220;Novecento&#8221;, costata alla comunità, ridente, E295.000 nel 2005, e non perché i beni artistici dovrebbero essere inalienabili per statuto: nessuna meraviglia  che l&#8217;asta sia andata deserta, lo resterebbe anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo</em>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se fossi stato il sindaco di Belluno, non avrei mai messo a una base d&#8217;asta di E400.000 la statua di Arnaldo Pomodoro &#8220;Novecento&#8221;, costata alla comunità, ridente, E295.000 nel 2005, e non perché i beni artistici dovrebbero essere inalienabili per statuto: nessuna meraviglia  che l&#8217;asta sia andata deserta, lo resterebbe anche con una base di E300.000 e, temo, anche di E200.000. La statua &#8211; ormai né in vendita né in svendita, solo indesiderata al momento, il che non è un handicap da poco anche alle lunghe - si ispira alla flora dell&#8217;incantato paesaggio dove anch&#8217;io vorrei andare da vecchio a vivere, si fa per dire, e sarebbe un gran bell&#8217;alberello di Natale bell&#8217;e pronto e tutto, ma è difficile astrarsi dalla serialità di mestiere che, più che la forma conifera, evoca l&#8217;esecuzione stessa della tipica, asettica spirale scavata come a rivelare una città sotterranea, e Pomodoro, in quelle misure e peso di fusione già di per sé costosissima, è uno scultore da luoghi istituzionali dotati di fondi tanto pubblici quanto misteriosi - nella loro canalizzazione &#8211; più che da interni o da giardino privato di uno che sborsa di tasca sua; ne ricordo una, gigantesca, in Piazza della Repubblica a Milano e, con sgomento, ne ho sorvolato con lo sguardo una anche al Trinity College di Dublino, che spero abbia fatto all&#8217;artista l&#8217;omaggio di accettarla in dono, visto che gliel&#8217;ha collocata a cento metri in linea d&#8217;aria da una di Henry Moore. Sarebbe interessante sapere perché in un dato momento storico una giunta comunale spende E295.000 per una data opera di un dato artista e non di un altro (fosse stato un albero con pietra incastrata di Penone, nessun problema all&#8217;incasso immediato) e chi si incarica di decretarne la necessità estetica prioritaria nel bilancio comunale all&#8217;etica fondativa di un asilo, di una scuola, di un consultorio, di una casa di accoglienza per mogli picchiate e raccoglitrici di funghi colte da dietro alla sprovvista malgrado avessero il patentino, di corsi di aggiornamento per insegnanti, massaie, boscaioli contro il bullismo omofobico e, soprattutto, con quale leggerezza una giunta si espone alla figuraccia di valutare una simile opera E400.000 quale base d&#8217;asta al giorno d&#8217;oggi, vale a dire, con il 20% di diritti, E480.000 di partenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arnaldo Pomodoro (1926) molto ha vissuto e prodotto e parimenti si è inflazionato, le sue statue te le trovi davanti ovunque, perché se due sono quelle che ricordo, non meno di dieci sono quelle che, con crescente stizza, ho visto disseminate qui e là per il mondo, un po&#8217; come quelle di Botero: entrambi o devono essere coadiuvati da eccellenti portaparola-portaborsa o possedere la graminacea virtù del prezzemolo che, anche se non ce lo metti tu, ci si mette dappertutto da solo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sindaco, lasci perdere e lasci la statua dov&#8217;è a imperitura memoria di una salatissima gaffe: con E480.000 oggi si compra una statua storica, unica e irripetibile, di Arturo Martini o di Lucio Fontana e, in certe situazioni sempre meno rare, entrambe.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #888888;">Aldo Busi</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prendi l&#8217;arte e mettila da parte &#8211; Carteggio Busi/FlashArt (II)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 15:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[flashart]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi, con licenza di pubblicarla, una mail di Gian Marco Montesano indirizzata a Giancarlo Politi e da questi girata allo Scrittore allo scopo, presumiamo, di prolungare il gioco del passaparola polemico consistente, nel caso di Politi, nel ribadire l&#8217;autorevolezza del Montesano che Busi aveva liquidato con un understatement (&#8221;anche se scrive secondo copione, non sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riceviamo da Aldo Busi, con licenza di pubblicarla, una mail di Gian Marco Montesano indirizzata a Giancarlo Politi e da questi girata allo Scrittore allo scopo, presumiamo, di prolungare il gioco del passaparola polemico consistente, nel caso di Politi, nel ribadire l&#8217;autorevolezza del Montesano che Busi aveva liquidato con un </em>understatement<em> (&#8221;anche se scrive secondo copione, non sa scrivere bene un terzo del comico&#8221;). Dopo la lettura di questa replica, siamo certi che l&#8217;autorevolezza del Montesano, già dubbia, non risorgerà dalle proprie ceneri. Non la farebbe risorgere neppure una citazione &#8211; in tribunale, visti certi &#8220;luoghi comuni&#8221; che sotto forma di &#8220;fantasmi pedo-pornografici&#8221; infestano la mente di Montesano. L&#8217;altra citazione, quella finale di Courteline, trascritta in originale senza trad., non è che l&#8217;ennesima prova di quella provincialità che imperversa nel sistema-mercato dell&#8217;arte contemporanea. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Direttore,</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230; Ah, infantile e sporcaccione chierichetto&#8230;&#8221;  Bene, bene, la querelle si fa divertente. </p>
<p style="text-align: justify;">Che i chierichetti siano sporcaccioni lo sanno tutti, è un luogo comune, una banalità ma, come fantasma pedo-pornografico, sia pure di qualità scadente, ci può anche stare. Così come nulla vieta di pensare che io sia un cretino. Cretino ? Perché no ? Cosa ci sarebbe di riprovevole ? Una differenza congenita, una nascita non proprio perfetta, una diversità come un&#8217; altra, una malattia, soltanto una malattia. Ed io, il cretino, preferisco la mia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblicare quella sorta di cartella clinica del &#8221; noto scrittore &#8221; avrebbe significato trovarsi con un gatto attaccato ai coglioni. Non serviva il divino Otelma per prevedere questa sgradevole situazione. Infatti, nelle due letterine che ti scrive, quel signor Busi manifesta sintomi ossessivi per i quali non c&#8217; è rimedio alcuno. Tralascia gli insulti, le iperboli onanistiche, la merda, il midollo e quant&#8217; altro di viscerale, sorvola perché si tratta dei passaggi più &#8221; sani &#8220;, più normali. Una perizia psichiatrica si concentrerebbe su quella coazione che costringe il poveretto a ripetere sempre lo stesso attacco, la stessa premessa : &#8221; Tu chi sei ? Io non ti conosco, fino a ieri ignoravo la tua esistenza &#8220;. Il malato non percepisce una realtà elementare : seppure sia un suo pieno diritto il non conoscere l&#8217; interlocutore, questo non costituisce un argomento. Più elegantemente diciamo che il suo ignorare chi tu sia ( o, a maggior ragione, chi sono io ) è del tutto plausibile ma non c&#8217;entra un cazzo. Il tuo caso clinico comincia ogni suo dire sempre con la stessa formuletta da sboroncello. Io non ti conosco, non so chi sei&#8230;ergo sum. Il Busi è, consiste solo in quanto agito da questa penosa malattia. </p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, poiché avevo scritto a te e non a lui, trovandomi bersaglio dei suoi insulti, credo di poter disporre di un diritto di replica, ti chiedo dunque di recapitare quel che scrivo al &#8221; noto scrittore &#8220;, del quale non ho mai letto una riga avendo trovato più che sufficienti alcune, caricaturali, esibizioni televisive.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che è del cretino e degli insulti generici, sintetizzo quel che penso offrendo al signor Busi un ricordo di Georges Courteline :</p>
<p> &#8221;<strong> </strong><strong>Se faire traiter d&#8217;imbécile par un con est un plaisir de fin gourmet &#8220; </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre che il Busi non ricominci con la sua ossessione : Courteline ? Chi è ? Fino a ieri non sapevo chi fosse, ecc&#8230; Credo che questo basti.</p>
<p> Gian Marco Montesano</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Prendi l&#8217;arte e mettila da parte &#8211; Carteggio Busi/FlashArt</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 20:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[flashart]]></category>

