Alla ricerca di cause migliori (III) – Altra eco della stampa
Pubblicato il 19 gennaio 2012
Il lettore Antonio Coda ci segnala un articolo a firma di Massimiliano Parente apparso oggi sul quotidiano “Il Giornale”. Lo pubblichiamo volentieri perché, al di là dell’acredine che lo intossica, a modo suo Parente fa qualcosa che nessun giornalista tra quelli che pubblicamente si dicono lettori di Busi o suoi estimatori ha fatto finora: dà risalto su un quotidiano nazionale al nostro appello in favore di Busi permettendoci così di portarlo a conoscenza di un maggior numero di persone. E’ più di quanto ci aspettassimo di ricevere da Parente dopo che gli avevamo chiesto di unirsi ai firmatari dell’appello e lui, cortesemente, si era rifiutato.
La triste parabola di un grande autore sempre più provinciale e “borghese” (”Il Giornale”, 19 gennaio 2012)
di Massimiliano Parente
Io non so come abbia fatto Aldo Busi, che era riuscito a diventare Aldo Busi, mica pizza e fichi o Baricco e Scurati, a trasformarsi in quello che è, una pizza e basta. Sarà l’età, sarà colpa della tv dei reality e degli anni Ottanta e del Maurizio Costanzo Show, sarà quel che sarà, adesso poco importa. Anche perché in teoria c’era una bella notizia, inviata dallo stesso Busi a Dagospia: «Dopo dieci anni che non scrivevo più, alle ore 9.34 del 24 di dicembre del 2011 ho finito El especialista de Barcelona, un romanzo».
Lì per lì mi sono commosso, Busi avrà smesso di sottovalutarsi e la smetterà con le prediche civili, ho pensato. Avrà capito che, poiché è un grande scrittore, è triste sopravvivere a se stessi come un Pasolini fuori tempo massimo o un Beppe Grillo qualsiasi e senza neppure il martirio postumo di un Pasolini e il seguito di Grillo.
Invece il dramma, iniziato con la lieta notizia di Dagospia, si consuma quotidianamente su www.altriabusi.it, un blogghino gestito da Marco Cavalli, il biografo ufficiale e fido scudiero di Busi benché privo dello spirito critico di Sancho Panza: dove Busi vede un castello di incantatori, Cavalli vede orchi, stregoni, mostri e draghi pronti a attentare alla vita del suo cavaliere dalla triste figura.
In quel piccolo buco di blog si narrano disgrazie incredibili di cui si accorgono solo Busi e Cavalli. Per esempio a Lucca muore un avvocato di nome Ugo Frezza, Il Tirreno riporta che l’avvocato si riteneva amico di Busi e Busi via Cavalli invia un comunicato di lesa maestà per smentire e precisare: Busi non è amico di nessuno.
Così anche il romanzo, annunciato di giorno in giorno, si trasforma nella telenovela di un’autopromozione goffa e schizofrenica: ci sono ventiquattro personaggi, il titolo sembra castigliano ma riprende il dialetto lombardo-veneto, sono centottanta pagine, Busi lo pubblicherà ma non vorrebbe, anzi vorrebbe ma non lo pubblicherà, anzi non lo pubblicherà per dispetto, il Paese non se lo merita.
Ma poiché passano le settimane e tutto tace, l’Aldo abuso di se stesso acciuffa il povero Antonio Prudenzano del quotidiano online Affari Italiani e gli rilascia un’intervista dove spiega che non ha ancora un editore, e il povero Prudenzano ci casca e titola «Busi scrive un nuovo romanzo e non trova l’editore», subito insultato da Busi perché doveva scrivere «Busi scrive un nuovo romanzo e non sa ancora se pubblicarlo». Sfumatura importante per far capire che è Busi che non lo dà, non gli altri che non glielo chiedono. Come se non bastasse, il povero Prudenzano è insultato dallo scudiero Cavalli, che lo definisce addirittura un malavitoso, lo avrà confuso con Provenzano.
