“Vogliamo Busi come sindaco di Milano” (epilogo) – il carteggio inedito Busi-Guercilena
Pubblicato il 28 novembre 2010
Rendiamo pubblica per volontà di Busi (si legga il commento di suo pugno postato qui di seguito) la parte rimasta inedita della corrispondenza tra lo Scrittore e Giovanna Guercilena, portavoce del gruppo di cittadini milanesi che aveva proposto a Busi di candidarsi a sindaco di Milano. Poiché la corrispondenza nel suo insieme costituisce un vero e proprio romanzo epistolare, e per non obbligare chi ne ha seguito fin qui l’intreccio a ripercorrerlo da capo, invitiamo i lettori a riannodare le fila della vicenda partendo dal post “Vogliamo Aldo Busi come sindaco di Milano (VI)“. Siamo grati ad Aldo Busi e a Giovanna Guercilena per averci concesso di pubblicare lo scambio tra loro intercorso.
La redazione
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Gentile redazione di Altriabusi.it, i commenti di Nicola sembrano la sintesi del resto della corrispondenza tra la signora Guercilena, un giornalista a tempo perso di Bresciaoggi e me di cui è stata interrotta la pubblicazione dietro mia richiesta. Pertanto, poiché desidero fare un omaggio personale a Nicola, uno dei pochi che non dirà mai “noi continueremo a leggere i Suoi libri” senza aver palesemente cominciato, autorizzo la redazione a pubblicare il 28 novembre stesso il succitato materiale inedito – compresa la mia lettera ai “posteri” sulla mia ventilata candidatura a sindaco di Milano e non improvvisa mia defezione (mi sono guardato attorno senza fare più sconti alla mia pazienza e bonomia e ho visto che non c’era nessuno a parte me, tutto qua). Sì, meglio pubblicare subito anche questa spiegazione non dovuta, e superflua per chi mi conosce, visto che io già sono senza esserci, che sono vivo e lo sarò più che mai e che gli unici posteri possibili sono già quelli di adesso e non voglio farmi carico anche dopo dei problemi dei morti del momento. Leggermi è sempre meglio di ogni incontro pubblico o privato, parola. E poi, suvvia, passare da Letizia Moratti/Formigoni/Comunione & Liberazione a Busi senza niente e nessuno di mezzo è come pretendere di passare dal Trota & padre a Pegaso e Prometeo.
Aldo Busi
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Procediamo, allora.
Lo dice lei a bersani che a milano ha vinto il candidato di vendola?
Buona giornata, nonostante tutto.
Giovanna Guercilena
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Guercy! Bersani si merita ben di peggio: delegittimare Berlusconi per una questione di minorenni e non per tutta la marcia e mafiosa illegalità perpetrata istituzionalmente e legislativamente nel Paese negli ultimi vent’anni (minimo, perché non va dimenticata una coda craxiana e una buona cresta della cosiddetta opposizione), come se la minore età fosse di questi tempi solo anagrafica e quelle disgraziate “minorenni” del bunga-bunga non fossero più scafate dell’ultima sgocciolatura ottantenne da legge Merlin! Bersani è un vecchio stracchino spampanato, come Prodi, D’Alema, la Bindi, Fassino, Veltroni, Franceschini e quell’ex sindaco di Roma, omai casinista e buttiglionista perbene, di cui non mi viene il nome in mente ma tutta la laccata, centrista, paranculista curialità sì, e Pisapia sarà anche il candidato che, se me ne sarà data la possibilità, indicherò di votare al mio posto, anzi, tramite lui sarei persino disposto a lavorare ufficialmente per Milano, Pisapia può chiedermelo stando in piedi, gli altri solo se in ginocchio. Ri-baci, Busi
(di questa email, e della risposta di Guercilena appena sotto, era stata sospesa la pubblicazione per giusta protesta di Guercilena e, col senno di poi, quanto aveva ragione lei su Pisapia già prigioniero del Pd più bacchettone e arretrato e vile! continuare a leggere per capirlo)
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Ok ok, però l’endorsment per pisapia non lo faccia adesso, almeno aspetti un po’, perfavore.
non avremo mica fatto tutto questo per votare pd?
abbia pazienza.
Giovanna Guercilena
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Ma ha assolutamente ragione, Guercy; del resto non abbiamo fatto ancora niente del tutto, sicché ancora non si dà che “abbiamo fatto tutto questo per votare il Pd”, è che io sono troppo veloce anche nell’andare a sbattere contro un muro sapendolo dalla rincorsa e realista faute de mieux, e talvolta non è un pregio, grazie per avermelo segnalato; comunque ho già detto ad Altriabusi.it di non pubblicare la relativa e-mail; guardi che il nostro carteggio è un portento, spero che ne vada giustamente fiera, e io non Le sarò mai abbastanza riconoscente per esserne stata la Musa. B.
(”Ci scriva su un libro Lei, se ne è capace.” è frase dell’originale che decisi di cassare al momento dell’invio dell’email a Guercilena)
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Il niente fatto fino ad ora è propedeutico al possibile che sarà fatto.
E poi non è vero che è niente: lei ha scritto cose bellissime (e dense e importanti), in tante persone si è acceso l’entusiasmo, io l’ho conosciuta (per ora solo via e-mail), con i miei compagni di questa avventura un po’ spericolata ci stiamo impegnando per la nostra città……qualcuno potrebbe sin dire che è tanto.
Non fiera, di più. E se non le sembra azzardata l’espressione, le direi fin felice, “che niente ha a che fare con il concettucolo della felicità’”.
Bye
Giovanna Guercilena
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Guercilena, guardi che è mezzo secolo e più, quindi dalla prima elementare, che scrivo cose dense e importanti, non è perché Lei le scopre adesso, e una su un milione scritte, che mi cambia la vita e mi fa perdere il senso delle proporzioni. Non potrete mai impegnarvi a fare niente per la città se non fate qualcosa per voi stessi cominciando a leggere le opere di Busi a tappeto, senza mai più uscire di casa nemmeno per le spese, che ci si farà portare a domicilio. Altro che fare i carbonari al pub con la carbonara bell’e servita in tavola! B.
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Devo gioco forza uscire di casa, per lavorare.
E stiamo sondando la possibilità di fare accordi, di aggregare consenso a Milano.
Stiamo lavorando per lei, per noi, per la città. Mi creda.
Mai pensato queste fossero le prime cose belle da lei scritte, sono però le cose che avrei voluto lei scrivesse in questa circostanza e il fatto le abbia scritte mi fa piacere.
Buona serata.
Giovanna
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Allora, se era solo per colmare una Sua speranza (che narcisista che è, Guercy), sono contento di avere scritto anche queste, ma Lei deve capire che io sono nauseato della gente che mi scopre con 30 di ritardo e poi dà la colpa a me dei propri meriti di scopritori di inediti solo per loro. B.
