In attesa della prossima lista – Una replica ai commenti-tipo
Pubblicato il 25 settembre 2011
Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Ogni commento-tipo negativo e precisino sull’inutilità o beceraggine o mero gossip dell’outing e sul rispetto per quella sacrosanta scemenza chiamata “diritto alla privacy” che dovrebbe far venire il vomito anche al comune cittadino, figuriamoci a un uomo pubblico; ogni commento-tipo dall’interessato snobismo o pelosetto garantismo contro l’outing che è stato appena fatto in Italia per la prima volta, ma meglio-tardi-che-mai; ogni commento-tipo di sufficienza con attoriale alzatina di spalle a borderò è così poco logico nello sviluppare nel tempo ciò che contempla logicamente un’emotività una volta additata al disprezzo della piazza, “incolpata” e messa alla gogna del ridicolo e della discriminazione “a prescindere”, e non tiene conto del risultato raggiunto contro questi politici suppostamente dalla doppia vita e di sicuro omofobi (e contro quelli in riserva per la lista a venire, già in linea di partenza, spero): provare la paura e il senso di minaccia e di ricatto pendente che hanno fatto provare a milioni di altri cittadini rovinandogli l’esistenza della semplice e unica vita che conducono e che hanno.
Lo spirito di sana e dovuta vendetta tira un sospiro di sollievo nel sapere che ora anch’essi sono sotto la stessa lente d’ingrandimento, e deformante, con cui hanno focalizzato e bruciato tante vite altrui per farsi belli e pararsi il culo, che ogni loro spostamento, prenotazione di camera d’albergo, fine settimana per un’imprevista sessione di lavori extra, e persino sguardo, sculettamento, sorriso forzato, camicia a fantasia, doppiopetto troppo insistito, trucco di disinvoltura alla faccia di tolla machista che portano in giro verrà monitorato e passato al setaccio senza più alcuna garanzia di omertà come prima; è civilmente consolante sapere che l’omofobia in Italia non resterà mai più impunita, siano essi gay o no o puttanieri di trans e poi mariti e padri di comodo; io non credo che le loro vite “private” non siano state sconvolte o almeno scombussolate un bel po’, malgrado la complicità delle mogli o dei trans o dei marchettoni di alto bordo, tutta gente prezzolata, su cui possano contare, e se scricchiola l’impalcatura lì, comincia a venire giù anche parecchio del resto carrieristico ideologico che li ha fatti salire finora impunemente; da quattro giorni, per l’appunto, gli untori sono stati unti: è una gran bella lezione, un avvertimento a chi si prepara a fare l’untore per fare carriera politica (per esempio, a quanti votano leggi contro la droga e la prostituzione e poi sono i primi pusher/tossici e puttanieri). Sanno che da oggi l’omofobia rischia di diventare agli occhi dell’opinione pubblica, che vota, un crimine da delinquenti senza risorse e già un po’ dementi di troppo anche per fare i parlamentari o i ministri, che quella vacca grassa è smunta per sempre e che forse è meglio non insistere o magari a qualcuno verrà in mente un’idea un tantino più macabra, alla quale do fin da ora il mio grato plauso.
Per ora, sommando l’odore dei peti per aria, sono stati solo rose e fiori, o ex bellezze al bagno.
Aldo Busi
10 responses to In attesa della prossima lista – Una replica ai commenti-tipo
Ieri, domenica 25 settembre, sulla undicesima pagina di Repubblica c’era un trafiletto striminzito a mezza altezza e laterale ch’informava: la polizia postale indaga per il crimine informatico, i magistrati agiscono d’ufficio, i delatori del sito californiano verranno perseguiti e non si escludono querele da parte dei dieci “diffamati”: poichè le vittime sono loro, i debitamenti Innominabili oltre tempo massimo.
Immagino la solerzia giudiziaria sia stata la medesima quando il sito di Altriabusi è stato oscurato dall’attacco pirata.
A fare una ricerca sulla Rete la notizia più aggiornata sulla lista outing risale a due giorni fa e riporta le disapprovazioni ufficiali ora di Grillini, ora di un presidente di un circolo di cultura omosessuale(?), i quali si associano al rimbrotto imbronciato generale che recita: – Però non si fa così.
Ma Calderoli che dice? Gasparri come l’ha presa? Letta una reazione l’ha avuta, magari la prima della sua vita? Formigoni è corso a farsi comunicare e liberare dai suoi? Dove sono, i nominati, e cosa dicono, come si sentono dopo essere stati sul filo del rasoio, ora che non hanno in pugno né la situazione né il manico del coltello?
