Tanto, una Maria Teresa d’Austria non l’avremo più
Pubblicato il 17 novembre 2011
Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Ascoltati gli ultimi 40′ del discorso programmatico del Primo Ministro Monti appena conclusosi al Senato, in sintesi: a) Arcore, Palazzo Grazioli e il Rito dell’Ampolla sul Po sono lontani; finalmente, dopo tanta noia, un po’ di sano divertimento: le parole ”sobrio, sobrietà” sono infinitamente più galvanizzanti e danno più adrenalina erotica di “escort, federalismo fiscale, bunga-bunga”, b) alla luce delle cose riassunte nell’agenda del fare montiano (e che sia anche papescamente montiniano, pazienza), Berlusconi non ha mai governato il Paese, l’ha semplicemente spogliato, c) 40 minuti televisivi a immagine fissa non è roba da poco da digerire, eppure la mia attenzione non è mai venuta meno, perché Monti diceva cose che evocavano problemi concreti, non le parole in libertà di un barzellettiere per stordire i già rintronati di loro, e allorché smetteva di leggere e parlava a braccio, è riuscito, uno su mille in Italia e uno su diecimila tra i parlamentari attuali, a inanellare frasi dipendenti (dalla principale, per chi non lo sapesse) senza mai perdere né la struttura sintattica né il tono crescente o decrescente portatore di senso emozionale, quindi di vitale importanza al fine di essere ascoltato e fatto proprio o almeno assimilato profondamente; un’unica imperfezione grave: ha usato l’inesistente ”assorbere” invece di “assorbire”, e forse troppi tecnicismi finanziari mediati dal lessico inglese che avrebbe dovuto tradurre subito dopo, bazzecole in confronto allo strampalato congiuntivo della seconda coniugazione (in -ere e -rre) e all’ “asprissima” invece di “asperrima” infilzati a “Che tempo che fa” da Casini in pochi minuti (inquietante che siano arrivati ad accorgersene anche i redattori di “Striscia la notizia”: già aria nuova anche lì?), d) la scelta politica unica e possibile in Italia è tra cattolici cretini e disintegrati moralmente e cattolici intelligenti e integri moralmente, il neo Primo Ministro e le persone che lo affiancheranno appartengono alla seconda categoria, punto (certo, permane grande perplessità su Passera e il suo salvataggio (?) dell’Alitalia che tanti lutti addusse agli italiani coi piedi e le tasche per terra), e) unica nota di demagogia (tutta cattolica, va da sé) è sull’eterno lamento della scarsa natalità e di quell’altra balla procreazionista a tutti i costi, “l’invecchiamento del Paese”, quelli se li poteva risparmiare, f) Monti ha un programma serio e conseguente alle reali, precarie condizioni del Paese, si sente l’intensità intellettuale ed etica dell’uomo, e non ha alcuna importanza, con la trave che ci ritroviamo dopo il Ventennio berlusconiano, star lì a ingigantire questa o quella pagliuca nel suo di occhio, e non dimentichiamocelo mai prima di giudicare: è lì da poche ore, va sostenuto con ogni forza non fosse per il coraggio dimostrato nel prendere in mano una brocca rotta ripromettendosi di poter non riempirla ma di rimetterne assieme i cocci per farci bere, g) dall’applauso forte e lungo scoppiato in Senato alla fine del suo discorso, si può arguire che l’opposizione politici/tecnici nel Governo è del tutto retorica e superata, era palpabile il sollievo degli astanti nel sentirsi finalmente rassicurati sul fatto che da oggi possono fare qualcosa che per essere politico deve essere tecnicamente sensato, e che meno uno segue il proprio s-partito più il coro torna a cantare, h) abbiamo visto di che democrazia abbiamo mai goduto fino a ora, con una Giustizia di fatto paralizzata e inerte e per certi aspetti criminogena, si smetta di dire che con Monti “è in pericolo la democrazia per elezione” nemmeno fosse andato su un generale Franco per colpo di stato, l’unico guaio dei tanti capetti già livorosi è che Mario Monti è infinitamente più glamour di chiunque e con orecchino e con bandana e col medio alzato.
Dell’Europa mi fido, dell’Italia no e del Vaticano ancora meno, ma non è tempo per sottilizzare: tanto, una Maria Teresa d’Austria non l’avremo mai più.
Aldo Busi
10 responses to Tanto, una Maria Teresa d’Austria non l’avremo più
Si, ma dove sta tutta questa opposizione a Monti? Persino Lei, oltre al senato, all’Europa che conta e praticamente la sinistra tutta elettori e non, plaude seppur con un pragmatico e comprensibilissimo “turiamoci il naso”, visto il fetore di questi ultimi vent’anni, a questo nuovo governo di cattolici intelligenti e integri. E quindi dove sta il problema? Io credo che le – poche – obiezioni di chi considera Monti come rappresentante di un sistema capitalistico che sta assoggettando il pianeta non siano poi così peregrine, il che non significa che Monti sia un redivivo Franco, anzi sicuramente sarà persona seria e onesta eccetera, ma che non metterà mai in discussione suddetto sistema se non per limarlo nelle sua facce più impresentabili.
