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	<title>Altriabusi &#187; Interviste</title>
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	<description>Letteratura e attualità</description>
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		<title>&#8230; e chi ha lo Scrittore non gli faccia perder tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 17:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cattivo giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le notizie volano e talvolta, fermandosi, si bruciano le ali. È il caso dell’intervista apparsa stamane su affaritaliani.it e il cui spunto iniziale è il post 24 dicembre 2011, ore 9.34 pubblicato su altriabusi.it nel quale Aldo Busi rende noto di aver ultimato un nuovo romanzo. Letto il post, un giornalista di affaritaliani.it, Antonio Prudenzano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Le notizie volano e talvolta, fermandosi, si bruciano le ali. È il caso dell’intervista apparsa stamane su affaritaliani.it e il cui spunto iniziale è il post</em> 24 dicembre 2011, ore 9.34 <em>pubblicato su altriabusi.it nel quale Aldo Busi rende noto di aver ultimato un nuovo romanzo. Letto il post, un giornalista di affaritaliani.it, Antonio Prudenzano, interpella Busi per chiedergli chiarimenti e ottiene in cambio l’esclusiva di un’intervista con risposte di pugno dello Scrittore. Il testo dell’intervista è il medesimo che ripubblichiamo qui, diverso è solo il titolo con cui originariamente è apparsa: non l’attuale (</em>Busi ad affaritaliani.it: “Un nuovo romanzo dopo 10 anni…” Con 24 personaggi e… “Non so ancora se pubblicarlo”<em> [sic, ndr]), bensì, e pressappoco: “Busi scrive un nuovo romanzo ma non trova l’editore”. Diciamo “pressappoco” perché dopo le rimostranze di Busi a Prudenzano l’articolo non è più visionabile online con il suo titolo originario. Immutato rimane invece il malcostume giornalistico di dare risalto a parole di Busi a condizione di mescolarvi interpretazioni illecite e fuorvianti, per giunta senza neppure rendersene conto. Siamo pronti a scommettere che Prudenzano ha definito “sito amico” altriabusi.it in relazione ad Aldo Busi non immaginando affatto la sfumatura di malavita che prende la parola “amico” quando è usata così indebitamente.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">Busi ad affaritaliani.it: &#8220;Un nuovo romanzo dopo 10 anni&#8230;&#8221; Con 24 personaggi e&#8230; &#8220;Non so ancora se pubblicarlo&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;">di Antonio Prudenzano</span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Alla vigilia di Natale, con una mail inviata al sito &#8220;amico&#8221; www.altriabusi.it, Busi ha dato la notizia che ormai neppure i fan più accaniti si aspettavano:<strong> &#8220;Dopo dieci anni che non scrivevo più, perché per me scrivere significa scrivere un romanzo, alle ore 9.34 del 24 di dicembre del 2011 ho finito<em> El especialista de Barcelona</em>, un romanzo&#8221;.</strong> Davvero niente male come regalo. Abbiamo scritto ad Aldo Busi per ricevere maggiori dettagli, e lo scrittore di Montichiari ha risposto<strong> &#8220;di suo pugno&#8221; </strong>alle tre domande. Eccole qui di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo 10 anni di pausa dalla scrittura letteraria, Lei ha annunciato di aver terminato un nuovo libro, <em>&#8220;El especialista de Barcelona&#8221;</em>, (&#8221;180 pagine riscritte e rilette e rieditate e ri-riscritte dall’inizio alla fine non meno di 30 volte&#8221;). Cosa può anticipare sulla trama?<br />
<strong>Nulla, a parte che, contrariamente a quanto si continua a ventilare, il romanzo è scritto in lingua italiana e che il titolo stesso, pur essendo in castigliano, sembra in dialetto lombardo-veneto, la mia lingua madre, e che suona come il titolo di un comix. Comunque i personaggi, e senza tener conto di una certa foglia di un &#8216;platano di fronte&#8217;, sono ventiquattro. Io non sono un autore di trame, che ce ne sia una lo do per scontato, ma non scrivo secondo ricetta, io chiamo a giudizio l&#8217;intero scibile umano e la lingua italiana da Babele in poi, cioè da Babele a Babele, per meno non mi sono mai scomodato, anche se scrivo un articolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando ha cominciato a lavorarci?<br />
<strong>Dal 1986, alla mia seconda visita all&#8217; &#8216;especialista&#8217; di Barcellona e alla sua famiglia che me l&#8217;hanno ispirato. E&#8217; anche un omaggio &#8216;en passant&#8217;, oltre alla Spagna di Zapatero e alla famiglia reale spagnola, a circa venti aziende italiane e no, citate direttamente e a titolo ovviamente del tutto gratuito, per la bontà dei loro prodotti, in questo contravvenendo alla regola, soprattutto televisiva, che non si possa fare pubblicità diretta perché appare indiretta e quindi prezzolata di nascosto. Non vedo perché non debba essere grato alla Bialetti da otto o all&#8217;olio del Feudo Arancio o al Vim o alla Ryanair o alla candeggina o al cece nero, per quanto senza nome e senza territorio d&#8217;origine, o a chi mi pare. E glielo dice uno che ha rinunciato a suo tempo anche a contratti alquanto danarosi per cedere la sua faccia a un marchio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito <em>Altriabusi.it</em> stamattina Lei ha scritto: &#8220;Tanto per dire a coloro che da dieci anni mi tormentano, fino all’insulto, perché non scrivo e non pubblico niente, articoletti a parte: tre persone, che conosco da un paio di decenni, hanno &#8216;El especialista de Barcelona&#8217; in lettura, chi da due settimane e chi da una, e nessuno mi ha a tutt’oggi detto una parola&#8230; (&#8230;) Non credo sia perché non gli è piaciuto e stanno cercando le parole per farmelo sapere, semplicemente perché ancora non hanno trovato il tempo di leggerlo. E’ la prova che di un romanzo, nemmeno di Busi, nemmeno dopo dieci anni che Busi non scrive più, nessuno sa che farsene o ne farà qualcosa quando non avrà di meglio da fare&#8221;. Quali sono gli editori che hanno in lettura il manoscritto? Che sensazioni prova in questi giorni di &#8220;attesa&#8221;?<br />
<strong>Non risento di alcuna attesa e non è il caso di parlare di editori. Poiché tratto tutto da me, non sono così sciocco da dar luogo a sovrapposizioni e neppure è detto che, dandolo a un editore e non a un altro, abbia operato una scelta personale di tipo ideologico o economico. Qualche mese fa, non per <em>&#8216;El especialista de Barcelona&#8217; </em>ma per lo zibaldone<em> &#8216;E baci&#8217;</em> tratto da tre anni di articoli, anche molto narrativi e alquanto sofisticati scritti su <em>altriabusi.it</em>, ritenendolo un libro di storia, ho chiamato una sfilza di numeri diversi per entrare in contatto con Laterza di Bari, non mi ha mai risposto una sola persona, e i numeri sono quelli forniti da Pagine Bianche, ebbene, dopo mezz&#8217;ora avevo già spedito un sms a un dirigente dell&#8217;Adelphi descrivendogli <em>&#8216;E baci&#8217;</em> e lui mi ha, sì, risposto, ma solo l&#8217;indomani, quindi troppo tardi, proprio perché io non attendo niente e nessuno, gli ho a mia volta risposto via sms con ogni gentilezza possibile che la cosa era decaduta perché a slancio si risponde con slancio e continuare con una simile partenza asincronica era di segno infausto per entrambe le parti. Faccio la mia parte e per quella altrui sono alquanto fatalista, e non è neppure detto che questo romanzo lo pubblicherò. Se c&#8217;è una qualche attesa da parte mia, non vedo l&#8217;ora di tenermelo per me e lasciarlo a un suo eventuale destino dopo che non dovrò essere io a darglielo. Non è neppure questione di un editore o di un altro, una certa civiltà letteraria è morta, detto senza nostalgia, ora ce n&#8217;è un&#8217;altra, sono straconvinto che oggi <em>&#8216;Seminario sulla gioventù&#8217;</em>, a parte il fatto che nessuno sarebbe più in grado di scriverlo e non solo in Italia, di sicuro nessun editore lo pubblicherebbe. Sono nauseato dal fatto che l&#8217;Italia si faccia sfuggire ogni volta l&#8217;occasione di tributare a ogni mio libro quel milione di copie che si meriterebbe, non solo il mio libro, questo va da sé, ma l&#8217;Italia.</strong><em> (Le risposte sono di pugno di Aldo Busi)&#8221;</em></p>
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		<title>Galline vendute al kilometro</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 15:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[vendita galline km 2]]></category>

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		<description><![CDATA[Come mancare lo Scrittore senza che lui ne abbia colpa: ecco una esemplare non-intervista ad Aldo Busi apparsa su &#8220;Il Giornale di Brescia&#8221; del 28 Febbraio 1993, a cura di Tonino Zana. La ripubblichiamo per testimoniare che nel 1993 la ricezione critica dell&#8217;opera di Busi non si distingueva da quella che va per la maggiore attualmente.