L’impressione è che i vari commentatori ufficiali affrontino l’operazione outing con il distacco spocchiosetto dell’opinionista sulla poltrona del reality-show, del tutto insensibilizzati, incapaci di comprendere e di empatizzare con chi l’omofobia, prima di denunciarla, la subisce, la paga, la vive addosso.
I cosidetti potenti considerano la loro alienazione il segno indiscutibile del successo. Aldo Busi invece si sforza continuamente di leggerla, la realtà politica e sociale e economica e civile, l’ha trasfigurata per poterne scrivere in maniera ancora più incisiva e perentoria all’interno dei Suoi romanzi, la ribadisce senza codardie o flaccidi e pavidi ragionamenti sofistici nei Suoi interventi pubblici, deciso com’è a non discostarsi mai dall’autenticità del qui e ora.
Di tutta la meritoria faccenda a me preoccupa solo una cosa: che possa passare l’idea che l’omofobia di un omosessuale sia più grave o più indegna di quella di un etero: la bellezza del corpus iuris ha – dovrebbe avere – una inappuntabile eleganza tutta sua e rappresenterebbe l’ennesimo squallore un tentativo da parte di chicchessia di travestirlo coi soliti straccetti sessuofobici di massa.
Un saluto!,
Antonio Coda
Ho provato un certo piacere di fronte alla notizia dell’outinglist. Personalmente, sono molto sensibile al discorso sull’omofobia, in quanto non desidero avere omofobi nelle vicinanze. Se uomini, so gia’ per certo che cercheranno di far pagare a me la loro ipocrita scelta di vita, manifestando una viscerale misoginia, interpretando il bieco e noioso ruolo del macho, avvelenandomi la vita quotidianamente. Per le stesse ragioni vorrei sparissero dalla vita politica italiana, non e’ un caso che questo sia un paese omofobo e, contemporaneamente un paese misogino. Il mio unico dubbio e’ questo: servira’ tutto questo a smuovere il Bel Paesello ipocrita e clericale, il paese del “futti, futti, che Dio perdona a tutti”? So che qualcosa di simile fu fatto negli Stati Uniti, alcuni anni fa, e diede i suoi frutti, ma parliamo di un paese dove un deputato si e’ dimesso, non molti mesi orsono, per aver inviato una foto un po’ spinta a una donna, tramite chat. Riuscira’ la “lista” ad avere un qualche effetto nel paese del bunga-bunga?
So di parlare al vento ma lo faccio anche per tutti quelli che, come me in dissenso con l’outing, non accettano di avere le proprie idee relegate a “commento-tipo” (categoria generalizzante e quindi cripto-fascista, almeno nell’ordine delle idee). Il “diritto alla privacy” sarà stomachevole per molti ma è tutelato da una legge dello Stato e penso che le leggi vadano rispettate. Se gli altri non lo fanno, non vedo perché non dovrei farlo anche io. L’idea di taglione, di vendetta mi è del tutto estranea a livello esistenziale, figuriamoci a livello di convivenza civile. Non voglio far cambiare idea a nessuno (e nessuno la cambierà dopo questo post innocuo) ma testimoniare un dissenso per tutti quegli individui che non sono omofobi ma non sono neanche a favore di un outing compiuto in forma anonima e qualunquista. Saluti, FC
Il signor Caruso ignora che la privacy esiste solo per chi ha qualcosa da nascondere, da non dire, da fare ma da non far vedere e che il relativo diritto è stato creato proprio da chi dell’arte dell’imbastire una doppia vita è maestro: i politici, ovvero lo stato. Inoltre va da sé che un personaggio pubblico rinuncia alla sua privacy, al suo privato, nel momento in cui diventa tale per libera scelta e perché quello che ha da dire non lo lascia spifferare da altri ma lo urla da sé in piazza togliendo a chichessia il piacere di farlo al posto suo.
Inoltre stiamo parlando di persone che campano sulle sofferenze e sulla privazione dei diritti altrui, quelli inalienabili della persona in quanto essere umano, e che hanno fatto della sessualità di altri un male tutt’altro che rispettoso della privacy,ovvero dei cazzi, altrui per pararsi il culo, perché quello sì che deve rimanere privato. Come dire: stai attento a dove lo metti perché io lo prendo dappertutto e non voglio che di sappia in giro.