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		<description><![CDATA[Su licenza di Aldo Busi, pubblichiamo un carteggio da lui intrattenuto con il direttore responsabile della rivista &#8220;FlashArt&#8221;, Giancarlo Politi. Lo scambio di mail racconta una vicenda che non è nuova nella storia dei rapporti di Busi con il giornalismo italiano. Una testata acconsente ad ospitare un testo di Busi, si accorda con lui sul come e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><em>Su licenza di Aldo Busi, pubblichiamo un carteggio da lui intrattenuto con il direttore responsabile della rivista &#8220;FlashArt&#8221;, Giancarlo Politi. Lo scambio di mail racconta una vicenda che non è nuova nella storia dei rapporti di Busi con il giornalismo italiano. Una testata acconsente ad ospitare un testo di Busi, si accorda con lui sul come e sul quando dovrà apparire l&#8217;articolo e finalmente lo pubblica specificando di non condividerne i contenuti in una nota a cappello che, se conosciuta prima dallo Scrittore, lo avrebbe portato a ritirare immediatamente il proprio testo. Una decina d&#8217;anni fa, un episodio analogo aveva interrotto sul nascere una collaborazione di Busi con il quotidiano &#8220;il manifesto&#8221;. Nel caso presente (un articolo di Busi apparso sul numero di ottobre di &#8220;FlashArt&#8221;), c&#8217;è l&#8217;aggravante di una manomissione del testo (&#8221;un artista&#8221; al posto dell&#8217;originario &#8220;un&#8217;artista&#8221; laddove si parla di una &#8220;nota mancata artista&#8221;) &#8211; manomissione che verosimilmente è la correzione di un refuso immaginato dal proto, che diventa però alterazione vera e propria di una parola. Ma l&#8217;errore vero e proprio lo commette secondo noi Giancarlo Politi  tradendo la parola data e riaffermando con protervia la liceità di un costume che, per essere giornalisticamente invalso, non è per questo meno scorretto. Politi inoltre, prendendo le distanze da Busi, ha tutta l&#8217;aria di mandare un segnale di allerta a quanti, dentro e fuori il mondo del mercato dell&#8217;arte, intendano fare come lo Scrittore, esprimere cioè un&#8217;opinione su quel mondo non approvata da chi, come Politi, ne tiene chiuse o aperte le porte.  Significativo, vale a dire capitolino, è anche il concetto che Politi esprime della provincia (si legga la sua ultima mail): la provincia è per lui un luogo geografico, non un luogo mentale. &#8220;Provinciale&#8221; sarebbe uno che risiede a Montichiari o che è originario di Comiso, come il pittore Fabio Romano. Questo spiega perché &#8220;FlashArt&#8221; non abbia esitato a presentare Busi come un &#8220;noto scrittore&#8221; che vive e lavora a Roma. La provincia è dappertutto, ma a Roma di più. </em></p>
<p>***</p>
<p>[5 settembre 2011]</p>
<p><strong>Buongiorno, Politi. Mi dice quando orientativamente mi verrà inviata l&#8217;impaginazione-bozza del mio articolo corredato dalle tre opere di Fabio Romano? Grazie. Aldo Busi </strong></p>
<p>***</p>
<p style="text-align: justify; ">[6 settembre, h 9:04]</p>
<p style="text-align: justify; ">Gentile Busi,</p>
<p style="text-align: justify; ">la prassi di FlashArt è di non sottoporre in visione agli autori (scrittori, critici, artisti) i propri impaginati, per evitare intromissioni sulle scelte grafiche: è sempre nostro desiderio e dovere cercare la migliore presentazione possibile di ogni articolo, sempre però secondo la nostra concezione grafica.</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; ">Le garantisco comunque che il suo testo non è stato assolutamente sfiorato e che tutte e tre le foto sono pubblicate in grande evidenza: testo e foto si sviluppano, con forte impatto, su tre-quattro pagine.</p>
<p style="text-align: justify; ">Grazie e cordiali saluti.</p>
<p style="text-align: justify; ">Giancarlo Politi.</p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; ">[6 settembre, h 9:48]</p>
<p style="text-align: justify; "><strong>Politi! Lei è un gentiluomo e pertanto mi fido; oltretutto, a me piace il lettering della rivista perché non vi è ombra di grafismo fine a se stesso che sovrasti i titoli rendendoli spesso incomprensibili. Mi auguro di poterLe inviare qualche contributo nel tempo seppure, miracolosamente masochistico e per me immorale, a titolo gratuito. Vive cordialità, Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; ">[9 settembre h 12:25]</p>
<p style="text-align: justify; ">Gentile Busi,</p>
<p style="text-align: justify; ">spero non si alteri per questa mia controproposta circa il suo testo: obiettivamente i nostri e suoi punti di vista sull&#8217;arte sono diametralmente opposti. Basta guardare la rivista. I nostri orientamenti sono in linea con il pensiero e l&#8217;estetica internazionale più established e che si rifanno al sistema dell&#8217;arte espresso dalle grandi mostre internazionali, grandi musei, grandi collezioni, grandi artisti riconosciuti, ecc. Il suo è un punto di vista personale che a nostro avviso, cioè all&#8217;occhio del professionista, appare un po&#8217; naif. Così, come all&#8217;occhio esperto, appare l&#8217;artista. Qualsiasi critico o artista o galleria le direbbe le stesse cose.</p>
<p style="text-align: justify; ">Entrambi i punti di vista però  si potrebbero discutere ma la nostra linea editoriale è questa e non vogliamo derogare adesso, dopo 45 anni, né tanto meno discutere l&#8217;opinione di uno scrittore indiscutibile e di cui rispettiamo l&#8217;opinione non condivisa.</p>
<p style="text-align: justify; ">Noi abbiamo impaginato il suo testo con le sole foto dell&#8217;artista: in redazione però è nata una discussione molto accesa sia sulla qualità dell&#8217;artista che sul testo, ovviamente più letterario che da critico d&#8217;arte. L&#8217;opinione generale è che pubblicato con le sole foto dell&#8217;artista, il testo appare una marchetta da parte sua (nei confronti dell&#8217;artista) ma anche da parte nostra (nei suoi confronti); con una sola vittima sacrificale: il povero artista. I miei solerti redattori mi hanno suggerito di impaginare il suo intervento come un testo più generale sull&#8217;arte e in cui l&#8217;artista diventa quasi un pretesto usando però immagini storiche (Prassitele e Giotto). E faccio una cosa mai fatta: le invio l&#8217;impaginato nuovo affinché lei possa decidere. In caso negativo io uso il potere del direttore e pubblico il testo con le sole foto dell&#8217;artista, assumendomi tutti i rischi. Ma ci perdiamo entrambi. Anzi, in tre: perché a perderci sarà soprattutto il povero artista. La impaginazione che le invio è molto più sexy e intrigante.</p>
<p style="text-align: justify; ">Mi faccia sapere.</p>
<p style="text-align: justify; ">Un cordiale saluto.</p>
<p style="text-align: justify; ">Giancarlo Politi</p>
<p style="text-align: justify; "><em>Impaginato FlashArt (cliccare sull&#8217;icona per visualizzarlo)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Impaginato-Fash-Art.pdf"><img class="aligncenter size-full wp-image-3399" title="Flash Art" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Flash-Art.jpg" alt="Flash Art" width="161" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">[9 settembre, h 14:03]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Politi, La ringrazio della gentilezza che mi usa: non vedo perché io debba scrivere come un comune critico d&#8217;arte, visto che so scrivere e non sono un eterno ricamatore di luoghi comuni che rendono indigesta ogni lettura del settore e, in questo mio essere &#8220;naif&#8221;, c&#8217;è ovviamente della scienza e della disciplina decennale, non è qualcosa che si improvvisi e alla portata di qualunque addetto al ciclostile &#8220;artistico&#8221; sulla bigia trinità luce/tempo/spazio. Ci mancherebbe pure che adesso, di punto in pianto (sic), la mia opinione (questa o qualunque altra) venisse condivisa, l&#8217;Italia mica verserebbe in questa situazione! Tuttavia, trovo deliziosa l&#8217;impaginazione che mi propone (anche se non riesco a leggere niente dato il corpo che non so ingrandire: il testo sarà fedele all&#8217;originale, presumo), non vedo ostacolo al mio nullaosta, visto che, anziché tre, sono pur sempre due le opere riprodotte (seppure in modo ridottissimo) di Fabio Romano, e in che compagnia! Quanto alla marchetta, è talmente deliberata che nemmeno è il caso di parlarne, e talmente deliberata che Le do a titolo gratuito un testo che altrove mi verrebbe pagato E2.500 al netto (o non lo cederei). Nel frattempo, Le comunico che sto per fare, sempre a titolo gratuito come la relativa esposizione che ho provveduto a organizzare, il layout di una pagina di pubblicità che ho voluto venisse comprata su FlashArt da parte di neofiti di buonissima volontà che sono già in trattativa con la signora Rosica per ottobre su novembre. Perché faccio tutto questo? Ah, saperlo! E pensi, Fabio Romano ha solo ventitré anni e io sono pure un famoso gerontofilo! Mah (accidenti, quanti esclamativi, meglio chiuda qui)! Buon lavoro, Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>[<em>ecco l'articolo così come appare sulla rivista</em>]</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Articolo-con-prefazione.