Penso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Come mancare lo Scrittore senza che lui ne abbia colpa: ecco una esemplare non-intervista ad Aldo Busi apparsa su &#8220;Il Giornale di Brescia&#8221; del 28 Febbraio 1993, a cura di Tonino Zana. La ripubblichiamo per testimoniare che nel 1993 la ricezione critica dell&#8217;opera di Busi non si distingueva da quella che va per la maggiore attualmente.</em></p>
<p>Penso che l&#8217;intervista, tanto più intervista via cavo, la disprezzi; comunque ci provo. Non si sa mai <em>: </em><em>«Signora mi perdoni ancora, il dott. Busi è arrivato?</em><em>»</em></p>
<p>Da Montichiari, la madre risponde che lo Scrittore non si vedrà fino al giorno dopo. <em></em></p>
<p><em>«Mi lasci il suo numero è [</em>sic, n.d.r.<em> ] Aldo la richiamerà»</em></p>
<p>Richiama Busi,richiama due volte, a casa e in redazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Grazie dott. Busi. La credevo &#8211; mi perdoni &#8211; talmente autodeificato da non concedersi al trillo dei comuni mortali</em><em>» </em><em>«Lasci perdere il dottore. Mi chiami Busi. Sono un gentiluomo perché non avrei dovuto sentirla?</em><em>»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Appare freneticamente a &#8220;Babele&#8221; in un&#8217;uscita danzante e dopo fa una lettura ansiosa di <em>Corinne</em>. E’ coccolato dalla Sampò, odiato come pochi nel silenzio dei salotti televisivi, capo della corrente, ora muta ora vociante, dei trasgressivi, ed ora Aldo Busi è davanti alla tua voce. Via, un po’ di emozione la provoca, così ti liberi con la domanda più banale e insieme più solenne. Apri la conversazione offrendo all’egoismo il gioco più gradito: <em>«Busi chi è dunque?</em><em>» </em></p>
<p><em>«Un genio</em><em>»,</em> risponde implacabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E che ci fa il genio implacabile a Montichiari, chiediamo da straccioni provinciali, e sua madre chi è, e la sua piazza c&#8217;è o non c&#8217;è e infine cosa sta mai scrivendo; fino all&#8217;ultimo reiterato appello alla bandiera della brescianità: via Busi non civetti, Montichiari è la radice e i cordoni ombelicali possono impiccare se non si rispettano.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Montichiari mi sta spegnendo culturalmente, qui intorno è tutto un deserto. Sono spento, mi creda,  qualche fuoco ogni tanto, ma prevale il nulla. Io qui lavoro soltanto, il contesto ambientale non esiste…</em><em>»</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Aldo-Busi-Vendita-galline-Km-2.png" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-3779" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Aldo Busi 'Vendita galline Km 2'" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Aldo-Busi-Vendita-galline-Km-2.png" alt="Aldo Busi 'Vendita galline Km 2'" width="361" height="396" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Vagabondo internazionale, figlio di un vagabondare per navi per mari, forse ha derivato da lì la cancellatura delle origini. Ma se si dice, ovunque, del primo luogo resta, perché Busi dovrebbe eccedere anche questa volta e trasformare la cittadina in un deserto anonimo. E la madre, la madre dell&#8217;autore che si sente buona subito al primo ascolto, è come la nutrice di Sgarbi, segretaria totalizzante, oppure si apparta nelle stanze della propria epopea, invade il campo o sta indietro protettiva?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Non sono un mammone, sia chiaro. Mia madre è solo l’autrice dell’autore e se ne frega altamente del baccano che nasce intorno me. Piuttosto lei, vuol sapere del mio lavoro, del mio modo di comporre. Bene:  primo, sono un perfezionista, faccio e rifaccio, lavoro dalle sei del mattino fino a mezzogiorno. Quando avrò  scritto cinque romanzi frontali mi ritirerò. E frontale significa un romanzo che non tenga conto della corrente di moda e dei lettori, ma esclusivamente della bellezza in sé: chi c&#8217;è c&#8217;è e chi non c&#8217;è ciccia</em><em>».</em></p>
<p><em>Vendita galline al Km 2 </em>[sic, n.d.r.], Mondadori, l&#8217;ultimo suo romanzo, che cosa contiene e quando uscirà?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ora, a giorni, lo aspetto nelle librerie a marzo. Quattro anni e mezzo di lavoro girato e rigirato quattordici volte &#8211; il computer no, grazie &#8211; quattrocento pagine, cinquecento chili di carta consumata…</em><em>»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il telefono sente la consunzione dello scrittore. Ironia? No, verità: ci vuole schiena a stare alla macchina sei ore al giorno per quattro anni e mezzo, serve umiltà e cambiare grafia è rivoltare spirito, ruga dentro – ne sono sicuro &#8211; schifarsi delle proprie righe, pulirle e rilanciarle. C&#8217;è fato e fatica nell&#8217;operazione e cioè fortuna classica, sudore e angoscia. E una sostanziale ambiguità nel cercare la sintesi con il contrario di sé, il contrario del lettore…</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Sono sfatto, guardi. Adesso mi divertirò un po&#8217;. Ho accettato la rubrica su “Amica”, cosa seria e divertente. Mi ha dato subito un piccolo dispiacere, avevo chiesto di intitolare rubrica “Noi donne” ma non è passato</em><em>».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Busi ride aperto, con quel tono di primavera sempre esposta che mette allegria. Può pioverti addosso in un secondo, se tocchi una imprevista chiave preziosa del suo codice, disvelato solo quando lui compone la combinazione. Se non fa bel tempo, tira vento ma c&#8217;è sole. E’ tiepido. Casco male, infine, sulla pretesa di un elenco degli scrittori bresciani, una richiesta di preferenze, in sostanza un’analisi critica di quella <em>«Brescia illetterata» </em>evocata da Piero Gibellini in uno splendido contropiede culturale bresciano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque dott. Busi &#8211; riscivolo meschinamente sul titolo rifiutato in partenza – quali sono gli scrittori bresciani che preferisce?  <em>«A Brescia ci sono soltanto io… Poi c’è Carmen Covito…» </em></p>
<p style="text-align: justify;">Insisto, inutilmente: non ci credo, Busi sta bluffando, civetta di nuovo. <em>«No, no. Non rompiamo, mi creda: a Brescia ci sono soltanto io»</em></p>
<p>E chiuso Milano [sic, n.d.r.]. O ciccia, come preferisce l’Aldo. Nella primavera busiana piove e tira vento. Inutile insistere.<strong> </strong></p>
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		<title>Amedit &amp; Altriabusi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 19:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Amedit]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cavalli]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal mese di ottobre 2011, altriabusi.it avrà un suo spazio all&#8217;interno di &#8220;Amedit &#8211; Amici del Mediterraneo&#8221;, trimestrale di cultura e attualità disponibile anche in formato cartaceo. Inaugura questa collaborazione un&#8217;intervista a Marco Cavalli che pubblichiamo qui di seguito. Buona lettura.

Amedit stringe un sodalizio con la redazione di Altriabusi.it, e si impegna a divulgarne i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><em>A partire dal mese di ottobre 2011, altriabusi.it </em><em>avrà un suo spazio all&#8217;interno di &#8220;Amedit &#8211; Amici del Mediterraneo&#8221;, trimestrale di cultura e attualità disponibile anche in formato cartaceo. Inaugura questa collaborazione un&#8217;intervista a Marco Cavalli che pubblichiamo qui di seguito. Buona lettura.</em></p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><a href="http://amedit.wordpress.com/2011/09/23/amedit-altriabusi-collaborazione-tra-le-due-redazioni/" target="_blank">Amedit</a> stringe un sodalizio con la redazione di Altriabusi.it, e si impegna a divulgarne i contenuti su versione cartacea a partire dal prossimo numero. Ringraziamo fin da ora il critico letterario vicentino Marco Cavalli per averci concesso questa intervista e per aver stabilito con la nostra rivista un dialogo aperto e in fieri incentrato sull’opera del nostro massimo scrittore contemporaneo Aldo Busi. <em>Amedit</em>, in altre parole, offrirà il suo contributo a fini divulgativi, mettendo coraggiosamente nero su bianco gli interventi e gli estratti più significativi che di volta in volta animeranno la piattaforma digitale. A muoverci e a motivarci è una precisa scelta editoriale, oltre che civile, basata unicamente sulla profonda stima e ammirazione che nutriamo per lo Scrittore, e di qui il desiderio di poterla condividere con il vasto pubblico dei nostri affezionati lettori. L’opera di Busi, soprattutto in questo preciso momento storico, è più che mai patrimonio di tutti, preziosa come il testo della Costituzione, e come tale ci proponiamo di preservarla con le dovute cautele e di amplificarla il più possibile.