Niente corda per il tiranno – Un commento che merita (2)
Pubblicato il 24 ottobre 2011
Su segnalazione di Aldo Busi, che lo ha apprezzato, diamo evidenza al commento del lettore Antonio Coda al post “Niente corda per il tiranno – allarghino i cordoni gli eredi, piuttosto”.
Giustiziando Gheddafi, così come prima di lui hanno silenziato Osama Bin Laden e la lunga lista a risalire dei “cattivi”, Mussolini compreso – aggiornata come un qualsiasi menù a seconda dei gusti del superpotente di turno – è stata fatta ingiustizia a noi, quando per “noi” si vuole intendere le masse dei paesi che sono o che vogliono diventare al più presto democratici.
Rinunciando a un processo pubblico non solo va perso un patrimonio economico – e, con veloce riferimento al post precedente: quanto saranno costati all’Italia gl’atti di devozione del megalomane italiano a quello libico? – va perso anche il risarcimento che un minimo di conforto lo darebbe a chi, a modo suo, sopravvive: il risarcimento della verità, per quel che se ne può dire, per quel che se ne può ricavare da uomini vissuti all’interno delle menzogne delle doppie doppietà dei giochi di potere.
Uccidere, a questi livelli, a queste dimensioni, equivale a censurare. Fisicamente non poteva essere più inerme di così, Gheddafi tirato fuori da un tubo di fognatura mentre frignava in un superbo contrappasso. Le sue parole, però, la loro gravità, non erano mai state così pericolose. Quando era al potere, Gheddafi era un contaballe ideologico inascoltabile. Trascinato nella polvere, sarebbe diventato un uomo dalle parole d’oro. Per assicurarsi che tenesse l’acqua in bocca, però, gliel’hanno annegata di sangue con un proiettile in una tempia. E se anche la sua morte è conseguenza dell’istintiva vendetta dei ribelli locali e non una premeditata esecuzione istituzionale e internazionale, il risultato è lo stesso: tranquillizzante, per chi della libertà delle parole deve sempre aver paura, e degli Scrittori – se ne verranno dalla Libia, dall’Iraq, dall’Afghanistan o se di nuovo da Montichiari – sopra a tutto.
Un saluto!,
Antonio Coda
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