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Buongiorno.
E’ così bella l’esperienza della scoperta, perchè non coglierne il lato positivo.
Comunque, per quanto mi riguarda, non parlerei di scoperta, piuttosto di un’intuizione frutto di mille pensieri combinati insieme. Un’intuizione, una scoperta se proprio vuole, che però viene da lontano, insomma. Sentivo la necessità, insopprimibile, di portare in superficie idee politiche e dunque culturali troppo emarginate, di dire che è possibile un’altra Milano, che il relativismo e la tolleranza non sono parolacce, che non c’è niente di più rigoroso e vincolante che una sana etica della responsabilità, che il laicismo non è la versione degenerata della già mal sopportata laicità ma solo, come dice un mio amico di 80 anni che porta il codino, i laici che osano parlare. Eccetera, naturalmente.
Sono sicura che il mio narcisismo lei me lo perdonerà, forse addirittura lo comprenderà.
Un sorriso.
Giovanna
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Guercy! Per convenzione ormai cinquantennale, non esistono in italiano accenti gravi (tranne “cioè ” e “venti… ecc…trè”, “egli è”), sicché ” perché “, “né… né”, “sé” (ma “se stesso”) ecc. vanno scritti con l’accento acuto, vale a dire dall’altra parte di come li scrive Lei. Mi creda, per me senza punteggiatura convenzionalmente esatta (io posso permettermi tutto, Lei no, prima di trasgredire deve imparare – e far vedere di avere assimilato – la regola) non c’è attuabile politica decente, una virgola messa male cambia senso non solo all’interpretazione di un mondo (e chi se ne frega, mica siamo al festival per checche ricche di Spoleto che di mondi ne ha addirittura due) ma addirittura di una legge o di una lettera che si vorrebbe d’amore. E baci, Busi
Ps i refusi sono a causa di questa puzzolente straniera tastiera Biedermeier-minimalista: più le cose che cancella o raddoppia a svastica che quelle che lascia scritte nella mia semplice, casta prosa odorosa di giglio.
(Ps al Ps: le email di cui sopra e di cui sotto sono state scritte tra il 12 e il 15 a Vienna e a Berlino tra il 16 e il 19 c.m., solo in un secondo tempo ho uniformato i caratteri e gli accenti e corretto i refusi: mi piacerebbe vederli io, gli austriaci e i tedeschi, a scrivere sulla mia di tastiera dove è più facile trovare una caccola cirenaica che una dieresi!)
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A Prima Pagina, rassegna stampa culturale di RadioTreRai, oggi dalle 9.20 alle 9.26 lo scrittore Nicola Lagioia che la conduce ha letto per 6 minuti la tua lettera apparsa sul blog il 4 novembre, senza commenti personali e citando più volte il sito. Il dibattito è aperto.
Buona giornata.
XY (giornalista di BresciaOggi n.d.r.)
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Grazie, ma già informato per sms al momento stesso della fine del programma, non dopo dieci ore tramite email per risparmiare. Basta che uno legga ad alta voce alla radio un testo di Busi e lo scrittore diventa lui. Cosa ti è saltato in mente di dire alla Guercilena, per dare una qualche credibilità alla proposta del tuo comunicato stampa, che sei un mio amico? Sai quanta gente si qualifica come tale e non so nemmeno chi sia? Come fai a essere ancora così ingenuo e retorico e vampiresco per niente dopo tanti anni? Uno che da estraneo si qualifica mio amico a un estraneo, amico mio non può esserlo di certo, soprattutto se gli dice di avere preso accordi con me nemmeno avesse una linea preferenziale. Tu hai accesso alle informazioni attraverso Internet come chiunque, non hai alcun accesso a me in questo caso, non c’era proprio niente da concordare, sei libero di usare quelle informazioni come e dove e quando ti piace, senza crearmi il dovere di dare spiegazioni e smentire cose che neppure so come siano state dette e riferite, insomma: hai creato un malinteso per niente su una possibile intervista mia al tuo giornale, perché questo infine è quanto sei riuscito a trasmetterle, e lo scotto l’ho spurgato io. Figurati te se una che mette in piedi una roba del genere ha bisogno che le si consigli di fare un comunicato stampa, come se non ci arrivasse da sola! Mah, siamo sempre al buttarsi sul piatto senza aspettare gli altri commensiali e al leccare il cucchiaino o il coltello come i morti di fame. A.
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Mi sento un filo chiamata in causa, non posso far finta di niente.
Il signor XY mi ha detto, anzi scritto, che frequenta casa Busi da anni e che per il comunicato si era mosso su indicazione dello stessso Busi.
Sono io – solo io – che ho sintetizzato queste parole in “amico”. Se è quella la parola incriminata, è colpa mia.
Ho già detto al signor XY che può benissimo fare il pezzo per il suo giornale Bresciaoggi. Anzi, lo ringrazio per l’attenzione verso l’iniziativa.
Riguardo al comunicato, ormai la cosa è uscita – forse era inevitabile – e va bene così.
Si può fare un cs per i media locali un paio di giorni prima dell’incontro a Montichiari, informandoli e invitandoli.
Io farò qualche invito mirato.
Ho provato anche a invitare Rai 3, ma devo confessare che la proposta non è stata accolta.
Rimane che se si farà la conferenza stampa che ormai tutti o quasi danno per scontata, beh lì sì che inviteremo a manetta i giornali e le tv.
Buona serata a entrambi.
Giovanna Guercilena
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Guercilena! La faccenda si fa grave sempre di più: che XY venga spesso a cena e a pranzo ospite da me è vero, che frequenti la casa in senso “paritario” è una bugia, vi è accolto senza sussiego da parte mia, ma lui viene solo a prendere, non porta niente di suo, perché è ammalato di avarizia in tutto, anche di sé, mai niente a parte notiziole locali e altre che pensa dovrebbero riguardarmi raccolte qui e là sulla stampa mentre sono assente e ultimamente una fidanzata da aggiungere a tavola; mi picca assai la Sua chiusa “buona serata a entrambi”, io con XY e con la serata di XY non c’entro niente, non abbiamo niente in comune, a parte quanto io ho deciso di farlo apparire tale; lui casa mia non si è ancora meritato di frequentarla, vi è tollerato perché a me diverte cucinare e lui è un mangione insaziabile, ma su tutto il resto il divario resta incolmabile, e parecchie volte sono costretto a metterlo in quarantena per mancanze varie, e questa volta sarà una quarantena lunga, mi creda, come la lingua che ha, troppo lunga non avendone mai avuto una propria, e fa apparire la mia disgrazia filantropica da martire della provincia leghista di occuparmi della sua rieducazione ed educazione in generale (insieme a quella di tanti altri) come uno scambio di affinità elettive (lui è un fan di quel magna a sbafo di Bertinotti e di Rifondazione comunista da sempre e ancora non se ne vergogna). Un comportamento atroce, La ringrazio di avermelo segnalato. Lei crede che lui abbia speso un euro per avvisarmi che stava per proporLe un comunicato stampa e sentire un mio parere? NO, e l’ultima volta che l’avevo sentito è stato un dieci giorni fa, un’eternità in cui succedono tante cose e un aggiornamento sarebbe stato sensato. Solo da questo gesto da impiccione Lei si renda conto con chi io ho a che fare data la già durissima e brulla vita a Montichiari. Tuttavia, dall’uso leggero che Lei fa della parola “amico” ritorcendomela contro nemmeno fosse un apprezzamento nei miei riguardi e non in quelli del millantatore che ne provoca in Lei l’uso di getto – quanto a superficiali automatismi “ideologici” perché linguistici Lei è una miniera sempre più inquietante -, mi chiedo se non faceva prima a chiedere di candidarsi al Mago Zurlì. Aldo Busi
Ps La prego di inviare questa email ad Altriabusi.it, da qui l’averne inviato copia a XY me lo impedisce
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Mai detto a nessuno di essere tuo amico. Me ne guardo bene.