Saranno concesse questa obiezioni? E’ ancora possibile mettere in discussione il sistema del Capitale, seppur prendendo atto che in questo momento, in Italia, rispetto al governo Berlusconi sarebbe stato meglio persino topogigio, figuriamoci Monti?
Gentile Marconi
ma non le pare forse un po’ superato continuare a parlare di essere pro o contro il capitalismo. Ci siamo tutti dentro fino al collo, che ci piaccia o meno. Possiamo citare Marx, il socialismo utopico francese, La Comune ma rimarrà sempre il problema della realtà di tutti i giorni. Le promesse del mondo migliore somigliano tanto alle promesse delle religioni, quelli che un filosofo tedesco chiamava “Gli avvelenatori della vita”.
Possiamo essere d’accordo su quanto sia iniquo e disumano questo sistema ma non prendiamoci in giro con la storia vecchia e risentita dell’obiezione. Del dire no.
Possiamo dirlo e poi? Qual’è l’alternativa?
Si occupino i parchi (New York), le piazze antistanti le chiese (St. Paul a Londra), le piazza spagnole.
Si cantino slogan, si recitino le preghiere anticapitaliste.
E poi?
Il problema non è il dissenso. Il problema non è dire no.
Ma è dire qualcosa di sensato dopo.
Beh, Sig. Marocco, avessi io i titoli, il genio e la buona famiglia alle spalle del marchese cui Lei mi attribuisce il nome, magari una mano a Monti ci andavo pure io a dargliela, purtroppo però sono solo un cassintegrato senza arte né parte cui non rimane che farsi scappare un “governo ladro” ogni tanto, tesserarsi alla CGIL e azzardarsi quando proprio non ce la fa più a scendere in piazza per questo o quel diritto, non per forza solo mio; niente de che, insomma! Comunque Le prometto, vista l’emergenza, una condotta realpolitik e di lasciare in pace Monti, sono sicuro che non peggiorerà la situazione, al momento basta che per un po’, mentre sopravvivo, quantomeno non vedo le facce di quegli altri che c’erano prima, noi popolani puoi prenderci per i fondelli a lungo ma così era davvero troppo sfacciato, e stavolta scenderò in piazza solo se ci portano alle prossime elezioni senza aver cambiato la legge elettorale. Però non posso garantirLe che a New York e a Londra seguano il mio esempio!
Gentile David,
premetto che di capitalismo non ce n’è mai stato uno solo e che in Italia ancora non s’è visto – salvo non si voglia prendere per buona la definizione Capitalismo-di-Stato – e che, sulla carta, il capitalismo va bene come il comunismo così come il cristianesimo: sulla carta è così perfetto che nella realtà non poteva essere che quella tragedia che è e che è stato.
Dico questo non per invecchiare in un arteriosclerotico dibattito tra opposte ideologie, ma perché reputo sia comunque sensato, intelligente e meritevole sforzarsi anche solo di immaginare – il primo passo è questo – una società svincolata dalle ansie e dalle rapacità economiche attuali, che rendono meschino il pianeta intero, e queste non sono considerazioni da anima bella, ma di un corpo che si è stufato d’imbruttire al cospetto dello sfacciato vampirismo di chi, a poppata di sangue finita, mi fa – Dì un po’, sapresti consigliarmi qualcosa di più appetitoso di te?
Il capitalismo, almeno nel suo mito, si fonda sulla libera iniziativa e non sul consociativismo di cartello, sul rischio personale e non sui soldi degli altri, premia il merito e non l’assenza di scrupolo, e via così. Il capitalismo è in teoria quello che Aldo Busi si è premurato di essere nella pratica: l’esercizio della libertà, ottenuta tramite le proprie capacità e il proprio lavoro, al di là di qualsiasi pietismo ricattatorio
Il governo Monti non mi sembra affatto il ruggito del capitalismo, ma il belato di soccorso della pecora smarrita. Quindi grande merito gli andrà riconosciuto se riuscirà a rimettere in sesto un recinto. Va bene se vorrà tosarci un po’, ma che non ci riconduca al macello (nucleare, per esempio) e che soprattutto, se davvero vuole lasciare un segno duraturo, ci rimetta in condizione di fare a meno di lui.
Un saluto,
Antonio Coda
Gentile Coda
l’immaginazione è di certo un bene prezioso, su questo sarei d’accordo con lei. Mi sembra però che restare a immaginare, per quanto sia sacrosanto, lodevole, “bello”, giusto e responsabile (aggiunga pure un aggettivo di carattere nobile e positivo al lunghissimo elenco) non può essere l’unica cosa da farsi.
Aldo Busi, almeno per me, avrà sì immaginato ma ha anche fatto e tantissimo. Lo testimonia la sua opera scritta ma lo stesso vale per i suoi interventi nel mondo reale.
Ed era su questo che volevo portare l’attenzione. Sul “fare”. Il limite, certamente anche mio, di tante persone
è dato dal non riuscire a superare la critica e l’espressione del dissenso.
