La posta del cuore di Aldo Busi, novembre – dicembre 2010
Pubblicato il 25 dicembre 2010
Posta del cuore di Aldo Busi, apparsa sulla rivista Rolling Stone – novembre e dicembre 2010
Il magistrale scrittore nostro/vostro supervisore sentimentale scoraggia l’utilizzo di sottofondo musicale per quei momenti lì
Solfeggia Tony M., Secondo me la migliore musica per scopare è la canzone napoletana. E non lo dico perché sono napoletano. Però quando sei con la tua donna e quelle voci tutte melodia di sottofondo, a me capita di sentirmi un leone con un sacco di fantasia da mettere in pratica. Tu ascolti musica mentre scopi? Viva la melodia!
Davvero vuole sapere qualcosa di me e della mia vita sessuale? Allora mi presento, ma badi: a parte la stoffa che occorre, non c’è migliore abito di rappresentanza che mettersi a nudo (ma prima ho provato a farLe il verso e a dirmi a voce alta “Quando sei con il tuo uomo” e ho riscontrato un brivido di raccapriccio; allora ho pensato la seguente variante, “Quando sei con la donna”, sperando che la sottrazione dell’aggettivo possessivo ne alleggerisse i foschi sottintesi leonini e ho deciso che una meningite fulminante sarebbe meno grave per la salute psichica mia e del genere maschile in generale – se venissi a sapere che l’amante, fosse pure un coniuge, parlando di me per rapporto a sé si esprime così o cosà, cambierei subito o sponda o stato di famiglia o, meglio, città).
Se mi spremo le meningi e strizzo fuori una rimembranza, direi che io, avatar di me stesso sin da bimbetto, mi ascoltavo scopare. Il che non è un granché, perché sarebbe come ammettere che al vivere preferivo il guardarmi vivere e che la troppa realtà in prima persona mi distraeva sommamente: è vero! Immagino che Lei, invece, riuscirebbe a sentire mandolini anche sotto i colpi di cannoni prussiani e di valchirie wagneriane spaccaossa.
A me, tutto ciò che si sovrapponeva al cigolio di molle, al rumore di grandine, di acqua piovana, di tuoni, alla non impercettibile corsettina di un topo e ai muggiti con barrito finale mi stuccava un poco, mi straccava il porco in me, già così vulnerabile. Purtroppo per la mia concentrazione sessuale, quanto per gli altri era il non plus ultra a me sembrava sovrastruttura (la luce in un certo modo, una certa marca di alcolico, lo spinello e, per l’appunto, una qualche colonna sonora), uffa, che perdita di tempo, cominciavo a protestare già dai preliminari – ma tutto, nel sesso, è preliminare di un atto che si inanella nell’altro mentre il desiderio si procrastina e si spossa all’infinito senza mai completarsi, no? Siccome finivo per farmi un nemico anche a letto (si fa per dire: erano sempre ponti, tettoie, argini, treni, cinema, parchi, latrine, lidi, cabine, anche elettorali), ho sempre scopato con un occhio alle spalle e l’altro all’orologio.
