La beata ignoranza dei pedofili

Pubblicato il 27 aprile 2011

Un lettore (Alessandro Orlando) spedisce ad Aldo Busi un articolo che parla di pedofilia e gerarchie vaticane. Di seguito pubblichiamo l’articolo, apparso il 25 aprile su “LaStampa”, e la risposta dello Scrittore, che ringraziamo per avercela trasmessa.

Santo non Subito! come potete essere un santo se non avete protetto bambini innocenti?»: una delle editorialiste di punta del New York Times, Maureen Dowd, una delle penne più velenose d’America, sferra un pesantissimo attacco contro Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, dicendosi decisamente contraria alla beatificazione di papa Wojtyla per il suo atteggiamento durante lo scandalo dei preti pedofili. La Dowd, di origini irlandesi cattoliche, aveva incontrato Giovanni Paolo II in Vaticano e ne riconosce il carisma e il ruolo nella difesa delle democrazie. Ma, secondo la columnist del Nyt, «tanto era progressista su quegli argomenti, quanto era pesantemente retrogrado sui temi sociali… E, senza alcun dubbio, Giovanni Paolo II ha rinunciato al suo diritto alla beatificazione quando non è stato in grado di stabilire uno standard legale per allontanare i pedofili dal sacerdozio, semplicemente non occupandosene per diversi anni». La columnist del Nyt ce l’ha anche con l’attuale papa. «Papa Benedetto XVI ha voluto beatificare Giovanni Paolo, che ha protetto pedofili – prosegue la Dowd – e Papa Pio XII, che è rimasto silente sull’Olocausto mentre era in corso. Nel frattempo Dorothy Day non è stata beatificata». La Day, una giornalista pacifista americana convertitasi al cattolicesimo, è Serva di Dio in quanto Papa Wojtyla ha autorizzato nel 2.000 l’apertura di un processo di beatificazione. La Dowd, infine, suggerisce al Papa di rinunciare alla beatificazione di Giovanni Paolo II, inviando «un messaggio molto più forte delle scuse ad hoc e dei risarcimenti alla vittime». Il timore dell’editorialista più famosa degli Stati Uniti è che il Vaticano sia diventato come Wall Street, «dove le società danno agli amministratori delegati più contestati paracaduti dorati per risarcirli dallo stress provocato dagli attacchi esterni. La differenza è che il Vaticano offre aureole dorate».

Orlando! Molte grazie per la mail dell’articolo. Di fatto, l’apologia della pedofilia si fa soprattutto tacendo e insabbiando questo crimine orribile contro i bambini come hanno fatto Wojtyla e Ratzinger stesso (a Lei risulta che associazioni tipo Telefono azzurro abbiano mai stigmatizzato un prete pedofilo o un insegnante di catechismo, se non forse quando ormai era già un must modaiolo?), non denunciando come me l’ipocrisia di una legge che confonde bambini con minori e minori con bambini, che mette assieme innocenti cittadini di sette anni con delinquenti recidivi di diciassette. Lei capirà come può essere stata la mia vita e di uomo assolutamente immacolato riguardo a questo delitto (oltretutto io ero sessualmente attratto solo da coetanei, se non proprio da uomini più anziani) e come scrittore che ha fatto della denuncia delle sevizie all’infanzia uno dei perni della sua opera, ma pazienza: quando ancora oggi ci sono un paio di fanatici del Moige e tale pseudonimo Lucignolo, di sicuro un pedofilo travestito da fatina buona, e cretini dell’estrema Destra cattolica in generale che strimpellano in rete che io sarei un pedofilo o addirittura che farei apologia della pedofilia mi dico che è tutta pubblicità, per quanto immeritata, e in culo. Non più di un mese e mezzo fa, Simonetta Matone, giudice del Tribunale dei Minori di Roma che ho personalmente incontrato a una trasmissione di Santoro a metà degli anni Novanta proprio in tema pedofilia a seguito della quale ebbi a sporgere querela, fra gli altri, contro quel fu don Zega direttore di “Famiglia cristiana” (Le risparmio il raccapricciante iter e ridicolo esito giuridico, dopo entrambi i primi gradi di giudizio a mio favore, cui si pervenne in Cassazione dopo una decina d’anni, ma lo può trovare pubblicato in “Busi in corpo 11″, di Marco Cavalli, il Saggiatore), ha affermato a “Porta a porta” che ”scientificamente” l’età oggi considerata soglia ultima di atto di pedofilia nei processi è dodici anni, niente di meno, il che mi ha fatto sentire illuministicamente obsoleto, visto che io mi sono sempre limitato a dire (ma vent’anni fa! e da vent’anni a questo istante) che l’età del consenso sessuale doveva scendere a quattordici anni come in tutti i paesi civili europei, riformando la delinquenziale legge 609 quater secondo la quale basta aver dato una caramella a una tossico di diciassette annni che di mestiere batte in stazione per essere tacciati di induzione alla prostituzione minorile. Ma mi dica: l’articolo inviatomi è tratto da qualche giornale o è scritto da Lei? E mi perdoni, ma io non so chi è Lei. Grato se volesse rinfrescarmi la memoria, Aldo Busi    


