Non aprite quella bara – Una replica di Aldo Busi agli apologeti della sessualità come “fatto privato”

Pubblicato il 04 marzo 2012

A seguito dell’apparizione sul “Fatto quotidiano” di un articolo che commenta il testo di Aldo Busi da noi pubblicato con il titolo “Su Lucio Dalla e sugli scomparsi ad arte già in vita”, lo Scrittore ci invia la replica seguente, per la quale lo ringraziamo.

L’articolo a firma di tale Sciltian Gastaldi Busi, una parola buona per tutti i morti sul “Fatto quotidiano”, non so se on line o su cartaceo, è di una tale ridicola e analfabeta supponenza da chierichetto frustrato che può fare il paio solo con quella, ma almeno in pessima buonafede, di quanti pelosissimamente ancora asseriscono che la sessualità umana è un fatto privato e ognuno dentro casa sua fa come crede – non solo la sessualità è politica e non privata, ma non lo è neppure l’aria ognuno coi suoi polmoni, perché non sei tu a decidere quale aria respirare, e te lo dice uno che abita in un posto dove il tasso di mortalità per cancro è tra i più alti d’Europa e dove, mi cito, ”l’unico modo per ventilare gli ambienti è non aprire le finestre”.

Se io non ho detto quello che ho scritto su Tondelli e Dalla quando erano ancora in vita (anche se a Tondelli l’ho detto di persona) è stato perché a) potevo sempre illudermi che ci avrebbero pensato a convincersi e a ravvedersi da sé prima che fosse troppo tardi, b) io per principio, se uno non è omofobo di mestiere ma è solo uno strainculato gay timoroso del fuoco di Sodoma e vive nel calduccio della sua vantaggiosa (?) ipocrisia a sfondo clericale, lo lascio al suo destino e non forzo una situazione a suo vantaggio liberandolo dal gioco suo malgrado: che crepi così come ha vissuto, la sua irresponsabilità illimitata è una cosa che ancora non riguarda me cittadino, c)  perché non erano più vivi in vita di quanto non lo siano diventati da salme e solo la morte gli ha restituito quel po’ di vita degna di una mia parola a riguardo.

Ora sappiamo che invece del “Fatto quotidiano” possiamo tranquillamente comperare l’“Avvenire” – che, mi costa ammetterlo, è scritto anche meglio.

Aldo Busi


8 responses to Non aprite quella bara – Una replica di Aldo Busi agli apologeti della sessualità come “fatto privato”

  • Marco Ghizzoni scrive:

    Leggendo l’articolo in questione mi sembra che sia proprio questo Gastaldi a cercare un minuto di popolarità in più, ammesso ne abbia mai avuto mezzo, approfittando dello scritto di Busi per intingere la penna nell’inchiostro ormai secco del suo calamaio e, tanto che c’è, pubblicizzare i suoi libri in fondo alla pagina, che non guasta mai.
    È chi sfrutta una polemica il vero avvoltoio e non chi la crea, chi, come gli sciacalli, aspetta la calamità naturale per infilarsi nelle case altrui a fare razzia di quello che vuole ma non può avere.
    Il problema non è perché Busi abbia aspettato la morte di Dalla per scrivere quello che ha scritto, ma bensì il fatto che, se lo avesse fatto prima, nessuno ci avrebbe fatto caso. E basta con ’sto rispetto per i morti, “e il rispetto per i vivi, quando?”

    P.S. Ma poi cos’è ’sta storia che Dalla e Tondelli avrebbero accennato alla loro omosessualità nell’arte? Allora uno che non è artista cosa fa, ne dà accenno nella denuncia dei redditi? Sarebbe semplicemente bastato prendere le distanze dalla Chiesa in ogni sua manifestazione e rinunciare a funerale e sepoltura religiosi invece di cedere al baciapilismo cattolinculato prima e alla vigliacca raccomandazione dell’anima a Dio poi.

    • Vincenzo Politi scrive:

      Non mi soffermo sul valore stilistico dell’articolo (cosa che comunque non farei mai, nemmeno se fossi lo Scrittore) e piuttosto voglio riflettere sul suo scopo: non penso proprio che il sig. Gastaldi stesse cercando un mezzo minuto di popolaritá. Una persona che va in Canada a lavorare e a fare un dottorato di ricerca, che scrive (e pubblica) romanzi e articoli non credo abbia bisogno di esternare un disaccordo strategico giusto per farsi pubblicitá. Una persona cosí, che ha altro a cui pensare e da fare, puó permettersi il lusso di esternare un disaccordo che é genuino. Piuttosto, quanti minuti e secondi di effimera e quasi anonima notorietá cercano tutti quelli che si dichiarano d’accordo… ma che dico?, Fedeli a Busi a oltranza?