Allego lo scambio di mail fra me e la Guercilena, per riportare chiarezza.
Io farò un pezzo su Bsoggi per annunciare la proposta di candidatura e la tua replica “programmatica”. E poi darò la notizia dell’incontro del 28 a Montichiari.
Grazie dell’aria che mi fai prendere.
XY
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Io già non sto benissimo di mio e tu e anche la Guercilena, che usa i significanti e gli accenti un po’ alla cazzo di cane, secondo me perché viziata da Facebook e dalla voglia di fare alla svelta, mi date il vostro colpetto in giù. Io ti ho autorizzato a fare tesoro, anche editorialmente (anche me da vivo e tu incensurato e fermo restando che poi posso anche sporgere querela) delle mie conversazioni e delle mie ricette, tant’è vero che non ti ho mai neppure impedito la sfacciataggine di prendere appunti addirittura davanti a me intanto che scodello, tutto il resto sai che non ti è licitato, dire chi vedi a casa mia a cena con te, descrivere a voce la casa, fare pettegolezzi, insomma, e abusare della mia pressoché totale fiducia. Ma tu hai addirittura telefonato alla Guercilena – tramite skype per non allungarti il braccino? A.B.
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Nessuna telefonata mai, fra me e la Guercilena; puoi chiederle conferma. Sul modo in cui lei si sta muovendo, ne parleremo de visu, se riterrai.
Su tutto il resto hai ragione da vendere. Spero a caro prezzo.
Sta’ su, che la campagna per la città sarà lunga. XY
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(a XY) Va bene, ti credo, ma non capisco come faccia la Guerc. a dire che frequenti la mia casa da anni se non perché da te ha avuto tale pezza d’appoggio; del resto questa frequentazione non ha senso, poiché è a senso unico, dato che io a casa tua non sono mai venuto, esattamente come uno specialista chirurgico o un semplice dentista riceve un ammalato nel suo studio, mica va a operarlo o a mettergli i ponti e a limargli via la carie a casa sua. Questione chiusa, quarantena sospesa.
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sms (a Guercilena, 13 nov) L’intervista avverrà in un bar della piazza e non a casa mia, visto che saranno più le cose e il linguaggio occultati che quelli focalizzati; il Giorno è la brutta copia di Libero. Mah! E niente ristorante prenotato, non è logisticamente possibile e profittevole, troppa gente vorrà aggregarsi e si rischia solo di mettercela contro, improvviseremo secondo la circostanza o lo salteremo del tutto. A.B.
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sms: Lasciamo perdere l’ovvio, Guercy, come il momento ns x parlare, e anche la trattoria, già piena di suo, io credo sia preferibile (ma tutto è prefer al Giorno) un comunicato stampa il g 27 e chi vuole, viene; un’intervista esclusiva al Giorno ci bandirà da tutti gli altri organi di stampa, ci snobberebbero a morte. B.
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(spedito a Busi l’articolo apparso su “Il Giorno”) adesso non si arrabbi, io non sono il mentore di nessuno, figuriamoci di lei. guardiamo la sostanza del pezzo.
giovanna
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Guercy, non capisco il riferimento al “mentore”, a chi si sta rivolgendo? B.
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Dice il giornalista del Giorno che io, che sarei stata illuminata (fulminata, meglio) da Busi sentendolo alla trasmissione 8 1/2, che voglio fare il suo mentore politico.
A stento ambisco a fare una doccia tra poco.
Bye
Giovanna
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Che le dicevo io per telefono? Una gran boiata, per l’appunto, di articolo. Il Giorno è la brutta copia di Libero, che cosa si aspettava? B.
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Sarei meno severa. Intanto presenta la cosa come seria e concreta, non come una boutade. E il rischio c’era. Poi serve a ufficializzare la possibile candidatura. Adesso tutti i media lo sanno e noi possiamo accorgerci di come tratteranno – con apertura o invece con sospetto o ancora con volontà di boicottare – la notizia. Non è poco. Poi, i giornali fanno i giornali. I manifesti politici completi, articolati, coerenti dalla prima all’ultima parola li facciamo noi.
Buona giornata.
Giovanna
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Ben detto, la politica è Lei e vede l’inanellamento, io sono lo Scrittore e vedo la montatura dell’istante che mai più potrà essere diversa da quel che è: gretta. Conviene? Mah! È giusto pensare che convenga? Dobbiamo addirittura essere grati? Io nemmeno da morto. È la politica dell’ingrosso, il tritacarne della democrazia a parole alla carlona. Avremo al massimo uno come Pisapia, che prima nell’intervista alla Stampa dice che “le questioni etiche non sono in agenda”, quindi i diritti civili quali eutanasia, coppie di fatto di qualsivoglia genere, adozioni per single eccetera (contro le quali sono contrario anch’io: affidare un bambino a un gruppo sì, a una persona da sola no, anche solo per questioni pratiche) e subito dopo smentisce per non alienarsi gli elettori gay (che palle con ’sta etichetta sessuofobico-americana alla Don Vendola!): politica, appunto, che non per niente attira da sempre un solo aggettivo: “sporca”. Scritta male, detta peggio e attuata mai. Busi
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Il noi comprendeva anche lei, mica può tirarsi fuori tanto facilmente.
La differenza tra lei e Pisapia è tutta quella che intercorre tra un liberale vero e un liberale finto.
Un po’ per carattere, un po’ per formazione e convinzione, io ho deciso tanto tempo fa che il gioco vale la pena di giocarlo, naturalmente con mente e cuori puliti. L’alternativa è lasciarlo giocare solo agli altri e sospetto il risultato non ci – e c’è dentro anche lei – piacerebbe.