6 responses to La beata ignoranza dei pedofili

  • Nicola scrive:

    Ricordo quando Busi menzionò in un programma televisivo la “Storia criminale del Cristianesimo” di Deschner. Ci sono talmente tante violenze e subdole macchinazioni nel passato e nel presente della Chiesa da far rizzare i capelli stile Vanna Marchi per i prossimi decenni. Vorrei consigliare un libro dello scrittore colombiano Fernando Vallejo (credo non ancora tradotto in italiano): “La Puta de Babilonia”. Inizia così: “La PUTA, la GRAN PUTA, la grandísima puta, la santurrona, la simoníaca, la inquisidora, la torturadora, la falsificadora, la asesina, la fea, la loca, la mala [. . .] la solapadora de Mussolini y de Hitler; la ramera de las rameras, [. . .] la impune bimilenaria tiene cuentas pendientes comigo desde mi infancia y aquí se las voy a cobrar.”

  • Andrea scrive:

    Riguardo al ” Carisma ” e al ” ruolo nella difesa delle democrazie “, e per corollario alla professionalità e capacità di fare giornalismo quanto piuttosto giornalettismo della signora Maureen Down, rimando Busi – ed eventuali lettori di questo blog – all’articolo di Gianni Pirelli apparso sull’Espresso del 10 dicembre 1998, nel quale si ricordano – tra le altre – le gentili lettere di benedizione apostolica inviate dal santarellino subito ad Augusto Pinochet e famiglia nei primi anni ‘90.

    Certo un bel modo per ‘ difendere le democrazie ‘, e magari rinsaldare qualche bel legame tra la dittatura cilena e lo IOR.

    E baci.

  • Antonio Coda scrive:

    Accostare Aldo Busi all’apologia di pedofilia equivale a non aver mai letto l’opera di Aldo Busi ed equivale anche al voler equivocare dolosamente le sue dichiarazioni pubbliche sull’argomento.

    Il motivo del permanere di frange di diffamazione verso Aldo Busi l’ha illustrato fin dal primo istante Aldo Busi stesso: non è il cosa lui dica della questione delle sessualità minorile, a scatenargli contro livore a gogò, ma il fatto stesso che ne parli: pubblicamente, democraticamente, civilmente.

    È il parlarne in sé a rappresentare per alcuni uno scandalo, una impudicizia, un crimine. Perché, per chi è allevato nella logica comune generale del “Fallo pure, ma non dirlo”, la poetica di Aldo Busi che si regge sul “Dirlo!, a costo di non farlo” è sovversiva, smottante: perturbante.

    Nell’opera di Aldo Busi l’infanzia è totalmente tutelata, le è costruito attorno un recinto sacro, una mitizzazione quasi( dovutamente rientrata nella “favola” Madre Asdrubala, nella quale la protagonista, Ilaria, è tutto tranne che una sprovveduta boccalona infantile al di qua del bene e del male).