Vede, non è solo questione di età e di conseguente deficit di erezione, il mio problema è che per scopare con gli umani in circolazione mi occorreva parecchia pazienza anche a vent’anni e adesso che ne ho tre volte tanti posso permettermi alla grande di averla persa del tutto – e poi non scrivo più dal 2002: oggi che scoperei a fare, visto che mi sono precluso la mia vera libidine, metterlo nero su bianco? Tuttavia, l’ultima volta che mi ci sono provato con un reciproco seppur modesto risultato è stato nel 2004, e non con un italiano, ovviamente, per via dello squilibrio di cui soffre un famoso a scopare con un anonimo che presuppone di sapere tutto di lui, bensì con un polacco, vagamente odoroso di lievito di birra, che si trovava a Roma nella speranza di vivere in una qualche diretta la morte di Wojtyla (il quale invece, birichino di tre cotte con tiara, differì di un anno l’evento catodico, già tanto sospirato sin dai tempi del volenteroso Alì Agca). Me ne ricordo mica per la piacevole sudata in una cabina del mitico Sphynx, ma perché, avendomi lui chiesto cosa facevo per campare e avendogli io raccontato una balla ispiratami dal suo odore di pasta, strabuzzò gli occhi dalla meraviglia con contentezza e mi propose seduta stante di seguirlo a Danzica: non gestiva una pizzeria nel golfo meno remoto del Mar Baltico? E, ah, poter vantare un verace pizzaiolo italiano tutto sale e pepe! Mentre a quel Papa ne seguì un altro, e neppure stavolta sembra che sarà l’ultimo, a quel polacco no – ed è proprio perché non è del tutto vero che più vero non potrebbe essere: il corpo cincischia, ma la mente si incaglia, e col polacco la mia mente non si incagliò, la simpatia che mi ispirava era decisamente più forte della repulsione, anche di me e del mio essere vecchio, che di solito mi attanaglia. Voglio dire che quella data corrisponde all’ultima volta in cui ci ho messo un po’ di testa per dare consistenza anche all’altro, visto che non me ne serve per mettere l’uccello in un glory hole e chi l’acchiappa, l’acchiappa, mi reputo fortunato se anche stavolta non sarà il pit bull del proprietario del cinemino a luci rosse o se non me lo taglierà di netto il proprietario stesso, famoso feticista seriale.
Ma tra tutte le sorprese che può portarti una vita lunga come la mia, data la ricerca metodica di una consapevolezza aggiornata all’istante, l’indifferenza sessuale (che poi, andropausa a parte, è accidia culturale) non è certo la più divertente, però non è più deprimente del forzare artatamente un desiderio, spesso per decenni, che non viene. Se la carne stanca, se la carne è stanca, ha le sue ragioni, e non sono imperscrutabili a nessuna età, e l’ammetterlo e l’accettarlo è già un privilegio di vitale importanza. Altro giro, altro regalo! Io, poi, sono stato un amante di una mediocrità così esemplare che togliendomi di torno ho reso un servizio alla comunità degli scopanti.
Ah, dimenticavo: non c’è un modo di vivere bene la sessualità! A tale scopo l’ingegno umano deve ancora applicarsi seriamente per millenni a venire, e nessuno ha avuto una vita sessuale più grama o, come si suol dire sui femminili, più squallida di un altro. Io, per esempio, mica mi sono lasciato inaridire o inacidire per così poco, tant’è vero che ancora mi emoziona e commuove l’amore di chiunque con chiunque altro, e sento di farne parte grazie alla corrente di solidarietà che mi ispira e che gli spiro in segreto quasi a proteggerlo dalle raffiche di invidia e di cattiveria che ne minacciano la sopravvivenza. L’amore è una specie a rischio di estinzione che dovrebbe concernere ogni ecologista del cuore umano. Usare tutto un cuore solo per sé e per chi gli fa comodo e i suoi porci comodi al momento, fosse pure per sempre, significa non averlo mai messo in funzione. Si deve amare soprattutto quando non si ama, ad amare quando si ama è capace anche una puzzola montata da un muflone. Se ami l’amore in modo importante, politico, vale a dire come arma di ribellione contro cui niente può nemmeno la tirannide più sanguinaria e liberticida, non è così importante averlo o no in prima persona: se non lo hai tu, lo ha qualcun altro, l’amore è dunque salvo sul pianeta, che cosa si può volere di più? Come quando a uno non gli tira più e ne fa un dramma: se non tira a te, tirerà a qualcun altro, dov’è il problema?
(Sia chiaro che io uso “io” usando più il vostro che il mio: io non confesso mai un bel niente di niente, io do informazioni. L’unica differenza tra me e chiunque altro è che io NE parlo, gli altri o acqua in bocca o bugie a tutto spiano, che poi è anche tutta la verità su di sé cui pervengono. Ecco perché non si deve giudicare qualcuno socialmente, se non lede la sacra intangibilità di un bambino, in base alla sua sessualità o al racconto che, a differenza dei più, è dispo-sto a farne con un’alta percentuale di sincerità: perché, infine, chi la fa, l’aspetti. Di’ una cosa sincera qualsiasi su di te e sarai messo al bando). E i baci a Tony e alle ascoltatrici delle sue ritmiche percussioni? Melodiosi.