Besos
Giovanna Guercilena
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Guardi Guercy che io non ho alcuna intenzione di fare retromarcia, anzi, la doppiezza moralpolitica di Pisapia già smascherata, cioè il suo clericalismo di fondo comune a ogni costato o costola di questa falsa sinistra autenticamente illiberale e destrorsa, e Don Vendola una delle tante sue minestrine riscaldate e benedette, a comune e mio personale danno, danno a me ancora più voglia di fargliela vedere fino in fondo se gli italiani, non solo milanesi, non si meritino qualcosa di meglio, non dico di infinitamente meglio, cioè io, ma meglio di chiunque non abbia ancora lanciato il sasso che già ha ritirato la mano. Sotto, Guercy, e aggreghi a Montichiari il 28 novembre alle ore 11 più popolo che può, che ci vuole per raccogliere già da subito Mille e una firma e candidarmi ufficialmente? Già ha sperimentato di persona al telefono presso persino i radicali (liberi, ormai, che ti fanno solo perdere i capelli) ogni chiusura e collaborazione nei miei confronti, non aspetti altro a mettere su ’sta maledetta bancarella raccolta firme, e accetti pure caramelle da sconosciuti se di marca, cioé non vedo perché uno che dà la propria firma non possa dare anche, che ne so, da un euro in poi di sostegno per pagarsi due manifesti e l’affitto di un paio di sale per i miei comizi. And kisses, Busi
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Così mi piace, segue un sorriso, che nel linguaggio Internet sarebbe :-)
Il 28 dobbiamo parlare di tutto, anche della questione autofinanziamento.
A Montichiari non si può fare la raccolta firme, prima bisogna ufficializzare la candidatura e poi bisogna anche disporre di un autenticatore, un notaio o un’altra figura contemplata dalla normativa. E le firme devono essere di residenti a Milano.
E’ tutto abbastanza complicato. Anche questo é uno stratagemma della burocrazia partitocratica per tenere lontani i pericoli.
Giovanna Guercilena
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Guercy, non sono proprio sceso or ora da un fico, lo so anch’io che non si raccolgono firme a Montichiari, a parte quelle del prêt-à-porter. B.
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Sarebbe bello raccogliere le firme a Montichiari, approfittando della concentrazione di persone pro Busi che ci saranno. Peccato non si possa, lo so che lo sa, fico o non fico. Notte.
Giovanna Guercilena
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Questa se la poteva risparmiare. Busi
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Signor Busi, mi dice che cosa l’ha disturbata veramente in questo nostro ultimo carteggio elettronico?
Perché vorrei proprio rimediare, se appena mi é possibile. Perché trovo adorabile poter parlare con lei.
Buona giornata.
Giovanna Guercilena
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Quello che per me è insopportabile è la sciatteria, si rivolge a me come se fossi una faccina di Facebook, senza alcuna cura per la lingua: minuscole invece delle maiuscole, accenti sbagliati eccetera. Se la Sua prima lettera fosse stata scritta con la stessa trasandatezza con cui poi ha scritto le Sue e-mail, non ci sarebbe mai stato alcun seguito di alcun tipo. Lei, con un po’ di impegno, può permettersi di parlarla una lingua, non di esserne parlata e buttare addosso gli scarti a me. Maggiore controllo e autocontrollo e il senso di totale responsabilità e razionalità possibile sono le sole qualità umane che mi commuovono. Se non si arriva a capire che la forma è la sostanza, non si riuscirà mai a uscire dalla impasse cattolica che divide il corpo dalla materia per veicolare a sé coscienze e portafogli. Busi
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Ma io lo penso, che la forma possa essere sostanza, e da molto tempo.
Mi permetto di usare livelli di cura diversi nello scrivere a seconda del mezzo utilizzato. Una lettera é una lettera, quella poi conteneva una richiesta importante, a cui tenevo molto (anzi, tengo molto). I messaggi di posta elettronica, sempre non si tratti di interscambi di lavoro, é un mezzo più veloce, che può andare d’accordo anche con qualche concessione alla comodità. Gli sms, infine, arrivano buoni ultimi in questa catena del rigore; possono reggere abbreviazioni, sottointesi di preposizioni, articoli, a volte anche verbi.
O almeno a me così sembra. Mi rendo però conto che lei è uno scrittore e che, dunque, il suo punto di vista potrebbe essere diverso. E poiché io mi sto rivolgendo a lei, questo suo diverso punto di vista lo voglio non solo rispettare ma anche onorare. Promesso. Non mi chieda però di soppesare ogni singola parola prima di inviargliela, ne andrebbe di un rapporto che, per quanto mi riguarda, é spontaneo, sincero, senza maschera alcuna. Io sto parlando con una mente che mi piace e che sento affine, non con il dottor Aldo Busi residente in quel di Montichiari, scrittore conosciuto e apprezzato. Io la apprezzo di più, mi creda.
Buon pomeriggio.
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A me del mezzo che trasporta il mio pensiero e la mia espressione dello stesso non importa niente, lo domino io, non ne sono minimamente dominato, che sia posta elettronica o sms, io scrivo come se scolpissi nel marmo, ho scritto a penna e battuto su comuni macchine da scrivere per decenni, per me il computer (che ho cominciato a usare solo a metà anni Novanta) era solo un modo per fare le correzioni senza farle vedere all’editor, senza che nessuno ne vedesse i passaggi, il che non mi ha impedito di impiegare né più né meno lo stesso tempo medio per mettere la parola fine a un romanzo, cioè tra i quattro e i cinque anni. Metta invece qualche maschera (che significa infine: persona sociale con un suo ruolo dalla ben precisa prospettiva data e ricevuta e, aggiungerei, senza sconti di “amicizia” o parentali) e non si dimentichi mai per un istante che io sono Aldo Busi lo scrittore e non una mente affine alla Sua, io non le ho chiesto la Sua amicizia e neppure la do a Lei per rifiutarla agli altri ottomila e passa che su Facebook la vorrebbero e che in niente, fino a prova contraria, hanno meno pregi o più difetti di Lei. Se Lei mi sente affine non è detto che io La senta affine a me, e se non capisce questo, invece di avvicinarLa, La allontana inesorabilmente. C’è una fila chilometrica di sgomenti e malchiavate fuori che mi fa la posta (…) perché si sentirebbe affine a me (?) e con questa scusa cerca di rompermi i coglioni dalla mattina alla sera: non dimentichi mai che Lei è una su un milione di preopinanti e che qui l’unico veramente solo e da solo sono io. Mi scriva di meno, ma quando lo fa pesi invece ogni singola lettera, io non sono un pitale in cui meare tutto ciò che passa nella testa dell’internettiano medio, ed è chiaro che, non appena finisce questa allegra mattana della mia candidatura a sindaco, finisco anche con Lei. Vuole continuarla? Deve diventare un assessore di me sindaco. Io oltretutto detesto i carteggi e neppure rispondo alle lettere che ricevo, se non un paio di volte l’anno e una sola volta e mai più a chi capita, capita. Ma, se mai Le verrà una fitta di nostalgia o di rimpianto per non essere diventata assessore, mi può sempre trovare in libreria. E baci, Aldo Busi
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(sms in tarda serata a Guercilena degustando mezza anitra laccata in un ristorante cinese a un tiro da Leicester Square ) Mi piacerebbe sapere dove, come, quando io Le avrei mai detto, suggerito, alluso circa la raccolta firme a Montichiari, perché questa stupidaggine fa il paio con i Suoi balzani presupposti verso il sillogismo che vuole “mio amico” XY, ovvero chi ha deciso Lei tutta da sola. Cerchi di sondare nella Sua psiche a effetti speciali e poi me ne relazioni. Busi
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(sms) Effetti speciali tutti naturali. Sono antiproibizionista ma non uso sostanze stupefacenti. Mi bastano certe giornatine. Notte serena. Giovanna G.
