All’amore si comanda
Pubblicato il 12 febbraio 2011
Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Nelle mie modeste scorribande dentro i labirinti della Storia gustata più nei suoi documenti secondari, in cui incappo non per caso, che nelle disamine degli specialisti che mi sorbisco per costringermi a una disciplina che oggi fatica a ingranare, trovo nella “Correspondance générale. Ruptures et fondation (1803-1804)”, vol. IV, Fondation Napoléon, una lettera di Napoleone Bonaparte alla ventiquatrenne sorella Paolina (considerata la più bella e affascinante donna d’Europa e, già vedova Leclerc, novella sposa Borghese già con un “favori du jour” via l’altro); ricordo che i due fratelli erano legatissimi e che Paolina è l’unica delle donne dell’Imperatore a restargli fedele nella caduta definitiva e fino alla fine, che gli offre ogni suo gioiello per permettergli la fuga dall’Isola d’Elba (dove ha avuto licenza di rendergli visita e dove organizza dispendiosissime feste per distrarlo) e che penserà perfino di raggiungerlo all’Isola di Sant’Elena per finire i suoi giorni insieme a lui; la lettera illumina per la potenza e la lungimiranza dell’affetto, corrisposto, che dispiega: è una vera e propria lettera d’amore profondissimo e, pertanto, intellettuale (oggi si direbbe “empatico”, ma è riduttivo, perché si può anche adorare o provare simpatia e persino passione erotica per qualcuno pur ponendogli e ponendosi dei limiti nel comportamento e reciproco e verso la società).
Prima di offrirne la traduzione, un’ultima insistenza sulla considerazione appena espressa: ogni memorabile legame che relaziona i singoli, come ogni grande impresa che relaziona i cittadini alla politica e la politica ai cittadini e giammai la politica soltanto a se stessa, o si pone e impone dei limiti alle proprie e altrui libertà, per l’appunto, o diventa presto la discesa di una diga in una frana devastatrice, ovvero la calata di un despota che mostra la sua vera faccia a dei sudditi ormai faccia a terra.
Se ami qualcuno e il suo bene, concomitante al tuo, gli ricordi che non tutto gli è permesso, invitandolo così a ricordarlo a te qualora te ne dimenticassi, e che l’amore, in ogni sua forma, sussiste finché resta l’elaborazione tra persone erette che insieme fanno barriera per arginare il tumulto rovinoso della natura anche propria, non una nevrosi senza capo né coda tra umanotteri gattoni a raschiare il fondo della pozzangherina dei cosiddetti sentimenti o inclinazioni o ambizioni sbagliate cui non si comanderebbe.
Infine, a) l’evento che più mi commuove in un umano che umano è riuscito a diventarlo davvero è sempre il medesimo da quando ero bambino ed è così poetico – e indecifrabile tanto è raro - da sfiorare l’irrazionalità: l’uso della ragione per darle respiro e farla alzare come la più meravigliosa delle creature alate dalla mente, non per soffocarla come un mostriciattolo immondo perché incomodo, b) se ti sta a cuore qualcuno, che non dovrebbe mai starti a cuore a discapito di te stesso, non gli dici sì quando vorresti o addirittura dovresti dirgli no - il che poi è anche l’unico modo per sedurre ed essere sedotti nel tempo; c) l’amore può trattare e anche dettare delle condizioni e persino impartire ordini, cui sottostare o meno in cambio di un interesse considerato superiore, ma non compra, non si vende e né plagia né si lascia plagiare.
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A Paolina,
Parigi, 16 germinale anno XII (16 aprile 1804)
Signora e sorella mia, ho appreso con afflizione che ancora non siete stata sfiorata dalla buona volontà di conformarvi alle usanze e alle abitudini della città di Roma; che non perdete occasione per mostrare tutto il vostro disprezzo agli abitanti e che tenete senza sosta gli occhi puntati su Parigi. (…) Dovete amare vostro marito e la sua famiglia, essere previdente, conformarvi alle usanze della città di Roma, e mettetevi bene in mente che, se con l’età che avete, vi lasciate andare a dei colpi di testa, non potete più contare su di me.
