Trilogia del pediluvio
Pubblicato il 29 luglio 2011
Riuniamo in un’unica pubblicazione tre video di “Alangia” in cui Aldo Busi conversa in dialetto monteclarense. La traduzione italiana è in appendice a ciascun filmato.
Voce fuori campo: Ci sei?
Busi: Sì.
Voce fuori campo: Cosa stai facendo?
Busi: Un pediluvio.
Voce fuori campo: Perché, ti fanno male i calli?
Busi: No, non mi fanno i mali calli, è che ho la pelle morta. Pensa che saranno tre anni che non mi pulisco i piedi… C’era una puzza… Hai presente le mie infradito?
Voce fuori campo: Sì. (ride)
Busi: Erano piene di camole! (ride di gusto)
Voce fuori campo: Davvero?
Busi: Sì. Sai cosa c’è di bello qui?
Voce fuori campo: Ma le hai messe via per il sugo stasera, le camole?
Busi: Sì, e con tutta la micosi. E mi faccio un ragù, dopo.
Voce fuori campo: Ma poi ci fai il ragù?
Busi: Sì, un “ragù d’autore”… Ma sai che a star qui si vedono tutti i funerali che passano? Vedo tutte le capote dei carri funebri, prima è passato un carro funebre grigio perla bellissimo, sarà stato lungo sette metri, ci potevano stare su dieci bare più il frigobar, ovviamente… E dietro? Dietro non c’era nessuno, solo la macchina del vigile.
Voce fuori campo: E basta.
Busi: Sì, solo la limousine con dentro la cassa da morto, perché lo sai che lì c’è il ricovero degli anziani…
Voce fuori campo: Allora non era un personaggio?
Busi: Ma no, adesso aspettano me come personaggio. Ma io faccio mettere una teleferica da qui…
Voce fuori campo: Direttamente alla casa di riposo?
Busi: Certo, faccio mettere la teleferica, così quando mi cago addosso loro mi smerdano e poi mi portano indietro.
Voce fuori campo: Fa’ vedere un po’ i tuoi piedi.
Busi: Teh, guarda qui. Qui è dove ho sofferto moltissimo – questa è la mia operazione, mi hanno operato per 34 volte…
Voce fuori campo: “Piede d’autore”…
Busi: … dopo di che… Ecco vedi, questa è la carne morta. Vedi? Adesso tra un po’ la tiro via…
Voce fuori campo: E dopo?
Busi: Come faceva la mia mamma. Faceva così, lei… Io lo faccio più che altro perché la mia mamma faceva queste cose qui, si lavava i piedi e dopo raspava qui… Ma lei però adoperava un coltello.
Voce fuori campo: Già, perché le donne di una volta si tiravano via tutto con il coltello (risate). Non ci sono più le donne di una volta, adesso vanno dalla pedicure.
Busi: No, io ho domandato alla pedicure, ma era occupata. Veramente sono stato io che sono arrivato un po’ in ritardo, per venti minuti non mi ha più preso…
Voce fuori campo: Ma che bei piedini che hai. Di fata!
Busi: Ho il 44, eh! Visto che bara?
Voce fuori campo: A proposito, ma con dei piedi così non potevi dare una pedata in culo alla Parietti quando ti ha trattato così bene?
Busi: N0, perché devi sapere che “né piedi né mani devono sporcarsi, con le merde”.
***
Voce fuori campo: … ecco, le cose serie come fanno gli artisti, neh?… Come fanno i registi, quelli veri. Lo sai che adesso è un mondo di artisti, neh?
Busi: In questo paese son tutti artisti.
Voce fuori campo: Son tutti geni, sì!
Busi: Tutti, tutti artisti… Sai mica che brodo che fai, con questa cosa qui…
Voce fuori campo: Davvero?
Busi: Seh, ciao!
Voce fuori campo: Dacci una ricetta, dài… La salvia l’abbiamo già messa (riferimento a un altro video di “Alangia” in cui Busi consiglia di passarsi la salvia su denti e gengive dopo aver fatto un “pippotto”, ovvero un pompino, n.d.r.).
Busi: Sai come viene chiamata adesso? Una volta la chiamavano “carne morta”, i nostri vecchi. Adesso la chiamano “psoriasi bianca”. Tutto è edulcorato.
Voce fuori campo: Già, tutto molto raffinato.
Busi: Già, tutto è dolcificato… “Psoriasi bianca”… Mah!
Voce fuori campo: Potremmo collegarci ai precedenti… Il cactus lo abbiamo (riferimento al video in cui Busi, indicando un cactus, consiglia alla cantante pop Lady Gaga di infilarselo nel culo, n.d.r.), la salvia l’abbiamo, l’ incenso l’ abbiamo, la carne morta l’abbiamo…
Busi: Eh sì, la carne morta, e abbiamo proprio tutto.
Voce fuori campo: Una ricettina?
Busi: Qui ce n’è tanta da tirare via…
Voce fuori campo: Una ricetta, dài… Beh, sì, hai dei bei pescioloni… 44!