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(sms, e intanto l’anatra mi si raffredda) Beata Lei, che la sfanga adducendo un mero estro. Quanto è irrecuperabilmente donna-gioia-di-vivere, Guercy! ‘notteee. Busi
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(sms) E’ una cosa brutta? Tanto brutta? Non voglio litigare o battibeccare con lei, non me lo perdonerei mai. Giovanna G.
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(sms) No, ma la proiezione indebita crea malintesi e dissidi e violenza, esattamente come il machismo: adoro la femminilità e la virilità, non la figaggine e la cazzata che si nascondono dietro il genere biologico. Si arrabbi con se stessa, semmai, non vedo proprio con chi altri. Busi
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(sms) Io non mi arrabbio, perché dovrei? Notte G.G.
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(sms) Nemmeno io: come vede, preferisco calpestare un mio diritto che incoraggiarLa in un Suo dovere, contenta Lei… A.B.
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(sms) Questo no, non lo voglio. Non sfuggo. Mi aveva scritto di cominciare a fare i banchetti ecce. Solo che servono l’autenticatore, i moduli…cose che mica si è tenuti a sapere peraltro. sarebbe stato bello poter cominciare a montichiari, però on ne peut pas. Due sorrisi. Guercilena
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(sms, e ormai l’anatra è andata a farsi inculare fino al canarozzo) Guercy! Ancora con ’sta storia delle firme a Montichiari? Esca da quel film e prenda sonno una volta per tutte. Sipario! E baci da sogno. Busi
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Gentile Giovanna Guercilena, ho chiesto ad Altriabusi.it di sospendere ogni altra pubblicazione delle nostre e-mail; la modestia del dibattito natone ci deve dare la misura effettiva della nostra iniziativa da Lei messa in moto vagheggiando la mia candidatura a sindaco di Milano e questa aspirazione, cui sono andato a carretta per curiosità intellettuale e civile, termina qui. Ho scritto e consegnato all’archivio una relazione dove spiego compiutamente il perché della mia decisione, ma sarà ad uso dei posteri, se mai ci saranno posteri di qualche genere. Non ci sarà più alcun incontro a Montichiari né il 28 novembre né in altra data, e non devo spiegazioni a nessuno, anzi, dovrei riceverne io tantissime da decenni, ma ne faccio volentieri a meno. Non sono particolarmente deluso da niente e da nessuno poiché niente e nessuno ha smentito il quadro generale che me ne ero fatto sin dalle prime battute. Vive cordialità, Aldo Busi
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Signor Busi, é per me un dispiacere leggere questa Sua e-mail.
Non credo sia in mio potere convincerLa a fare diversamente, ma Le voglio dire che, a mio modesto avviso, si tratta di una decisione sbagliata.
Non mi riferisco, ovviamente, ai motivi che, in modo del tutto soggettivo e dunque vincolante per tutti, La devono aver convinta a chiudere una iniziativa che Lei stesso aveva alimentato, con mio piacere, va da sé.
Mi riferisco alle conseguenze di questa Sua decisione. Era stato Lei a chiedermi (anzi, chiederci, perché in questa avventura tante persone sono coinvolte, molte Lei non le ha mai nemmeno sentite nominare, altre le avrebbe conosciute il 28, tutte si sono comunque impegnate e esposte perché la Sua candidatura potesse concretizzarsi) di trasformare in un incontro pubblico e aperto un appuntamento privato fra Lei e noi promotori teso a verificare la fattibilita’ dell’idea e a discutere dei mille aspetti connessi. Ho persino parlato al riguardo col Maresciallo Restante, ricorda?
L’entusiasmo che la sola ipotesi di una Sua candidatura é riuscito a accendere dimostra che in questo Paese c’é moltissimo bisogno di strade nuove, altre, diverse. In Lei – attraverso il convincimento che mi ero formata leggendoLa e ascoltandoLa – avevo individuato una sensibilita’ politica liberale, laica, europeista, modernista. Una cultura e una formazione che ho sognato potessero essere messe al servizio della mia citta’ e, per il tramite di questa, del mio Paese, attraverso percorsi e modalità e forme che avremmo dovuto individuare insieme a Lei il 28. Evidentemente si é trattato di un sogno e basta, non ho avuto la capacita’ di portarlo al livello della realta’. Me la prendo con me stessa e me ne dispiaccio infinitamente.
Che una candidatura Aldo Busi avesse in sé la forza dell’alterità, lo dimostrano anche le reazioni dei partiti che, secondo me per gelosia dei loro piccoli o grandi spazi di potere a cui non intendono rinunciare, sono state di chiusura, a volte persino di disprezzo. Ma le cose a Milano (e anche a livello nazionale, le due cose sono correlate) sono in movimento, niente é ancora deciso e dunque, anche da questo punto di vista, ci sarebbero margini per prossime evoluzioni di segno diverso. E comunque quella di Aldo Busi sarebbe – sarebbe stata – una candidatura nata e cresciuta fra i cittadini, non fra i partiti, una possibilita’, una opportunita’ offerta ai milanesi per urlare che per la loro citta’ vogliono una politica altra. Non improvvisata, non sia mai, al contrario basata su solide basi ideali e coerente tra il dire e il fare. Le cose di cui parlare insieme sarebbero state tantissime, dal programma politico all’autofinanziamento.
Mi accorgo che mi sto allungando. Mi fermo qui, allora. Le dico ancora una volta che la Sua decisione mi addolora e so che addolorera’ anche tanti altri. Aspetto sino a lunedì per comunicare alle oltre 50 persone che hanno segnalato la loro partecipazione il 28 che l’incontro non si terra’ piu’. Spero che in queste ore mi verra’ in mente una formula la meno dolorosa possibile.