    Nell’opera di Aldo Busi è il mondo adulto ad essere messo alla berlina, sbugiardato, demifistificato, rivoltato; illuminato così da mostrarne le ombre, che non spariscono mica solo perché esposte alla luce.

    ( La Dowd, devo dire, le corrette ragioni per non beatificare i papi, o chicchessia, le ha date, ma quelle sbagliate secondo le quali le beatificazioni avrebbe un senso farle, oltre a quello di consolidare il potere temporale perché persuasivo e mentale delle gerarchie ecclesiastiche, se l’è tenute per sé).

    Grati saluti,
    Antonio Coda

  • paolo scrive:

    L’anti-cattolicesimo di Aldo Busi è davvero di basso livello. Credo che Busi dovrebbe valutare meglio e più attentamente il cattolicesimo, in maniera più libera, senza preconcetti. Il cattolicesimo ha sicuramente dei lati oscuri e bui, ma ci sono tanti cattolici al quale Busi si dovrebbe, anche da laico, inginocchiare. Prima di affermare che BVII e GPII hanno insabbiato bisogna avere le prove, altrimenti la cosa a casa mia si chiama calugna, ma tanto lo sappiamo tutti che pure Gesù è stato sottoposto a calcagna, quindi, alla fine, non è cambiato da allora quasi nulla, e rispettando quello che ci ha insegnato lo stesso Gesù, io ne sono pure contento.

  • Lorenzo Taidelli scrive:

    Ma Paolo… non commetta superficialità Lei! Busi, senza saperlo, fa da sempre il gioco di Gesù: libera dagli dèi, smaschera le menzogne dei potenti, dà non per ricevere, ama senza la maglietta dell’amore, insegna di non fare degli avversari dei nemici, a non anteporre nessuna legge/verità/dogma all’amore. Il fatto è che il gioco di Gesù, e quindi quello d’una umanità che si conduce con buon senso e responsabilità e profonda intelligenza, non è il gioco della chiesa cattolica, non è il gioco di GPII né di BVII. Il gioco della chiesa cattolica (così come va applicando la propria dottrina) non è il gioco della liberazione e del progresso dell’umanità, ma quella del controllo, dell’essere antidoto di un male che è la prima a instillare. E’ nient’altro che un gioco di potere di scala planetaria dissimulato alla bell’e meglio.

    Busi sconviene perché ha le palle. I papi criptorchidi, invece, convengono assai proprio perché non ne mostrano quasi mai. Stanno buonini, mai ringhiano né mordono in favore dell’umanità, ma solo e sempre in favore della LORO umanità. L’unico valore non negoziabile, al quale tutto dev’essere subordinato sempre, è il bene dell’uomo. Ma quelli si ostinano a non accettarlo; sono meschini contraddittori fino al midollo, Paolo! Nelle invettive contro la chiesa cattolica, Busi è emotivo, è vero. Non è un tecnico esegeta e qualche imprudenza l’avrà pure commessa, ma è giustificato perché non condanna il testo (il Vangelo, in fondo in fondo -e io sono un ateo bestemmiatore aconfessionale, ma certo Vangelo lo ritengo il massimo che l’umanità abbia prodotto-, è davvero ineccepibile), ma il contesto. E è encomiabile, per questo.

    Ma poi, Le chiedo, Paolo: se l’Uomo è il massimo di dio, se dio al massimo della sua potenza ha prodotto l’Uomo, che bisogno c’è ancora di di dio? “Dio” diventa allora l’Eldorado, l’Unitutto rassicurante, il controveleno magico per ogni insidia della vita. O si impara a fare a meno di quello, o adulti non lo si diventa mica. E quella baracconata di domenica scorsa in Piazza san Pietro parla solo di una società smarrita, eteronoma e errabonda; non dice nulla della fede in dio. A tener puliti gli intestini ecclesiastici ci vorrebbe un Celestino V coerente e cazzuto assunto ogni 25 anni.

    Saluti a Lei, Paolo

    Lorenzo Taidelli

  • Cristiana Melis scrive:

    l’anticattolicesimo di Aldo Busi è di altissimo livello, lucidamente e chiaramente motivato, impossibile negare le evidenze e dire che ha torto.

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