La scoperta dell’acqua calda ovvero conclusioni sulla sessualità per un dibattito sull’omofobia cui non parteciperò più
Pubblicato il 14 novembre 2011
Le seguenti considerazioni sulla sessualità sono un’estrapolazione e una sintesi da appunti scritti da Aldo Busi in vista di un suo intervento a un congresso di Andrologia cui era stato invitato e che si terrà a Milano l’1 dicembre prossimo. Una serie di incomprensioni da parte dell’organizzazione, tra cui l’aver chiesto allo Scrittore di inviare un suo “biosketch” (sic!), l’hanno convinto a ritirare la sua partecipazione. A discrezione di Aldo Busi, che ringraziamo in anticipo, seguirà la pubblicazione dei restanti appunti da cui è tratto il testo che potete leggere da oggi.
(8 novembre 2011) Ho appena finito di leggere anche Storia dell’impotenza di Angus Mc laren e Storia della masturbazione di J.Stengers – A. Van Neck, entrambi per Odoya editore: sono due saggi poderosi – impensabili da una penna italiana – sulla dolorosa fantasmizzazione della sessualità sottomessa dal cristianesimo fino ai nostri giorni affinché, attraverso il controllo del corpo, tutt’altro che solo femminile, fosse più radicale il controllo delle coscienze e quindi dell’economia destinata al rafforzamento del potere politico delle oligarchie congiunte tra la spada e la croce – e la cosiddetta scienza. Tuttavia, poiché io non sono un guardone e sostanzialmente le pratiche sessuali altrui non mi destano alcun interesse erotico o partecipazione emotiva a succedaneo di una mia sessualità sognata o repressa o delegata o rimossa, ho imparato ben poco di nuovo, a parte curiosità storiografiche inerenti la punizione della “colpa” di non conformarsi alla norma dettata da duci e sciamani religiosi e medici a servizio – e resta per me lo sconcerto definitivo di vedere una volta di più che dove io sono arrivato come Scrittore nell’indagare la snaturata natura umana del desiderio non è mai arrivato nessuno e nessuno potrà mai arrivarvi, né sociologo, né scienziato, né filosofo, né medico, né accademico.
Da quarantamila anni fa, allorché si cominciava ad andare eretti, all’altro giorno, allorché si è ufficializzata la cifra raggiunta di sette miliardi di ominidi manducanti e tra un po’ manducantisi, la domanda unica che dovrebbe importare nella disamina della sessualità umana e in un possibile responso a conclusione di ogni indagine, ricerca e momentanea base per la ripartenza oggi è: in che misura un atto sessuale tra persone consenzienti o della sola persona su se stessa lede eticamente ed economicamente la società e ne mina le basi democratiche se la democrazia è solo millantata? La semplicissima domanda non è delle più semplici da far passare, perché presuppone che l’etica sociale non sia fondata su un fantasma sessista terrorizzante del più forte sul più debole che patisce recriminazioni per reati inesistenti ovvero per il reato, prima esplicitato e tuttora sottaciuto, che il sesso ha la sua vera bellezza se non è a fini procreativi: un uomo e una donna non vincolati da un matrimonio che hanno amplessi mutualmente concordati per reciproco godimento non commettono alcun crimine contro il patrimonio o contro le leggi, e se lo commettono contro le leggi, sono le leggi che vanno modificate, non loro; lo stesso vale per due uomini, per due donne, per il masturbatore, per la masturbatrice: semmai si devono in qualche modo considerare per un atto non passibile di giudizio morale e di indagine pubblica, sarà sotto il profilo della sociologia politica, non della morale religiosa; due esseri umani consenzienti e di cui uno non sia mai inferiore ai tredici anni e, se tra adolescenti, non sia mai superiore ai due anni dai tredici ai sedici e ancor più se fino ai diciotto (se proprio si vuole persistere a non considerare una persona tredicenne e addirittura quattordicenne del tutto libera sessualmente di congiungersi con chi vuole come di fatto ormai fa, e certo non con me), se non infrangono a vario e differente titolo un patto civile e istituzionale verso un terzo – il che riguarda comunque un patto tradito, sì, civile, ma sostanzialmente privato e in cui l’istituzione non è attivata e attiva legislativamente motu proprio bensì perché chiamata in un secondo tempo a dirimere una causa giudiziaria nata dal conseguente contenzioso di divisione o di reclamo di beni tra i due ex pattanti -, non mi interessa cosa fanno o non fanno a letto umani consenzienti se uno non è un adulto e l’altro non è un bambino, mi interessa che siano liberi di farlo senza che nessun prete, giurista, poliziotto, politico e beghina del sistema vi si infili per dire questo sì, questo no, fine dell’indagine sulla sessualità umana. Così come due persone eterosessuali non ledono accoppiandosi secondo reciproco libero arbitrio i diritti dei casti e degli omosessuali e dei masturbatori, incalliti o occasionali, così non è più ammissibile che si continui a pensare che due uomini o due donne o un solo uomo o una sola donna che hanno rapporti sessuali secondo una loro modalità inalienabile ledano i diritti degli eterosessuali: non è la sessualità degli uni o degli altri che determina i diritti, bensì la cittadinanza, che è comune anche quando non si vuole che lo sia, poiché la cittadinanza, se non è universalmente umana, non è neppure giurisdizionale a un dato territorio.
