Aldo Busi su “E baci”

Pubblicato il 17 ottobre 2011

Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:

In merito alla pubblicazione di “E baci”: a) esiste un libro, voluminoso, tratto da quanto sono andato pubblicando sul presente sito da quando nacque, b) se non provvedo io a pubblicarlo, lo farà qualcun altro, e può fare tante e tali sciocchezze che è questo il pensiero dominante che mi spinge, solo di tanto in tanto, a licenziarlo alle stampe, a qualsiasi stampa, c) se lo pubblico intanto che io ci sono, posso, per l’appunto, curarlo come si deve (eliminando, innanzitutto, ogni intervento non di mio pugno e i titoli, per quanto azzeccati, della redazione e disponendo i miei interventi secondo un mero ordine cronologico e evitando ogni inevitabile interpolazione per mano di terzi, per quanto armati di mere intenzioni didascaliche), d) posso integrare con alcuni dettagli, omessi per questione di spazio e di scarso tempo, alcuni testi, specialmente gli sms, visto che odio quando un sms diventa un mms (difficoltà a farlo pervenire), il che non significa stravolgere gli originali, ma dispiegare alcune spie da me messe a suo tempo perché diventino quelle vere e proprie lampadine come già pretendevano allora, e) devo eliminare le foto inviate e pubblicate, per quanto mi piacciano e piacciano, e tanti testi (recensioni, commenti, interviste, atti giudiziari eccetera) che formano l’apparato storico e critico, di nessuna importanza nell’eventuale libro da consegnare a un editore, f) tale libro non può rappresentare alcun interesse economico né per me né per l’editore, se arriva a vendere cinquemila copie è già tanto, quindi l’anticipo è di tale modestia che la redazione sa già da un anno, proprio perché tale generosità è del tutto simbolica e non mi costa niente, che lo dividerei con i redattori stessi, g) sono il primo a non credere in questo libro, che sconsiglierei a tutti di comprare, ma non ho scelta, da qui la mia nausea a dovermene davvero occupare e la mia sincera gioia ogni volta che, per salvaguardarne la filologia autoriale, mi sforzo di proporlo a un editore il quale, per vari motivi o giustamente, non sa che farsene, perché io, anche per pigrizia e perché non ho nessuna voglia di lavorarci sopra, parteggio per l’editore che non lo vuole, non per quello che lo volesse e riuscisse a incastrarmi in un contratto. Ora mi sento e bene e meglio, perché moralmente assolto chissà per quanto altro tempo dal rilanciarne la possibilità di pubblicazione.

In nessuno dei commenti dei lettori del sito ho trovato la benché minima ombra che potesse affiancarsi al corpus e delle ragioni qui addotte e della innecessaria ma dovuta necessità del libro stesso.

Siamo pratici e fermiamoci lì, consiglierei a tutti.

 E…

Aldo Busi


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