Un suggerimento non paternalistico a Parente
Pubblicato il 30 marzo 2011
Senti, Massimiliano Parente, non ci piove: anche il tuo articolo di oggi sul Giornale (che ho letto in Internet) sui critici culo-e-camicia alla Berardinelli/Guglielmi/Cordelli, dei buoni diavoli con poca arte e parte ancor meno, è delizioso, colto in maniera non pedantesca, inusuale e, soprattutto, non c’è quel livore che rende indigesti tanti tuoi trascorsi letterari; sbagli a pensare che io ti dò valore di giornalista culturale per negare il tuo essere scrittore: se tu ne sei convinto, a che vale convincere me o altri? Intanto, per andare bene a me, dovresti drenare la tua scrittura di tanta aggettivazione pretenziosa e, al contempo, narrare di qualcosa che sai, che conosci in prima persona, smettendo di entrare in strutture kafkiane di autofiction che poi ti sfuggono (per come la racconti, la tua identità socio-artistica non ha credibilità, è tutto un arrancare in una discesa di cui non hai conosciuto la salita, la grande fatica e l’ancor più grande ridarella per la vanità del risultato una volta in cima); ti dò un suggerimento: non inventare niente, e non inventarti nobilitandoti a vanvera, smettila di fare il genio incompreso, il genio se ne frega di essere il prodotto della macchina del consenso che lo comprende, vediti dall’esterno, se ne sei capace; mi ricordo che ti eri sposato con un’ avvocatessa molto più vecchia di te e che convivevi con lei e un tuo amico: se tu di questo trio ci svelassi le implicazioni “luciferine e inconfessabili”, anche economiche e professionali, magari negate e nascoste (e forse a te stesso occulte) usando una struttura semplicissima e lineare e lasciando perdere “i nomi alla Busi” e il senso del ridicolo sparso sui personaggi che ti si ritorce contro (il primo soggetto politico di un romanzo è chi lo racconta, sicché non può spargere parodia e sprezzo sugli altri finché non ha capito che lui è un altro come chiunque e non merita di farsi alcun favore) potresti scrivere qualcosa davvero di inedito – e lascia perdere le tiritere filosofiche, il cinismo, l’autocompiacimento, le sfuriate dei tuoi residuati infantili: hai già dato abbastanza prendendoti arbitrariamente molto di più. Devi assumere un ritmo sentimentale “contrario”, più leggero, che potresti proprio mediare dalla grazia dei tuoi articoli - una parola, la leggerezza: una parola dopo l’altra! Provatici. Spero che questo mio beau geste non mi costi troppo caro, e a proposito: quando ti viene voglia di inveire contro di me, attacca te stesso, non resterai mai a corto di materia. Aldo Busi
La risposta di Massimiliano Parente: Caro Busi, grazie del beau geste, forse lo stampo e lo regalo al primo prete che incontro per l’omelia domenicale. Quanto a me, per quello che te ne può fregare, ormai mi interessano solo argomentazioni dal Pleistocene in giù, residuati infantili inclusi, il resto è finalismo politico-religioso più o meno travestito. Se posso, invece, ti mando un abbraccio, non sarebbe male se tu sapessi prendere almeno questo con umana o animale leggerezza. M.
La risposta di Aldo Busi: P.! Come non detto. E buona caverna. B.