Tutto qui.
Saluti.
Almeno Monti sa stare a tavola (e sa parlare fluentemente quattro lingue)!
Il trio Bersani-Vendola- Di Pietro farebbe figure pure all’osteria. La forma spesso è indice di sostanza, anzi, è sostanza visibile a colpo d’occhio.
Monti va bene, accorcia prima di tutto lo spread antropologico, come giustamente osserva Busi; ma da rivoluzionario social immobilista avrei preferito direttamente la Lagarde (Maria Teresa di Francia?)
A mio avviso è francamente impossibile, e oserei dire scriteriato, opporsi a un Governo istituito per affrontare una crisi di siffatte dimensioni, perlomeno non prima di averlo visto in azione.
Il Paese deve a tutti i costi uscire da una regressione economica che da tre anni- e anche di più, ma lasciamo stare- non conosce pause e non può certo mettersi a cercare pagliuzze nell’occhio di un capitalista di lungo corso che ha tutte le carte in regola, e non lo dice Busi ma l’Europa, per risollevarlo. Insomma, non c’è tempo per fare i comunisti adesso che i fascisti sono caduti, bisognava farlo prima.
Opporsi ora al governo Monti sarebbe schierarsi con chi non vede al di là del Po, figuriamoci al di là del suo naso, con chi davanti all’Europa parla di buga-buga e promuove una politica tribale di strapaese che va bene giusto per l’oratorio e le ACLI lì a fianco e con chi, nostalgico della sua poltrona comoda e lucrosa, urla al tradimento perché è stato smascherato.
Se è vero che una Maria Teresa d’Austria non l’avremo più, accontentiamoci delle riforme economiche, per quelle culturali e sociali c’è sempre tempo o tutt’al più ci resta la rassegnazione a cui ormai siamo abituati.
Noi italiani, da sempre, abbiamo ciò che ci meritiamo di avere e anche questo governo non fa differenza, è esattamente ciò che ci meritiamo. Questa volta però è andata meglio. Non sappiamo votare, infatti, scegliamo sempre chi è, almeno, un po peggio di noi. Questo perché abbiamo bisogno, allo stesso tempo, di un alibi e di un modello di riferimento. Non sappiamo pretendere, ma è una conseguenza di quanto detto prima, che il governo faccia stato, se votiamo dei ladri, al massimo possono fare banda. Ora abbiamo un governo non eletto. Abbiamo ballato e cantato per le strade di Roma per una librazione, ancora una volta, non guadagnata da noi. Mancavano soltanto le tavolette di cioccolata lanciate dalle camionette dei soldati americani, a completare il contributo in bianco e nero da cineteca, per una nuova stagione dei soliti vecchi italiani. Ora, ci meritiamo di non capire che i membri di questo governo, che noi continuiamo a chiamare tecnici, sono, in realtà, i politici che dovremmo pretendere di potere scegliere; ma non ne siamo capaci, non ancora. Preferiamo riempirci la bocca chi con “ sospensione della democrazia “, chi con “ sconfitta della politica “. Dimostriamo tutti giorni di non sapere riconoscere, nelle nostre azioni, né la politica, né la democrazia. Aldo Busi ha scritto: “ è ora che gli italiani scendano in piazza a protestare contro se stessi. “, questa è la grande rivoluzione disattesa, il punto di partenza al quale non siamo ancora arrivati. Abbiamo soltanto quello che ci meritiamo.
Un saluto,
Pietro Ferrari.
Ora che si è afflosciata la tesi del complotto dei poteri forti, ricordiamoci del vecchio detto ” se non puoi sconfiggere il tuo nemico, unisciti a lui” tanto caro agli italiani, e l’ex governo era ” italianissimo ” fin nelle sue fondamenta, più che un governo era una corte di provinciali che pensavano come Caterina De Medici e si truccavano e si travestivano per rappresentare non se stessi, ladri fatti e finiti, ma i loro elettori, ladri potenziali onesti solo fino a prova contraria, leali solo perché l’occasione che fa l’uomo ladro non si è presentata a loro ma ad altri uomini giusti al posto giusto, che poi è quello sbagliato perchè diciamolo, voler fare il Presidente del consiglio è come voler fare il papa, o il papá, è da presuntuosi e da disonesti a priori! Mario Monti ha “adottato” gli italiani, non li ha concepiti, a differenza di Berlusconi che si è imposto come educatore tramite i mass media che controllava e tramite i maestrini catto-fascisti che spediva a rilasciare interviste fuorvianti e studiate da tecnici della psicologia per programmare menti pigre e depravate. Berlusconi ci ha meritati tutti, è ovvio. Monti non ce lo meritiamo: non abbiamo fatto nulla per averlo . Aggiungo, ora che finalmente beata ignoranza Gelmini è stata messa alla porta, che è consigliabile introdurre nei licei come libri di testo almeno cinque libri di Aldo Busi, vogliamo o no istruire definitivamente i giovani italiani e metter le basi per una democrazia autentica? ( Edgardo Andriani )