      L’articolo mette in luce una prospettiva interessante: e se in alcune canzoni Dalla effettivamente avesse premuto quel tasto lí? Questione dirimibile solo ascoltando tali canzoni.

      Vorrei anche ricordare che Tolstoj lasció la moglie e andó a vivere assieme al suo “amico” e “discepolo” Chertkov, in una piccola casetta dove, pare, dormissero assieme nello stesso letto. Che Tolstoj fosse gay é cosa risaputa (lo sapeva pure lo moglie, che lo sbandieró ai quattro venti a separazione avvenuta). Allo stesso tempo, peró, é innegabile la forte spiritualitá che caratterizza e ispira molte delle sue opere: una spiritualitá, certo, imbastardita da riflessioni filosofiche (Schopenhauer) e suggestioni orientali (Buddhismo), ma con una innegabile e fortissima componente di matrice Cristiana-Cattolica. Quindi? Tolstoj era un ipocrita, un doppiogiochista, un falso, un servo del sistema?
      E quindi? Che é, non dobbiamo piú leggere “Guerra e Pace” o “Anna Karenina”?

      Sincero nel disaccordo,
      Vincenzo Politi.

  • Antonella Musa Rossa scrive:

    L’invidia è un fatto puramente terreno, del resto, non è mai tornato nessuno dall’aldilà per renderci noto se anche i trapassati soffrano di tali disturbi d’animo. Ho letto quel tal Sciltian Gastaldi [il nome mi suona come nathan falco...]e l’unica cosa che ho trovato, oltre al gran fumo provocato dall’incenso asperso col turibolo attorno alla salma, è il tedio del fatterello in sè intriso di quell’enfasi sul confronto della propria considerazione di Lucio Dalla e quella rappresentata dal Signor Aldo Busi: un accostamento impari. E’ assolutamente ipocrita credere che la morte ci mondi di tutti i peccati e a mio parere è peccato mortale aver vissuto celando di essere quel che si era con il precipuo intento di farsi accettare senza macchia, senza riserve. Ciascuno è libero di viver come vuole senza infrangere o deludere la libertà altrui, sicchè l’onestà mentale è d’obbligo, ad ogni costo. Sciltian, questo nuovo inquisitore de noantri, lo vedrei meglio come pennivendolo al soldo di Signorini, ma mi punge vaghezza che il fatto quotidiano – oramai orfano del satrapo di Arcore – si contenda col servitore Alfonso certi articoletti da dozzina. Profonda stima e ammirazione allo Scrittore Aldo Busi.

  • Paolo Baggi scrive:

    Dott. Busi, dopo qualche accenno di fastidio alla notizia del suo articolo (tutto sommato Dalla mi è sempre stato simpatico e le sue canzonette mi hanno spesso rubato qualche lacrima) mi sono convinto a leggere il suo pezzo. Se ieri l’ho trovato ragionevole, oggi, dopo le parole del sacerdote che ha celebrato in San Petronio, lo trovo indispensabile. Se tutta la carità cristiana si riduce al perdono dei peccati previo loro riconoscimento da parte del peccatore, è più che ovvio che un omosessuale con un briciolo d’amor di sé non possa chiedere perdono alcuno. Chi lo fa, ammettendo la viziosità dei propri comportamenti privati, danneggia e indebolisce un intera schiera, che ha tutto il diritto di vedersi riconosciuta nei propri desideri. Del resto, dott. Busi, anche l’autodeterminazione ha dei limiti, dei costi e forse addirittura un destino: la colpa attanaglia le caviglie di tutti e molti li prende alla gola. C’è chi ha la disgrazia di essere cattolico da prima d’esser nato e la forza di volontà è un invenzione non meno fantasiosa del fuoco di Sodoma (anche se lei, almeno nella prima, sembra credere molto). Certo: se si avesse tutti un po’ più di coraggio la vita potrebbe essere più leggera; ma chi non lo trova, e siamo in tanti, ha già la sua penitenza.
    Con immensa stima.

    • Lorenzo Taidelli scrive:

      Ieri sera, nel corso della trasmissione Qui Radio Londra, in vista del funerale di Lucio Dalla, il giornalista Ferrara accenna al rapporto tra omosessualità e istituzione ecclesiastica; quest’ultima, dice, vede i gay come pecorelle smarrite, come coloro i quali vivono il tema dell’eros nel disordine.