</p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"> <strong>Come critico letterario da diversi anni ti occupi dell’opera di Busi, curando tra l’altro le postfazioni delle ristampe negli Oscar Mondadori. Che cos’è precisamente Altriabusi.it e quando è nato?</strong></p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Altriabusi.it esiste da quasi tre anni. Lo ha creato un piccolo nucleo di lettori di Busi con lo scopo di divulgare su Internet l’opera dello Scrittore. Il sito dà informazioni chiare e aggiornate sulla bibliografia busiana, segnala le nuove uscite editoriali, le ristampe, e documenta nei limiti del possibile tutte le apparizioni pubbliche, televisive e non, del personaggio pubblico Aldo Busi. Tra gli obiettivi iniziali c’era quello di accendere un dibattito sulla letteratura di Busi, una discussione antiaccademica tra lettori non professionali di ogni età e area sociale – ma questa era una speranza soprattutto mia personale, rivelatasi ben presto campata in aria. Gli internettiani hanno scarsa familiarità con la parola scritta, e nessuna con il testo letterario. Per fortuna fin dai nostri esordi Aldo Busi ci ha regalato una quantità di testi inediti anche non brevi, in particolare sms da lui scritti. (Sto parlando di sms scritti da Busi, cioè di testi che nascono pubblici pur avendo un destinatario reale e individuale.) Ce li ha dati sempre gratis e a sua discrezione, il che ha voluto dire in gran copia. La generosità di Busi non è un fatto nuovo, ed è pari alla severità con cui lo Scrittore ci segue. Beninteso, la redazione non si è mai illusa sulla continuità di queste erogazioni, che potrebbero interrompersi da un giorno all’altro. Il sito ha preso forma sull’accumulo progressivo degli sms e dei commenti che suscitavano. Col tempo tutto questo materiale è stato suddiviso, classificato, ordinato. Poi l’anno scorso Busi ha deciso di partecipare al programma “L’Isola dei Famosi” uscendone in anticipo nel modo clamoroso che tutti ricordano. In quell’occasione Altriabusi.it si è ritrovato a svolgere per la prima volta un ruolo attivo di controinformazione, allorché i media han preso a far circolare impunemente in rete insinuazioni di pedofilia rivolte allo Scrittore approfittando della sua impossibilità momentanea a smentirle. Da allora, ovvero dall’aprile del 2010, il sito ha cominciato a esistere anche per le principali agenzie di informazione, che non lo perdono d’occhio, a giudicare dai servizi d’apertura dei quotidiani nazionali e dai corsivi degli editorialisti di grido. Anche se non lo riconoscono, gli uni e gli altri attingono a piene mani da riflessioni e ragionamenti che Busi va pubblicando su Altriabusi.it.</p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Qual è il bilancio di questi anni di attività? Siete soddisfatti del successo che il sito sta ottenendo?</strong></p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Durante questi anni Altriabusi.it si è mantenuto fedele al suo profilo grafico disadorno e alla sua natura indipendente: nessuna inserzione pubblicitaria di alcun tipo, nessun tentativo di accalappiare un’utenza più vasta. I visitatori continuano ad aumentare, ce ne sono di assidui che commentano con regolarità ogni nuovo post, tanto che ormai la redazione li considera dei collaboratori in pianta stabile. Non per questo beneficiano di sconti, anzi. In un certo senso, ogni crescita di popolarità comporta per noi un pericolo di scadimento. Siamo su Internet, dove è molto difficile, per esempio, far passare il concetto che Altriabusi.it si occupa dell’opera di Busi, e non di Busi. In troppi si ostinano a scriverci con il proposito più o meno cosciente di comunicare con lo Scrittore. Non mi riferisco ai pazzoidi che imperversano nel web: parliamo di una percentuale notevole di gente anche istruita che invia commenti sagaci, apprezzati in primis da Busi. Ma talvolta qualcuno di questi qua bravi esce dal seminato o va via di testa mettendo a nudo strati morenici di permalosità e megalomania, cioè di provincialismo italiano. È l’effetto che fanno i testi di Busi: non basta apprezzarli per essere automaticamente in grado di scriverne. Inoltre, quasi tutti i commentatori si credono a torto o a ragione dei busiani, il che è una contraddizione in termini. Lo è specialmente quando, come capita spesso, ciascun busiano giudica tutti gli altri degli eretici o degli impostori e viene da loro confinato nella medesima categoria. La redazione cerca di scoraggiare quest’ottica da <em>fanzine</em> e da piccolo clan, così come si sforza di cadenzare testi e commenti attendendo lo spunto opportuno, il richiamo di attualità che fa al caso.</p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Quali sono le novità, se ce ne sono, che avete in preparazione?</strong></p>
<p style="padding-top: 10px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Stiamo per pubblicare una serie di filmati contenenti ciascuno il brano di un’opera di Busi letto ad alta voce. Ne sono già apparsi quattro, sperimentali. Sono video di una sobrietà spietata ma funzionale: l’unica immagine riprodotta è quella della copertina del libro di cui è possibile ascoltare il brano. Le voci sono di lettori comuni ma anche di attori e doppiatori che ammirando Busi si sono prestati gratuitamente. L’iniziativa nasce per pubblicizzare i libri di Busi e soprattutto per porre un freno al loro boicottaggio a opera della distribuzione editoriale. Abbiamo accertato infatti (ma la constatazione è di lunga data) che dei quaranta titoli di cui si compone il corpus busiano, di realmente reperibili in tempi non bisestili ce n’è una mezza dozzina appena; a scaffale, poi, se ne trovano di meno, e sempre gli stessi: <em>Seminario sulla gioventù</em>, il <em>Manuale della perfetta Umanità</em>, <em>Sentire le donne</em>, <em>Aaa</em>! – gli ultimi tre perché editi o riediti di recente. Non sappiamo e forse non sapremo mai se questo boicottaggio è doloso e quanto dietro di esso vi sia lo zampino della Mondadori; di sicuro c’è che la Mondadori ha fatto pochissimo per porvi rimedio. Del resto, a voler esaminare la situazione politica, si potrebbe azzardare che Mondadori ha uguale interesse sia a stampare il catalogo di Busi sia ad ostacolarne la diffusione; stampare Busi è forse il sistema migliore per controllarne la circolazione, e dal controllare al tenere in ostaggio il passo è breve. Le cose stanno così, ma non solo. Secondo la redazione di Altriabusi.it, i maggiori responsabili di questo disservizio sono i lettori, i quali non insorgono, non fanno causa comune, sembrano rassegnati al peggio neanche fosse inevitabile. Evidentemente sono lettori di Busi come lo sarebbero di Benni e di Baricco, che se anche non ci fossero farebbe lo stesso. Invece Busi bisogna guadagnarselo, non è sufficiente che ci sia o ci sia stato. Senza qualcuno che lo voglia leggere e che sia disposto a sgomitare per leggerlo, non si arriva ai suoi libri nemmeno se li si ha già in casa.</p>
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		<title>&#8220;Sono un emarginato di lusso&#8221; &#8211; Natalia Aspesi intervista Aldo Busi</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2011 07:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Biffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un&#8217;intervista di Natalia Aspesi ad Aldo Busi apparsa sul quotidiano &#8220;la Repubblica&#8221; il 3 marzo 1993 in occasione dell&#8217;uscita del romanzo Vendita galline km 2.
Montichiari &#8211; Aldo Busi va a fare la spesa al mercato e dalle bancarelle di mutande e di insalate le donne gli fanno gli auguri, gridando: un paio di giorni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo un&#8217;intervista di Natalia Aspesi ad Aldo Busi apparsa sul quotidiano &#8220;la Repubblica&#8221; il 3 marzo 1993 in occasione dell&#8217;uscita del romanzo</em> Vendita galline km 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Montichiari &#8211; Aldo Busi va a fare la spesa al mercato e dalle bancarelle di mutande e di insalate le donne gli fanno gli auguri, gridando: un paio di giorni fa ha compiuto gli anni, 45, e la radio locale l&#8217;ha detto, così deve fermarsi: parlare, in stretto dialetto bresciano che pare tedesco, con queste signore che non hanno mai letto un suo libro ma lo vedono in tivù. Sempre in dialetto, parla con un suo coetaneo bello e imponente: come sta quel tuo bel figlio, quello lascialo stare, piuttosto torniamo noi due ai vecchi tempi, gli dice l&#8217;uomo e gli strizza l&#8217;occhio, scuotendo l&#8217;anello d&#8217;oro all&#8217; orecchio. A un banco dove friggono il pesce, Busi ha diritto ogni venerdì a due totani caldi appena tolti dall&#8217;olio, gratis. &#8220;Perché a dieci anni lavoravo a questo banco, preparavo la pastetta, buttavo i pezzi di merluzzo in padella. Ma a lavorare ho cominciato prima, a otto anni, finita la scuola, andavo al giocattolificio Polli a fare il falegname, a quei tempi per i bambini senza soldi era così&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare molto amato Busi nel suo paese vicino a Brescia, dove è tornato a vivere da un paio d&#8217;anni, abbandonando Milano. &#8220;Mi rispettano perché sono pulito, perché non ho niente da nascondere. Però, anche qui devo combattere, dappertutto c&#8217;è  l&#8217;Italietta. Così mi rintano in casa, sono sempre solo: qui non saprei con chi andare a mangiare una pizza&#8221;. Lo scrittore che a &#8216;Babele&#8217; ha ballato benissimo il mambo, &#8220;perché la letteratura è ritmo&#8221;, sotto gli occhi incantati del Presidente Amato, aveva progettato di infastidire tutti i pomposi con la sua ennesima trovata, per lanciare il suo nuovo romanzo <em>Vendita galline km 2</em> (Mondadori) che sarà in libreria tra qualche giorno.&#8221;Sul palcoscenico del Pierlombardo volevo tirarmi giù le mutande mostrando il didietro che è meglio del davanti e depositare un uovo sodo, o tanti ovini di cioccolata, tintinnanti, pura Body Art per dimostrare che anche un uomo può partorire. Ma la Mondadori ha avuto paura, e non se ne fa niente&#8221;. Busi lavora dodici ore al giorno, alzandosi alle 5, nel suo bello studio con mobili Impero.</p>