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Flash Art" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Flash-Art.jpg" alt="Flash Art" width="161" height="204" /></a></p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; "><strong>10 ottobre 2011 - Politi, io fino a un mese fa non sapevo nemmeno chi fosse Lei e, anche se dal tenore delle Sue mail avevo messo in conto una certa prevista imprevedibilità del cretino, mai avrei pensato che si sarebbe spinto fino a quell&#8217;atto di vera e propria meschina viltà che è la Sua premessa al mio articolo, per fortuna più offensiva per Lei che per me e che dice tutto della Sua pochezza e niente né di me né del pittore Fabio Romano (che ha il solo torto di ricevere da me la mail a fonte poi dell&#8217;elaborazione dell&#8217;articolo stesso), premessa che non era stata concordata e che neppure appare nell&#8217;impaginazione a me inviata, tanto che ho passato il tutto ai miei legali e che mai avrei accettato, anche per tutelare quel poco che ora so essere il Suo nome. Se i miei legali mi consiglieranno diversamente da quanto intendo io, visto che sono amici, Le dirò di persona quello che penso di Lei e del Suo marchettificio di rivista alla prima occasione pubblica. Spero ci sia molta gente. Nel frattempo, ho fatto saltare due pagine di pubblicità, non la sola pagina da me sollecitata, e continuerò. Il fatto, poi, di inserire il mio articolo dopo un articolo su omosessualità e politica e di aprirlo con un bel deretano, la dice lunga sugli abissi della Sua malafede, della Sua stupidità, del vecchiume che emana dalla Sua inutile ma servizievole penna. Con profondo disprezzo, Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; ">[10 ottobre, h 13:33]</p>
<p style="text-align: justify; ">Caro Busi,</p>
<p style="text-align: justify; ">l&#8217;articolo sull&#8217;arte geer è una continuazione dal numero precedente (e continuerà anche nel prossimo numero), dunque assolutamente una coincidenza. Il suo testo è stato inserito in una sezione la più neutra possibile in quanto non poteva inserirsi tra l&#8217;Arte Povera e la Transavanguardia. La scelta delle immagini che precedono il suo testo e lo seguono, è assolutamente casuale.</p>
<p style="text-align: justify; ">Io le avevo assicurato la pubblicazione integrale del suo testo (cosa che è puntualmente avvenuta) ma non che non avrei preso le distanze da un testo, da tutti, dico tutti, considerato un ricettacolo di luoghi comuni e di banalità sconcertanti. Io ho pubblicato volentieri questo testo, da me non richiesto, ci mancherebbe ma che lei mi ha offerto, non lo dimentichi, per mostrare la distanza della letteratura e soprattutto di Busi dall&#8217;arte di oggi. Busi e certa letteratura stanno all&#8217;arte contemporanea come io sto alla fisica nucleare.</p>
<p style="text-align: justify; ">Lei è una persona che cerca solo la rissa, tutti lo sanno e questa sua email lo dimostra. Ma io vorrei non raccogliere, perché quello che lei scrive e come lo scrive, è solo penoso. Una vergogna per un individuo e soprattutto per un letterato.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ritengo di essere stato giornalisticamente molto corretto: la distanza dal suo pensiero e dalla sua scrittura era inevitabile. Ma non affatto offensiva.</p>
<p style="text-align: justify; ">Con profonda pena.</p>
<p style="text-align: justify; ">Comunque buona giornata.</p>
<p style="text-align: justify; ">Giancarlo Politi</p>
<p style="text-align: justify; ">PS.  Non temo le sua chiassate da cortile, né rimpiango le due pagine di pubblicità che non arriveranno. La mia penna è servizievole? Lo dimostra la franchezza e trasparenza dimostrate con lei.</p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; ">[10 ottobre h 17:03]</p>
<p style="text-align: justify; "><strong>Ah, piccolo Politi, che infantile e sporcaccione chierichetto pieno di nostalgia di un mondo da retro di sacrestia che fu! Franchezza e trasparenza dimostrata da una pugnalata alle spalle: un&#8217;impaginazione concordata non è passibile di alcun ritocco o aggiunta o censura a susseguente piacere, il patto viene infranto e chi lo infrange è un vigliacco, un delinquente, un assassino che aspetta gli si giri le spalle per colpire e scappare, ma Lei non mi scapperà. Lei ha solo la franchezza e la trasparenza di un quaquaraquà marcito negli infinitesimali formalismi dell&#8217;ipocrisia: ma un cretino che si fa spalleggiare da un altro cretino (non so chi sia questo <span style="color: #888888;">Montesano</span>* di cui mi acclude il penoso pistolotto piccolo borghese in cui Lei si rispecchia con tanto agio: certo, anche se scrive secondo copione, non sa scrivere bene un terzo del comico) e poi da un altro cretino fino a creare un sistema, solo apparentemente impenetrabile, di cretini autistici e di approfittatori pennivendoli che per tirare a fine mese si sono autotrapiantati il midollo nel conformismo più reazionario, non si pretende che le parole corrispondano alle cose e alla loro etica interna: la presa di distanza a tradimento, a capo di un articolo oltretutto a titolo gratuito, è quanto di più vile esista nel campo del giornalismo, punto, è la parola data infranta, un&#8217;infamia universale. Questo è l&#8217;ultimo dei miei autografi che Le rilascio, ma, per l&#8217;appunto, Le sono debitore di una piazzata non appena troverò il tempo, avvocati permettendo, anche se mia mamma diceva che non si deve mettere le mani nella merda. Cerchi di sentire qualche campana meno leccaculo di quelle che diffonde per primo, ogni tanto, e imparerà che sono i Suoi di luoghi comuni, di cui si serve per coprire il Suo intrinseco conflitto di interessi legato a una cellulosa di postalmarket che ha la credibilità critica commisurata dalla pagine di pubblicità a pagamento che riesce a coaptare, ad aver contribuito al presente degrado del Paese, i miei (?) glielo ricordano soltanto. E la smetta di inviarmi tutta quella spam legata alle Sue onanistiche iperboli editoriali di cui non importa una sega, ennesima, a nessuno, mica è Jean Clair. Le ho dato un minuto di celebrità, sfrutti la corrispondenza che crede nelle Sue &#8220;lettere al direttore&#8221; e sprofondi nel suo solito anonimato di sempre. Inoltre, io non sono &#8220;un noto scrittore&#8221; e tanto meno risiedo e lavoro a Roma. Anneghi pure nel suo bicchierino di acqua sporca e autobenedetta. Lei mi fa e, mi creda, fa schifo un tantino di troppo, quindi preferisco essere esauriente ora. Sarò buono, casserò ogni altra Sua comunicazione, quindi si risparmi quel po&#8217; di meningi patinate che Le restano. Mi auguro di vederLa in tribunale. Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify; "><strong>Ps e dica al cretino che ha tolto dal mio testo l&#8217;apostrofo da &#8220;un&#8217;artista&#8221; che, visto che si riferiva a una donna, soffre di qualche transfert di troppo, dato l&#8217;ambientino&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify; "><strong>*<span style="color: #888888;">La mail di Montesano a Politi, e da questi inoltrata a Busi</span>:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Giancarlo,<br />
non possiedo le facoltà intellettive di Sherlok [<em>sic, n.d.r.</em>] Holmes eppure, con delicatezza &#8211; credo- ti avevo detto della sorpresa-sgradevole- provocata dal leggere quell&#8217;articolo del signor Busi. In realtà la mia irritazione- ora potrai valutarne meglio il motivo- non era dovuta al cattivo odore emanato dall&#8217; articolo scritto da quel signore: queste presenze malate sono ormai moltitudine nella comunicazione, sono Legione. Il fastidio mi veniva dalla tua &#8221;democratica&#8221; decisione di pubblicare e, dunque, diffondere, amplificare la miseria concettuale. Sia pure con la nota di doverosa distanza, certe cose non si pubblicano, si censurano a difesa del comune senso del pudore intellettivo. Questa è soltanto la mia opinione. Ora quel signore, al quale hai offerto la tua ospitalità d&#8217;opinione, replica, offende, minaccia. Era prevedibile. La reazione scomposta di quel signore era del tutto scontata perché quella gente è così. Perché così fan tutte. Elementare, Watson !<br />