Ogni altra etica ”sessuale” (sessuale quanto è diritta la via di uno che sta a Centocelle e per arrivare al Ministero del Tesoro in via XX Settembre a Roma passa per Lourdes) è soverchiatrice, immorale, ignobile, ignobilmente interessata a una tassa e a un profitto dove nessun cittadino moderno responsabile dovrebbe mai più permettere vengano imposti, né per sè né per coloro che ancora non hanno la forza per non lasciarsi intimidire. Non esistono cittadini di serie C perché una consorteria di ipocriti fanatici interessati ha deciso a tavolino che una pratica sessuale è di serie B, esiste la necessità politica di fare piazza pulita di quella consorteria di ipocriti fanatici interessati, punto.
Se si considera Dio come la sintesi di tutte le nefandezze politiche che l’uomo ha saputo inventare per soggiogare con ogni violenza fisica e psicologica il suo simile più debole, siamo sempre alla stessa affermazione di Karl Marx da me posta a epigrafe di Suicidi dovuti (1996), “Ogni cosa che glorifica Dio nega l’uomo”, l’unico punto di arrivo fisso di ogni possibile civiltà anche sessuale veramente umana e senza altro ritorno che ribadire che la meta è stata raggiunta una volta per sempre.
Ps del 14 novembre 2011 ovvero dell’ultimo minuto: che l’Italia sia un “legno storto” nato e politicamente immodificabile – e anche la ventilata scelta di tre ministri supercattolici imposti dal Vaticano, senza sforzo, al piissimo nominando Primo Ministro Mario Monti lo potrebbe confermare – lo si vede anche dal più intraducibile alla lettera dei proverbi italiani, “Morto un papa, se ne fa un altro”, che, per esempio, in spagnolo si traduce, beati loro per quanto di radici cattoliche come noi, “A rey muerto, rey puesto”: che senso ha parlare ancora della sessualità in Italia se a farlo è un italiano cresciuto storto come il legno che l’ha generato e che gli ha sagomato la dirittura civile, politica ed economica? Anzi, che senso ha avere ancora una sessualità in Italia?
Aldo Busi
3 responses to La scoperta dell’acqua calda ovvero conclusioni sulla sessualità per un dibattito sull’omofobia cui non parteciperò più
Potrebbe mai una penna italiana scrivere degli appunti come questi, a parte quella di Busi? E quale scrittore o giornalista o intellettuale sarebbe pronto a ritirare la sua partecipazione a un qualsivoglia congresso per una o più incomprensioni che ne minerebbero la sua totale integrità nonché indipendenza? Certo, a patto di averle.
La strategia del potere mediatico e politico, sempre in combutta con quello cattolico, è di creare desideri sessuali per poi renderli peccaminosi e infine reprimerli spingendo i poveri frustrati a cercare una cura, la redenzione, a suon di oboli per essere traghettati dalla parte dei “giusti”.
Soubrette, veline, escort, trans, feste e festini, sono tutte pedine di un gioco di bramosie, di aspirazioni, di identificazioni a un modello indotte affinché si crei la malattia per cui offrire la relativa cura. E il gioco è fatto. Il dagherrotipo della loro normalità impresso.