Infine, siccome una ne pensa e cento ne fa, Busi esala un nuovo comunicato: «Mi è diventata chiara e ineludibile la necessità di rendere pubblico il romanzo El especialista de Barcelona da poco terminato, è vano e da vanitosi pubblicarlo post mortem . Non so ancora chi lo pubblicherà e se qualche editore italiano lo pubblicherà, ora giace alla Mondadori che ha il diritto di prelazione sulle mie opere letterarie e, contrariamente a quanto si mormora, nessun altro editore ne ha copia, sia come sia, troverò comunque il modo di renderlo pubblico e se sarà pubblicato da un editore, lo sarà, ovviamente, nella sua semplice e assoluta integrità».
Ma mentre si attende che qualcuno batta un colpo, colpo di scena: il nostro genio civile riceve una querela della signora Miriam Bartolini, che non è un corriere espresso né una cassiera bresciana ma il nome anagrafico di Veronica Lario, e va da sé che lì tra i groupies di casa Busi è peggio della chiusura di Termini Imerese e del naufragio della Costa Concordia. Cioè, non si fa in tempo a simpatizzare con Busi che parte un mortifero appello organizzato dal solito Cavalli che finisce così: «A coloro che credono ancora nella condivisione di un minimo di senso della realtà e delle proporzioni in materia di giustizia, diamo appuntamento la mattina del 7 marzo in Piazza Garibaldi a Monza, davanti al Tribunale, per manifestare solidarietà allo Scrittore Aldo Busi».
Se non si sapesse che è il sito ufficiale di Busi sembrerebbe una satira spietata, con Busi chiamato continuamente «lo Scrittore» («Antonio Prudenzano ottiene l’esclusiva di un’intervista con risposte di pugno dello Scrittore») e dove ogni comunicato dello Scrittore è preceduto da un: «Riceviamo e, grati, pubblichiamo».
Intanto tra smentite, comunicati e appelli, a parte la Bartolini, nessuno si fa vivo né dalla Mondadori né da Barcellona, e lo Scrittore informa che il romanzo lo ha mandato a tre amici e neppure loro gli hanno risposto. Anziché chiedersi perché ha solo questi tre amici qui, parte il comunicato sul Paese che non lo merita e l’amara considerazione per cui «di un romanzo, nemmeno di Busi, nemmeno dopo dieci anni che Busi non scrive più, nessuno sa cosa farsene». Ecco, la vita standard di Busi è diventata questo circolo bocciofilo di moralismo civile autoreferenziale, un seminario sulla senescenza dell’artista al Bar Montichiari per il quale perfino Marcel Proust è sorpassato perché «non parla di soldi», e qui siamo davvero all’ultima spiaggia e neppure l’isola dei famosi può più salvarlo.
Insomma, ognuno ha la vecchiaia che si merita, ma Busi se ne meriterebbe una migliore, almeno per il valore delle sue opere, e allora forse bisogna fare qualcosa, mettere su un comitato per salvare Busi da se stesso. Oppure impacchettarlo vivo e spedirlo a Oliver Sacks, magari ne viene fuori un best-seller Adelphi nel caso in cui Mondadori, non sia mai, dovesse rifiutarlo: l’uomo che scambiò la sua opera per un appello.
18 responses to Alla ricerca di cause migliori (III) – Altra eco della stampa
Bisogna ammettere però, al di là dell’acredine, che quel pezzo di Parente ha verve ed è divertente, oltre che un grosso omaggio a Busi. Certo non ci si poteva aspettare una posizione nei confronti della Lario visto che, mi pare, il Giornale le sia in qualche modo legato. Però tra le righe, sarò suggestionato, si legge anche altro, persino tutto sommato una posizione riguardo alla vicenda Lario, come se Parente dicesse “senti, caro Aldo Busi, tu sei un genio e non dovresti mischiarti alla nostra comune miseria, un conto è il giornalismo, la realtà, il gossip, ‘noantri insomma, un altro la letteratura, non ci scadere anche tu altrimenti che ci rimane?”. Certo è una visione un po’ scissa della realtà, però almeno rimedia dando eco allo Scrittore, è vero, e al suo ultimo romanzo, come nessun altro ha fatto, la redazione Altriabusi ha ragione!
L’articolo é molto efficace. L’importante é che se ne parli; se poi se ne parla sempre bene, “per principio” (come succede in questo sito), allora pazienza!