**
L’inarrivabile scrittore nostro/vostro supervisore sentimentale afferma, questa volta, come solo una vita pubblica attiva garantisce una felice vita intima
Purtroppo la maggior parte delle lettere che mi arrivano non illustra alcunché di confidenziale tramite cui io possa risalire a una condizione comune di largo interesse sentimentale e civile: sembra che la gente mi scriva a questa rubrica solo perché ignora il mio indirizzo (C.P.216, 25018 Montichiari: tanto non rispondo). Io non so se le lettere che mi vengono inoltrate dalla redazione siano selezionate o no, fatto sta che o sono asettiche o incensatorie e, come ho già lamentato, mi parlano di me e dei miei romanzi o mi sollecitano a intervenire a favore di questo e contro quest’altro, come se non avessi già abbastanza fronti di conflitto aperti nella mia vita e dovessi mettermi a capo di drappelli a non finire di uomini e donne di buona volontà, le cui mete sono tanto giuste e variegate, con la differenza che per essi sono anche una per una le uniche cui prestano un po’ dell’andamento dei loro fianchi, mentre per me una sola di più significherebbe la paralisi totale dei miei movimenti. E un’altra osservazione: nutro un radicale disprezzo per chi esalta la mia figura di scrittore aggiungendo subito dopo che farebbe volentieri a meno del Busi televisivo: chi non capisce la bellezza rivoluzionaria del mio fare televisione, regno dei servi e dei servi più mediocri e disposti a una mediocre servitù senza fondo pur di restarci, chi non coglie, nei limiti del mezzo, l’illimitata sete di libertà politica, intellettuale, sessuale, sentimentale che ho sempre promosso per non fare schifo a me stesso e per far capire quanto deve farsi schifo chi mi guarda senza farsene, chi non ha colto la sfida che ho vinto ogni volta per non cadere sotto il dettato di un padrone di riferimento, politico o religioso che sia, non può capire nemmeno i miei libri, non li merita, e se potessi glieli sottrarrei da sotto gli occhi e lo costringerei a leggere l’unico testo che può apprezzare davvero, un santino di retorica. Sono gli stessi intellettualini che hanno storto il naso nell’apprendere che avrei curato una Posta del Cuore, come se avesse una qualche importanza o preminenza elettiva che fosse invece del Quirinale o del Settimo Cielo visto che a curarla non è uno qualunque, ma io, e dunque non sulla scia del genere ma di qualcosa di mai esistito prima.
Scrive Reginaldo da Brescia,
Ho da poco superato i 40 e ho cominciato a dimenticarmi della mia omosessualità. Non che ci sia conflitto con lei: semplicemente è una delle mie felici caratteristiche, ma non necessariamente sempre quella che mi definisce in tutto. Da quando ho smesso spontaneamente di sentirmi un gay, ha cominciato a suonarmi sempre più paradossale chi si riferisce a me come a uno “a cui piacciono i maschi”. A me gli uomini, mi son reso conto, non piacciono e non sono mai piaciuti veramente, a parte le eccezioni che confermano la regola di tre innamoramenti, di qualche batticuore e di frequenti erezioni. Anzi: per dirla tutta, mi annoiano quasi sempre e, se li amo, è perché non saprei cos’altro fare. (…) Tu che ne pensi?