<p style="text-align: justify;">E mentre riscriveva 14 volte <em>Vendita galline km 2</em>, in quattro anni e mezzo ha pubblicato <em>Sentire le donne</em>, <em>Le persone normali</em>, la versione in italiano attuale del <em>Novellino</em> duecentesco e subito dopo <em>Manuale del perfetto gentilomo</em>. &#8221;Sono sempre stato uno che fa bene il suo mestiere, anche quando facevo lo sguattero o pulivo i vetri, mi riscattavo con la perfezione: ma siccome non vendevo l&#8217;anima, non andavo alla partita o a puttane, non volevo l&#8217;automobile, mi prendevano per un lavativo, uno che non restituiva quel che prendeva&#8221;. <em>Vendita galline km 2</em>, &#8220;è un romanzo sull&#8217;emarginazione, non quella dei poveri, dei reietti, che è troppo facile, ma di chi vive nel gran mondo dell&#8217;alta borghesia e della finanza, e sa la disperazione di essere rifiutato e di essere un mostro che distruggerà la sua casta, la sua famiglia, se stesso. E&#8217; anche un romanzo politico, perché è una lista della serva dei Grandi, dei Famosi, dei Potenti di oggi, che rovinano l&#8217;umanità: tra qualche anno nessuno si ricorderà di loro e esisteranno solo perché li ho messi nel mio libro, come Charlus o i Guermantes esistono oggi solo perché Proust li ha raccontati&#8221;. Ci sono tutti: col loro nome come Jackie Kennedy e il cardinal Biffi, Anna Craxi e Paloma Picasso, Gelli e Gardini e c&#8217;è anche, molto dispettoso e ignobile, Aldo Busi. Tutte celebrità che nel romanzo vivono avventure avvilenti e inutili che li rendono vani, superflui. Però i veri protagonisti che attraversano le 391 pagine autodistruggendosi con cattiverie deliranti hanno nomi finti ma sono riconoscibili anche troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è l&#8217;Architetto-Ballerino della stirpe padronale Pastalunghi, ricchissima a causa del tonno in scatola (o del delfino, o dei pescatori, casualmente finiti nella mattanza), &#8220;con una gamba sifolina a sinistra e con quell&#8217; altra che le faceva da pendant a destra, cosa poteva desiderare un ragioniere se non dare scarso rilievo geometrico alla terza gambina, sbatacchiandotela sotto il naso in libertà coreografica&#8221;? E chi è Michelangelo Maninfior, della grande famiglia di editori in via di estinzione, con la seconda moglie Rossella O&#8217;Hara che dopo il divorzio, da portar via all&#8217;eventuale terza moglie &#8220;ha lasciato giusto gli aeroplanini stampati sugli ultimi boxer da lui comprati di fronte a Bloomingdale&#8221;? E chi è il Dottore &#8220;il solo oggi in grado di contrastare in Italia la fame di carta stampata dell&#8217;Architetto&#8221;? E chi sono la senatrice Ester, e il direttore di &#8216;Uomini e donne&#8217; Agostino [<em>sic; è Agatino, n.d.r.</em>] Battilocchio, e il Presidente Spadini e colei che narra la storia, Delfina Unno Pastalunghi, 45 anni scrittrice, lesbica, organizzatrice di festini a pagamento, autodistruttiva e distruttrice, in più morta che parla? E chi è la bellissima Caterina, giovane sarda studentessa al Conservatorio e lavapiatti, che ribalterà del tutto il finale, peggio di un thriller?</p>
<p style="text-align: justify;">Busi ha una casa molto bella, che era una settecentesca macina dell&#8217;olio, arredata con bei quadri antichi e moderni e mobili Direttorio e Liberty anche nei bagni: &#8220;Sotto la palestra e la lavanderia sono sepolti i morti della peste manzoniana e io sono il loro guardiano&#8221;. Sua madre abita in un piccolo appartamento oltre l&#8217;orto e la strada e quando vuole parlargli usa un fischietto da vigile, per non sprecare i soldi della telefonata. &#8220;Mia madre a sei anni pasturava le oche e le è rimasta l&#8217;abitudine di gridare, dalla finestra o anche quando mi è di faccia a tavola. Ha fatto la cuoca per sessant&#8217;anni nelle tante osterie in affitto in cui abbiamo vagabondato o sotto padrone. Ha smesso di lavorare a 73 anni, adesso ne ha 79 ed è fiera di vivere con la sua pensione, la minima. Fa ancora da mangiare come in guerra, col sugo di ventrigli che costano 1000 lire al chilo&#8221;. Questa madre maestosa, poi, offre invece nella sua cucina-tinello tortelloni di zucca appena fatti da lei e fagiano ripieno, squisiti, anche alla bambina Adele, 10 anni, la nipotina preferita da Busi. C&#8217; è una montagna di lettere e arrivano telefonate di ammiratori, anche di una giornalista che deve fare un pezzo sul suo nuovo libro e per questo non ha tempo di leggerlo. &#8220;Sapevo che sarei diventato uno scrittore a 8 anni, quando i miei temi li facevano leggere ai bambini di V, fino a quando feci entrare la realtà a scuola scrivendo le bestemmie che sentivo, e fu un disastro. Del resto a 14 anni ero omosessuale dichiarato ma avevo scoperto di esserlo a 3. Finita la scuola media a 14 anni me ne sono andato di casa, perché la mamma non poteva mantenerci tutti, mio padre e i due miei fratelli e mia sorella: si doveva essere spietati allora, anche coi figli. Ho smesso di studiare e fatto il cameriere, l&#8217;operaio, in giro per il mondo.Mio padre veniva ogni mese a portarmi via la paga, fino a quando gli diedi un pugno in faccia e non si fece più vedere. Lui non aveva mai lavorato un&#8217;ora della sua vita. Di notte studiavo, da solo, anche le lingue, poi feci cinque anni di media superiore in uno, privatamente, e presi il diploma. Mi sono laureato in lingue e su 24 esami, 21 li ho dati in due anni. In tutto questo tempo ho accumulato rabbia e dolore che non avrei potuto scrivere. Con l&#8217;autodisciplina ho vinto il cinismo e sono diventato buono: preferirei morire che tornare alla mia giovinezza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso Busi è uno scrittore di successo anche se temuto dalla cultura come un estraneo, un rompiscatole, uno che non sta alle regole dotte. &#8220;Il successo è una cosa molto poco importante per me. La sostanza della mia vita non è cambiata, sono un emarginato di lusso, ma sempre un emarginato; è un&#8217;emarginazione che prima mi era imposta ed oggi è la condizione indispensabile allo scrivere, e la custodisco e difendo come un tesoro. Presto scriverò un libro intitolato <em>Umiliazioni</em>, e racconterò di quante ne ho ricevute, ricevo, e non so ancora perché&#8221;.</p>
<p><strong><em>Natalia Aspesi</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>&#8220;Non scrivo più romanzi perché l’Italia non mi merita&#8221; &#8211; Di Stefano intervista Aldo Busi quindici anni dopo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 10:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Biffi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervista ad Aldo Busi apparsa ieri, sabato 30 luglio 2011, sul &#8220;Corriere della Sera&#8221;, a cura di Paolo Di Stefano.
