Tipi da tè
Pubblicato il 10 settembre 2011
Pubblichiamo un nuovo video di “Alangia” con in calce la traduzione italiana del dialetto di Montichiari.
Busi: Adesso attacchi di nuovo con i tuoi filmini?
Voce fuori campo: (sogghigna)
Busi: Lo fai perché mi stavo grattando il culo? E’ per quello?
Voce fuori campo: (sghignazza)
Busi: Ahhh, perché mi gratto il culo! Guarda, ti faccio vedere che qui…
Voce fuori campo: Ti ha morsicato un calabrone?
Busi: La zanzara! Vedi qui… La zanzara tigre, quella troia impestata! Sempre in mezzo alle chiappe, va a finire… Mi mangiano vivo.(Sbuffa) E poi mi sono appena fatto una peretta, mi han fatto un massaggio all’intestino e ho fatto una scoreggia che sembrava un uragano. E… falso allarme!
Voce fuori campo: (ride a crepapelle)
Busi: Cosa ridi? Scemo!
Voce fuori campo: Mi fai pisciare addosso.
Busi: Ma figurati! Poi, guarda qui, come poveri vecchi, il tè… Guarda te se noialtri eravamo tipi da tè. Eravamo tipi da tre, non “da tè”. Da farne tre alla volta…
Voce fuori campo: Ne abbiamo fatte tre alla volta, bello! Abbiamo dato, da quel punto di vista.
Busi: Ciaooo! Che meraviglia, l’ossessione del sesso. Che poi era il sesso con me, perché gli altri non sono mai esistiti. E’ che me ne sono reso conto dopo… E quando mi sono reso conto, puf! Una bolla d’aria, scoppiata. L’unica cosa che non si può richiamare indietro sono i desideri perduti. E le voglie perdute… Hai fatto un’ indigestione magari di prosciutto crudo, che era una cosa che magari da piccolino non potevi avere, perché era una cosa che mangiavano solo i signori… E poi tac, mangi prosciutto crudo per sei mesi e ti viene la nausea. Ti accontenti delle cotiche piuttosto che mangiare prosciutto crudo.
Voce fuori campo: Ma tu hai “mangiato” sesso per degli anni, non per sei mesi.
Busi: Ciaooo… Poi l’ho fatto mangiare tantissimo anche agli altri. Quando penso a tutti quei parcheggi che c’erano da Aosta a Trieste. Ho inculato tutti i camionisti di… praticamente d’Europa.
Voce fuori campo: E Parigi? Il periodo di Parigi?
Busi: Ah, il periodo di Parigi! Quando c’era ancora il vespasiano didietro a Notre Dame, dove c’era il boschetto di pitosforo… Che meraviglia. Ma ero io ad essere meraviglioso. Ero una specie di… un animale con delle ali.
Voce fuori campo: E’ vero!
Busi: Una specie di chimera.
Voce fuori campo: E’ vero!
Busi: Mentalmente.
Voce fuori campo: E’ vero!
Busi: Poi non c’era da parte mia aggressività, violenza, c’era proprio calore. Io andavo al sodo, non avevo fantasmi, perversioni, psicosi, vendette, complessi di colpa. No, a me piacevano proprio gli uccelli, e i culi. Ma che bello! Ma che magia… che bello! E’ che dopo mi sono reso conto che l’unico uccello che mi interessava era il mio. Capisci? E quell’altro era solo una prolunga del mio, ma di per sé non aveva vita. Ecco, lì è stata la mia fregata, dove sono stato fregato al massimo. E dopo, a 24 anni, quando ho avuto questa… questa illuminazione veramente maligna per cui tutti gli uomini erano consanguinei, e quindi hanno cominciato a farmi schifo… Però adesso c’è pronto il tè, bolle l’acqua!
3 responses to Tipi da tè

“Poi non c’era da parte mia aggressività, violenza, c’era proprio calore. Io andavo al sodo, non avevo fantasmi, perversioni, psicosi, vendette, complessi di colpa. No, a me piacevano proprio gli uccelli, e i culi. Ma che bello!
……..E quell’altro era solo una prolunga del mio.”.
E poi : “l’uomo non vuole scopare le donne, è abituato a scoparsi da sé fin da piccolo, le vuole solo desiderare”, mi pare che scrisse sempre Aldo Busi.
Insomma, è quello che ho sempre pensato, il sesso fra uomini va fatto senza tanti cazzi, nell’esatto istante che tra gli unici due concessi (ma, certo, anche tre o quattro, se se ne ha voglia) ci si infilano a forza quelli repressi (tutte quelle seghe alla “Querelle de Brest”), conformi, mascherati eccetera, sono cazzi. Solo mentali, appunto, e ti si ammoscia. Quantomeno a me, che, infatti, le poche volte che ho avuto quel genere di approcci, per quel motivo sono sempre andati a male. Parlo di noi uomini cosiddetti “etero”, che insomma siamo un poco più semplici delle donne, e tante seghe mentali ci fanno solo male. Grazie anche ai repressi per eccellenza, quei maschietti che con la scusa di essersi sposati con Dio e non potendo scopare né con lui né con chiunque altro, quel punto interrogativo cosmico trascendentale al centro della zucca ha tutta la forma di un enorme e irrisolto cazzo e a quello e come quello solo pensano. Soprattutto a quello degli altri, ma con la scusa di farlo per una qualche missione, seminando il panico nelle menti semplici, il loro panico, le loro repressioni. Un uomo semplice, normale, scopa e basta – e se ci riesce adora le donne – e poi pensa ad altro. Un uomo perverso e represso non scopa e sta lì a pensarci su per tutta la vita.