Ciao<br />
Gian Marco Montesano</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p>Caro Busi,</p>
<p style="text-align: justify;">sei un penoso e tragico personaggio, un povero guitto costretto alle sceneggiate per aver audience e un tozzo di pane.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi spiace che tu abbia coinvolto anche quel povero artista che forse aveva anche qualche qualità e possibilità, ma tu, come un monatto lo hai ormai infettato e ridicolizzato. Per lui, povero giovane, vedo solo ostracismo e difficoltà. La tua vicinanza lo ha contaminato. Speriamo ne sia consapevole e sappia  difendersi, anche se mi pare tu sia andato a pescarlo nella provincia più profonda e ignara.</p>
<p style="text-align: justify;">GP</p>
<p style="text-align: justify;">Gianmarco Montesano è uno dei più importanti pittori europei e uomo di teatro e di cultura dalle vaste esperienze. Amico di Baudrillard e di Derrida, ha esperienza e cultura di poter esprimere un giudizio, come ha fatto, su di te.  Solo un narciso azzeccacarbugli da Montichiari, cieco con il mondo, poteva ignorare chi è Montesano. Come dovresti sapere (dillo ai tuoi legali, certamente più intelligenti di te) che quando si pubblica un testo al di fuori della linea editoriale, qualsiasi testata se ne può dissociare. E&#8217; un atto dovuto per i lettori. L&#8217;ho fatto già altre volte, anche se con persone meno incivili di te. E ne è piena la storia e la tradizione dell&#8217;editoria di tutto il mondo. Comunque, complimenti per aver avuto la forza di rileggere ancora il tuo testo e aver rilevato il refuso di un accento. Però hai dimostrato di aver un bello stomaco. E spero che tu non mi risponda, come hai promesso. E soprattutto evitami di vedere la tua maschera ignobile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Madamine, il catalogo è questo</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/09/23/madamine-il-catalogo-e-questo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 06:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[Eros e inciviltà]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
(Dago, a patto che venga pubblicato e a fine mattinata e alle ore 17, quando i nomi dovrebbero essere stati fatti)
Bene, oggi 23 settembre, tramite quegli attivisti anonimi specialisti nell&#8217;outing telematico, dovremmo avere la promessa lista dei primi dieci politici o uomini pubblici italiani, quali giornalisti, artisti, ecclesiastici che, omosessuali o, come si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:</em></p>
<p style="text-align: justify;">(Dago, a patto che venga pubblicato e a fine mattinata e alle ore 17, quando i nomi dovrebbero essere stati fatti)</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, oggi 23 settembre, tramite quegli attivisti anonimi specialisti nell&#8217;outing telematico, dovremmo avere la promessa lista dei primi dieci politici o uomini pubblici italiani, quali giornalisti, artisti, ecclesiastici che, omosessuali o, come si dice disgraziatamente da un quarant&#8217;anni a questa parte, gay, si macchiano del crimine dell&#8217;omofobia, cioè che contribuiscono, notamente in Parlamento e nelle chiese e nei giornali e nelle televisioni, ad affossare ogni legge favorevole ai diritti delle persone dello stesso sesso desiderose di convivere stabilmente (e di adottare e di godere della reversibilità della pensione e dell&#8217;affitto e dell&#8217;eredità patrimoniale) tutelate come le comuni coppie formate da campioni del sesso opposto &#8211; le quali, a ben vedere, contraddittoriamente alle insane politiche procreazioniste e quindi religiosamente guerrafondaie, godono di ogni diritto anche se, proprio come una comune coppia omosessuale, non hanno generato nient&#8217;altro, reddito a parte. </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;omosessualità non è né un crimine né una colpa né una devianza né una nevrosi né una malattia, è una possibilità intellettuale e affettiva e di scelta economica e di civiltà globale quanto l&#8217;altra, ma chi la vive proteggendo la propria &#8220;intimità&#8221;, questa sì deviata e deviante, non solo nell&#8217;oscurità (di rapporti spesso mercenari: mica fanno vita di coppia stabile, questi cialtroni ciarlatani della morale sessuale cattolica!) e non solo dietro i privilegi istituzionali di una casta (gli omosessuali omofobi in Parlamento e in Vaticano: questa è l&#8217;unica lobby gay in Italia!) ma addirittura additando nell&#8217;omosessuale &#8220;dichiarato&#8221; un problema sociale per scacciare l&#8217;attenzione da sé, si macchia della colpa e del crimine dell&#8217;omofobia, quindi va denunciato, esattamente come va denunciato ogni evasore fiscale che, godendo proditoriamente dei servizi pubblici pagati dagli altri, contribuisce ad affossare la qualità della vita civile e politica sottraendosi a precisi doveri di corresponsabilità morale e compartecipazione economica nei confronti dell&#8217;intera comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie all&#8217;outing, ovvero rivelazione forzata di un aspetto della personalità altrui che in sé non dovrebbe essere di alcun interesse terzo agli interessati, non è l&#8217;omosessuale nascosto che viene costretto a uscire allo scoperto, bensì il modo omertoso, mafioso, ricattatatorio che costui, un ricattato ben prezzolato e un ammalato con tanti servizievoli e sevizievoli dottori al suo capezzale, ha di vivere la sua omosessualità ledendo, per eccessiva difesa di uno stato patologico suo personale (corroborato e facilitato però dal privilegio del potere e dal potere del privilegio), il comune cittadino omosessuale che vive apertamente la sua naturale opzione sentimentale e sensoriale sprovvisto di ogni legittimazione e tutela legislativa. Quindi ben venga ogni possibile outing, poiché la violenza al libero arbitrio che con l&#8217;outing subirebbero questi gay occulti delle alte sfere omofobe e reazionarie del Paese è infinitamente minore della violenza che da sempre le loro corsie preferenziali, i loro stipendi e pensioni, i loro clan, la loro vampiresca ipocrisia fanno subire ai più e al Paese tutto e alla Comunità Europea intera.</p>
<p style="text-align: justify;">Sguarniti del benché minimo riconoscimento legislativo, gli omosessuali italiani che non hanno paura della propria ombra (simbolo sin dall&#8217;antichità, guarda caso, del Diavolo in agguato per carpirla e involarla con sé, vera anima del corpo) sono di fatto cittadini di serie C che pagano ed equilibrano socialmente, per l&#8217;appunto, con un coraggio e un impegno personale e un esborso in energie autodifensive smodati in cambio del mero diritto di respirare, la vigliaccheria a tavolino, la reticenza mercanteggiata tra i vari scranni del potere, l&#8217;ostracismo omofobo dei pochi evasori totali che, decidendo per tutti, decidono programmaticamente contro alcuni milioni di cittadini, di lavoratori, di genitori omosessuali &#8220;contribuenti totali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora grazie, o pirati internettiani che state per denunciare al pubblico ludibrio (poiché i prescelti così vivranno questa &#8220;uscita dall&#8217;armadio&#8221;: ma è un attimo, l&#8217;orrorosa meraviglia passa alla svelta) questi sepolcrali culi imbiancati biancogiglio, anche se dovrebbero essere loro a ringraziare voi per liberarli di un incubo in cui, se fossimo davvero cattivi fino in fondo me compreso, meriterebbero di essere lasciati a marcire fino all&#8217;ultimo minuto della loro vergognosa e putrida esistenza all&#8217;insegna del più silente e tacito e concordatario e impunito e millenario crimine contro l&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Fuori i nomi!</p>
<p><strong>Aldo Busi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il buio oltre il bancone del bar</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/08/27/il-buio-oltre-il-bancone-del-bar/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 07:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldo Busi ci ha fatto pervenire, con licenza di pubblicarle, la lettera di un suo lettore e la relativa risposta di pugno dello Scrittore. Ringraziamo Busi una volta di più e pubblichiamo integralmente entrambi i testi con la sola omissione del nome del mittente.
