Altro che malati: i narcisi sono ipocriti

Pubblicato il 26 gennaio 2011

Pubblichiamo un’intervista ad Aldo Busi, a cura di Anna Siani, apparsa mercoledì 26 gennaio sul quotidiano “Il Giorno”.

Roma, 26 gennaio 2011

Aldo Busi, ritiene il narcisismo una malattia?
“E’ certamente una perversione”.

Lei, narcisista nemmeno un po’?
“Io ne sono l’antitesi. Sono vanitoso, osceno semmai, non volgare. Narciso meno che mai”.

E perché?
“Semplicemente non ho una prospettiva puntata su di me, né quando vivo né quando scrivo. Non possiedo alcun senso di superiorità, nemmeno verso me stesso, anzi ho il problema opposto, semmai. Ho costruito talvolta dei personaggi narcisi, spogliandomi allora della mia personalità. Inoltre sono generoso, lindo, onesto, non ho figli, pago le tasse e non ho mai preso una lira in nero, non sono ipocrita”.

Associa dunque il narcisismo a un comportamento sociale?
“Lo è”.

Ipocrita, allora, diceva…
“Naturalmente, egli rinuncia a vedere le bellezze del mondo, cosa che io invece faccio, consapevole che il mondo non è Aldo Busi”.

Si parla di mancanza di empatia in questa sindrome.
“Il narciso è generoso per avere un consenso, per sentirsi dire bravo grazie. Guardi, io faccio del bene senza aspettarmi altro che una punizione, come dice un proverbio inglese: “nessuna buona azione resterà impunita”. In effetti, neanche nel concetto di empatia mi riconosco troppo: quando aiuto gli altri in queste azioni mi sento “terzo”, né più moralmente virtuoso o più nobile: faccio solo il mio dovere”.

Un esempio?
“Da vent’anni porto avanti una battaglia civile per abbassare l’età della patente, del voto a 16 anni. Quella del consenso sessuale a 14, perché credo che i giovani hanno precocizzato i caratteri sessuali, quindi sono più esposti ai rischi e meno autonomi nelle scelte che dunque devono subire o dalla famiglia o dalla società. E sa quanti bambini aiuto nel mio paese? Quanti ne tolgo dalla strada, ci parlo, insegno loro la via dell’educazione civile? Quello che i genitori scoppiati, drogati, sfasati dovrebbero fare e non fanno. Ma è una battaglia inascoltata, credo per via di una vera e propria pandemia di teste bacate che vogliono giocare sempre una doppia partita, avere una doppia vita: basta con questa gente, sono stanco! Oltretutto, se la mia proposta fosse diventata legge, oggi avrebbe pure fatto comodo a qualcuno”.

Ritiene quel “qualcuno” narcisista?
“Del tutto, ma andiamo ancora oltre. C’è uno sdoppiamento della personalità, una specie di marionetta che ha in sé il suo burattinaio e che usa l’uno o l’altro ruolo a seconda del vantaggio che ne può trarre. In più c’è una grave forma di “peterpanismo”, tipica malattia dei vecchi e di tutte quelle persone che non sono mai state giovani”.

I giovani sono narcisi?
“Quelli che a vent’anni sono senescenti in quanto scelti per rappresentare il pensiero dei settantenni. Quelli col doppio petto e la faccia bella liscia, però con l’anima rugosa, già fitta delle pieghe del cadavere. È per questo che la politica non si rinnova mai, il vecchio invade solo nuovi corpi. Lasciamoli pensare questi giovani, piuttosto”.

Una parentesi: si discute tanto su pubblico e privato, in questi giorni.
“Non è una parentesi, si può ricondurre all’argomento. Il privato non esiste più, ci spiano, siamo tutti sotto controllo tecnologico, inutile reclamare il diritto a una doppia vita, una da mostrare e una da consumare fra le mura. Io sono un uomo pubblico, perciò ho rinunciato ad avere un privato. Non c’è niente che debba restare nascosto se la condotta è civile, dalla sfera sessuale alla trasparenza dei conti correnti. Lei trova che un narciso possa condursi così, ovvero sia conscio che il denaro, per esempio, abbia una funzione sociale e non sia solo il riflesso di se stesso? I furbetti sono narcisi e per giunta stupidi”.

Stupidi e poi?
“Sgradevoli e noiosi, visto che suonano sempre lo stesso disco graffiato, con la puntina ferma nello stesso solco. A forza di guardare la propria immagine riflessa non vedono che essa non corrisponde più all’immagine che la gente vede. È la stupidità di non accettare l’età, di non crescere mai, non sentire in sé il tempo che passa e percorrere serenamente una strada che porterà un giorno o l’altro verso la più grande invenzione che ci sia dopo la vita: la morte. Il narcisismo altera anche quel momento: lasciare eredità, un buon ricordo ai propri cari. lI malato di sé quello vuole, anziché lasciare dentro le vite di chi tocca un breve frammento di quel che io dico carattere e che altri chiamano anima”.

Il contrario del narcisismo?
“L’armonia. Totale”.


1 Response to Altro che malati: i narcisi sono ipocriti

  • Lorenzo Taidelli scrive:

    Io ho un amico che non stima Busi. Lo disprezza, anzi. Il mio amico ha una intelligenza articolata, profonda, raffinata e è un lettore eclettico e vorace. Argomenta sapientemente il suo disprezzo, la sua tesi contro quell’intellettuale lì. C’è da dire che non si permette nessuna superficialità, se non quella di giudicarlo senza avere mai letto una sola pagina dello scrittore, eccezion fatta per alcuni interventi su questo sito che gli ho copincollato io per provocarlo e stimolarlo che lui ritiene sostanzialmente mediocri, piccoli, ridicoli e scritti da cani (i suoi aggettivi sono molto più gustosi e ricercati, devo dire). Ritiene sufficiente l’esperienza del Busi televisivo.

    Il mio amico è onesto e leale. Paga tutte le tasse, perfino quelle della collaboratrice domestica, ripudia l’attuale presidente del consiglio, è omosessuale (lo specifico perché lo ritiene l’aggettivo più illustrativo della sua persona) e molto attivo nel sociale e in politica. E’ esemplare sotto molti punti di vista.

    Ma dopo i suoi commenti mi rendo conto di una cosa. Che non basta essere intelligenti, per quel che può voler dire, per apprezzare Busi. Bisogna essere coraggiosi. Busi terrorizza. Se lasci che ti entri dentro, quello ti squassa. Ti smaschera così fino in fondo da scorticarti, ma non è tipo da mollarti senza una nuova pelle. Non capisco come non si possa desiderare di lasciarsi sconfiggere serenamente dalla verità certi che non ti lascerà in mutande, ma che anzi rinnoverà tutto di te. Quindi non si stupiscano gli affezionati allo scrittore se fanno fatica a rintracciarne l’opera in libreria. Fa paura persino alla commessa!

    P.s.
    Ma rasiamoci la cresta subito. Non credo che leggere Busi sia argomento sufficiente per ritenersi coraggiosi. Troppo facile. Bisogna assimilarlo, renderlo simile a sé, lasciare che scompare lui e appari finalmente tu.

    Lorenzo Taidelli

  • Lasci un commento

    Articoli più recenti

    Si parla di

    Altriabusi.it

    Altriabusi funziona su piattaforma WordPress con il tema SubtleFlux.

    Copyright © Altriabusi