Alla ricerca di cause migliori (II) – Botta e risposta con Giulio Mozzi

Pubblicato il 18 gennaio 2012

Mentre cresce il numero dei sottoscrittori dell’appello in favore di Aldo Busi (lo potete trovare in calce al presente post), riteniamo di fare cosa utile pubblicando ciò che in merito pensa un commentatore d’eccezione, lo scrittore e editor Giulio Mozzi. Ne diamo conto unitamente alla risposta della redazione e a un commento, quello del lettore Pietro Ferrari, che secondo noi chiude il botta e risposta con Mozzi ed esime la redazione da un’ulteriore replica.

Giulio Mozzi: Se Wikipedia non mente, Vittorio Mangano lavorò e risiedette in casa Berlusconi nel 1973-1975. In quegli anni non era un pluriomicida: lo divenne nel 1995, vent’anni dopo, quando ammazzò due persone. Veronica Lario conobbe Berlusconi nel 1980; i figli nacquero nel 1984, 1986, 1988. E’ quindi impossibile che abbia “preso in braccio” i bambini di Veronica Lario. (Nel 1986 Mangano era detenuto).

La redazione: Caro Mozzi, non è importante che a prendere in braccio i figli di Veronica Lario sia stato Mangano, non è questo il punto. Il senso dell’osservazione di Busi contestata dalla Lario si chiarisce andando oltre eventuali discrepanze cronologiche. Se Lei riascolta l’intervista (l’abbiamo linkata nel capo d’imputazione), si renderà conto che nelle parole di Busi “Mangano” è un segnaposto, un nome paradigmatico che sta per molti altri personaggi di dubbia o addirittura losca reputazione che nel periodo in cui era sposata a Berlusconi Veronica Lario doveva conoscere, se non altro per sentito dire. Se poi non li conosceva, forse avrebbe fatto meglio a interessarsene, visto quanto sembra starle a cuore la propria integrità morale. Che Mangano abbia frequentato la casa di Berlusconi negli anni Settanta anziché negli anni Ottanta, non è sorprendente come il fatto che l’ormai ex moglie di Berlusconi abbia atteso di scoprire un tradimento sessuale del coniuge per insorgere pubblicamente contro di lui sollevando di proposito un gran polverone mediatico. Su questo Busi si è soffermato: sulla preminenza del peccato rispetto al reato nella mentalità moralistica degli italiani, e sulla spettacolarizzazione della storia di corna cui corrisponde l’insabbiamento e l’oblio di infrazioni da codice penale. Sarebbe diverso se la Lario avesse scelto di divorziare da Berlusconi senza suscitare tanto clamore. In tal caso, non avrebbe attirato su di sé l’attenzione di qualche osservatore smagato – come Busi – e si sarebbe risparmiata commenti a lei sgraditi su ciò che avrebbe potuto – e forse dovuto – fare o non fare quando ancora era la moglie di uno degli uomini più ricchi e potenti (e chiacchierati) del Paese.

Giulio Mozzi: “Il senso dell’osservazione di Busi contestata dalla Lario si chiarisce andando oltre eventuali discrepanze cronologiche”. Oh. Se Aldo Busi avesse detto qualcosa del tipo: “Curioso come questa donna – che non essendo stupida dovrebbe essere consapevole, ormai, di aver sposato un farabutto – abbia deciso di scandalizzarsi pubblicamente solo nel momento in cui si concretizza il pericolo che qualche giovinetta si faccia mettere incinta dal marito, guadagnando così titolo a fette di eredità”, avrei potuto sottoscrivere pienamente; anzi, lo sottoscrivo qui e ora. Purtroppo Busi, per dire qualcosa di probabilmente condivisibile, ha usato dei cattivi argomenti, ovvero ha spacciato per vero un fatto non vero (che Mangano fosse un pluriomicida quando viveva in casa Berlusconi: cosa avvenuta solo vent’anni dopo) e ha ipotizzato come verosimile un fatto inverosimile (che Veronica Lario potesse aver dato in braccio i propri figli a Mangano: mentre Mangano non era più in casa da almeno dieci anni, ed è probabile che la signora non l’abbia mai visto né conosciuto). Presumo che proprio a queste due affermazioni si attaccherà l’avvocato della signora Lario; e non vedo come un giudice potrebbe dargli torto.

Pietro Ferrari: Sono dell’idea che l’osservazione del Sig. Mozzi sia precisa e opportuna. Dal momento che, anche per la giustizia, è molto più facile solidarizzare con i fatti che con il pensiero, è ancora più fondamentale, per coloro che hanno inteso il pensiero di Busi, sostenerlo in qualsiasi modo. Sottoscrivere l’appello su questo sito è il minimo che dobbiamo a noi stessi, per allontanarci dalla mitizzazione della sofferenza e solidarizzare con il pensiero. Grazie del pensiero


1 Response to Alla ricerca di cause migliori (II) – Botta e risposta con Giulio Mozzi

  • Laura Vicenzi scrive:

    Prima di approvare e di sottoscrivere tutti qui hanno tagliato a fettine le dichiarazioni di Busi e il testo dell’appello proposto dalla Redazione. Che a Giulio Mozzi sia venuto il dubbio che prima di firmare le persone non si siano documentate sulla storia di Mangano è legittimo ma un po’ triste: da qui a dare il credito di avere inteso il significato delle osservazioni espresse dallo Scrittore e le ragioni dell’appello la distanza è grande da superare.
    Se Busi in trasmissione avesse utilizzato le parole di Mozzi, anche con qualche variante, la risposta sarebbe sembrata un tiro al bersaglio e avrebbe avuto uno slancio civile minore. La critica di Busi era diretta all’ambiente del potere, ai suoi meccanismi e alla sua ipocrisia (l’ambiente vissuto da chi a turno ha il mandato di governare un Paese e l’ambiente dei legami di coppia pari pari). I passi citati come capo di imputazione parlano dello stesso tipo di ipocrisia. Lette le ragioni dell’appello, quello che si vuole difendere qui è la possibilità di qualunque cittadino di intraprendere un gesto di critica civile come questo, privo di ogni proposito di offesa personale, senza dover finire stesi a forza sui binari dei procedimenti giudiziari.

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