Gentile Manconi, mi permetto di replicare al Suo commento perché mi ha sinceramente incuriosito. Non ho mai pensato che gli uomini etero fossero più semplici delle donne, nemmeno quel poco che Lei sostiene. Più semplici in cosa? O forse Lei con “semplici” intendeva dire sempliciotti? Personalmente non ho mai creduto neppure questo e sa perchè? Perché continuo a non trovare una differenza sostanziale, ovvero mentale, tra un uomo-etero, un uomo-gay e una donna-donna. A me sembrano soltanto delle mascherine ormai fuori tempo massimo, cascami di un tempo ormai definitivamente perduto al quale solo le vecchie nostalgiche sono ancora attaccate, come stanchi molluschi che per paura di essere portati via dalle onde della modernità stanno attaccati al loro piccolo ma pur sempre sicuro scoglio, sicuro solo perché noto, per poi magari morire di fame e diventare nient’altro che un incrostazione dello scoglio stesso. Sono convinto che la sola differenza tra un uomo-etichetta e un uomo e basta, finalmente -e basta, stia nella lingua di cui dispongono, ossia nella libertà espressiva che un uomo-e basta si è guadagnato da solo, anche a forza di prendere calci in bocca; un uomo-e basta è tale perchè non mette la sua bocca – né la sua lingua, la sua mente, il suo corpo – a disposizione di un qualsivoglia Sistema, che è sempre prima di tutto un Sistema linguistico, cioè mentale. Ecco perché, gentile Manconi, c’è qualcosa che non mi torna nella Sua frase “un uomo semplice, normale, scopa e basta – e se ci riesce adora le donne – e poi pensa ad altro.” Normale è una di quelle parole, per non dire la prima, che un individuo civile dovrebbe bandire definitivamente dal proprio vocabolario: normale rispetto a chi? normale rispetto a cosa? normale rispetto a quale casistica? Di normale dovrebbe esistere solo il rispetto nei riguardi di ogni nostro prossimo, spero ne convenga anche Lei. Inoltre sarebbe ora di smettere di adorare chiunque, a iniziare proprio dalle donne. Si adorano gli idoli, non gli essere umani vivi. Essere adorati non è né essere amati, né tanto meno essere rispettati. Essere adorati è soprattutto essere usati, anzi, essere prima uccisi, dunque mummificati dentro un ruolo, infine sfruttati; essere adorati è soprattutto essere uccisi nella propria individualità nonché, talvolta, essere fatti fuori anche fisicamente, vedasi i cosiddetti fans che finiscono per uccidere i loro beniamini che dicevano di adorare alla follia, o gli stalkers che, per l’appunto, adorano le loro vittime. Mi permetto di dirLe questo perché mi sono riconosciuto nel suo ammosciarsi in seguito agli approcci che Lei cita; anche io mi sono ammosciato diverse volte quando uomini-etero mi si sono avvicinati come credevano fosse giusto approcciarsi a un uomo-gay che vedevano solo loro, e sa come? Proprio adorandomi, come se io fossi una donna, quella della loro mente, quella che loro avrebbero voluto essere, senza neppure rendersi minimamente conto di esserlo già. Con questo, mi creda, Manconi, non desidero né attaccarla, né entrare in polemica con Lei, ma ribadire che l’acqua calda è l’acqua che tutti i molluschi temono di più. Un saluto.
“(…)niente produce silenzio quanto l’esperienza.”
Leggendo questa frase, in nota nella raccolta di conferenze “Nel territorio del diavolo” della scrittrice Flannery O’Connor, ho ripensato a questo video pubblicato su Altriabusi, nel quale Aldo Busi, ritornando alla sua gioventù, alla sua educazione sentimentale, ha come dei momenti di sospensione: come se la realtà dei ricordi, la verità delle esperienze, fosse intraducibile, irriducibile alle parole.
In questo senso l’azione creatrice della scrittura quasi si troverebbe ostacolata, e non agevolata, dalla biografia dello Scrittore, con conseguente definitiva liquidazione di chi nell’opera cerca colui-che-la-scrive e non l’opera in sé, e di chi, soprattutto, incapace di scriverne una, di opera, fa dell’esperienza ‘vissuta’ una garanzia dell’opera, come che sia stata scritta.
Poi c’è l’età: a 24 anni Aldo Busi ha una “illuminazione veramente maligna”: la consanguineità di tutti gli uomini. Con successivo sentimento di ‘schifo’, come di fronte a un incesto dal quale non ci sarebbe stato più scampo. Una dichiarazione lasciata così, come per caso, a fine partita in una battuta prima del fischio finale del tè, occasionale, ma che secondo me segna una lacerazione, un punto dal quale è possibile poi stabilire un prima e un dopo, anche sull’opera in divenire di Aldo Busi che a 24 anni lavora a “Il Monoclino”.
Concludo questo intervento, sperando di non essere già andato oltre, con un riferimento al saggio di Marco Cavalli “Busi in corpo 11”. Questo saggio contiene due racconti inediti, uno del febbraio ’73 e uno del ’74. Tra i due ho notato una grande stacco qualitativo, di maturazione artistica: nel primo, “Animali da pelliccia”, Aldo-Busi ancora non c’è, mentre nel secondo, “Racconto di Natale o dell’impeachment”, lo stile linguisticamente irriverente e intelligente, ricombinante, che turba le aspettative del lettore e che poi sarà del tutto espresso in “Seminario della gioventù”, fa la sua apparizione.
L’impressione che ne ricavo, infine, è che gli anni dal 1972 al 1974 siano stati decisivi per l’auto-formazione dello Scrittore e per la cristallizzazione della sua estetica letteraria.
Un saluto!,
Antonio Coda