Aldo Busi a “Popsophia”

Pubblicato il 06 agosto 2011

Pubblichiamo il video integrale dell’intervento di Aldo Busi a “Popsophia – Festival del contemporaneo” (Civitanova Marche, 30 luglio 2011).

Aldo Busi Popsophia


2 responses to Aldo Busi a “Popsophia”

  • Vincenzo Politi scrive:

    Bellissimo video: mi ha fatto compagnia mentre cucinavo una pasta al tonno mordi e fuggi, dopo un bel litigio con la mia coinquilina a mó di antipasto.
    Se fossi stato un cane bastonato o il “povero emigrato italiano”, allora saremmo stati grandi amici. Se ci fossimo incontrati l’anno scorso, quando lavoravo come cameriere 50 ore a settimana – una media di 10 ore al giorno (ma con mezz’ora di pausa, peró!) – allora saremmo andati d’amore e d’accordo. Ma adesso ho un assegno di ricerca della Royal Society e lei a 43 anni fa’ la camerierina in un caffé e non avrá nemmeno 100 pounds nel conto in banca. Adesso, quindi, io sono il “nemico”.
    Capisco che la mia coinquilina sia frustrata dalla vita in generale. ma non capisco perché se la prenda con me in particolare. Forse perché, attraverso un controfattuale controintuitivo, lei pensa che SE io non avessi ottenuto l’assegno di ricerca della Royal Society ALLORA lei non sarebbe stata una fallita che a quarant’anni fa’ la cameriera – e manco in un ristorante di lusso, ma in un caffé. O forse perché rappresento il prototipo dello straniero che NON le ha rubato il lavoro – e dunque quella si incazza non perché io abbia in generale rubato un lavoro, ma perché lei quel lavoro non lo avrebbe mai e poi mai potuto fare, e questo lei lo sá benissimo.
    O forse il motivo é un altro. Per anni ho lavorato 50 ore a settimana nel centro di Londra. Me ne vanto, perché in quegli anni ho conosciuto persone di grande intelligenza cosí come persone di grande coglioneria: tutti comunque di gran lunga migliori dei miei colleghi accademici, mediocri sia nella loro intelligenza che nella loro coglioneria. Per anni ho lavorato come sguattero, pagando le tasse. Lei le tasse non le paga, perché lavora in nero e perché dice che, con quello che guadagna, non potrebbe permettersi di pagare le tasse.
    Bella cosa davvero: io le tasse le pagavo anche quando non avevo i soldi per fare la “Oyster” (abbonamento della metro di Londra) e a volte neanche per fare il biglietto dell’autobus, come mi successe per un paio di mesi, quando dovevo camminare quasi due ore all’andata e altrettante al ritorno per andare a lavorare – ma diciamo la veritá: con tutte quelle camminate non mi venne proprio un gran bel culo?
    Lei non solo non paga le tasse, ma chiede pure i “benefits”, che sono pagati dal governo, che li paga con i soldi dei contribuenti, cioé anche con i soldi miei. E poi io sarei lo straniero che ruba il lavoro agli autoctoni.
    Quindi lei é incazzata nera con me: non perché io abbia rubato qualcosa a qualcuno, ma perché io mantengo lei e la mantengo, per giunta, a casa sua.
    Sig. Aldo Busi – o zio Aldo, come l’ho chiamata in un altro commentino – lei ha proprio ragione: bisogna essere onesti, perché ce lo meritiamo, perché l’onestá é l’unica arma per sconfiggere la disonestá, perché pagare le tasse non é da fessi e perché chi non le paga non é solo il grande industriale che mette in fuga i suoi capitali per salvarli, ma anche il morto di fame che non sa’ e non vuole fare nulla nella vita se non nascondere 20 sterline sotto il materasso.
    Io sono sempre stato onesto e l’abbonamento sull’autobus di Roma ce l’avevo davvero (scontato, perché a Roma ero studente; ma dopo la laurea ho continuato a comprare quello a prezzo intero, giustamente). Io ho sempre pagato le tasse e devo dire che fin’ora, come risultato, nel migliore dei casi ho avuto a che fare con persone che provavano a ridicolizzarmi a ogni costo, nel peggiore ho visto gente invidiosa e incarognita fino al midollo infuriarsi contro me (a volte anche in maniera molto molto cattiva). QUesto sia in Italia che nella tanto illuminata Inghilterra.
    Ma sa’ che le dico? Che oggi la mia pasta col tonno mi é sembrata piú buona del solito! Almeno cosí, come diceva mia nonna, “si moru, moru sazia e cuá panza china” (se muoio, muoio sazia e con la pancia piena).

  • Daniele Onori scrive:

    Ho ascoltato con molta attenzione il Verbo del Signor Aldo Busi, gli do del LEI, per deferenza e per rispetto. Ho scritto Verbo, proprio perchè ritengo che siano le Sue delle parole necessarie direi “urgenti”. Penso che il nostro Bel Paese stia andando alla deriva, ma poi penso che esistono persone che impediscono tale tracollo. Finchè ci sarà Lei dormirò sonni più tranquilli. Lo so che tutta questa captatio benevolentiae la infastidirà, Le procurerà un’ allergia cutanea, ma correrò il rischio. Penso che non abbia bisongo certamente di un mio riconoscimento, ma glielo devo io, per il semplice fatto che ogni volta che leggo qualcosa che ha scritto o ascolto qualcosa che ha detto, la mia mente trova spunti per riflettere, per interrogarsi, per mettersi in discussione. E come sa meglio di me: grida di più un esempio chiaro, diretto, sfacciatamente silenzioso che le mille proteste e richieste e sollecitazioni dei mille che hanno scambiato il volontariato per una carriera visto che altrove hanno fatto acqua da tutte le parti e si sono ridotti a fare del bene agli altri perché, incapaci di pensare innanzitutto al proprio”. Il suo richiamo all’ onestà verso se stessi mi ha fatto pensare a.Seneca “L’onestà è un bene unico…..tutto ciò che essa toccherà sarà per te ricchezza e felicità.. Se potessimo vedere l’anima di un uomo onesto e virtuoso che bella figura che splendore di magnificenza e serenità vedremmo”.
    La nostra paura di vivere ci frena, ma è così patetico il nostro giocare in piccolo, non serve a nessuno e soprattutto non serve a noi stessi, solo quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. Insegnamo la libertà, la libertà di liberarci dalle nostre paure. La sua presenza o meglio la sua essenza è stimolo per questa liberazione!
    Grazie di cuore

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