Con immutata stima e, anche se Lei non lo vuole, immutato affetto (che é diretta conseguenza della stima).
Giovanna Guercilena
***
Guercilena, ecco, per l’appunto, tutto il risultato di tutto l’impegno Suo e degli altri cinquanta sostenitori in tre settimane di campagna in città: un articolo bruttarello sul Giorno, che è, Le ripeto, la brutta copia di Libero (e forse ancora più reazionario perché ostenta di non averne l’aria) e una telefonata al maresciallo Restante di Montichiari dietro mia preghiera. Mi sembra che Lagioia, leggendo per sei minuti la mia lettera a una radio, abbia fatto infinitamente più di tutti Voi messi assieme, siamo sinceri. Io ho sviscerato di me quanto nessuno ha mai forse fatto nell’intera storia dell’umanità (intendo non solo nella mia opera, ma anche in queste e-mail, e non perché sia particolarmente coraggioso o masonarcisista o esibizionista: perché penso che la mia umanità sia una sintesi di tutta quella precedente – e per un bel po’ futura – e che di “mio” ci sia davvero poco, a parte la non comune volontà di dare alla luce l’umanità altrui senza parola da che mondo è mondo), mentre Lei, di Suo pugno, ha scritto (vado a memoria) “la sera in cui Busi era dalla Gruber compivo gli anni (non dico quanti)…”, il che a tutt’oggi è quanto so di Lei, cioè quanti anni non ha, vale a dire più o meno quanto so degli altri cinquanta. La faccenda della mia ventilata candidatura a sindaco di Milano, uscita ben poco dalle strettissime maglie del sito Altriabusi.it, non mi sembra più un laboratorio di idee, ideali, intenti e di confronto politico per quanto a distanza, ma un peep show che frange ormai verso il bordo dell’osceno per la delizia degli amanti del buco della serratura che di certo allo scoperto non verranno mai a darci una mano, visto che una è sporca e con entrambe se ne lavano l’un l’altra. Un taglio netto è la sola uscita degna di applauso: fino ad ora siamo stati divertenti, d’ora in avanti il ridicolo coprirebbe solo me, perché, tanto per cambiare, qui la sola faccia esposta e il solo petto in fuori sono i miei. Le cordialità rimangono vive, Aldo Busi
Ps visto che ogni ulteriore pubblicazione viene interrotta su Altriabusi.it, Le do libertà di divulgare questo testo, se crede; per quanto mi riguarda, esso finisce nel mio archivio. Non ci saranno ulteriori comunicazioni da parte mia.
***
Quella frase, che poi non era così perché io gli anni li compio il 30 maggio (il prossimo faranno 46), l’ho scritta su facebook, che é un ambiente che ammette leggerezze e anche un uso disinvolto della lingua. Difatti Lei non c’è su facebook, e magari ha ragione Lei. By the way, significa che quella frase gliela hanno riferita.
Prima di dare corpo alla Sua candidatura, occorre che la candidatura sia discussa e concordata con Lei, cosa che contavamo di fare il 28.
Tutto quello che pubblicamente fosse stato fatto prima, sarebbe semplicemente stato a rischio smentita. Come di fatto sta succedendo.
Il 28 La avremmo relazionata di tutto, dei contatti, delle risposte, delle ipotesi di lavoro sul tappeto, dei rischi e delle opportunita’. Per poi decidere insieme – perché nulla era gia’ stato deciso – cosa fare, se continuare, come continuare. Anche per questo non ero tanto entusiasta di fronte al suggerimento che XY dava di diffondere subito un comunicato stampa.
E’ vero che Lei ci ha messo e ancor più ci metterebbe la faccia, ma non é il solo. Ci sono altre facce che si sono gia’ esposte e ancor piu’ lo avrebbero fatto se insieme si fosse deciso di continuare.
Si é trattato di un’operazione pulita, signor Busi, dunque senza infingimenti….erano quelle le maschere a cui mi riferivo. Le avremmo detto tutta la verità, senza forzature o abbellimenti.
E fra quelle 50 persone che hanno “prenotato” un posto in piazza a Montichiari il 28, certo che ci siamo anche noi promotori della proposta di candidatura, ma soprattutto ci sono Suoi lettori e ammiratori del Busi scrittore. Ammirazione che io condivido pienamente, però io sognavo di tirar fuori (diciamo, contribuire a tirar fuori) il Busi politico. Ognuno ha i propri sogni nella vita.
Io le chiedo scusa, ho sbagliato io.
Non divulgherò niente, signor Busi.
Buona giornata, davvero.
Giovanna Guercilena
***
Ah, l’uso che fa del verbo “riferire”, Guercilena! Nessuno mi riferisce niente su nessuno, non ho mai fatto alcuna indagine né diretta né indiretta su di Lei, non abbiamo alcuna conoscenza in comune: quella frase sui Suoi anni è su un sito internet accessibile a tutti che La riguarda ed è ascritta a Lei e di Suo pugno, punto. Troppe cose Le sfuggono e siccome, è vero, l’irrealtà è la fetta più grande dell’ir-realtà, non conserva memoria né dell’una né dell’altra e a forza di dire cose per leggerezza, come “confessa” Lei stessa, si diventa senza consistenza. Si riguardi. Busi
***
Io non dico proprio niente per leggerezza, semmai con leggerezza.
Piu’ di chiederLe scusa, come ho già fatto, non posso dire altro. E lo chiedo anche a me stessa, scusa.
Avrebbe potuto essere una risorsa per la città, per il Paese. Non lo sarà, almeno non nei modi che avevamo auspicato noi. Continuerà la sua opera di impegno anche civile attraverso la letteratura. Spero che ci dara’ altri libri da leggere su cui pensare.
Torno a Milano lunedì e manderò la comunicazione che tutto é stato annullato.
Cordiali saluti,
Giovanna Guercilena
***
(Comunicato di Giovanna Guercilena apparso sul suo account Facebook)
E’ con sincero dispiacere che devo informare tutti voi che, per volontà di Aldo Busi, l’incontro del 28 novembre a Montichiari è annullato. Come lo stesso Busi scrive sul sito www.altriabusi.it, non si sente di dover dare alcuna spiegazione. Da parte mia, posso solo dire che davvero la cosa mi rattrista e, per correttezza verso voi tutti, vi devo anche dire che l’incontro pubblico e open l’aveva voluto lo stesso Busi. Noi avevamo semplicemente chiesto un incontro privato, per discutere della fattibilità di una sua candidatura a Sindaco di Milano. Ipotesi che è naturalmente tramontata, insieme all’appuntamento del 28. Peccato, sono sicura che sarebbe stata un’operazione importante per la città e per il Paese, che avrebbe potuto dare visibilità e voce a idee liberali laiche anticonformiste altrimenti oscurate dal dibattito politico. Peccato. Ci rimane – e non è davvero poco – lo scrittore Aldo Busi, che continueremo a leggere volentieri.