Caro Ghizzoni quando Lei scrive “il signor Caruso ignora che la privacy esiste solo per chi ha qualcosa da nascondere, da non dire, da fare ma da non far vedere e che il relativo diritto è stato creato proprio da chi dell’arte dell’imbastire una doppia vita è maestro” ha già fatto tutto: investigazioni, rinvio a giudizio e processo alle intenzioni, dimostrando di avere un’idea certo poco lusinghiera della vita umana. Era così nella Romania di Ceaucescu, dove se nascondevi qualcosa (tipo che tenevi la luce accesa dopo un certo orario i vicini ti denunciavano). Un diritto di libertà come quello alla privatezza è azionabile o meno. Se Lei non ci tiene, ne faccia pure a meno, ma non si capisce perché debba costringere gli altri a farlo. Inoltre, nel caso specifico, che senso ha biasimare chi “si nasconde” quando la denuncia proviene da anonimi? Questo punto rimane senza spiegazioni (maldestramente messo a tacere da ciascuno). FC
Per rispondere a Caruso, forse ci si rende poco conto quanto sia assurdo il concetto di “privacy” riguardo alla lista dei presunti gay. Basta capovolgere la cosa: ci sarebbe altrettanta “violazione della privacy” se fosse stata fatta una lista di presunti eterosessuali ai “danni” di omosessuali? No vero? Ma la lista dei gay inorridisce proprio perché c’è un clima omofobo, perché di per sé è ridicola, e il clima omofobo c’è proprio perché diversi personaggi, in questo caso pubblici, ci fanno su carriera. Quindi qui abbiamo due questioni messe sotto l’obbiettivo, una è quella della coerenza e trasparenza dei politici, soprattutto di quelli che privatamente fanno quello che pubblicamente condannano, l’altra la loro responsabilità nell’alimentare un clima che, ma guarda un po’, ora gli si può ritorcere contro.
Ripeto, perché non è chiaro evidentemente: non discuto il problema nella privacy nel merito ma nella sua essenza giuridica. Si tratta di un valore tutelato da una legge dello Stato e come tale la rispetto. Tanto è vero che il giorno dopo la pubblicazione della lista (talmente formidabile nella sua vaghezza da essere caduta già nel dimenticatoio) alcuni magistrati hanno dovuto aprire un’indagine contro ignoti nel registro degli indagati. Non se ne farà nulla, ovviamente. Ma è un atto dovuto in quanto violazione di legge e ancora vigente, si spera per sempre, l’obbligatorietà dell’azione penale. FC
Caruso, Le faccio presente che stiamo parlando di persone che i diritti degli altri li calpestano, che obbligano chi non è come loro, all’apparenza, a nascondersi perché non gli riconoscono lo status di cittadini come gli altri; e questo perché? Perché sono omosessuali e non possono procreare e creare una famiglia “normale” e cazzate del genere! E Lei ha il coraggio, che poi è viltà mascherata, di difendere il loro diritto alla privacy perché è una legge dello Stato? Allora lasciamo che i nostri legislatori facciano tutte le leggi che vogliono, processo breve, processo lungo, legittimo impedimento e così via, e nascondiamoci dietro al dito della legge tutelata dallo Stato, che tutela solo se stesso, fino a quando non tocca le nostre tasche e allora diventa ladro e tutti si sentono in diritto di non pagare le tasse. È questo un concetto di legalità? Sì, ma di una dittatura, per esempio alla Ceaucescu, giusto per citarla, in cui lo Stato è libero di legiferare a capriccio e tutti proni a succhiargli il cazzo, tanto per stare in tema. Lei non ha capito nulla di quello che ho scritto e mi ha citato a sproposito: io non obbligo nessuno a fare niente, io sostengo che una legge del genere è a uso e consumo di chi ha qualcosa da nascondere perché altrimenti non esisterebbe in quanto non sarebbe necessaria; se non hai niente da nascondere non c’è nulla da scoprire e di conseguenza non hai bisogno di tutele di alcun tipo che già non ti dia la realtà dei fatti. È chiaro il concetto? Secondo Lei, un politico onesto, ha bisogno di una legge come il legittimo impedimento? Lei stesso avrebbe paura di una qualsivoglia intercettazione? Io no, perché non ho una doppia vita.
Concludo dicendoLe che l’anonimato di chi ha pubblicato quella lista non dipende né da me né da Busi ma da quella leggina a Lei tanto cara che li avrebbe messi nei guai, perché non dimentichiamoci che in Italia il ladro non è chi ruba, ma chi denuncia il furto.
Caro Ghizzoni, come sempre, quando gli argomenti non ci sono si passa all’insulto. I veri violenti escono sempre al naturale. A me Lei “vile mascherato” non lo dice. Se lo tenga per sé. Addio. FC
Caruso, gli argomenti ci sono, è che Lei proprio non li capisce, o finge e avendoli capiti bene batte in ritirata, e essendo a corto di strumenti per difendersi, si offende. Io non ho scritto “vile mascherato”, e ancora mi cita a sproposito, ma ho parlato di “viltà mascherata” in merito non a Lei ma al coraggio quando è schierarsi dalla parte del più forte. Cos’è, ha forse la coda di paglia?
A dio ci vada Lei, io preferisco andare altrove.