Guardi che io già da ragazzo capii a fondo quella canzone di Luigi Tenco che fa, «Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare», se avessi avuto dei sodali con cui fare una barricata contro una legge ad personam o contro l’ennesima base americana ne avrei fatto volentieri a meno o non mi sarebbe mai venuto in mente o ci sarei arrivato giusto per brindare alla grande che più grande non si può a un successo politico raggiunto. Mi compiaccio con Lei per la Sua insperatamente raggiunta maturità sessuale in cui trovo corroborate molte mie vecchie teorie, tanto che ho il dubbio che Lei si sia fatto queste nuove ossa leggendomi. Intanto: è davvero orribile, deprimente, suicidale che un essere umano si riduca a sentirsi un gay o un etero o un bisessuale, perché finisce per sentirsi ed essere sentito tale da un punto di vista politico, facendo quindi il gioco di chi applica simili etichette per meglio selezionare i capi da mandare di volta in volta al suo macello per la propria mensa. In questo senso si può considerare la religione una malattia a trasmissione sessuale, poiché se dreni dalla religione e dalle sue vittime il senso di colpa sessuale che inculca, la religione collassa e con essa i criminali in abiti talari che di secolo in secolo hanno perfezionato questo senso di colpa e il loro dominio sull’immenso parco buoi e vacche da riproduzione che chiamiamo umanità facendoci a sragione un torto e un merito irreparabili. Sicuro è che esiste una concertazione dall’alto (la religione, la politica, il mercato, le multinazionali, l’industria bellica e narcotica) per far sì che i singoli individui, respinti dal potere alla compartecipazione della loro vita pubblica, si rifugino nella loro vita privata, privata per l’appunto di ogni influenza ed energia e volontà di far sentire la propria voce là dove unicamente conta, nelle piazze e nei parlamenti e nei tribunali, mica nei letti. Io sono sicuro che se impiegassimo il 99% delle nostre risorse di sensibilità emozionale per la vita civile, la redistribuzione delle risorse, la ripartizione della gravità del lavoro, la crescita culturale, la tutela dell’ambiente, la ridefinizione di diritti e doveri, l’ottemperanza alla certezza della pena contro i crimini, la salvaguardia e protezione e sacro rispetto verso l’infanzia e la vecchiaia (almeno), la promozione politica delle donne e solo l’1% dei neuroni, e non viceversa, alla nostra vita intima, ameremmo con più slancio e ardore e saremmo mediamente tutti più felici e sessualmente appagati. L’amore è un’arma di distrazione e di asservimento di massa e a pochissimi eletti è dato condividere l’erotismo irresistibile che comporta arrivare al sesso dopo aver parlato dei buchi nell’ozono anziché dei propri orifizi.
Per l’ultimo dell’anno, non mi resta che augurare a tutti di poter danzare come i due innamorati nel finale di Dirty Dancing dopo tutta una battaglia contro il puritanesimo, l’ipocrisia, il perbenismo, il classismo dell’ambiente che li circonda e vuole inghiottirli e separarli: l’esattezza dei loro passi magistralmente congiunti dalla disciplina che comporta la disinvoltura a due, la totale fiducia reciproca nell’abbandonarsi così pericolosamente all’abilità e prontezza di riflessi dell’altro fino a volare e a planare a capriccio, e quel ritmo, gente, quel ritmo del sangue che prende a scorrere dalle vene dell’uno nelle vene dell’altra e si trasmette via via a tutti gli astanti! Ah, che delizia, che brividi, che commozione, che senso di gratitudine per tanta bellezza anche da parte di chi è costretto su una sedia a rotelle! Nessuno si accontenti di meno dal 2011 in poi, o io che ci sono stato a fare?
7 responses to La posta del cuore di Aldo Busi, novembre – dicembre 2010

Compero in edicola il numero di dicembre di Rolling Stones per leggere la Posta del cuore di Aldo Busi. Niente di nuovo sotto il sole; la solita overdose di intelligenza irriverente. Simpatico il glossarietto per analfabeti, deludenti le prime righe di Busi. Lo scrittore lamenta la mancanza di argomenti di interesse sentimentale e civile nelle lettere inviate alla redazione de La posta del cuore e, per questo mese, si accontenta di pubblicare l’interventuccio di Reginaldo e di commentarlo magistralmente. Due mesi fa ho scritto alla redazione di La posta del cuore allegando una lettera di ampio interesse sociale e civile, oltre che personale. La riporto giù da basso ché, magari, lo Scrittore potrà tenerla in considerazione per una prossima pubblicazione di La posta del cuore.
Grazie a Busi e alla redazione,
Lorenzo (il cui cognome preferirei restasse ignoto), 27 anni
P.s.
Mi rendo conto che la redazione di Altriabusi.it può non avere nulla a che vedere con la redazione di La posta del cuore, e che il mio intervento in questa sede può sembrare indebito. Si renderà certamente conto, però, che l’Aldo Busi in questione è sempre lo stesso.