21 responses to “Vogliamo Busi come sindaco di Milano” (epilogo) – il carteggio inedito Busi-Guercilena
La mia stima alla Sig.ra Guercilena: è evidente che il suo comportamento è stato ineccepibile e solo una mente maliziosa/diffidente potrebbe vederci scorrettezza, faciloneria o superficialità laddove vi è stata trasparenza, rispetto e profondo spirito di collaborazione.
Il comportamento di Busi, al contrario, è stato deludente (si può ancora dire o è lesa maestà?): Busi non vuole interlocutori ma geishe. Da lettore ventennale, devo essere sincero, avrei fatto volentieri a meno di questa scoperta ma ero stato avvertito proprio dallo stesso Busi che “uno Scrittore non è più interessante di un sacchetto della spesa una volta svuotato il sacchetto”. Peggio per me e per le mie autosuggestioni!
molto bello!ho seguito con interesse tutto fin dall´inizio(spero ci sia un seguito)peccato che manchi un happy-end,da parte mia devo dire di aver avuto due sospetti:primo..il tutto fantasia busiana..il nome guercilena..ho pensato subito alla”delfina bizantina”oppure”vendite di galline al Km 12″.secondo:che il tutto sia vero e il sig.busi sia stato al gioco(divertendosi un sacco)sapendo fin dal inizio come sarebbe andata a finire. pero incuriosito dal nome guercilena e andato avanti.ripeto a me e piaciuto moltissimo…meglio di niente da parte del sig.busi che adoro da piu di quaranta anni.
Salve emigrato (ci diamo del tu e lasciamo da parte i formalismi, ti va?),è vero il nome Guercilena ha un che di busiano, sembra uscito proprio dalla fantasia dello Scrittore e, ti direi, che quasi di sicuro anch’io avrei pensato che di figura letteraria si trattava sennonché….l’ho conosciuta! Esiste, in carne e ossa! Ci siamo visti in una trattoria a parlare di tutto e anche di questa “bizzarra” parentesi. Anche da progetti morti sul nascere si può sempre trovare un epilogo piacevole! Saluti Pier Luigi
hallo pier luigi,d´accordo il tu va bene,allora” guercilena” esiste veramente(come avatar su internet)in realta´ovviamente ha un´altro nome.ti devo dire che l´idea di aldo busi come sindaco di milano mi piaceva molto…pero´riflettendoci credo sia un peccato sprecare l´inteligenza fantastica di uno dei pochi scrittori italiani ancora esistenti,riducendolo ad un sindacuccio milanese,(scusa il mio modo di esprimermi da piu di 40 anni in germania e poco contatto con la lingua italiana)se lo lasciamo in pace forse ci regala ancora qualcosa di meraviglioso.tutto questo non diminuisce di niente l´ammirazione che sento per la signora guercilena…e poi non e detto che il “bizzarro”progetto sia gia morto!!!!saluti da düsseldorf emigrato
Uff…il signor Emigrato un po’ mi rincuora, dopo la lettura del primo commento…a cui mi viene da rispondere con una domanda: Aldo Busi avrebbe “voluto” qualcosa? Una Geisha persino! Premesso che le geishe avrebbero parecchio da insegnare quanto al rispetto della forma e della precisione che specie di questi tempi male non farebbe, e che sarebbe ora di smetterla con complessi e frustrazioni tali da non saper stare al sottile gioco della gerarchia e al proprio posto quando i nostri limiti ce lo suggeriscono, mi pare che il primo ad essere stato “voluto” sia stato Aldo Busi stesso, chiamata alla quale per somma felicità nostra, ha ragione Emigrato, decise poi di rispondere.
E sempre per parlare del saper stare al proprio posto, da un lato ho visto che c’è un fracco di gente che non vede l’ora di ridurre nei proprio pensieri Aldo Busi dalla sua eccezionalità alla loro più abbordabile normalità, il perchè è ovvio, e dall’altro chi non è in grado di affrontare il personaggio Aldo Busi, o non se ne sente in grado, reagendo così goffamente o con sciatteria, e con questo mi riferisco a chi volle lo Scrittore sindaco. Ma avere a che fare con Aldo Busi significa possedere cuore puro e coglioni di ferro o almeno tentarci, altrimenti astenersi e cercarsi qualche altro interlocutore per le proprie rappresentanze politico/culturali, un candidato qualsiasi, ne è pieno e qualcuno è persino passabile.
Aldo Busi è rivoluzione, e se davvero chi si picca di leggerLo da sempre lo avesse letto seriamente, non gli sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello di pretendere da Lui, nella “realtà”, altro da quello che lesse nelle Sue pagine. Che poi, ho proprio il sospetto che se davvero Aldo Busi si fosse comportato diversamente in questa occasione da come ha fatto – da come ha sempre fatto -, oltre alle critiche ora si sarebbe cuccato anche il disprezzo, e proprio dai più duri fautori di quelle critiche.
scusate ho un dubbio:
leggo a questo link che:
http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4016&ctg_id=93
le parole più comuni che richiedono l’accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé, sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.)
ma Busi non scrive che “trentatrè” si scrive con l’accento grave? chi mi aiuta a capire?
“Ventitrè” (e suoi composti) è preferibile, poiché “ventitré” è semplicemente forzato e quindi ridicolo, proprio come lo sarebbe pronunciare “tré” invece di “tre”, che è pronunciato “trè”, con la e aperta, pressoché ovunque, quindi l’uso orale prevale e determina l’uso verbale; se avessimo dovuto dar retta pedissequamente all’Accademia della Crusca, non ci saremmo mai spostati lessicalmente dal Pindemonte e dai camerieri delle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica a Firenze, figuriamoci per quanto riguarda i segni diacritici. Tuttavia, non è un conio mio, anche se fra chi così decise (vent’anni fa, in un simposio salottiero proprio sul tema degli accenti) c’ero anch’io e, mi ricordo,un finissimo italianista, grecista, latinista e grammatico quale Davide Tortorella, e non mi stupirebbe che le convenzioni accreditate oggi dalla Crusca, con l’eccezione di “ventitrè” in “ventitré” tanto per dire di aver fatto qualcosa di storto o di distorto anch’essa, non siano nate proprio da quell’incontro. Aldo Busi
Grazie infinite Maestro.
Maestro ?!
E la riverenza no, già che ci siamo ?