Vincenzo Politi
A parte l’acredine, che io comunque non vedo, mi sembra interessante la visione di Parente anche se non condivisibile. E inoltre il pezzo è spassoso e scritto bene, da vero scrittore; io ci vedo anche stima e affetto.
Sarebbe auspicabile una replica di Busi.
Peccato, un’altra buona occasione per attaccare Busi, buttata via provandoci. Parente continua a parlare a se stesso e continua a non ascoltarsi. Non lo fa per mancanza di attenzione ma per l’esatto contrario, una scrupolosa attenzione a non entrare in contatto, in un faccia a faccia, con l’uomo che indossa i suoi occhiali da intellettuale. Le cose però hanno un modo tutto loro di andare e, le parole che non ci diciamo, urlano forte alle orecchie di coloro ai quali vorremmo dargliela a intendere a modo nostro. Ecco allora, in questo noiosissimo articolo pieno di lacrime di pappagallo, spuntare nelle ultime quattro righe, gli occhiali senza lenti con naso di gomma e baffetti finti, del vieni avanti ipocritino: “ Insomma, ognuno ha la vecchiaia che si merita “ vero, soprattutto, quando questa te la sei meritata già a quarant’anni, senza un’opera di valore a sostenerti, senza un’agiatezza per la quale non devi dire grazie a nessuno o odiarne parecchi per il contrario.
Un saluto, Pietro Ferrari.
Sarà che a me quella di Busi sembra tutt’altro che una “triste parabola di un grande autore”, o forse che per poterlo dire bisognerebbe prima averne percorso in proprio una almeno paragonabile, sarà che si sente quanto la sua penna sia stata intinta nell’inchiostro busiano, ma a me gli articoli di Parente non dispiacciono. Si sente quanto vorrebbe voler bene al “suo” Busi, se solo Busi fosse come lo vorrebbe lui, magari steso a letto con la sola compagnia di una fida Céleste Albaret sempre al suo capezzale, così come si sente quanto tenga sott’occhio questo sito sebbene lo definisca “un buco di blog”. E’ vero che è l’acidità che gli sfugge di mano a guastare i suoi pezzi quel tanto che non ci vorrebbe, sino a fargli prendere dei veri e propri granchi; per esempio, che si sappia, Busi non ha ancora un biografo e, se Parente non ha informazioni riservate che a noi non sono pervenute, Cavalli non ha mai scritto una biografia di Busi. Infine sono d’accordo con lui sul fatto che la notizia della querela da parte dell’ex première sciura non debba in nessun modo offuscare la notizia della prossima pubblicazione del nuovo romanzo. Vivat.
Centrato! L’unica cosa da non fare nei confronti dell’artista e della sua opera è proiettare su di essa le proprie fantasmizzazioni e i propri desiderata. Ruminare, risputare, rimeditare e poi il nostro bolo incanalarlo nella quotidianità.
Davvero curioso sentir parlare di “fido scudiero” un giornalista che scrive, prezzolato, su un quotidiano nazionale che gode dei finanziamenti statali e che, guarda caso, critica uno scrittore che ha una querelle aperta con un membro della famiglia del proprietario del suddetto giornale. Qui gatta ci cova.
Se l’articolo fosse stato espressamente commissionato, non mi stupirebbe affatto, e le blande esternazioni di stima di Parente non hanno alcun valore se manca il coraggio civile di difendere la libertà di espressione, a maggior ragione se a non farlo è uno scrittore o sedicente tale.
Anche a me ha fatto sorridere l’articolo qui riportato, soprattutto perché Parente usa spocchiosamente il termine “blogghino”, lui che ha le spalle coperte da mamma stampa italiana, e ha il coraggio, ma che dico, la viltà di chiamare Busi “borghese” nel titolo, e mentre deride le notizie riportate nel sito, che, a quanto pare è sfuggito all’acuto critico, è dedicato all’opera di Busi e non alla cronaca, non si rende conto che lui stesso è relegato a dare un parere, unica giustificazione alla sua gabella, in merito a queste notiziole da poco. Come dire: la pagliuzza nell’occhio altrui, sì, e la trave nel proprio manco a fargliela notare.