      Bene, la disinformazione sul tema è dilagante, e pure molto nociva. In quelle menti giovani e sensibili, sprovviste di strumenti intellettuali per neutralizzare certe scipitezze, parole pronunciate con leggerezza possono suonare come perentori divieti, come sentenze inderogabili, come accumulo di colpa, e cioè come rovinoso terrorismo psicologico. Siccome l’omofobo è un omosessuale schiacciato, represso e spaventato, per prevenirne la germinazione di futuri, tutti devoti a novanta e irreprensibili e puntuali nel correre a prendere dio in bocca, se la redazione me lo permette, vorrei segnalare un collegamento di rete dove padre Alberto Maggi, un teologo biblista di rara onestà intellettuale, discute approfonditamente in televisione l’argomento abborracciato da Giuliano Ferrara. E’ stupendo. Maggi ratifica il fallimento della Chiesa là dove essa antepone il dogma all’amore, poiché il bene dell’uomo (individuo, non specie) è il valore massimo, unico e inviolabile.

      http://www.youtube.com/watch?v=346Qbc3joss

      Grazie per l’attenzione,

      Lorenzo Taidelli

  • Antonio Coda scrive:

    La passione civile di Aldo Busi è rivolta contro il ricatto-licesimo che con Dalla ha portato a segno l’ennesimo suo successo, e quindi l’ennesimo fallimento di tutti coloro che non hanno dato in delega a nessuna chiesa la propria etica e la propria preferenza sessuale. Dalla è stato un collaboratore in pubblico – quindi nell’unico spazio dove abbia un significato l’esserlo o no – dell’ideologia religiosa che non ha mai smesso di avvilire, sminuire e reprimere, quando va bene, qualsiasi espressione che non ne sia il proprio rintocco – a morto sempre.

    L’articolo di Sciltian Gastaldi manca il tiro: invece di cogliere l’occasione di discutere del possibile rapporto che un artista può stabilire con e contro la morale-del-suo-tempo, si accontenta di pronunciarsi meschinamente contro Aldo Busi e mai contro quello che Aldo Busi denuncia. Gastaldi, volontariamente o, peggio!, involontariamente ha attuato la solita operazione di distrazione e depistaggio.

    Non si possono ridurre i diktat sessuofobici della dottrina cattolica alla questione(?) omosessuale (inventata dalla dottrina stessa): è la sessualità di tutti e in quanto tale a essere sotto attacco, per essere messa sotto controllo assieme a tutto il resto.

    Un grato saluto,
    Antonio Coda

  • Marco Grimaldi scrive:

    Aldo Busi ha il pregio encomiabile di non mandarle a dire, di non avere il bigottissimo “rispetto della morte” (ma chi lo dice che bisogna aver rispetto della morte o dei morti? A questo punto bisognerebbe avere rispetto anche per Hitler o per Pol Pot, visto che anche loro sono morti, no?) e di essere – forse – l’unico vero laico in questo paese sempre più vaticanizzato e “RUINato”.
    Aldo Busi non voleva criticare Dalla perché non ha fatto coming out in vita, Aldo Busi voleva invece criticare Dalla perchè non ha MAI una volta pronunciato UN SOLO commento a favore dei gay o anche solo contro l’omofobia, fingendo perfino di sbavare dietro alle tette della Ferilli quando invece adocchiava il pacco del cameraman poco lontano. Aldo Busi criticava questa santificazione di Dalla post mortem, quando di santo c’era ben poco, e c’era invece molto di bigotto. Un “poeta” com’è stato definito, un “genio” che non ha mai speso una sola parola a difesa dei suoi simili, per me non è né poeta né genio ma solo un gran paraculo. Stima incondizionata ad Aldo Busi e alla sua verve sinceramente laica di cui oggi c’è sempre più bisogno e che, in questi frangenti, è ben più utile di tante canzoni e canzonettari.

  • Beatrice Piraccini scrive:

    Tutti in Italia sapevano che Dalla era omosessuale: quello che invece io però non sapevo, ma credo di non essere l’unica, era che fosse così credente, tanto che appena è trapelata la notizia della sua morte i vari telegiornali si sono affrettati a sottolinearlo come il tratto caratteriale più saliente del cantautore e a me questa strana urgenza mi è sembrata subito fuori luogo, è stato come se si fosse sentito il bisogno di fargli perdonare qualcosa.
    Se fosse morto Celentano ne avrebbero parlato di meno.
    Non potevano a questo punto mancare i funerali solenni in San Petronio: ma sono convinta che l’umiliazione a quel feretro, a quell’uomo famosissimo in tutto il mondo e credo molto amato anche in Italia (perché anche chi non stravede per le sue canzoni come me non può non conoscerle ed apprezzarle) non vengono certo dalla parole civili di Busi, quelle anzi sono un innocente buffetto post mortem… Vengono direttamente dalla sua amata chiesa che ha fatto sapere anzitempo che le sue canzoni non sarebbero risuonate durante la cerimonia funebre.
    Mi è sembrata una forma di disprezzo: ti faccio il funerale perché ti sei comportato come devono fare quelli come te, ma poi alla larga…
    Meglio pensarci prima ed evitare tutto questo: dalle nostre parti, declinandolo in dialetto, si dice che in determinate circostanze si fa la figura di un cane in chiesa.

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