La lettera:
Caro Busi,
c’è questa domanda che non mi dà tregua, che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Aldo Busi ci ha fatto pervenire, con licenza di pubblicarle, la lettera di un suo lettore e la relativa risposta di pugno dello Scrittore. Ringraziamo Busi una volta di più e pubblichiamo integralmente entrambi i testi con la sola omissione del nome del mittente.</em></p>
<p><em>La lettera:</em></p>
<p>Caro Busi,</p>
<p style="text-align: justify;">c’è questa domanda che non mi dà tregua, che mi investe a ogni risveglio proprio ora che Lei non cura più la Posta del cuore su Rolling Stone, accidenti. È un po’ che mi tormenta, a dire il vero, e ho anche provato a resistere, a trovare una risposta da me ma mi sembrava troppo di parte perché di cuore si tratta e anche bello grande; ma bando alle ciance, la domanda è questa: si è mai sentito in colpa per aver abbandonato sua madre a se stessa e a un uomo come suo padre, dispotico e fannullone, per scappare di casa, prima, e andare in giro per il mondo, dopo? Il pensiero che fosse sola non Le spezzava il cuore, appunto? Non ha mai sentito quel desiderio così forte di starle vicino, di esserci sempre per offrirle quell’aiuto silenzioso che lei mai Le avrebbe chiesto? E le domande sono diventate già tre. Io proprio non riesco a darmi pace solo del timore che mia madre possa sentirsi isolata, esclusa, ora che non vivo più con lei, che possa pensare, così, quasi per sbaglio, che la sua vita non mi riguardi più e viceversa e che il mio tempo sia ora tutto per la mia convivente e la sua, ormai nostra, bambina e questo perché ovviamente non è così. Lei è sola e si è buttata a capofitto nel lavoro, da mattina a sera, annullandosi in esso e distruggendo ogni forma di vita al di fuori, come se non ci fosse altro, e a 54 anni mi sembra un po’ troppo presto, se mai c’è un tempo anche per questo genere di cose, e diventa difficile per me passare serenamente una settimana di vacanza lontano da lei o anche solo fare una scampagnata domenicale con questo pensiero fisso dei suoi occhi stravolti al di là del bancone del bar. E se fosse un modo come un altro per sfuggire alla depressione? O magari si è semplicemente rassegnata, o arresa, alla sua vita così com’è e alla quale è arrivata senza opporre resistenza, nonostante tutto l’amore di cui è capace verso la vita stessa purché di un altro, la mia o quella di mia sorella per esempio, e questo le basta, essere semplicemente contenta per noi. Mia madre non si è mai permessa di dirmi nulla al riguardo e forse neanche lo pensa minimamente e si tratta solo di mie paturnie, francamente non ho il coraggio di chiederglielo perché ho paura della sua risposta, e questa domanda tra me e me trova sempre più spesso la risposta di un egoismo di cui mai vorrei essere responsabile, ma in fondo vorrei solo essere tranquillo e sereno anch’io e saperla felice, o qualcosa di simile.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>[segue firma]</p>
<p>Resta beninteso che può fare ciò che vuole di questa lettera, compreso stracciarla o ignorarla o pubblicarla su altriabusi.it come tramite di scrittura. Per completezza, e per evitarLe un’eventuale spedizione, Le lascio anche il mio indirizzo di posta elettronica.</p>
<p>***</p>
<p><em>La risposta di Aldo Busi:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cremona! Sono molto restio a scrivere in generale, si figuri su specifica richiesta, perciò si accontenterà: a) quando me ne sono andato da casa, a quattordici anni, non consideravo mia madre unità a se stante, bensì l&#8217;altra faccia della stessa perversa e crudele medaglia; ella faceva tutt’uno con mio padre e i due costituivano un unico corpo di boia a due teste, anche se lei, oltre alle botte non meno di lui, mi aveva sempre dato da mangiare e vestito di maglioni sferruzzati con le sue mani, sicché non ho mai pensato per un istante che l&#8217;avessi lasciata a un destino infausto da individuo, visto che se l&#8217;era scelto perdendo la sua autonomia e per lui ci si era conficcata dentro con tutte le sue non comuni forze; mia madre era una che chiedeva e pretendeva e rinfacciava continuamente, restare in silenzio a soffrire e a macerarsi non faceva parte del suo carattere battagliero, dovevo sempre dare conto anche a lei di quanto costavo in cibo e spese generali, e questo sin da bambino, ne consegue che me lo faceva guadagnare, lavando pavimenti, facendomi infiascare un&#8217;intera damigiana di vino per volta, mandandomi col sacco di iuta a rubare l&#8217;erba per i conigli, portandole la carriola coi secchi del bucato al riale e restando a lavare con lei per via delle lenzuola da strizzare, andando a fare legna con l&#8217;accetta, a lumache con la lampada  a carburo la sera del giorno piovoso, portandomi con sé a spigolare e a vendemmiare, pulendole il pollaio, scuoiando conigli, infilzando aghi per la concia del maiale, servendo i clienti in tavola, cucinando, impastando, spennando, accudendo al fuoco, lavando i piatti e &#8220;sgurando&#8221; le pignatte con la cenere, badando a mia sorella più piccola di me, ricamando centri e vendendoli, setacciando la terra per la coltura delle patate e spiaccicando poi, a foglie alte, le coccinelle con le unghie dei pollici, zappando, facendo il parcheggiatore di bici il venerdì, giorno di mercato, sotto il porticato della locanda, sgusciando lumache, sempre ai suoi ordini, e se scappavo, al rientro giù botte; b,c,d,e,f,g,h&#8230;) essermene andato ha significato poi per lei trascorrere da regina gli ultimi vent&#8217;anni della sua vita, in una sua casa comperata con i nostri comuni risparmi, coccolata &#8211; viziata no, ma solo perché non me l&#8217;ha permesso, come mi ha sempre rifiutato che le insegnassi a leggere e a scrivere, da lei considerato un ozio da signori -, amatissima, circondata di ogni cura e attenzione, fino a disporre di due badanti negli ultimi cinque terribili anni della sua esistenza, e fierissima di me, che le davo tanto prestigio e onore o comunque risonanza, il che, grazie alle migliaia di telefonate che si beccava lei e non certo io, ha rallegrato i suoi giorni, dandole motivo di racconto, di pettegolezzo surreale, di polemica e di tanta, tanta elaborazione affabulatoria condita da un senso dell&#8217;umorismo che ne ha fatto la raccontatrice più ambita e ricercata e omaggiata del rione. Mia madre, che era aliena da ogni intimismo e che viveva alla luce del sole sia i suoi pensieri che le sue azioni e per la quale la piazza con l&#8217;opinione che di sé uno vi si faceva era tutto, è stata molto amata non solo da me ma grazie anche a me, quella pecora nera che ora le faceva ricevere da sconosciuti mazzi di fiori per ringraziarla di avermi messo al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla Sua di madre, sbaglia a porsi tutti quegli interrogativi sulla sua solitudine o sulla sua rinuncia alla vita &#8220;a soli&#8221; 54 anni: Sua madre sta in un bar, vede e sente e valuta centinaia e centinaia di casi ogni mese, se volesse un uomo, per un bel po&#8217; o solo per una notte, se lo piglierebbe, se non lo fa è perché sta bene così o perché non si fida più a rischiare di stare peggio per un capriccio; mi sembra una persona molto assennata, non vedo perché Lei si senta in diritto di porsi i problemi che lei non si pone; evidentemente, lei ha fatto due calcoli tra quanto si aspettava da giovane, quanto ha dato e quanto ha ricevuto e si è risolta per una normalissima forma di serenità che non vuole più mettere a repentaglio; si goda le Sue settimane lontano da lei e cerchi Lei di trovare, giovane com&#8217;è, una forma di vita che Le dia meno angoscia, poiché Lei sta riflettendo su Sua madre un&#8217;angoscia che è solo Sua e vede i suoi &#8220;occhi stravolti al di là del bancone&#8221; senza rendersi conto che sono i Suoi che le arrivano indietro; segua poi questo consiglio alla lettera: non forzi mai e poi mai e per nessuna ragione la possibilità di avere una resa chiarificatoria con Sua madre, non si fa, punto, e visto che Lei non lo farà mai &#8211; non con Lei -, rispetti il Suo giustificatissimo e pudico silenzio, le madri non sono tenute a confidarsi con un figlio come se fosse un confidente, un amico, un complice, un confessore, una spalla su cui piangere. E meno romanticismo attorno alla retorica del sacrificio uterino: le madri, non avendone alcuna solo apparentemente, poi hanno nove vite come i gatti. L&#8217;unica forma di felicità sensata per chiunque, poi, è porre un freno alla frenesia e quindi alla possibilità di essere ancora più infelici. Io vedo me, per esempio, che per indole sarei ancora un corpo d&#8217;azione e da tanti anni mi accontento di vivere con le cose meno importanti di tutte, con le cose della mente, e me ne sto al suo davanzale senza recriminare e senza più forzarne il paesaggio; io non sarei più in grado di buttarmi in una cosa che non capisco e della quale capisco solo che non la voglio; non è così malaccio accettare l&#8217;evidenza o il pregiudizio che si è diventati inadeguati alle parvenze troppo vive: le sirene, che cantino per gli altri, io sarei fuori tempo per il ritmo della loro malia da presbiterio. Anzi, sarò sincero: mi annoia. Sarà, per l&#8217;appunto, che qui non c&#8217;è malia canterina che non sia un <em>Te Deum</em> sotto mentite spoglie. Non puoi farti il basso o il soprano o il tenore o la voce bianca: o tutto il coro o niente. Alla mia età, i pezzi tendono a staccarsi, e io ho bisogno di tenermi assieme, non mi va di essere spartito.</p>