Ecco l’intervento:
Al locale, un amico un po’ pazzo sintetizza isterico:”io faccio campagna conto l’accaivu: un cazzo in meno, un anno in più”. E come dargli torto? Anche io, se non ce l’avessi, non la vorrei. E per evitare il rischio, insegna il pazzo, devi evitare la persona.
E dunque, Busi: per rispetto dell’altro, non potendo né volendo sostituirmi a chicchessia per una sua scelta, prima di un rapporto sessuale, la cosa andrebbe confessata. Anche l’ignorante ha diritto a esserlo e vivere un pregiudizio e una paura legittimi. Per rispetto di sé, di un sé responsabile, prudente e attentissimo a proteggere l’altro sempre, invece, sento che la si potrebbe tacere. Però: se quel qualcuno che mi infettò, mesi fa, mi avesse confessato la sua malattia, io, da ignorante in materia quale sono stato costretto a smettere di essere ma che ero eccome, nonostante le precauzioni, avrei declinato l’offerta. L’avrei ferito, ma l’avrei scampata. Lui fece il ragionamento che faccio io, ora, probabilmente. Rispettò se stesso, permettendosi una scopata, e me, assicurando il preservativo, ma non poté prevederne la rottura.
L’onestà che chiedo con sforzo a me stesso è l’onestà che avrei voluto mi venisse accordata. L’onestà presunta dell’untore è l’indulgenza che vorrei sapere riservare a me stesso nel caso dovessi diventarlo io, per qualcun altro.
Quanta responsabilità.
Vorrei conoscere la Sua opinione.
Caro Lorenzo, ma cosa vuol chiedere consiglio a uno che, per stare 30 giorni su una cazzo di isola a sparare ovvietà, si è messo in tasca la bellezza di 450.000 euro mentre l’Italia muore di fame. Ma cosa vuol chiedere il parere di gente (televisionari, scrittori, politici, opinionisti, attori e quant’altro) per la quale il piatto è sempre ricco e sostanzioso mentre la maggior parte delle persone si spacca il culo per 700 euro al mese. Lasci perdere tutta questa gente: per Lei costoro non possono fare niente, ma per se stessi possono fare (e fanno) tutto.
Piuttosto faccia come me: butti nel cassonetto dell’immondizia il televisore, si astenga dal comprare qualunque giornale/libro/rivista, non vada allo stadio né a votare né (tantomeno!) in chiesa. Basta pendere dalle labbra di questo e di quell’altro! Questa è tutta gente piena di soldi che tira l’acqua al proprio mulino, punto. Per questi i soldi (a palate) ci sono sempre: per tutti gli altri è già tanto se si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena.
Quanto a Lei, si faccia seguire da un bravo medico e cerchi di non buttarsi giù e di avere quanta più cura possibile per la Sua persona. Oggi i ritrovati della medicina fanno dell’hiv un problema molto più gestibile che in passato, e nulla toglie che Lei possa avere una lunga vita pur nella disciplina cui dovrà ricorrere per seguire prescrizioni mediche e cautele varie.
Ah!, dimenticavo: il sesso, nei tempi in cui viviamo, è uno dei prodotti commerciali più pompati dai mass media, nonché una delle più grandi illusioni di sempre (insieme alla politica, al calcio, alla televisione, alle religioni di ogni ordine e grado, alle canzonette, e ai cosiddetti ‘personaggi pubblici’ che, di riffa o di raffa, sono sempre molto attenti al proprio portafoglio e ai propri interessi personali).
Cerchi di capire che, l’unica utilità della Sua lettera, sta in questa mia risposta.
La saluto cordialmente e La invito a stare sereno.
Lorella.
Io cerco di capire con ogni sforzo il senso del Suo intervento, gentilissima Lorella Proce, ma proprio non ci riesco. Davvero! E sono convinto, vista la Sua confusione che, in fondo, non abbia capito niente neppure Lei del mio. Forse, è doveroso dirsi, perché confuso anch’esso.