3 responses to Un suggerimento non paternalistico a Parente
Erano le 16:31 di oggi, volevo dire ormai di ieri, quando ho letto il messaggio di Busi Un suggerimento non paternalistico. A Vienna c’erano degli insoliti 17, 18 gradi e un bel solazzo che sembrava di essere nel basso Salento. Le ragazze andavo in giro ganze e consapevoli della loro bellezza come apette tra un fiore e un fioretto e io ero appena tornato dall’ennesimo colloquio di lavoro dove mi si proponeva l’ennesimo contratto non-contratto all’ora: una vita auf Honorarbasis praticamente. Invece di cent’anni di solitudine, sarebbe circa dieci anni di precariato, ma a chi lo racconto. La verità è che speravo almeno in un contrattino da circa 30 ore a settimana, speravo almeno almeno in un 900 euro netti al mese, ma me li posso sognare ancora un’altra volta, e che il tempo passa e la sensazione di questa vita sempre rimandata è l’unica cosa che rimane. Il ginocchio fa male, sono andato a correre per due giorni consecutivi e le scarpe non erano di quelle buone o io mettevo male il piede, sarà. Fa male comunque, e la voce di mia madre al telefono oggi senza voce e a kilometri di distanza, mi ha fatto preoccupare un po’ e non sono riuscito a dirle che mi manca e solo tutto a posto, tutto a meraviglia qui! Ma tu come fai a kilometrarla questa sensazione? Dicevo che ho letto il messaggio di Busi alle 16:31 e che mi ha accompagnato tutto il giorno, anche se è stato un giorno un po’ come un porno: con quella sensazione di vuoto che ti lascia. Ciò riflettuto anche senza volerlo. L’ennesimo regalo che Busi ci fa, riprendendo un discorso fatto in diverse occasioni. Ma mi brucia e mi interessa da morire che sarei quasi disposto a continuare a vivere, perché il filo di questo racconto non finisse, anzi: canterei a squarciagola come una Mina, vagante o meno, “Ancora e ancora..!” per farlo continuare. Busi ha parlato diverse volte e in diversi suoi luoghi dei limiti e dei mastri. Della capacità e dell’importanza di conoscere i limiti, della consapevolezza. Delle ambizioni messe nel posto sbagliato e del lasciarsi vivere senza riuscire a vedersi dal di fuori. Dello scavarsi la fossa da soli. Di questo istinto di autoconservazione e del quieto vivere. In altre parole, del non riuscire a darsi una scrollata. Mmmh… del lasciarsi vivere, dicevo. E maybe anche per questo gli sarà piaciuto il libro di Dasgupta, chissà. Se potessi, mi piacerebbe porgli tante domande cretine del tipo come si fa a vedersi dall’esterno. Cosa bisogna mangiare per diventare intransigenti con se stessi. A che ora bisogna alzarsi per avere una percezione della realtà chiara. Quali medicine bisogna ingoiare per stanare da se stessi il microbo della rassegnazione e del quieto vivere? Ma chi ci prova, vielleicht ein anderes Mal! Concludo raccontando una mia piccolezza. D’accordo, eravamo sempre d’accordo: l’Autore non si incontra, perché ci sono i libri e che questa cosa di voler incontrare un Autore, uno Scrittore, per rompergli i tommasei come se fosse una cantante rock, è una grande cazzata, come probabilmente aver scritto questo commento, ma adesso è troppo tardi… e allora lo chiudo in fretta. Avevo letto che Busi era a Vienna qualche mese fa e giusto per essere conseguenti, la prima cosa che mi è venuta in mente e ho anche fatto, è stato arraffare i pochi libri che mi ero portato, (Suicidi dovuti, Sodomie in corpo 11) e andare in giro come un pazzo nella speranza di incontrarlo per un autografo e uno spregiudicato e buttato lì con nonchalance, caffè? Ricordo di essere passato per ben due volte dalla Schmetterlingshaus, ma lui non c’era. Pensa un po’! Alla fine, dopo questo mio incontro da solo, ero rimasto con i due libri in borsa e la ridarella per me stesso sul viso. Liebe Grüße aus Wien
Massimiliano Parente è uno degli esseri più prevedibili e noiosi in Italia e non perdo neanche tempo a spiegare il perché (ne ho già perso troppo leggendo “la casta dei radical chic” e per riprendermi da quella lettura ci sono voluti chili di Daflon e preparazione H)
Una critica di Aldo Busi vale una menzione d’onore: per questo ho letto un romanzo di Parente: “La macinatrice”.
Le debolezze rintracciate da Aldo Busi ci sono tutte, e c’è dell’altro, che per l’appunto fa di Parente più di un giornalista culturale: una contaminazione tra la rivoluzione linguistica di Busi, e le tematiche “di sfondamento” della letteratura italiana contemporanea. Ho trovato il libro di Parente robusto, pensato dall’inizio alla fine, concentrato sulla propria estetica.
Deve aver fatto studio e gavetta – con i risultati che ha potuto – sull’opera letteraria di Busi.
Negli articoli di Parente c’è una latente insofferenza verso Aldo Busi e le sue opere più recenti; talora vorrebbe provarsi a irridere gl’autori che definisce “busiani”, aggredendo una filiazione lettaria nella quale deve voler ritagliare per sé il ruolino del figliuol prodigo con questa volta il lieto fine: non torna a casa come un qualsiasi bamboccione ma prova a iniziare a mantenersi da sé.
Per essere un post-freudiano, deve essere andato così avanti da aver finito il giro per cominciare da capo.
Un saluto!,
Antonio Coda