Tutto quello che non fa parte, che si emancipa, quello che è diverso, perché non più controllabile, diventa mostruoso. Infine generando terrore e togliendo dignità all’essere umano perché non più funzionale a qualcosa si creano sub-umani proni e ubbidienti, ovvero italiani da spolpare a fondo per licitarne la doppia vita.
Già, e chissà perché oggi, leggendo un pezzo di Michele Serra che poi riporterò, a proposito del governo Monti, mi è tornato in mente proprio questo suo intervento. Ovvero, dopo la mostruosa era berlusconiana è arrivato papà, il noioso, grigio e affidabile papà, a rimetterci tutti proni e ubbidenti:
“L’AMACA del 17/11/2011 (Michele Serra).
17/11/2011 di triskel182
Un governo di onesti professori borghesi, quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi, guidato da un onesto professore borghese, cattolico e ricco. (In pratica: un governo Prodi, però libero dal ricatto bilaterale di Mastella e di Bertinotti). Ognuno è libero di trarne le conclusioni che crede, e ovviamente ogni critica, in questo clima di unanime consenso, sarà la benvenuta. Ma date retta, prima di aprire il rubinetto dei vostri dubbi fate come ho fatto io ieri, subito dopo avere letto la lista dei ministri: cercate in rete il video “Meno male che Silvio c’è”, dura neanche due minuti ma è un sunto fantastico della catastrofe antropologica dalla quale (forse) siamo appena sortiti. Rivederlo e sentirsi miracolati, guariti dalla peste, redenti dalla dannazione è tutt’uno. Il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi per tanti di quegli anni che quando vediamo passare in televisione, tra gli stucchi di Palazzo, una faccia normale, una persona noiosa, sbarriamo gli occhi per l’incredulità. Per ogni ministro nominato, fate così: cercate di ricordarvi chi era il suo predecessore. Vedrete che in nove casi su dieci il passo in avanti è stato grandioso. A prescindere.
Da La Repubblica del 17/11/2011.”
Al Pronto Soccorso domenica mattina sono incappato in una beghina sbucata dal nulla o più propriamente dalla scena del rosario nelle prime pagine di “Suicidi dovuti”. Dopo un benevolente “Ciao, tu non sai quanto mi piaccia parlare coi giovani” attacca con la solfa dei rapporti prematrimoniali peccaminosi: neanche conosce il mio nome e già vuole sapere con chi faccio sesso, e nel caso lo facessi, vuole farmi sapere che è male. Io, con la cortesia che posso, le spiego che non sono cattolico-cristiano-eccetera-eccetera, e che sono lì al Pronto Soccorso giusto per aspettare che dimettano la persona che amo e che tanto mi basta. A lei non è bastato e ha continuato a parlare con la sua vocina cheta e gentile di matrimonio, di peccato, di dio, e altri deliri così (che l’abbiano morfinizzata? dal battesimo, però, o almeno dalla prima comunione e da allora impasticcata tutte le domeniche se non tutte le messe prime), manco le avessi detto che ero lì al Pronto Soccorso in cerca di prediche visto che tutte le altre chiese le avevo trovate chiuse, di domenica mattina. Quando hanno dimesso la donna per cui ero al Pronto Soccorso, sono ripassato dalla vecchina, per salutarla. La vecchina ha sgranato gli occhi su di lei e poi circondandoci in un solo sguardo ci ha detto, ghiotta – Oh, pregherò per voi! Mi sono fatto una idea più precisa, del tipo di esercizi spirituali che deve fare quotidianamente, nascondendosi dietro al ditino che punta contro gli altri per non far sapere dove se lo punta normalmente lei, così fantasmizzata dal suo credo da non riuscire ad accettare l’autonomia intellettuale dei corpi altrui.
Il suicidio, tante volte, è un atto pleonatistico e niente più, e la morale religiosa è il tocco di virtù che si danno le persone che, se non si toccassero da sole, non saprebbero neanche di esistere, avendo scelto di sparire da subito per “essere” poi, una volta morte anche di nome.
Ah, se solo avessero letto i libri giusti, che cioé non la smenano sulla giustizia divina ma sulle ingiustizie inumane che spesso si fanno con la scusa di questa; se la vecchia beghina avesse letto per tempo “Il manuale della perfetta gentildonna”, invece che un Libro solo, distribuito apposta per censurare tutti gli altri libri e lettori.
Un saluto!,
Antonio Coda