La questione che ho sollevato è: visto che sì, la medicina è avanzatissima e di Hiv non si muore (quasi) più, visto che sì, coi farmaci prodigiosi che ci sono l’aspettativa di vita è virtualmente paragonabile a quella di un siero negativo (non era questo l’argomento, infatti), ma visto che l’Hiv spaventa ancora molto e legittimamente, chiedevo a Busi come fosse più corretto comportarsi, per me e per l’altro, nell’ambito di un rapporto sessuale. Se dichiararla o tacerla (già so la risposta: dichiararla, malgrado il costo che mi costa. L’ho chiesto a Busi pubblicamente perché mi divertirebbe e tantissimo sentirlo pronunciarsi su questo argomento). Il sesso, tra l’altro, non illude nessuno. Lo è il valore che se ne attribuisce.
E poi, sempre gentilissima signora Proce, ma perché spendersi solo per offendere un uomo? Sia Busi o Chiunque, perché mai? Quando Pietro descrive Paolo, non dice nulla di Paolo, ma dice soltanto di sé, Pietro. Non lo sa, questo? Busi non toglie a nessuno. Dà solamente. Anche a Lei, che ci sputa sopra ignobilmente. Forse non sono soli 700 euro al mese a essere il vero problema di tanta gente.
In oltre: il lavoro va pagato e la notorietà va pagata. E la cifra alta (da accertare, per quanto ne so io) non qualifica il valore dell’azione di Busi all’Isola dei Famosi, ma solo la quantità di denaro che la presenza di Lui muove e produce.
Per quanto mi riguarda, la televisione è già cestinata. La chiesa, dalle medie superiori anche. Molta carta inutile idem. Eppure e per fortuna, Lorella Proce, cordiale come Lei non lo sono ancora diventato.
Lorenzo (a questo punto mi dispiace dovere omettere il cognome. Ma visti l’argomento e il lavoro che faccio, non ho scelta).
“Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
nè corsieri come una pagina
di poesia che si impenna -
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio -
tanto è frugale
il carro dell’anima.”
(Emily Dickinson)
Signora Lorella i pensieri da Lei esposti sul denaro come unica parametro di giudizio sono tristemente qualunquisti. Ci sarebbero tante precisazioni da fare sull’argomento e soprattutto su Busi in quanto Scrittore o protagonista di comparsate televisive, commenti del tutto inutili se Lei avesse letto almeno un rigo dell’opera busiana, perché saprebbe che qualsiasi compenso percepito è stato guadagnato e meritato fino all’ultimo centesimo.
Si può far a meno della tv, dei giornali e delle riviste forse, ma non dei libri, non di quelli di Busi e non si può far a meno del buon sesso…
Inizi intanto con il leggere i libri di Busi e vedrà che un piccolo posto “sul vascello” lo troverà anche lei e “le terre” non saranno poi tanto lontane.
Buongiorno, sono Franco Capacchione della redazione Rolling Stone magazine. Il nostro prezioso collaboratore Aldo Busi mi prega di scriverLe per rassicurarLa: la Sua lettera, caro Lorenzo, non è andata persa, semplicemente è in via di pubblicazione sul prossimo numero di febbraio. Mi dispiace per i tempi lunghi, ma i mensili lavorano molto d’anticipo e capisco che per un lettore partecipe come Lei siano tempi inconcepibili. Speriamo di averLa sempre tra i nostri lettori e Le auguro un sereno 2011,
Franco Capacchione
450.000 euro per dire quelle due cazzatelle sull’omofobia del papa e le mancate aliquote fiscali del governo Berlusconi??!! una roba che anche un bambino di due anni arriverebbe a pensarle e a dirle!! Che schifo!! e mi ricordo anche che Busi, su questo sito, si vantava di quanto lo “avessero pagato poco”. Sono pochi 450.000 euro in un’Italia che, come dice giustamente Lorella, “muore di fame”?! E questo sarebbe il “grande scrittore moralista”!?! Ma che vadano a cagare pure lui e la sua morale bifronte!!!
“POCHI” 450.000 EURO PER FARE E DIRE QUELLE STRONZATE SU UN’ISOLA?!?! CI VOLEVA BUSI PER ILLUMINARCI SULL’OMOFOBIA DELLA CHIESA E SUL BILANCIO FALLIMENTARE DEL BERLUSCONO POLITICO?! MA FATEMI IL PIACERE!!! Mi dispiace, non lo leggerò più. Il mio proposito per il 2011: iniziare una “rivoluzione fredda” e recedere da tutte le falene di questo circo mediatico-discografico-politico-religioso-editoriale che ormai ha reso moltissime persone incapaci di pensare con la propria testa e di cogliere il nesso, in economia, tra “il valore dell’azione” e “la quantità di denaro mosso”: la discontinuità tra questi due termini è la stessa identica astrazione che ha provocato la crisi globale della cosiddetta “virtual economy”.