Ognuno ha gli scudieri che si merita, direi io, e mille volte meglio un Cavalli con relativi “groupies di casa Busi”, peraltro totalmente gratuiti e senza velleità di tornaconti economici o letterari, che un solo Parente lautamente pagato per scrivere a comando.
A noi Busi-uomo piace così, perché è di questo che parla l’articolo di Parente n’est-ce pas?
Banderuola al vento con le amenità della vita, spassoso anche quando si scalla i piedi a mollo in una bacinella e poi to’, ultimamente ci ha fatto sbragare anche dal ridere quando contraddice l’articolo di un giornalista che gli attribuisce l’amicizia con un avvocato defunto, con un controtempo comico che non ha eguali.
Perché quello che ti fa ridere non è la notizia di per sé, ma è l’inciampo, il “mondo” fuori che va gambe all’aria scivolando sul suo di mondo (e noi affezionati speriamo che sia anche un po’ nostro!).
Gli articoli che appaiono su altriabusi non sono mai pretestuosi ed il bello è che Busi non fa nulla per mettersi in mostra anche quando si mette in mostra, altro che triste parabola.
E come ci fa ridere lui non lo fa nessun comico della piazza, non perché non ce ne siano anche di molto bravi, anzi, ma lui ti gratta via anni di tristezza civile, di queste giornate così italiane, che dopo ti viene su proprio un non so che di felicità.
Ci piace poi perché si vede proprio che a lui non importa nulla sapere quello che suscitano le sue esternazioni: la verità è che noi siamo dei voyeurs e Marco Cavalli ci ha fatto la vetrina attraverso la quale guardare e come tutti i voyeurs abbiamo paura che da un momento all’altro Busi tiri la tenda e addio spettacolo.
E che sia chiaro, non è lui ad avere bisogno di noi, ed intendo noi affezionati del sito altri abusi, ma siamo noi, che lo prenderemmo sul serio anche se si mettesse in testa di far crescere una piantagione di ananas nel suo giardino.
Non trovo né divertente né leggero chi sulla stampa nazionale difende posizioni dubbie mettendo in parodia uno scrittore e un sito che non hanno nulla di illegale e losco come invece la contraparte. Anzi diffondono e approfondiscono fatti e notizie al posto dei giornali a contribuzione pubblica pronti ad offuscare la realtà delle cose.
Credo che la parodia di cui scrivi sia indirizzata al proselitismo di cui Busi è vittima (inconsapevole?) e del quale altriabusi.it sembra essere l’artefice.
Forse Cavalli dovrebbe meglio rileggere quanto scritto nella sezione Avvertimento (da lui redatta, immagino), poiché ormai questo sembra essere più un periodico delle paturnie e delle vicissitudini di Busi che un importante punto di divulgazione della sua Opera.
Saluti.
G.Z.
Saran comunque mica paturnie di uno qualsiasi! E, in ogni caso, che cos’è la letteratura, anzi il romanzo, se non il racconto di tutte le paturnie umane? E anche la vicenda Lario-Busi, crede forse che sia una paturnia diversa da un’altra qualsiasi degna di finire tra le pagine di un libro? Quindi, per finire, e anche alla luce che questo sito è, appunto, un sito, e non un libro, visto che il personaggio principale di queste paturnie è comunque Aldo Busi, mica pizza e fichi, come scrive Parenti, ecco che forse il tutto acquista un po’ più di senso e spessore. Oppure, non avendone, in ogni caso mai meno di tutte le paturnie umane in sé.
Ecco! E’ proprio questo il genere di proselitismo a cui mi riferisco.
Caro Manconi, lei non mi sembra tanto diverso da qualsiasi seguace di qualsivoglia culto religioso capace di ricondurre anche un semplice trullo alla manifestazione della divinità verso cui si prostra in adorazione.
A mio avviso, il problema non consiste nelle mie, sue o di Busi paturnie ma nel fatto che questa sembra non essere la sede opportuna per parlarne (da quanto riportato nella sezione sopracitata sembrerebbe proprio di no).
Che sia Busi a replicare in prima persona a qualcosa che ritiene lesivo della propria persona piuttosto che farvi interpreti del suo, forse non a caso, silenzio in merito alla questione.