Quanto a Parigi, state pur certa che non vi trovereste alcun appoggio e che mai vi riceverei se non in compagnia di vostro marito. Se rompete con lui, la colpa sarebbe solo vostra e allora la Francia intera vi sarà preclusa. Voi perdereste e la vostra felicità e la mia amicizia.
Bonaparte
3 responses to All’amore si comanda
Grazie Busi di questa ennesima lezione di stile.
Questo è il Busi che più amo…
Ho guardato l’intervista – mancata quasi – della Parietti ad Aldo Busi è l’impressione è stata proprio di mezza occasione persa. Dalla Parietti. Purtoppo.
L’infuriata di Busi mi sembra sia stata non una reazione a una offesa personale; meglio: non solo questo; ma una necessità politica ovvero pubblica: perché demascolinizzando lui in quanto, incidentalmente, omosessuale, tramite la televisione, si offendevano in egual modo tutti coloro che, essendo omosessuali, dovevano sentirsi dire – Maschio; tu?
Fosse stato un incontro privato tra Aldo Busi e Alba Parietti, provo a immaginare, magari si sarebbe risolto tutto con un rabbuffo alla stricnina. Invece, pubblico e televisivo com’era, l’incontro ha necessitato una replica e una presa di posizione così salda da ribaltare la posizione stessa: non più Alba Parietti che sminuisce Aldo Busi demascolinizzandolo, ma Aldo Busi che sminuisce Alba Parietti, donnettizzandola.
( Dei tentativi da parte di Aldo Busi di rimettere in sesto l’intervista, però, ci sono stati: è passato dal chiamare Alba Parietti troia-di-regime, il peggio del peggio per chiunque, al complimentarla con troia-dentro, riportandola dalle stalle alle regali stanze di una Elena totale).
Aldo Busi avrebbe potuto tralasciare la battutaccia e godersi l’intervista e farla godere, distendendola, dato che la trasmissione era del tipo che gl’avrebbe garantito un discorrere meno sincopato che in altri contenitori, ma ha preferito la severità alla piacevolezza, secondo un percorso di educazione – ch’è più una auto-educazione – che è costante nella sua produzione letteraria, tanto in quella romanzesca che in quella che si può sinteticamente definire come “altra”, così come anche nell’ultimo intervento concesso a questo sito, sull’amore a cui si comanda – a costo di patire il disertare dell’amore stesso.
Nel procedimento, che antepone la severità alla piacevolezza, la piacevolezza non viene persa affatto, però, e questo credo sia una delle peculiarità di Busi, il quale rompe il binomio classico: etica e noia, elaborandone un altro: civiltà&piacere. Con tutti i conseguenti problemi di ricezione che derivano da una novità concettuale.
A seguito ho guardato gli spezzoni degli interventi di Aldo Busi a Linea Notte con Bianca Berlinguer, e sono stati un lauto rimborso per l’intervista un po’ andata sprecata con Alba Parietti.
A proposito dello spreco: mi rimane solo un dubbio, o meglio: una curiosità, per un piccolo “irrisolto” in quanto è stato detto da Aldo Busi a proposito dei suoi rapporti con Eugenio Montale. In una prima fase Aldo Busi riporta che Montale lo ha definito la più grande intelligenza sprecata di Milano, in una seconda fase dice che, nei quattro cinque contatti in tutto che ci sono stati tra Montale e Busi, Busi non gli abbia mai detto di essere uno scrittore. Mi sarebbe piaciuto sapere come si fosse dipanata questa conoscenza, così esigua ma fin da subito illuminante.
Se l’intervista fosse potuta filare liscia, chissà: forse anche questo piccolo nodo si sarebbe potuto disciogliere – o forse no – per comporsi in un’altra delle costruzioni verbali che sono un po’ il marchio di Aldo Busi e che allo scrittore riescono sempre aree e arabescate, anche quando elaborate coi ferri corti e roventi.
Un saluto,
Antonio Coda