Che profonda tristezza mi viene nel constatare che gli italiani, in un modo o in un altro, hanno sempre bisogno di “guru”, “maestri” e “santoni” di vario tipo per continuare a vivere. In ciò Busi ha dimostrato, con la sua spocchia dell’ “essere pagato poco” o “simbolicamente”, di non essere diverso da un qualunque Joseph Ratzinger che batte cassa ai “fedeli” altrimenti non andranno in paradiso.
Sì, mi dispiace veramente molto che non si colga il nesso tra i 450.000 euro di Busi per quelle quattro scemate ovvie, i 2.500.000 di Leonardo all’Inter, i 400.000 euro a puntata a Luca Zingaretti per “Il Commissario Montalbano” e il fatto – per esempio – che i nostri giovani ricercatori sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro.
Mai sentito parlare di “redistribuzione”?
E svegliatevi, una buona volta, cazzo!!
Gentile Lorella, Gentile Giulio,
prima premessa:
Se Busi è sull’isola, o in un’altra trasmissione, salgono gli ascolti, la pubblicità paga di più, quindi aumentano gli incassi, quindi l’azienda cresce, quindi l’economia gira e questo è un vantaggio per tutti. Lo stesso discorso vale per Leonardo: i soldo li caccia Moratti, sono suoi e ne fa quello che vuole (e anche qui ritorna il discorso pubblicità-immagine etc etc che alla fine fa registrare un introito notevole)
seconda premessa:
Ammesso che “le arti e gli artisti non valgono un osso o un capello solo di un operaio che lotta per il proprio pane” (G. Grosz), vorrei invitarvi a seguirmi in un ragionamento. Non pensate a “Busi”, pensate ad “Aldo”. Pensate ad un bambino nato nel bresciano che, fin da piccolo, lavora sodo per tirare avanti. Poi decide di girare l’Europa a proprie spese per vedere cosa c’è oltre il comune di Montichiari e, di notte, dopo aver lavorato per tutta la giornata, si siede sul pavimento della casa presa in affitto in una qualsiasi città europea con altri ragazzi, studenti, immigrati etc. e butta giù due righe. Ora, Aldo ha un dono: sa scrivere e quelle quattro righe diventano un bellissimo libro. Aldo diventa famoso ma non dimentica mai coloro che nella vita devono lottare contro il bigottismo, per i propri diritti e per arrivare a fine mese (leggete i suoi libri, sentite le sue interviste e ve ne accorgerete. Su questo stesso sito, per esempio, ma non ricordo a che pagina, c’erano delle foto di Busi con il megafono impegnato in una manifestazione al fianco di alcuni immigrati). Ora, Lorella, Giulio, anche io lotto per arrivare a fine mese e sono emigrato (dottorato in Germania perché in Italia c’era una lunga “lista d’attesa”, ora lavoro a Bolzano e l’anno prossimo sarò in Svizzera a fare ricerca) ma questo astio verso l’altro, soprattutto verso chi non se lo merita, è inutile. Ripeto: pensate a quel bambino come tanti altri, come me, come noi, che è riuscito ad emergere grazie alle proprie forze e alla propria intelligenza. E’ meritocrazia. Volete fargliene una colpa?
p.s. 450.000 euro sono nulla rispetto ai soldi ingurgitati da ricercatori, professori, rettori e assistenti universitari incapaci legati tra di loro da un sodalizio di sangue, di baronaggio, di compravendita e di vassallaggio. Preferirei dare di tasca mia 890.000 Euro (se ne avessi) a Busi per fare anche solo una scoreggia in TV piuttosto che continuare a pagare con le mie tasse un sistema universitario (e politico)-feudale dove la meritocrazia è andata a farsi fottere.
sempre vostro
Luca di Biasio