Gli anziani, sotto gli ombrelloni dei bar in piazza del Duomo, giocano a carte e mangiano gelati. Bisogna camminare cinque minuti per raggiungere la casa di Aldo Busi, più in basso. I suoi quasi cento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo l&#8217;intervista ad Aldo Busi apparsa ieri, sabato 30 luglio 2011, sul &#8220;Corriere della Sera&#8221;, a cura di Paolo Di Stefano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli anziani, sotto gli ombrelloni dei bar in piazza del Duomo, giocano a carte e mangiano gelati. Bisogna camminare cinque minuti per raggiungere la casa di Aldo Busi, più in basso. I suoi quasi cento chili non si vedono, saranno i bermuda larghi e la T-shirt, gialla come le rose che fioriscono accanto alla porta d’entrata e di cui è molto fiero. Una casa antica, sotto cui sono sepolti gli ossari dei morti di peste nel Seicento, i morti della Macina. «È stata mia madre, che abitava in quella casa lì sopra, a convincermi. Mentre stavano ristrutturando mi disse: “Aldo, perché non te la compri?”. E io: “Ma cosa me ne faccio di una corazzata così?”. E lei: “Fai invidia”» . Risata. «Era una risposta da Richelieu! L’ho comperata subito». 480 metri quadrati, l’ideale per invecchiare, gli alberi fuori, grandi tele di artisti contemporanei alle pareti, Accardi, Turcato, Cucchi, Martinelli, Ontani. E Fabio Romano, un pittore siciliano di 23 anni: «Un talento raro, vorrei dargli una mano». Quadri anche lungo le scale, in cucina, oggetti, vasi, statue e statuine. Probabilmente anche in bagno. Sempre esagerato, Busi, nella vita come nella prosa, da &#8220;<a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/sem.gioventù2010.jpg" target="_blank">Seminario sulla gioventù</a>&#8221; in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa ha detto che non avrebbe più regalato i suoi capolavori a questo Paese. Promessa mantenuta, e ribadita: «Ho smesso, totalmente. Non scrivo più dal 2002. Ovvio che per me tutto quello che non è romanzo non è niente». È rimasto fermo nella convinzione di essere l’unico scrittore italiano del secolo. Su questo non si discute: «Sì, e non solo in Italia, ma è marginale. Non conta niente, uno scrittore non è un artista venduto da Christie’s. Non fa muovere denaro. E poi l’Italia che cosa se ne fa di uno scrittore come me? Niente. Non mi merita. Farebbe di me lo zimbello su cui gettare fango. Ma è un problema loro, non mio. Se mi chiedi se sono meglio di Philip Roth, io ti rispondo di sì, anche di Joseph. Di Nabokov? Sì. Mi sento paritario a Omero, Boccaccio, Ovidio, Catullo. Noi siamo gli scrittori! Ma non importa, perché il primo a essersi dimenticato di me sono io». Non sembra. Riletture dei vecchi libri? «Mi può capitare di trovare un Oscar accanto al water, lo apro e resto stupefatto, non ho la nozione del tempo, mi sembra di averlo scritto stamattina».</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, come occupa il suo tempo, Busi, tra mobili antichi e tappeti, su cui può camminare a piedi nudi? Va a dormire alle nove e mezzo e si sveglia prima dell’alba. Legge: «<em>Fosca</em> del Tarchetti è un capolavoro. Finalmente ho finito <em>I Viceré</em> e mi sono pentito di essermi sempre fermato a pagina 50, anche se ha troppi finali. Anche in <em>Anna Karenina</em> il finale è sbagliato, edificante, con Tolstoj che vuole occupare la scena. E ho letto fino in fondo <em>L’idiota</em>, che non è un’impresa da poco» . E gli italiani di oggi? Che so, mai letto Tabucchi? «L’ho sfogliato, è una Mazzantini con la gonna e un po’ di portoghese e di <em>saudade</em>. Degli italiani leggo qualche paginetta su Internet e mi chiedo: che differenza c’è con un articolo di giornale? Sono romanzi fatti di comunicabilità spicciola». Una questione di stile? «Io sono uno scrittore, non un autore. Questi ragazzi che scrivono non hanno conosciuto la fatica di crescere in famiglie povere e analfabete, non hanno avuto bisogno di combattere per i diritti civili, non hanno subìto processi, cause, pestaggi. Vivono per interposta persona o davanti a un video». E Busi com’è cresciuto? «I miei genitori parlavano solo in bresciano, un dialetto militaresco, secco, aspro, e le uniche parole esatte erano quelle agricole: secchio, aratro, farina, cova, scaldina, monaca… Il resto non esisteva, l’italiano era la lingua dei “siori”. Non mi chiamavano “Aldo”, ma “te”, perché il nome ti avrebbe dato un’identità che era al di là delle tue pertinenze. Tutt’al più mio fratello era il Barba e io il Barbino, perché avevamo i capelli ricci dei capretti. Io vengo da una lingua sofferta, che non trasmetteva sentimenti. I sentimenti mediani venivano comunicati a gesti e sguardi, e questo scatenava una fantasia linguistica inconscia».</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile stare a chiedergli dell’impegno dei giovani TQ, dei manifesti contro l’editoria e l’industria culturale. Vi risponderà senza scomporsi troppo: «Nascono in Internet e moriranno in Internet, è assurdo che facciano tanti discorsi sull’editoria. Io ho avuto l’hobby dell’editoria, mi muovevo e mi interessavo a tutto, dal Giappone all’Australia all’America. Ero curioso! Andavo a vedere le case editrici e i cataloghi, e suggerivo agli editori. Dei ragazzi che hanno vissuto immobili davanti a un computer pensano di sapere che cos’è l’editoria! E poi è ovvio che il loro linguaggio è più omologato di qualsiasi mia frase presa a caso, anche di quelle che scrivo oggi per Altriabusi. it». Dunque, continua a scrivere? «Robette. Io quando scrivo romanzi sono Mosè che scolpisce sulle tavole, mai fatto concessioni al lettore. Già i miei temini in classe in terza elementare erano attesi da tutta la scuola!». Ha scritto anche, l’altro giorno, un pezzo bellissimo, in cui parla della biografia degli scrittori: «La vita altrui che attraverso i suoi libri arricchisce la nostra non conta, più è determinante, meno la senti» . Lo legge ad alta voce, anzi sottovoce. Poi si interrompe, inciampa nella commozione e si ferma prima della frase finale: «Ho provato una sottile invidia per Ágota Kristóf perché è morta». Si scusa. Mette da parte il foglio: «Così un’altra volta imparo a non strafare, non dovevo leggerlo, sentivo un crescendo impercettibile, ma non di tipo emotivo, lo credevo blandamente intellettuale».</p>
<p style="text-align: justify;">Viene un sospetto: vuoi vedere che Busi non è mai stato quel guascone scandaloso che abbiamo conosciuto finora? «Non sono mai stato al centro di scandali, se non quelli inventati a tavolino da altri, come l’apologia di pedofilia. Sono stato linciato dalla destra più reazionaria e dall’omofobia clericale: in Italia Darwin e la teoria della sessualità di Freud non sono mai arrivati». Dice che andrebbe volentieri a <em>Ballando con le stelle</em> per smettere di fumare («Mio padre è morto di enfisema polmonare a 69 anni» ). Ride e accende una sigaretta. Sull’<em>Isola dei famosi</em> si è sentito molto «coscienza civile del Paese» . È questo il dovere di uno scrittore? «Da ragazzo pensavo che uno scrittore fosse la coscienza del suo Paese. L’ultimo è stato Pasolini, che scriveva sul “Corriere”. Oggi cosa fai? Io non ho niente, e se scrivo mi censurano: sono stufo, mi meritavo anch’io un minimo di omologazione… Ma ogni cittadino dovrebbe impegnarsi. L’Italia mi fa ribrezzo, non è più una speranza di civiltà: sono sempre stato contento di pagare le tasse perché pensavo che aiutassero chi aveva bisogno, invece vanno ai soliti vampiri. Sono stanco degli italiani che fanno psss psss psss dietro le spalle ma in piazza non ci vanno mai. Cosa aspettano? L’altro giorno una signora anziana diceva: com’è che la Pivetti ha la scorta e io sono qui con 500 euro al mese?».</p>
<p style="text-align: justify;">E l’impegno di Busi? «Io non ho vita privata, una parola per l’interno e un’altra per l’esterno. Questo mi rende sospetto. Sono sempre stato chiaro e nella mia vita non c’è mai stato niente di vergognoso: come uomo devo essere inattaccabile, non devo perdonarmi nulla, perché devo permettermi di essere tutto come scrittore. La mia opera è totalmente l’organizzazione alfabetica della mia vita». E ora che non c’è più lo scrittore, dov’è finita tutta quella vitalità straripante? «Il fuoco si sposta, sai. L’omosessualità? È strano, non so più cos’è. Non è un rifiuto, è una bolla di sapone che è scoppiata. Non ho nessun desiderio di contatto fisico, neanche della cosiddetta tenerezza o affetto. Trovo meraviglioso prendere in braccio una bambina o un bambino, sentire questa vita, un bacino in fronte o sulla nuca è tutto il contatto che posso avere. E sono felicissimo. Mi sono divertito? Non lo so, sento l’affanno, una grande angoscia, l’ansia di finire il più presto possibile». Scherzi dell’età, a 63 anni? «No, no, anzi, c’è un po’ di compiacimento verso il degrado. Invecchiare è la più bella avventura. Un mio compagno d’infanzia ogni tanto viene qui a farmi dei video: a mia insaputa li ha messi su YouTube e sono un trionfo, tutto in dialetto, un successo. In un video sono in mutande che faccio il <a href="http://www.altriabusi.it/2011/07/29/trilogia-del-pediluvio/" target="_blank">pediluvio</a>, con tutto ’sto panzone e  ’sti pelazzi grigi… Mi diverto, anche se non sono un bel vecchio da vedere, mentre da giovane sono stato un gran bell’uomo, adesso lo posso dire. Ma sai, quindici anni fa pesavo 80 chili, adesso ne peso 97». Lascia il divano, si alza in piedi: «Guarda, sono un omone, massiccio». Il narcisismo però è sempre quello: «Non serve più, una volta faceva parte del mio gioco, il narcisismo, era molto funzionale alle cose che dovevo dire. Adesso non lo è più».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Di Stefano</strong></p>
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		<title>&#8220;Per fortuna riesco a farmi odiare&#8221; &#8211; Un&#8217;intervista ad Aldo Busi</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 10:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Danilo Biffi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo una bella intervista ad Aldo Busi apparsa sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; il 31 maggio 1996 a firma Paolo Di Stefano.