Busi: Ma sai mica che bello saresti?
Voce fuori campo: Almeno un etto e mezzo verrebbe via, di sporcizia.
Busi: Seh, ciao… Sai mica come ti sentiresti più fresco, poi…
Voce fuori campo: Più leggero, più che altro…
Busi: Eh?
Voce fuori campo: Più leggerino. (Ridono)
Busi: Già, più leggerino, con tre etti di carne morta in meno.
Voce fuori campo: Con tre etti di carne morta in meno si vola!
Busi: Ma scherzi?!
Voce fuori campo: Si vola!
Busi: Adesso poi ho deciso di mangiare mezzo chilo di pasta in meno al giorno.
Voce fuori campo: Mezzo chilo? Perchè prima quanta ne mangiavi, di pasta?
Busi: Tu sai mica cosa ho scoperto?
Voce fuori campo: Eh?
Busi: Il pesto! Ricordi che l’altra volta hai mangiato da me il pesto?
Voce fuori campo: Sì, buonissimo.
Busi: Hai presente il basilico che ho lì fuori, che ho piantato? Mi faccio di quei pesti… A volte con le fragole…. Ma guarda la roba che vien giù… Sembra veramente il Mont Blanc quando vengono giù le valanghe di neve… Guarda che slavina! Ma guarda che roba!
Voce fuori campo: Dio, che bei pescioloni che hai… Cenerentola!
Busi: Che belli, neh… E l’uccello è identico.
Voce fuori campo: Ah, sì? Guardiamolo.
Busi: Se faccio così, (fa il gesto di tagliarsi il pene col coltello), viene giù anche da lui la carne morta.
Voce fuori campo: Anche da quello? Ma perché lo adoperi troppo o non lo adoperi per niente?
Busi: Perché non ci… cammino sopra.
Voce fuori campo: Sul tuo uccello?
Busi: Sì! (ridono)
***
Busi: Ho visto su Internet una associazione cattolica…
Voce fuori campo: Allora, queste sono le rose s-fiorite anche d’estate…
Busi: Già.
Voce fuori campo: Per chi le ha d’inverno!
Busi: Ma questa è già la seconda fioritura, ormai non ci sono più…
Voce fuori campo: Cosa mi stavi dicendo?
Busi: Oh dio mamma, quasi quasi mi stavo tagliando…
Voce fuori campo: Vedi!
Busi: No, stavo dicendo che la pietra pomice ce l’ho ma non l’adopero mica… La pietra pomice la uso solo sul buco del culo per affilarlo, siccome non cago mica… Adesso poi mi devo far pure operare, mi mettono il piercing da qui a qui dietro…
Voce fuori campo: La famosa coda!
Busi: Mi mettono il codino per andare di corpo.
Voce fuori campo: La famosa coda che avevamo accennato nella ricerca del…
Busi: Da quando non scrivo più, non cago più.
Voce fuori campo: Da quando non scrivi più, non caghi più?
Busi: No, non ho più voglia né di esprimere né di espellere.
Voce fuori campo: Non produci?
Busi: No!
Voce fuori campo: Fai solo carne morta!
Busi: Solo carne morta.
Voce fuori campo: Carne grea (morta, n.d.r.)…
Busi: Però, devo dire che tutto sommato la mia carne mi fa meno schifo di quella umana in generale, perché è un contenitore simpatico, allegro, sdrammatizzante. Un contenitore, capito?
Voce fuori campo: Sì, questo l’ho capito.
Busi: Sono bianco, guarda! Sono bianco come una chiara d’uovo.
Voce fuori campo: Perciò, niente vacanze, niente posti alla moda…
Busi: Niente, niente. Sono qui, guarda: queste sono le mie vacanze.
Voce fuori campo: Sì, e quelli che pensano…..
Busi: Come farei? Non ho mica la pensione! Se avessi almeno la minima… Quelli che hanno minima dove vanno a fare le vacanze?
Voce fuori campo: Sharm el Sheikh.
Busi: Ieri sera ho visto un film molto ma molto stupido, si chiama “Vicky Cristina Barcelona”, di Woody Allen. Un film di una stupidità totale. Sono tutti fotografi, tutti pittori, tutti artisti… Nessuno che fa un cazzo, nessuno lavora… Nessuno che fa un cazzo di niente.
Voce fuori campo: Producono tutti!
Busi: Tutti producono arte.
Voce fuori campo: … con la mente!
Busi: Con la mente. E non hanno mai problemi di denaro, si spostano da una città all’altra… Ovviamente gli alberghi, sempre i migliori, anche perché lui, date le sovvenzioni, deve far vedere tutte le località turistiche e i monumenti della città eccetera. Ma se fa la stessa roba con Roma, nessuno verrà più a Roma, secondo me, perché la farà talmente brutta, oleografica…
Voce fuori campo: Già tu non ci vai più a Roma…
Busi: Ecco, io piuttosto che essere uno di quei personaggi lì, preferisco stare qui con il coltello a tirarmi via la carne morta e a guardare i funerali. Dopo magari quando passa qualche vecchietta le dico: “Teh, ciao bella figa!” E lei che si gira e fa: “Oddio, mi penzola giù?”… Perché sai, loro hanno le sottane lunghe, e se hanno avuto un prolasso gli va giù la figa, gli pende giù…
Voce fuori campo: Perché di solito alle nostre donne gli va giù dopo un po’. Dopo tanti figli, e tanto uso…
Busi: No, mica tanto… Erano piuttosto robuste. Le bresciane e le lombarde sono robuste.