Sembra paradossale che proprio da una persona che si è sempre definita anticlericale stia nascendo un vero e proprio culto con tanto di sacerdoti e ministranti al seguito.
Che sia la volta del Busismo in quest’epoca oscura e senza Dio? Mi auguro proprio di no!
Saluti.
G.Z.
Troppo facile accusare l’interesse e l’ammirazione degli altri per qualcuno in proselitismo, la cosa va anche dimostrata. Va dimostrato cioè, se lei ne è capace, che suddette paturnie di Aldo Busi siano meramente private, inutili e biasimabili – e quindi noi lettori del sito dei fedeli senza alcuna capacità di discernimento – non solo letterariamente, ma anche civicamente. La redazione si è già ben espressa, e anche diversi lettori, sul perchè dell’importanza della querelle Lario-Busi, e quindi non aggiungerò altro io. Se non che, anche se Lei vuol chiamarle paturnie, quella querelle ha una rilevanza quantomeno molto interessante e che verte, tanto per fare un esempio, sui concetti di peccato e di reato sullo sfondo di una società ipocrita che recita a seconda delle proprie convenienze questa o quella parte, col gran privilegio e la grande occasione di avere come attore protagonista della vicenda, stavolta, uno, un genio – che le piaccia o no – che sull’argomento ha parecchio da dire. E, tutto ciò, non inficierà neanche lontanamente la Sua Opera. Nessuno potrebbe.
Io reputo questo molto interessante, come minimo.
Ma, certo, per chi pensa poi che la realtà sia scissa e a scomparti, la cronaca, il romanzo, la politica, il privato, le corna, la privacy e la facciata, eccetera, magari tentare di vedere, quando c’è, un qualche filo conduttore di un qualche senso che leghi il tutto, immagino possa essere difficile.
In ogni caso credo che, se attenderà, la redazione saprà fornire altro materiale mirato solo sull’Opera rilegata busiana, come ogni altro sito che si rispetti dedicato a questo e a quell’autore, così che tutto rientri nella normalità da fruizione per lettori senza altri fastidi ferire.
Quello che mi chiedo ora…perche questo sito riassume su di se tante critiche, prima accusato di censura, poi di severità, ora è trattato come un “blogghino” gestito da Sancho Panza in difesa di Don Chisciotte, seppure nostrano e Bresciano.Questo è un sito libero, che pretende severità, rispetto e serietà, qualità evidenziate da una sobria tecnica di scrittura e di contenuto; è veritiero che il tutto gira su una figura carismatica come quella dello Scrittore Aldo Busi, d’altra parte, da lettrice, potrei essere stanca dei Volo o Barrico; come lettrice sono sempre in cerca della grande Aristocrazia di un romanzo e Busi si è sempre dimostrato all’altezza di un titolo altamente nobiliare.
Ritengo che nella nostra nazione si abbia la tendenza a ridicolizzare le cose serie, facendo sembrare telenovele di basso costo le azioni di chi non vuole essere strumentalizzato per cadere in trappole di televendite. Vorrei concludere la mia riflessione con le frasi di chiusura dell’opera di Cervantes, riepilogo di disavventure di reali Scrittori che credono nella loro opera : “… ed io autore rimarrò assai contento di essere stato il primo che abbia goduto per intero il frutto degli scritti miei, com’era mio desiderio. Non altro volli se non che mettere in abborrimento degli uomini le finte e spropositate istorie dei libri di cavalleria, i quali, la mercé delle venture accadute al mio vero don Chisciotte, vanno a quest’ora inciampando, e senz’alcun dubbio cadranno poi onninamente.”
saluti
Lorena
Com’é che faceva, quel detto? “Chi sa, fa; chi non sa, insegna” – tanto che qui é pieno di maestrine (tutte, compresi i cosiddetti maschi) che vogliono insegnare a me (a o chi per me) quanto sia grande Aldo Busi e quanto sia giusto schierarsi dalla sua parte e quanto io sia sciocco o miope o intellettualmente poco sviluppato qualora dovessi pensare il contrario. Piú vado avanti e piú mi convinco che certi lettori di Busi farebbero bene a rimanere tali: lettori. Che leggano, quindi, e che si limitino a fare solo quello.