<p style="text-align: justify;">E comunque non creda: a 54 anni, quanto non è accaduto in anni e anni, a una donna può accadere in tre minuti e in due a una barista, ma anche questo non La riguarda, accada o no. Il fatto che Sua madre, poi, sembri avere a cuore solo Lei e Sua sorella e nient&#8217;altro, e tanto da farLa sentire in colpa se pensa che può lasciarla in solitudine e quasi ammalata se Lei sta via per un po&#8217;, la dice lunga sulla lungimiranza machiavellica del suo amore totalizzante: è una forma di potere, nient&#8217;altro che la sola forma di potere concessa a una donna dalla società, quello sui figli, e Sua madre se ne è servita e continua a servirsene a man bassa. La ama nella misura in cui La controlla e La manipola e Le inibisce ogni altra forma di vita vera lontano da lei. Tuttavia, ciò dipende più da Lei complice che da lei mandante.</p>
<p>Vive cordialità, <strong>Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ps come può ben immaginare, non ho alcuna predisposizione ai carteggi, per cui Le do licenza di scrivermi non più di una volta l&#8217;anno.</p>
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		<title>Ancora sull&#8217;omofobia &#8211; Botta e risposta Busi-Montanelli</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 21:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Biffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Indro Montanelli]]></category>
		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Neanche fossero stati pungolati dal post di Busi apparso venerdì 24 giugno su questo sito, Massimo Gramellini sulla &#8216;Stampa&#8217; e Umberto Veronesi su &#8216;Repubblica&#8216; se ne escono con affermazioni sulla omosessualità incontestabilmente promozionali nelle intenzioni ma retrograde, per non dire larvatamente omofobe, nel lessico. Invitiamo i lettori a fare un confronto tra le dichiarazioni di Gramellini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Neanche fossero stati pungolati dal post di Busi apparso venerdì 24 giugno su questo sito, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1018&amp;ID_sezione=56&amp;sezione=" target="_blank">Massimo Gramellini</a> sulla &#8216;Stampa&#8217; e <a class="aligncenter" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/24/veronesi-amore-piu-puro-quello-omosex.html" target="_blank">Umberto Veronesi</a> su &#8216;<span style="color: #000000;">Repubblica</span>&#8216; se ne escono con affermazioni sulla omosessualità incontestabilmente promozionali nelle intenzioni ma retrograde, per non dire larvatamente omofobe, nel lessico. Invitiamo i lettori a fare un confronto tra le dichiarazioni di Gramellini e di Veronesi e il commento di Montanelli (con susseguente botta e risposta epistolare) a un testo di Busi apparso nel 1992 sul periodico &#8216;Babilonia&#8217; .</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Il testo di Aldo Busi:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salve, sono Aldo Busi. Possiedo una casa grande e ospitale e, dopo anni di reticenza e di diffidenza, di fronte all’imperversare della noia mia e altrui, ho deciso di aprirla a fin di allegria e sesso. Allieterò così i miei e i vostri fine settimana invitando di volta in volta una decina di ragazzi, previamente selezionati, di cui favorire gli amori e le amicizie. Voglio vedere se in Italia è possibile essere felici con poco, cioè con se stessi e di per sé, senza soverchie sovrastrutture. I ragazzi che desidero incontrare e far incontrare devono piacere innanzitutto a me, il che non significa necessariamente che debbano fare sesso con me: essi hanno raggiunto la maggiore età (diciotto anni) e arrivano ai quarantacinque anni, sono economicamente indipendenti (il che non significa né benestanti né ricchi), non scimmiottature di donne né di modelli da passerella, sanno condurre una conversazione, hanno letto qualche libro (non necessariamente dei miei), sono sani e hanno cura del loro corpo (non sono né grassi né obesi né magri in picco, il che non significano che non possano essere né poliomielitici né menomati a un arto), sono puliti, di preferenza non portano né capelli lunghi né orecchini né profumi né deodoranti, non sono firmati, hanno un lavoro (qualsiasi) anche se, in effetti, dagli incontri possono nascere opportunità di tal genere, non fanno uso di droghe, di alcool, di tranquillanti, hanno la fedina penale pulita e non hanno la fimosi e sono sessualmente disinvolti e disponibili e sicuri dei loro desideri tanto da non essere né sadomasochisti né santarelline infilzate. Voglio creare una bella compagnia di gente in gamba e civile, responsabile e disinvolta, di perfetti gentiluomini da letto. Non si accettano coppie precostituite, solo cani sciolti o, per meglio dire, la crème de la crème: i lupi solitari. Ne esistono ancora? Quello che mi propongo sono delle grandi mangiate di ottimo cibo (cucino io), grandi chiacchierate, grandi scopate, cioè grande e bel respiro politico. Se l’iniziativa sarà soddisfacente, amplierò la ricerca fra le ragazze e arrangerò dei fine settimana tutti per loro. Inviare la corrispondenza, con i dati essenziali e una foto recentissima a mezzo busto e una per intero. Unite un recapito telefonico e vi assicuro la massima discrezione nei confronti di fidanzate, madri, mogli, sorelle, capiufficio e direttori di seminario.</strong></p>
<p>(&#8217;Babilonia&#8217; n. 104, ottobre 1992)</p>
<p style="text-align: left;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Il commento di Indro Montanelli</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Salve, sono Aldo Busi. Possiedo una casa grande e ospitale e, dopo anni di reticenza e di diffidenza, di fronte all’imperversare della noia mia e altrui, ho deciso di aprirla a fin di allegria e sesso.” L’annuncio occhieggia dalle colonne di “Babilonia”, mensile di cultura e seduzione gay. Uno scherzo tirato all’eccentrico scrittore da qualche suo amichetto omosessuale?</p>
<p>“Ma quale scherzo – si indigna Busi; specialista in libri ad alta tensione erotica – l’inserzione è mia e sta già riscuotendo grosso successo”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’oasi della passione pederasta si trova alla periferia di Montichiari (Brescia) in via Antiche mura, al numero 8. Qui una decina di fortunati maschietti selezionati da Busi in persona, potranno liberamente dare sfogo ad amori e amicizie sotto l’occhio esperto dell’autore di “Sodomie in corpo 8” (sic, n.d.r.). “Per quanto mi riguarda – spiega Busi –, non pretenderò che gli ospiti abbiano intime relazioni con me. L’obiettivo è creare una bella compagnia di gente in gamba e civile, insomma dei perfetti gentiluomini da letto”. Casa Busi è già stata inondata di lettere e foto di aspiranti frequentatori di “villa peccato”. “Le scelte non vengono certo fatte in base all’avvenenza fisica del candidato – precisa lo scrittore –. Il mio è un criterio estetico che vuole premiare quanti hanno accettato serenamente la propria condizione omosessuale. Ho ricevuto lettere commoventi che dimostrano grande affetto per un’iniziativa dall’ampio respiro politico”. E che cosa c’entra la politica? “Voglio sapere se in Italia è possibile essere felici con poco – spiega Busi –, senza soverchie sovrastrutture”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qual è l’identikit del potenziale habitué dell’alcova superaccessoriata nella campagna di Montichiari? “Deve essere di sesso maschile e con un’età compresa fra i 18 e i 45 anni. Economicamente indipendente, non deve scimmiottare né l’atteggiamento femminile, né i modelli da passerella”. Non avranno poi chance alcuna quelli incapaci di condurre una conversazione, leggere un libro, curare il proprio corpo”. Il decalogo d’ammissione prevede inoltre pulizia del corpo, capelli ordinati, abiti non firmati e un lavoro sicuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dispensati dall’inviare il curriculum sono i consumatori abituali di droghe, alcool e tranquillanti, anche se Busi non esclude che “dagli incontri possano nascere opportunità del genere”. Dove il “genio della cultura” (la definizione è sua) appare invece intransigente è sull’aspetto giuridico-sanitario: “La fedina penale deve essere pulita e l’integrità medica sicura al cento per cento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra un amplesso e l’altro sarà lo stesso Busi a leggere i passi salienti della sua ultima fatica letteraria: “Monsignor Aldo Busi: manuale del perfetto gentiluomo”.</p>