Per fare effetto, si potrebbe cominciare dall&#8217;Aldo Busi odioso: &#8221;Se oggi mi dessero il Nobel, sarebbe troppo tardi: dovevano darmelo nel 1988, all&#8217;uscita di Sodomie in corpo 11, che considero un libro grandioso&#8221;. La letteratura italiana? &#8220;Quando dicono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Pubblichiamo una bella intervista ad Aldo Busi apparsa sul &#8220;Corriere della Sera&#8221; il 31 maggio 1996 a firma Paolo Di Stefano.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per fare effetto, si potrebbe cominciare dall&#8217;Aldo Busi odioso: &#8221;Se oggi mi dessero il Nobel, sarebbe troppo tardi: dovevano darmelo nel 1988, all&#8217;uscita di <em>Sodomie in corpo 11</em>, che considero un libro grandioso&#8221;. La letteratura italiana? &#8220;Quando dicono che sono il più grande scrittore del secolo, io dico sì, d&#8217; accordo, Verga viene dopo di me. Ma non è vero che sono il più grande, sono l&#8217;unico&#8221;. Però, questo è un Busi già visto, il più noto. Meglio chiacchierare con l&#8217;altro Busi, con lo scrittore che parla dei suoi libri. Per esempio, del prossimo, appena concluso, <em>Suicidi dovuti</em>, dove il protagonista è uno spilungone di 62 anni che si trova in garage dentro una Cinquecento. Nel momento in cui decide di farla finita e di girare la chiavetta dell&#8217;accensione, la macchina resta ferma ma in compenso partono a ritroso tante storie che vanno e vengono e si incrociano per 440 pagine: &#8220;Il tempo reale dell&#8217; azione e del pensiero è un attimo. Lui è lì, accende la macchina e non si sposta, a quel punto comincia il romanzo, un romanzo tremendo sulla provincia italiana, in cui  c&#8217;è la fornaia, il postino, il sacrestano, la vedova allegra, il figlio scemo della farmacista, il sindaco leghista, l&#8217; abate. La cosa che ha scatenato tutto era la mia ambizione di parlare di un adulterio alle soglie del Duemila&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il libro si apre nel 1932 e si chiude nel febbraio &#8216;96: &#8220;Un lavoro enorme&#8221;. La fatica non sembra aver lasciato molti segni nei 48 anni di Busi, calmo, disteso, persino rasserenato mentre sorseggia un bicchiere di rabarbaro. L&#8217;altro Busi è decisamente più simpatico del primo. Chissà quale prevarrà nella sua nuova rubrica per &#8220;Io donna&#8221;. Sì, perché da domani Busi sarà presente nel settimanale femminile del &#8220;Corriere&#8221; con il suo<em> Manuale del perfetto gentiluomo</em>. Di che cosa si tratta? &#8220;Fingo di rivolgermi ai maschi per insegnargli a diventare maschi al duemila per cento, diventando donne&#8221;. Meglio non indagare troppo. A parte una precisazione: &#8220;Voglio soprattutto far ghignare il lettore. Ha ragione mia madre quando dice che il teatro bello è il teatro &#8216;di ridere&#8217;. Non c&#8217;è nulla di grandioso e serio come la risata, e questo vale anche per i miei romanzi&#8221;. Ma sarà anche un&#8217;altra occasione per farsi odiare da qualcuno? &#8220;Per fortuna riesco a farmi odiare, solo così posso godere della totale libertà, devo pur difendermi dalla omologazione&#8221;. Busi teme l&#8217; omologazione più che la vanità: &#8220;Io sono un po&#8217; come Totò, che quando finiva una scena in cui aveva fatto il matto e aveva mosso le braccia a geroglifico, si sedeva e diventava l&#8217; uomo più tetro del mondo. Ecco, sono esattamente come lui: adorabile e solitario. Ma se invece di scrivere mi fossi fatto avanti con le <em>public relation</em>, avrei fatto quelle cagatine che fanno gli altri e che durano una stagione&#8221;. Invece. &#8220;Invece, a me interessa che la gente acceda all&#8217;opera e se qualcuno compera un mio libro perché mi trova simpatico o piacevole, sono io il primo a disprezzarlo&#8221;. Sembra un paradosso, ma non lo è. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando meno te lo aspetti, Busi sorride e cambia registro. E dopo avere azzerato Gadda (&#8221;un palloso che nessuno legge&#8221;) e Eco (&#8221;non si fa letteratura con le catalogazioni&#8221;), incalza: &#8220;Se leggendo un romanzo senti puzza di cultura, puoi stare sicuro che lì non è scattata la grande e rarissima metamorfosi per cui l&#8217;uomo si fa altro da sé e diventa scrittura&#8221;. Poi, improvvisamente, si lascia andare a una confessione più intima: &#8220;Per me scrivere è veramente l&#8217; unica sfida possibile al vivere. Se qualcuno mi dicesse &#8216;ti racconto la storia della mia vita così tu poi la riscrivi&#8217; e parlasse per dieci ore, io utilizzerei solo i primi dieci minuti, le altre nove ore e cinquanta le metterei io. La funzione della vita è questa: di non servire a nulla. E se la letteratura ha uno scopo, è quello di farci sentire tutta la vita che ci manca, a cui abbiamo rinunciato per vivere la nostra. Tanti anni fa mandai una cartolina a una donna in cui dicevo che pur di scrivere mi sono ridotto a vivere. E&#8217; vero&#8221;. Sarà vero, ma è anche vero che Busi non dubita neanche un momento di sé, almeno a parole. E quando parla di sé , non esita a parlare di genio. Genio e sregolatezza? &#8220;Balle. I grandi artisti sono delle persone di una sanità totale. Forse la loro follia sta nel fatto che sono più sani e regolati degli altri&#8221;. E&#8217; talmente sano, Busi, da accogliere con <em>nonchalance</em> stroncature e indifferenze: &#8220;Quando le opere vengono omologate significa che sono state digerite ed espulse. Io non riesco a vedermi omologato a nessuna forma di società. Per questo i miei libri reggono benissimo all&#8217; indifferenza della critica. E poi la vera letteratura è sempre un po&#8217; dislocata rispetto alla contemporaneità&#8221;. E i lettori? &#8221;Non riesco a immaginare che tra duecento anni nessuno prenderà più in mano <em>L&#8217; amore e&#8217; una budella gentile</em>: l&#8217; ho riletto recentemente, è un vero gioiello. Non posso immaginare che <em>La delfina bizantina</em> non venga più letta da nessuno&#8221;. Perché? &#8220;Perché è un bacino idrico per il 2100&#8243;. Non c&#8217;è dubbio.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Paolo Di Stefano</span></strong></p>
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		<title>Arte a struscio &#8211; L&#8217;arte e l&#8217;arte di essere Aldo Busi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 07:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Daniele Fiacco ci invia un&#8217;intervista rilasciatagli da Aldo Busi e passata attraverso l&#8217;ormai consueto iter delle interviste a Busi, concordata tra mille garanzie di pubblicazione integrale e poi oggetto di controversia del suo estensore con la testata di riferimento, controversia per nessuna ragione spendibile qui. Se un giorno Fiacco lo vorrà, ci darà il resoconto delle traversie cui è incorsa la sua intervista planata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Daniele Fiacco ci invia un&#8217;intervista rilasciatagli da Aldo Busi e passata attraverso l&#8217;ormai consueto iter delle interviste a Busi, concordata tra mille garanzie di pubblicazione integrale e poi oggetto di controversia del suo estensore con la testata di riferimento, controversia per nessuna ragione spendibile qui. Se un giorno Fiacco lo vorrà, ci darà il resoconto delle traversie cui è incorsa la sua intervista planata ora incolume su altriabusi.it. Nel frattempo lo ringraziamo e la pubblichiamo nella sua versione originaria sottoscritta da Busi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Occuparsi di arte da Scrittore significa entrare in conflitto con gli artisti che non vogliono vedere la sociologia del mercato e della politica in cui sono semplici e spesso idiote pedine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno Scrittore non è qualcuno con cui si possa essere d&#8217;accordo o in disaccordo: è un tutto a sé stante che guarda le cose con un occhio invisibile facendo deflagrare la reticenza. Uno, insomma, che non concede approdi alle fisime di chi legge. Se così non fosse sarebbe soltanto una voce interessata, un orpello da propaganda, cose che pertengono di più agli invertebrati con le mani sporche d&#8217;inchiostro. Uno Scrittore, invece, fa fuoriuscire il non detto sotto la patina, dà un altro corpo a ciò che è stato rimosso o mal celato, trasmutandolo in una tensione estetica gratuita e per questo impossibile da allineare. In alcuni può suscitare rabbia, fastidio contorto, sdegno da faccia di bronzo, ma quello che scrive (e dice) è lì e non si cancella, ti costringe a ripensare le cose, se sei rimasto vivo, altrimenti il rancore ti sovrasta e preferisci non leggere, preferisci censurare facendo spallucce, preferisci metterci il marcio che non c&#8217;è pensando che non ti riguardi. Questa intervista vuole essere un&#8217;incursione nel mondo dell&#8217;arte, non rinchiuso qui nell&#8217;immagine che di esso vuole dare, ma esposto impietosamente nei suoi difficili legami con l&#8217;economia e la politica. È un corpo estraneo che si conficca, riflettendo da un punto di vista remoto le chiusure, i disagi e i malesseri tenuti al guinzaglio – dorato &#8211; del sistema dell&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa occuparsi di “Arte” da Scrittore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Significa entrare in conflitto con gli artisti che non vogliono vedere la sociologia del mercato e della politica in cui sono semplici e spesso idiote pedine e con i galleristi ai quali dell’arte non importa niente perché non è valutare un’opera d’arte in quanto arte il loro mestiere, che consiste nel monetizzarla. Saper dipingere oggi è l’ultima delle condizioni richieste e per fare una mostra e per avere successo, e sapere di arte, anche in senso storico, non è richiesto per diventare galleristi di grido. In generale, mi diverte vedere come più si è ignoranti in tutto, più si trova un cuneo per occuparsi d’arte, e in prima persona e come gallerista o mercante o critico. I salotti di Roma e di New York sono pieni di artisti, anche a cinque zeri, e di damazze che non sapendo niente, sanno di arte a naso, che è anche il modo