Per me Aldo Busi é uno dei piú importanti scrittori Italiani contemporanei. Non é ne’ il piú grande genio del mondo e neppure l’unico Scrittore italiano vivente o addirittura mai esistito. Questa é una mia opinione personale e, di certo, a farmela cambiare non basterá puntare i piedi urlando: “Invece sí, lo é (un genio, l’unico Scrittore Italiano vivente, eccetera) e se tu non te ne sei accorto o sei uno stolto oppure fai parte della piú marcia societá!”
A me piace Aldo Busi come scrittore e ritengo che sia stato ingiustamente querelato. Mi é piaciuto l’articolo di Parente, che ha avuto l’indubbio merito di far starnazzare quattro o cinque papere fedelissime al Busismo. Per il resto, sarebbe opportuno ribadire il rispetto fondamentale per chi la pensa diversamente, anche a proposito di Busi.
Vincenzo Politi.
Sono perfettamente d’accordo col lettore Politi. Il busismo di cui molti lettori dànno prova si apparenta sociologicamente persino (esagero) con le dottrine totalitarie: c’è una sorta di Busiprinzip, di culto della personalità che fa del male in primis all’Opera di cui questo sito dovrebbe occuparsi. L’Autore non deve mai essere l’oggetto delle parafilie del lettore: nasce da qui l’errore di apprezzare un’opera come Seminario soltanto per il meccanismo di immedesimazione e riconoscimento che favorisce. Il culto è sempre una forma di narcisismo ed è patologia profondamente piccolo-borghese qualla di creare emblemi e miti.
Credo che quelle che alcuni lettori definiscono “paturnie” siano meglio definibili come eccessi di deteriore biografismo frutto di un culto prima romantico e poi dannunziano della personalità, che stornano l’attenzione dall’opera più che stimolarla.
E con questo non dico che sia sbagliato cantare ai quattro venti la grandezza di Busi né che Busi stesso non debba manifestare apertamente e senza falsa modestia la coscienza della sua genialità.
N. Premi
Ho segnalato questo articolo di Parente perché, sebbene all’interno della sua strategia testuale che da parte mia reputo lungamente iterata e quindi bella la prima e noiosa tutte le altre volte, porta sulla ribalta nazionale l’aggiornamento pubblico delle attività dello Scrittore.
Apprezzo come Aldo Busi non sia pronunciato sul procedimento che pende su di lui, limitandosi a rendere pubblico il comunicato stampa del suo legale: questo è indice di rispetto delle istituzioni, anche quando si è di fronte al ridicolo di una querela che sfida il normale buon senso. In questo segna il distacco nei confronti di una intera classe dirigente sempre pronta levare gli scudi contro il potere giudiziario quando diventa lei l’indagata.
La Redazione, chiedendo di sottoscrivere l’appello, fa civilmente richiesta di dare una prova di dissenso contro l’attacco a un principio, più che contro la persona specifica direttamente coinvolta: dissenso contro la nuova forma di censura moderna, che garantisce libertà di parola solo a chi ha tanto danaro da non doversi preoccupare della multa che gli costeranno le sue parole. Così anche la libertà delle parole diventa una merce per privilegiati.
Mi sembra che l’attenzione di Aldo Busi sia mirata più contro la grave leggerezza della stampa facilona, irrispettosa dunque della scrittura – che per Busi è correttezza delle informazioni, a livello molto più alto naturalmente della fedeltà cronachistica. Aldo Busi critica un uso scorretto della scrittura e non certo chi critica lui.
D’altronde in questa situazione temo non ci sia niente di inedito: le critiche Aldo Busi ha sempre dato prova di gradirle e di trovarle stimolanti e proficue, quando critiche vere, però, e non le solite denigrazioni di chi, non leggendolo, non può che scriverne male.
Un grato saluto,
Antonio Coda
L’opera di Aldo Busi é costretta a fare i conti con due grandi ostacoli: le denigrazioni di chi, non leggendolo, non puó che scriverne male; e le esaltazioni di chi, non leggendolo, non puó che pensare di dirne bene.
Un saluto alla redazione e, se m’ é concesso, a quei pochissimi che hanno dato prova di aver letto davvero i libri di Busi
Vincenzo Politi.