<p style="text-align: justify;">(<a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Articolo-24-10-1992-Aldo-Busi-su-Il-Giornale.pdf" target="_blank">Il Giornale, sabato 24 ottobre 1992, pag. 27</a>)</p>
<p><strong> </strong><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>La replica di Aldo Busi:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caro direttore,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>sul “Giornale” del 24 appare un’intervista, da me rilasciata al solito animale che fa la voce querula per strapparmela, che lede palesemente la mia onorabilità e, testi alla mano, mi costringerà, contrariamente al mio solito, a adire alle vie legali se questa mia precisazione non verrà pubblicata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cito dall’articolo firmato n.mat. (uno che non firma con nome e cognome non ha neppure il coraggio della sua tendenziosità): “Dispensati dall’inviare il curriculum sono i consumatori abituali di droghe, alcool e tranquillanti, anche se Busi non esclude che ‘dagli incontri possano nascere opportunità del genere’”, citazione quest’ultima tolta sì, dal mio annuncio semiserio su <em>Babilonia</em>, ma inserita in un contesto del tutto arbitrario e offensivo. Infatti il mio annuncio recita così: “I ragazzi che desidero incontrare…sono puliti, di preferenza non portano né capelli lunghi né orecchini né profumi né deodoranti, non sono firmati, hanno un lavoro (qualsiasi) anche se, in effetti, dagli incontri possono nascere opportunità di tal genere, non fanno uso di droghe, di alcool, di tranquillanti, hanno la fedina penale pulita…”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come può vedere la frase “anche se…dagli incontri possono nascere opportunità di tal genere”, si riferisce all’opportunità di migliorare la propria posizione professionale, non certo all’opportunità di far uso di droghe, alcool e tranquillanti in casa mia. Accludo testo integrale dell’annuncio perché lei si renda conto che, anche con tutta la mia buona volontà, non mi resta altra scelta che il tribunale se domani non vedo questa lettera pubblicata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’articolo di questo n.mat. è per il resto pieno delle solite imprecisioni e vigliaccherie, ma queste sono pappa comune ai giornalisti e non me ne dolgo più di tanto, eppoi, diciamolo, è l’intera categoria che non sa più tenere la penna in mano e se uno non sa scrivere, non sa scrivere. Ringrazio oltretutto della scelta, particolarmente accurata, della </strong><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Foto-Aldo-Busi-24-10-1992.pdf" target="_blank"><strong>foto</strong></a><strong>: è proprio da sbatti il mostro in ventisettesima pagina. Il titolo corretto del mio galateo Sperling&amp;Kupfer che sta per apparire in libreria è anch’esso sbagliato: si tratta di “Monsignor Aldo Busi, <em>Manuale del perfetto gentilomo</em> <em>(con preziose imbeccate anche per lei)</em>”, “gentilomo”, quindi, non “gentiluomo”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conto sulla sua natura di gentiluomo perché mi venga accordata giustizia domani stesso.</strong></p>
<p><strong>Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: left;">***</p>
<p><em>La controreplica di Montanelli:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Busi,</p>
<p style="text-align: justify;">non è per paura del tribunale (presso il quale ho in corso, si figuri, ben 63 processi) che le rispondo, ma perché una provocazione firmata Busi non si può lasciarla cadere nel vuoto. Lei si lamenta per le impertinenze del mio redattore Materi, e lo accusa di voler nascondere il proprio nome usando soltanto le iniziali. L’accusa è ingiusta: le iniziali sono di rigore per evitare ripetizioni di firma. E quanto alle impertinenze, mi domando come vi si possa cadere nei confronti di uno scrittore come lei che dell’Impertinenza è il Re. Lo dico – sia chiaro – in tono ammirativo perché l’Impertinenza è forse l’arma più difficile da maneggiare: ci vuol poco a volgerla in volgarità o goffaggine, cosa che a lei non capita mai, qualunque tasto tocchi, anche il più scabroso. Ma che – me lo lasci dire – non è capitato nemmeno al mio redattore, che semplicemente ha voluto un po’ buseggiare. Non è facile, lo so.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché sono un po’ deluso della sua protesta con tutti quei distinguo fra incisi, virgole e virgolette, che sembra la “comparsa” di qualche paglietta o mozzorecchi della Pretura di Lamporecchio (ma anche della Corte di Cassazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Da un Busi ci aspettiamo ben altro. Solo alla puntualizzazione della differenza che come fra “gentiluomo” (io) e “gentiluomo” (Busi) mi arrendo, quasi vergognandomi di quell’<em>u</em> in più che mi distingue da lei. Non so se la confusione l’abbia fatta Materi o il proto. Comunque ne riconosco la gravità e gliene chiedo scusa.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto però mi liberi da un sospetto (che – intendiamoci – non vuole avere nulla di offensivo). Non sarà che lei si finge offeso dal testo di quell’innocuo articoletto, mentre invece lo è dalla foto di cui lo abbiamo sventatamente corredato, e che – lo riconosco – non rende giustizia alla sua atletica avvenenza? Se è così come vede ho già rimediato riproducendo <a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Foto-Aldo-Busi-26-10-1992.pdf" target="_blank">il Busi vero, il Busi doc</a>: che, oltre tutto, mi sembra la migliore pubblicità che si possa fare al suo campus o educandato, dove mi piacerebbe tanto venire a trovarla, se non ci fosse quella maledetta <em>u </em>di troppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indro Montanelli</strong></p>
<p style="text-align: left;">(<a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Articolo-26-10-1992-Aldo-Busi-su-Il-Giornale.pdf" target="_blank">Il Giornale, lunedì 26 ottobre 1992, pag. 25</a>)</p>
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		<title>A conti fatti bene</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/05/19/a-conti-fatti-bene/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 11:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[forza contrattuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo quale appendice del testo precedente:
A conti fatti bene, Trenitalia e albergo incluso (E129), desidero rettificare una cifra data erroneamente: le spese che avrebbe comportato il mio collegamento con &#8220;Linea notte&#8221; e Bianca Berlinguer da Torino, tra autista Montichiari-Brescia, treno andata e ritorno Brescia-Torino e albergo (Jolly Ligure Hotel) non sarebbero state di E450, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo quale appendice del testo precedente:</em></p>
<p style="text-align: justify;">A conti fatti bene, Trenitalia e albergo incluso (E129), desidero rettificare una cifra data erroneamente: le spese che avrebbe comportato il mio collegamento con &#8220;Linea notte&#8221; e Bianca Berlinguer da Torino, tra autista Montichiari-Brescia, treno andata e ritorno Brescia-Torino e albergo (Jolly Ligure Hotel) non sarebbero state di E450, bensì tra E309 e E329. Grazie per l&#8217;ospitalità, <strong>Aldo Busi </strong></p>
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		<title>Invito ai cosiddetti giovani disposti a dare via anche il loculo della mamma per un&#8217;ostia di niente pur di apparire in televisione ovvero come accumulare forza contrattuale consista nel dire molti no deglutendo rospi prima di dire sì e farli deglutire agli altri</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2011/05/18/invito-ai-cosiddetti-giovani-disposti-a-dare-via-anche-il-loculo-della-mamma-per-unostia-di-niente-pur-di-apparire-in-televisione-ovvero-come-accumulare-forza-contrattuale-consista-nel-dire-molti-no/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 09:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[forza contrattuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