più chic per fare bella figura con poca spesa, rigatoni alla puttanesca, ovvio, e personale filippino a parte. Io, in quanto Scrittore, in questo piccolo mondo antico dominato da gente che rasenta la collusione mafiosa col potere e col riciclaggio di denaro sporco e che fa forse una fattura su venti compravendite, non conto davvero niente: con la mia condotta etica, per tralasciare quella estetica di cui non importa niente a nessuno, oggi non avrei l’autorevolezza e la credibilità di far fare una mostra nemmeno al giovane Cimabue redivivo. L’arte nella sua smitizzata e pragmatica quotidianità può essere molto nauseabonda, proprio come qualsiasi altro ambiente di lavoro o essere umano. Ho incontrato cento e passa tra galleristi e artisti italiani e no, tutto quello che ricordo è una querula voce da prete che biascica la stessa litania su luce e spazio e tempo e su quanto è bello il suo ombelico, un misero tentativo di arrivare a gonfiare la propria immaginativa forza contrattuale col blabla da puntina su disco rotto. Va da sé che non darei tutta la Cappella Sistina nemmeno per una rima baciata di Guido Gozzano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il possesso materiale di un&#8217;opera aggiunge qualcosa all&#8217;esperienza che se ne fa? Qual è l&#8217;atteggiamento di uno Scrittore verso il collezionismo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non so, perché non sono collezionista. Quando scrivevo cataloghi, e solo per artisti che sollecitavano in me una qualche forma di riflesso linguistico… mai scritto un catalogo a comando o dietro commissione, anche se ho scritto cataloghi per artisti che sapevo minori e che minori sarebbero restati… esigevo due quadri in cambio, dal più illustre al più sconosciuto, ma la mia quadreria è formata da opere che ho pagato di tasca mia, in gallerie e persino ad aste, ma spesso per aiutare un artista agli inizi e più spesso ancora per aiutare un artista che dagli inizi non si è mai più spostato; il mio garage e la mia cantina traboccano di opere pagate carissime senza alcun valore di mercato, francamente non so nemmeno quante sono e dove sono, ogni tanto ne prendo una decina a caso e, quelle non ammuffite o scolorate o irreparabilmente danneggiate dal pluribol d’imballaggio, le regalo, arredo le pareti di case di persone a me care, sempre che piacciano loro, altrimenti ne sballo delle altre fino a che non ne incontrino di loro gusto. Mai rivenduto un solo centimetro di arte, ancora mi vergognerei a farlo, non so, mi sembra la profanazione di uno scambio di simboli, perché ho la memoria cortissima e non vorrei mai e poi mai, per esempio, vendere un’opera che io ho chiesto a un dato pittore per fargli omaggio della copertina di un mio titolo. Ora però penso che un giorno mi alzo e contatto una delle tre importantissime case d’asta che ciclicamente mi chiedono di servirmi di loro e metto tutto in vendita non come opere d’arte ma come memorabilia busiani, sono sicuro che così qualcosa in più lo realizzo o che con un Maestro prendo almeno quanto battendo il mio colapasta, almeno l’asta, che è lo specchietto per le allodole che si credono falchi, si trucca in modo intelligente e congruo al valore simbolico di possedere qualcosa che è stato visto e talvolta persino toccato da Me. C’è stata come si sa la bolla anche nel mercato d’arte, ti tirano dietro tutto a un terzo del suo prezzo di dieci anni fa, fare un falso costa ormai più che sbarazzarsi di un autentico, di recente a Roma un gallerista abbastanza famoso ha venduto tre lavori di una Preziosa dell’Arte al prezzo di uno e costui, per non dire Costei, ha incassato, in tutti i sensi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Un&#8217;opera che Le piace è anche un&#8217;opera che Le fa venire voglia di parlare&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non parlo quasi mai d’arte, non saprei con chi: alla gente non interessa e con gli artisti e i galleristi si parla di ben altro, cioè mi adeguo a quello che sanno loro, il che è ben poco. Mi sarebbe piaciuto un paio di mesi fa parlare di Chardin e dei suoi tre ritratti di giovane con bolla di sapone, visto che ero stato apposta a Madrid per vederne la mostra al Prado, ma con chi parli di una cosa simile? Con la fornaia, con Achille Bonito Oliva, con Ontani, con un gallerista fiorentino o della Rive Gauche dei Navigli? Ci sono argomenti tabù, sarebbe come scaccolare a tavola il naso del vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I Suoi libri si scontrano con un pensiero ostinatamente “cortigiano” da cui il paese non riesce ad emanciparsi e che ingloba tutti gli aspetti della vita civile, politica ed economica. Le difficoltà dell&#8217;Italia ad entrare in una sfera europea &#8211; quanto a diritti, libertà, autonomia politica rispetto alla Chiesa &#8211; pensa possa rappresentare un ostacolo per la crescita di un artista italiano a livello internazionale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vedi sopra e vedi sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1997 ha pubblicato “Nudo di madre (Manuale del perfetto scrittore)”, in cui si parla della Letteratura come di un&#8217;arte autonoma, non organica ad alcun potere; un&#8217;arte che domina sulle altre, ritenute intrattenimento più o meno valido e sempre determinate dalla domanda di un pubblico, di una élite economica o partitica, di un “branco”, appunto, e incapaci quindi di rivoluzioni al di fuori del loro contesto specifico. Un Artista visivo può fare suo il ragionamento di Aldo Busi sulla libertà della Letteratura riportandolo al sistema dell&#8217;arte? Un Artista può essere perfetto senza essere Scrittore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Adesso faccio l’istruito provinciale perfetto. Il mito della perfezione si rifà al mito della teleologia, ossia della meta finale o dello scopo ultimo dell’universo e quindi dell’uomo, mito che trasmigra da Platone ad Aristotele dei quali ci resta infinitamente di più che non di Epicuro, di cui non ci resta politicamente e culturalmente niente, perché consustanziali alla fabula cristiana che finalizza il tutto nel suo Dio unico e Padre Onnipotente cui tutti tendiamo per innatismo da vermi ormai eretti e incontentabili. Epicuro inventa il caso e, non a caso, l’atomo vagante nel vuoto che polverizza, almeno come intento, ogni possibile teologia teocratica in fieri in Aristotele, distruggendo così, purtroppo non abbastanza e non alla radice, quel mito di perfezione che farà tanto comodo ai pr(of)eti e ai Padri della Chiesa in generale. Ecco perché Epicuro viene fatto fuori, nemico per eccellenza della Scolastica: perché alla perfezione, che è una coazione al terrore di non piacere abbastanza a Dio, preferisce il caso e l’assoluta indifferenza alle sorti umane degli Dei e quindi il caos senza origine e senza fine, senza neppure la morte, in effetti. Egli inventa cioè la bellezza della vita non sistemata in un fine ulteriore, che di per sé per i cattolici e per tutti i loro simili, buddisti compresi, è un doppio, occultato, sporchissimo fine per quel millenario e inferiorissimo commercio che fa dell’Italia, per esempio, l’eunuco per eccellenza della democrazia dell’Europa che conta. Ha notato come più sono dei rintronati malati di fanatismo religioso, di machismo, di puttanite e di nanismo cerebrale, più si sentono perfetti? Proprio come a partire dal Settecento era d’obbligo spacciarsi per felici e sottoscrivere il Manifesto della Felicità anche per ogni reietto, servo della gleba e disgraziata casalinga scampata per miracolo alla peste per morire in seguito di “Ballando sotto le stelle”. A un artista non si chiede niente, a parte di starsene buono a cuccia e lasciar fare agli altri, rilasciare interviste stupidine… se Lei legge un’intervista di Twombly, di Anish Kapoor, uno su mille, insomma, e ha un minimo di cellule grigie in testa, li lascia alle loro blande ottusità zen, restituisce i loro artefatti al primo asilo nido a tiro e si mette a collezionare fermacarte di Murano, infinitamente meno kitsch e meno reazionari. Un artista è lasciato libero di credersi quel che vuole, tanto danni non ne fa, il suo brodo di coltura civile è l’ignavia del naif a tavolino e la comunella con l’assessore compiacente, deve però produrre molto, lasciare un bel magazzino pieno alla lungimirante vedova ed essere al più presto consacrato previo necrologio. Il genio, come la perfezione, è un palmares da mercato che si agguanta solo con la morte. Io ho parlato con tanti artisti, anche dell’ex Pastificio Cerere a Roma, tutto quello che ricordo è che gli mancava solo la parola. Due, Pizzicannella e Savini, sono arrivati addirittura a farmi gli auguri di Buona Pasqua. A me! Uno Scrittore è un campione unico e irripetibile, l’artista è seriale per costituzione e ansia da sopravvivenza. Gira e rigira, un artista è come un musicista o uno stilista o un ghost-writer o un attore o un regista o un giornalista, come il Carlo Conti che tutti li racchiude: è funzionale al suo sistema di riferimento. Uno Scrittore, no. Sono tutti a libro paga di qualcun altro, sono ideologicamente dei sottoposti per tacito contratto, il loro unico vero inferno è il paradiso da sicurezza del quieto vivere e temono un riflesso negativo dei media come uno spalaneve un inverno tiepido. Non esiste un artista affermato “contro” come non esiste un cantante affermato “contro”. Uno Scrittore no e poi no, ripeto, anche perché uno Scrittore è innanzitutto contro se stesso e non perdona solo se ha dimostrato di non perdonarsi niente. Io, poi, do il massimo delle garanzie, fallito come sono, e non per caso: scientemente. Sono fallito rispetto alla riuscita del Paese di riflettersi in me, problema suo. Troverei umiliante avere più successo in questo Paese o essere considerato di più, detesto i malintesi soprattutto se portano a onori e a prebende. Ma io sono io, se fossi un altro non starei lì tanto a spaccarmi la testa perché avrei potuto tirar fuori l’Aldo Busi che era in me ma non avevo nemmeno un quinto delle palle necessarie. Per quanto scoglionato, farei finta di niente, anzi, darei addosso al vero e unico Busi come chiunque. Sarei, per l’appunto, un italiano medio, e probabilmente esporrei da Gagosian o da Minini o da O’Neill o da Massimo Di Carlo… che sono il massimo di dove si può arrivare mantenendosi saggiamente nella medietà ovvero nel centro, altalenandosi concettualmente tra Casini e la Santanché e spingendosi, al culmine della follia e dello sperimentalismo più spericolato, a uno sfioramento di foulard con la Binetti… e mi avrebbero già dato la Legion d’Onore a Villa Medici o addirittura a Rho Ferrarese e andrei a braccetto con un famoso protettore delle arti come Bassolino o Ottaviano del Turco o con Miuccia Prada o Alessandra Borghese e mi comunicherei direttamente da Messori in diretta su Rai1, Rai2 e Rai3.