Voce fuori campo: Gli sta su, allora!
Busi: Già, gli sta su. (Ridono). Io di prolassi non ne ho mai sentiti. E’ più facile che un prolasso venga a una che non l’ha mai adoperata…
Voce fuori campo: A una di un film di Woody Allen!
Busi: Nei film di Woody Allen, poi, non l’adoperano mica tutte… Allora lui, questo Bardem – che io ho incontrato a un party a New York, a un vernissage di Francesco Clemente – che se la tirava tutto fiero, tutto così… Volevo parlargli, a Bardem, e mi son detto: ma questo qua avrebbe lui la convenienza a guardare me. Io… un attore. Ma chi se ne frega! Che film stupido, finto… Però è tutto questo, questo medio borghese…
Voce fuori campo: Però pieno d’arte.
Busi:Pieno d’arte, pieno di foto, di camere oscure, di baci lesbici, di grande accettazione della sessualità altrui, propria… Sposate, non sposate, ritoccate… Come se la vita si basasse tutta intorno a quella piccola passionalità lì.
Voce fuori campo: Tutti risolti, secondo te?
Busi: Ma sì, che dopo cinque minuti di avanti e indietro, dentro e fuori, ti viene la nausea…
Voce fuori campo: Ecco!
Busi: Mai un riflesso sociale, politico, del mondo come va… La chitarra spagnola classica – ovviamente in un notturno molto romantico… Mai che tu veda qualcuno che sta sudando, un artista di strada, qualcuno che ti guarda con gli occhi sperduti e spera che tu gli dia cinquanta centesimi… mai! No, sempre grandi artisti, grandi tocchi, grandi spartiti, uff… Era come leggere un romanzo di Carolina Invernizio. Questo sarebbe Woody Allen. E questo qua gode di più stampa di me… CHE INGIUSTIZIA!
Voce fuori campo: E perché non scrivi più… eh?
Busi: No, ma no…
Voce fuori campo: Ce lo vuoi dire? Perché non produci più?
Busi: Sono dieci anni… Guarda, perché ormai sono arrivato alla consacrazione definitiva, essere famoso e non esser letto, che è una vera consacrazione. Allora, continuare a scrivere per non essere letto mi sembra un di più.
1 Response to Trilogia del pediluvio
Ecco un qualcosa su cui avrei scommesso sopra il mio magro salario da operaio cassintegrato, poca roba eh, il tanto che basta per uno dei personaggi dei film di Allen di comprarsi un paio di camicie e dare la mancia a qualche cameriere sicuramente aspirante artista; avrei scommesso cioè che a Aldo Busi non piacessero i film di Allen, appunto. Che poi, non è che uno sia obbligato nelle sue produzioni a metterci fisso le quote miserabili o rosa o negre eccetera, ma è che sono proprio i personaggi di Allen assolutamente scollati dalla realtà, persino dopo che quella realtà, Manhattan per esempio, è stata ben scollata da un paio di Boeing lanciati sulle sue torri.
In ogni caso, Woody Allen è sempre stato ampiamente sopravvalutato, per me, e me ne resi conto tanti anni fa, una ventina, quando da ragazzo partecipai a una cena di borghesi milanesi assolutamente antipatici e, con tutte le loro arie colte e all’avanguardia, ignoranti come capre e volgari. Io ora non voglio mitizzare la strada da dove provengo, ma di fronte a quel tipo di giro, era pur sempre qualcosa di più. Durante la cena, una tizia, balzato fuori naturalmente il nome di Allen, sbottò con un: “Ma Allen è un geeeenio!”, ed ecco, fu lì che mi resi conto che a me Allen mi stava da sempre sul culo.
Le sue sono sitcom, ecco, ben fatte, con qualche battuta arguta al posto giusto e fine, nessuna tensione di nessun tipo da nessuna parte, almeno nei suoi – pochi – film che ho visto. Una sola riga di un qualsiasi romanzo di Busi vale tutta la sua filmografia e più. Certo, un conto è la letteratura e un altro i film, ma si suppone che prima ancora che essere su pellicola, i film passino attraverso la letteratura della sceneggiatura, ma evidentemente Allen è scollato anche da quello.
Ma è americano, ebreo, con l’aria da intellettuale, di Manhattan, e quindi deve piacere, anche se lui stesso un giorno, durante un’intervista, disse di sé qualcosa a proposito dello spreco del suo tempo in ciò che faceva. Abbastanza onesto, quantomeno.