18 Maggio, Aldo Busi per Bianca Belinguer, redazione di Linea notte del tg3 S.V.P.
Bianca! Faccio un ultimo tentativo di riassumere la mia posizione nei confronti della tua trasmissione: a) il collegamento esterno è orribile, quella faccia in primo piano davanti al vuoto, e vuoto su vuoto, nel caso dei tuoi giornalisti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo</em>:</p>
<p style="text-align: justify; ">18 Maggio, Aldo Busi per Bianca Belinguer, redazione di Linea notte del tg3 S.V.P.</p>
<p style="text-align: justify; ">Bianca! Faccio un ultimo tentativo di riassumere la mia posizione nei confronti della tua trasmissione: a) il collegamento esterno è orribile, quella faccia in primo piano davanti al vuoto, e vuoto su vuoto, nel caso dei tuoi giornalisti e ministri, si addice solo a chi ha qualcosa da vendere, quindi non fa per me, b) non permetto e né mai ho permesso a nessuno di farmi aspettare per una cosa che interessa più all&#8217;altro che a me e, se interessa anche a me, smette di interessarmi al minimo ritardo dell&#8217;altro; la minima mancanza di puntualità e di trasgressione alle norme di cortesia mi rendono vacante e inaccessibile per sempre o talmente a lungo che se ne perde memoria; considero ogni sciatteria un delitto di lesa maestà nei confronti di Aldo Busi lo Scrittore e mi viene solo voglia non di conciliare, ma di lavarla nel sangue, quindi nessuno, e nemmeno tu, può permettersi di dirmi per sms che mi chiama &#8220;dopo&#8221; e non lo fa, c) io dal tuo Linea notte non prendo sostentamento alcuno, non sgomito quindi per venirci e, anzi, per venirti incontro, ho trasgredito al mio principio princeps che lavorare gratis è immorale, e adesso, dal tuo sms, salta fuori che mi vuoi imporre persino l&#8217;ospitalità che sta bene alla Rai: la Rai impone ciò che vuole ai suoi tirapiedi, non a me; quanto a Torino, rileggiti la mia mail qui sotto e dimmi che cosa ho chiesto di tanto stravagante: non risiedo in una città ferroviaria (e per recarmici avrei comunque bisogno di un taxi: chi me lo paga?), ho chiesto un albergo vicino alla stazione di Torino Porta Nuova (di cui l&#8217;anfitrione, se è tale, deve pagare anche la tassa di soggiorno, e invece al SR a Roma ho dovuto pagarla io) e un autista (Vostro o di mia conoscenza in loco) da casa mia a Montichiari alla stazione di Brescia; avrei dovuto mettere le dodici baccarat di regola con paggetto ad accogliermi al binario, ma, temendo che in Piemonte fossero ancora congelate alla consegna, me ne sono astenuto, d) io devo mettere insieme molti pezzi per fare checchessia, devo muovermi tra Italia e estero per portare a casa la pagnotta: se ti posso favorire, concilio la cosa con te, ma poi non mi devi mettere i bastoni tra le ruote per pillacchere burocratiche, non ho proprio né tempo né un interesse debordante, e tra Linea notte che non mi paga e una linea jeans giorno che lo fa per riprendere quanti buchi di cintura devo artatamente stringere per starci nella taglia 58, preferisco la seconda.</p>
<p style="text-align: justify; ">Riassumendo il riassunto: il collegamento, a casa da me o altrove, non mi diverte, è tristissimo visivamente e frustrerebbe i nostri fan, che ci vogliono faccia a faccia in studio, non in una semidifferita in cui una mia battuta e la tua reazione tra lo scandalizzato e il godurioso magari neppure vengono colti, però io non posso venire a Roma apposta travestito da Circe per farmi fare da spalla da un Polifemo e avere, oltretutto, un sacco di spese extra , quali un pasto a mio carico, Internet (E4 all&#8217;ora al SR), taxi, giornali (che in quel caso sono funzionali al tuo programma, perché io non compro giornali italiani e al SR, per esempio, hanno solo &#8220;Libero&#8221;, &#8220;il Giornale&#8221; e &#8220;l&#8217;Avvenire&#8221;), quindi o tu, come già ti ho detto cento volte, mi dai un cachet minimo mensile per 2 ospitate (mettiamo di E10.000 al netto dell&#8217;Iva e delle trattenute d&#8217;acconto e le spese di autista e di viaggio e l&#8217;albergo a mio carico, perché io neppure per amor tuo &#8221;scendo&#8221; in alberghi dove non si pratichi la prostituzione ad altissimo bordo) o, quando mi trovo a Roma e mi gira, ti chiamo e vengo gratis.</p>
<p style="text-align: justify; ">E&#8217; un vero peccato che non siate riusciti a ingabbiarmi stasera per fare comunque questo collegamento da Torino: se tu vuoi dare un&#8217;occhiata a quanto, per facilitare la comunicazione molto ingarbugliata con la tua redazione e arrivare al dunque prima di morire di stress, ho stilato nella mia mail, ti sfido a fare la somma dei costi e a superare la cifra globale di E450 complessivi. Non mi hai messo in grado di stornare un paio di centinaia di migliaia di voti ulteriori dalle liste berlusconiane e veicolarli alle sinistre e mi mancherà la Scapigliata da New York, ma me ne farò una ragione. <strong>Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify; ">***</p>
<p style="text-align: justify; ">12 Maggio, Aldo Busi per redazione Linea notte</p>
<p style="text-align: justify; ">Rif. mia trasferta per collegamento da Torino:</p>
<p style="text-align: justify; ">1) 1 classe treno Brescia-Torino Porta Nuova ore 10 circa; 1 classe treno Torino Porta Nuova-Brescia ore 10 circa;</p>
<p style="text-align: justify; ">2) autista da me in via G. Guerzoni 26 a Montichiari (Brescia) un&#8217;ora prima della partenza del treno da Brescia e alla stazione di Brescia al mio ritorno da Torino; prego fornirmi nome e n. cellulare dell&#8217;autista;</p>
<p style="text-align: justify; ">3) hotel Jolly Ligure adiacente alla stazione di Torino Portanuova, altrimenti, se scelto da Voi, un albergo non inferiore alle 5 stelle; piccola colazione e tassa di soggiorno incluse;</p>
<p style="text-align: justify; ">4) fornirmi nome e n. cell. dell&#8217;autista che a Torino dovrà condurmi al collegamento (suppongo in sede Rai) alle 23.15 circa e riaccompagnarmi in albergo a fine trasmissione; è possibile che a quell&#8217;ora mi trovi in albergo o altrove, dategli pure il mio n. cell.</p>
<p style="text-align: justify; ">Se voleste, il mio autista abituale qui in loco (già usato nel mio precedente viaggio a Roma) si chiama A.B. e il suo n. cell. è 335&#8230; Prego confermare.</p>
<p style="text-align: justify; "><strong> Aldo Busi</strong></p>
<p style="text-align: justify; ">Ps per Bianca Berlinguer svp; volendo essere fiscali: ma i tuoi ospiti-ospiti, nel senso che come me vengono a titolo gratuito (anche se, stando a quelli che ho incontrato e visto io, dovrebbero essere loro a pagare per apparire in trasmissione), non pranzano e non cenano?</p>
<p style="text-align: justify; ">(nessun riscontro, solo un vago sms da Berlinguer ieri sera 17 Maggio che dice &#8220;&#8230;le cose che chiedi io non posso dartele né a roma nè a torino&#8230;&#8221;, con mio sms di rincalzo &#8220;a questo punto mi devi dire che cosa ho chiesto di tanto stravagante&#8221;, &#8220;ti chiamo dopo&#8221;, mi fa lei: l&#8217;hai sentita tu?)</p>
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