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>In un periodo in cui l&#8217;identità soggettiva è fortemente legata all&#8217;elaborazione di un “fighismo” da vetrina, da social network, in cui ognuno sembra avulso dalle tensioni della vita sociale e legato a un&#8217;immagine parziale ed edulcorata di sé, è possibile vederLa su Youtube mentre si fa il pediluvio sul balcone di casa, oppure in ciabatte e mutande o mentre cucina il coniglio e ragiona di politica, sesso e potere, arte ed esperienza civile. È un po&#8217; come dire che a uno Scrittore non possono corrispondere i fantasmi di uno standard estetico? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Indovinato!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>(domande di Daniele Fiacco, risposte di pugno dello Scrittore, 15 Luglio 2011)</em></p>
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		<title>&#8220;Io non ho perso alcun treno, ma molti treni hanno perso me&#8221; &#8211; Un&#8217;intervista inedita ad Aldo Busi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 19:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, particolarmente grati, pubblichiamo:
Per festeggiare la riapertura del sito, invio un&#8217;intervista che mi fu chiesta il 5 maggio; in quella data, mi trovavo all&#8217;estero e, raggiunto dal giornalista di &#8220;D di Repubblica&#8221; per telefono, risposi che, malgrado non ne avessi né tempo né voglia, gliela avrei consegnata, e a titolo gratuito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Aldo Busi e, particolarmente grati, pubblichiamo</em>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per festeggiare la riapertura del sito, invio un&#8217;intervista che mi fu chiesta il 5 maggio; in quella data, mi trovavo all&#8217;estero e, raggiunto dal giornalista di &#8220;D di Repubblica&#8221; per telefono, risposi che, malgrado non ne avessi né tempo né voglia, gliela avrei consegnata, e a titolo gratuito, da lì a una settimana; il giornalista mi disse che doveva andare in stampa l&#8217;indomani stesso, gli risposi che in questo caso non ero proprio in grado di soddisfare la sua richiesta, lui disse che mi avrebbe inviato lo stesso le domande. Non mi andava di servire da ripieno stolidamente glamour a due paginate di pubblicità su uno di quegli inserti che, quella rara volta che compro un quotidiano, lascio automaticamente giù alla cassa, però mi dispiaceva per il giornalista, che non conoscevo (tanto che qui ne tralascio il nome, per non rovinarne un anonimato che è riuscito a conservare in decenni di carriera). Al mio solito, piantai lì tutto (non molto, per la verità, ma è pur sempre il mio tutto), rientrai in albergo e trovai la seguente mail (la premessa e le domande sono così generiche che di certo non inficio alcuna proprietà artistica se le ricopio e le mie risposte hanno ben poco di inedito, ma insomma&#8230;)</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Buongiorno Aldo Busi, so che molto difficilmente avrà tempo per rispondermi per domani, ma come le ho detto, provo. Non perda tempo, se non ce l&#8217;ha nelle prossime 24 ore, perché dopo, per ragioni di stampa, non potremmo inserire le risposte nel giornale. Le domande, da interpretare nel modo più personale, diretto, ma per ragioni di spazio, con risposte sintetiche, sono queste:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>1) Per farcela, e alla grande, di cosa ha bisogno? (qualunque cosa, pratica teorica, pensiero ecc)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di smettere di farcela in qualsivoglia campo, i miei traguardi sono tutti alle spalle, la vita me la sono giocata proprio bene e non mi voglio male, una vita di scorta per non ripetere gli errori, nel mio caso lievissimi, mi farebbe orrore. Inoltre non esistono occasioni mancate da rimpiangere, visto che infine sono state proprio quelle afferrate che ci hanno deluso. Io non ho perso alcun treno, ma molti treni hanno perso me: non mi stupisce che siano deragliati. Sono riuscito a fare me stesso alla grande e a non delegare ad altri, ed alcun dio farabutto infinitamente meno dei suoi ministri, la mia ragione e i miei sentimenti, di cui ho goduto appieno e come raramente può succedere a essere umano. Certo, ho tenuto la testa ben avvitata sul mio di collo e la lingua è sempre la mia, non è mai stata e mai sarà a servizio di un ventriloquo. Anche se qualcuno mi dicesse, fosse pure per civetteria, &#8221;Dimmi chi sono&#8221; e io non potessi che rispondergli, &#8220;Qualcuno con cui non voglio avere a che fare. Stammi bene&#8221;, resto compassionevole. Meglio essere una mammoletta per pigrizia e per senso dell&#8217;umorismo che uno spietato per cinismo e machismo, per odio di sé, infine..</p>
<p style="text-align: justify;"><em>2) Di chi (lontano o vicino, intimo o sconosciuto) ha bisogno?</em></p>
<p style="text-align: justify;">In verità, di nessuno, nemmeno di me in misura eccessiva, mi sembra di aver vissuto più che a sufficienza, se tirassi l&#8217;ultimo respiro alla fine di questo periodo ovvero frase, non mi mancherei più di tanto. Non ho mai conosciuto il dolore di una morte, nessuno in vita mia è mai morto in un momento in cui ancora ero passibile di sentirne la mancanza, di accusare il colpo come se fosse stato inferto a me. Tuttavia, pur non avendo figli, sono molto fortunato, perché sono parecchi gli esseri umani per i quali darei la vita a occhi chiusi, quasi grato dell&#8217;onore che mi farebbero per chiuderla così.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> 3) Di cosa NON ha proprio bisogno? (cosa è qualunque cosa, pratica teorica, pensiero ecc)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di plagiare o di pagare qualcuno affinché riconosca in me qualità o un sex appeal che non possiedo. Il fondamento di ogni rapporto consiste nella libertà, intellettuale e civile, e nell&#8217;autonomia, psichica ed economica, di dire e di sentirti dire di no in qualsiasi momento senza far ricorso alla violenza, il che non significa che non devi opporti strenuamente alla violenza di chiunque voglia farti dire di sì contro la tua volontà. Essere respinti e dire &#8220;ci ho tentato, grazie lo stesso&#8221; e girare i tacchi resta il nonplusultra dello chic. Ovviamente, ti penti subito di aver detto di no a uno così, e cominci a corrergli dietro e fargli promesse d&#8217;amore eterno. Invano, perché uno così non ritorna sui suoi passi. &#8220;Mai dare una seconda possibilità a chi non ha saputo cogliere la prima&#8221;: l&#8217;avrò scritto trent&#8217;anni fa, mi ci sono attenuto e mi sono sempre trovato bene, anche dovendo spurgare un bel po&#8217; di rabbia, perché il primo che ci smena sei tu. In amore, non mi è mai piaciuto che si potesse dare il via a un incontro con una umiliazione, un atto di sottomissione, un bidone, ecco. Io non ho mai tirato un bidone a nessuno, preso un appuntamento, mi sono sempre presentato, perché mi dicevo, spero tanto di non essere il solo ad andarci, ma anche se così fosse, per male che mi vada, incontro la fede nella mia parola data innanzitutto a me stesso, se non si presenta nessuno, mi sono presentato io, mi prendo a braccetto e mi porto a spasso. Di sicuro, però, un secondo appuntamento allo stesso fantasma, no. Perché era già un fantasma allorché il bidone ce l&#8217;ha dato la prima volta ,e un fantasma non diventerà mai una persona la seconda.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>4) Una frase che la fa stare bene? (presa da qualunque mezzo, supporto, libro, canzone, vita ecc)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Oh, purtroppo è una frase utopica e ben poco futuribile, una frase onirica: &#8220;Il Papa arrestato con le casse dello Ior al confine di Chiasso. Sgominati Berlusconi e la sua maggioranza. Ghigliottinati anche Bersani e la minoranza. Boia per suffragio universale: Aldo Busi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> 5) Dove è felice/il suo posto della felicità?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Anche se una volta erano dei coglioni e ora solo dei cosiddetti, sarebbe il posto dove nessuno me li rompa ancora con &#8217;sta fetecchia di questione.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una mezzora dopo aver inviato l&#8217;intervista e non aver ricevuto neppure un grazie, spedisco un sms al giornalista dicendogli che essa non può venir né tagliata né modificata e che, affinché qualcuno la possa leggere, intendo pubblicarla su Dagospia il giorno dell&#8217;uscita dell&#8217;allegato; dopo cinque minuti, non ricevendo alcuna risposta nemmeno all&#8217;sms, invio mail di diffida: non intendo più che l&#8217;intervista venga pubblicata, perché la mancanza di cortesia è inammissibile: nell&#8217;istante in cui schiaccio &#8220;invio&#8221; squilla il cellulare, è il giornalista, che si scusa molto, ma il direttore ha detto che è troppo lunga e, poiché non si può adattare, non se ne fa niente. Dico qualcosa come, &#8220;Troppo lunga quanto? Per le pillole doveva rivolgersi in farmacia, non a me, i miei testi, gratis o no, li decido io&#8221;. Da qui arguisco &#8211; per la milionesima volta - che solo i disperati più proni e quindi col pelo sullo stomaco ormai schiacciato e aggrovigliato a terra possono vivere di giornalismo italiano.</strong></p>
<p><strong>Aldo Busi</strong></p>
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