Bello il romanzetto epistolare, me lo sono letto tutto in mancanza di meglio – l’opera completa di Busi la leggo e rileggo da troppo per non desiderare ancora e sempre qualcosa di nuovo, e un sito internet è davvero meno di niente ma tant’è – e ancora continuo a chiedermi cosa aspetti Busi, con simili interlocutori, ad espatriare e a scrivermelo in ugrofinnico il prossimo best seller novità.
E baci.
Oh! Dopo la lettura di tutti i commenti mi viene da rispondere con una domanda; ma nessuno di questi “letterati” lascia un commento al Maestro? Tutti sapientini.
…..
Con infinito rispetto Signor Busi.
Cristina
Tanta pertinacia, a che pro? Poiché il primo ragionamento è sempre quello utilitaristico, quindi non un ragionamento, ma un riflesso ideologico.
Attendevo con impeto ormai voyeuristico l’epilogo qui pubblicato – essì, sono uno di quelli appostati alla serratura. Aggiornavo la pagina del sito di Altriabusi aspettando di leggerlo. L’ho letto e l’ho riletto e ho preso a meditarlo: era così immediato provare una solidale antipatia, solidale perché compositiva di un gruppo contro una unità, contro lo scrittore Aldo Busi; ma c’era qualcosa che non afferravo. Immediata antipatia verso chi non ha fatto nulla, ma proprio nulla, per risultare simpatico, antipatia verso lo scrittore Aldo Busi che, quando vuole, sa dare prova di un istrionismo di rara grazia e possente seduzione, e che in questa occasione è stato severo in maniera tranciante.
Antipatia immediata, sia chiaro, verso il messaggio della sua scrittura, perché altro di Aldo Busi non è dato, se non ciò che con la scrittura lui confeziona e consegna: fosse pure se stesso, un suo se stesso di nome Aldo Busi composto da otto lettere dall’incircoscrivibile carattere.
Da un lato Giovanna Guercilena così mirata alla questione: candidare Aldo Busi a sindaco di Milano, innanzitutto e soprattutto. Tutto è iniziato da qui, per la Guercilena, e qui è restato: il resto non era altro che il testo aggiunto, appunto, secondario, nota a margine, e quindi passino le maiuscole tralasciate con la conseguente parificazione di cose e persone, di luoghi e verbi; passino gli accenti acuti e gravi, ché di grave c’è la situazione e di acuta la premura gioiosa di avverare un progetto che s’incoraggia del suo stesso coraggio: il significato era la candidatura di Aldo Busi, i significanti diventavano del tutto insignificanti, al cospetto di questo “fatto”. La scrittura – la forma – veniva a scorta della realtà possibile – la sostanza – ma la scortava malamente, esponendone la vulnerabilità piuttosto che corazzandola contro ogni qualsivoglia intervento, di penna rossa per esempio.
Mi è sembrato che a essere off-topic, fuori luogo, fosse lo scrittore Aldo Busi, che nelle prime battute mi era d’altronde apparso anche combattuto: tra la voglia di partecipare a questo progetto e quella però altrettanto urgente ed esigente di non tralasciare niente, di rispettare: di dare peso alla sostanza, d’accordo, ma lo stesso peso alla forma, per una necessità di coerenza, di coesistenza: abdicare a una, automaticamente, implicava abdicare anche all’altra, e quindi tradire, venire meno. La sostanza, la realtà possibile, ha bisogno di fondamenta e se quelle fondamenta sono fragili, se la forma è messa in deroga, non può che crollare e seppellire con sé coloro che pretendeva di elevare, a forza di buone intenzioni non puntellate da almeno ottimi sostegni, ortografici per cominciare bene.
Dalla camera sono passato in cucina e siccome c’era da aspettare una cottura domenicale ho proseguito la lettura che avevo in corso. Volevo uscire fuori dalla riflessione sullo scambio di email appena letto tra Aldo Busi e Giovanna Guercilena, per entrarci alla sprovvista, cioè con la massima inconsapevolezza anche mia. E mi è capitato di leggere un passo dal libro “L’uomo che ride” di Victor Hugo che, hugonianamente, definirei “provvidenziale” ( e tutti possono tranquillamente rabbrividire per il lessico appena utilizzato): è il passo in cui Hugo descrive Lord Clancharlie, o meglio: le reazioni – reazionarie – a Lord Clancharlie, un pari d’Inghilterra passato alla repubblica al tempo di Cromwell e che, con la restaurazione e con Carlo II di nuovo al trono, non fa, al pari degl’altri pari, l’altro mezzo giro per ritrovarsi nel posto da cui infine non si sarebbe così affatto smosso: il Lord Clancharlie di Hugo resta pari e non patta d’Inghilterra e repubblicano, ritirandosi in Svizzera.
Il passo è il seguente:
“ Non è bello vedere le persone praticare l’ostinazione. Le maniere di Attilio Regolo non piacciono e l’opinione pubblica le accoglie con una certa ironia.
La caparbietà somiglia alle prediche, e si ha ragione a riderne.
E poi, insomma, quell’intestardirsi, quell’arroccarsi, è virtù? Non c’è forse in quelle manifestazioni eccessive di abnegazione e d’onore parecchia ostentazione? È più uno sfoggio che altro. Perché siffatte esagerazioni di solitudine e d’esilio? Non eccedere è la massima del saggio. Fate opposizione, e sia; biasimate, se volete, ma con decenza e sempre gridando: viva il re! La vera virtù sta nell’essere ragionevoli. Ciò che cade doveva cadere, ciò che riesce doveva riuscire. La provvidenza ha le sue ragioni: incorona chi se lo merita. Avete la pretesa di saperla più lunga di lei? Quando le circostanze si sono pronunciate, quando un regime si è sostituito a un altro, quando il successo ha defalcato il vero dal falso, qui catastrofe, là trionfo, il dubbio non è più possibile, l’onest’uomo si schiera con chi ha prevalso e, quantunque ciò sia utile alla sua fortuna e alla sua famiglia, senza lasciarsi influenzare da simili considerazioni, pensando solo al bene pubblico, presta man forte al vincitore.
Che ne sarebbe dello Stato se nessuno acconsentisse a servire? Dovrebbe fermarsi tutto? Stare al proprio posto è la prerogativa del buon cittadino. Sappiate sacrificare le vostre preferenze segrete. Gli impieghi vanno mantenuti. Bisogna pure che qualcuno vi si dedichi. Essere fedeli agli incarichi pubblici è fedeltà. La diserzione dei funzionari sarebbe la paralisi dello Stato. Vi mettete al bando da soli? È penoso. È un esempio? Che vanità! È una sfida? Che audacia! Chi credete dunque di essere? Sappiate che noi valiamo quanto voi. E noi non disertiamo. Se volessimo, anche noi saremmo intrattabili e indomabili, e faremmo peggio di voi. Ma preferiamo mostrarci persone intelligenti. Perché sono Trimalcione, non mi credete capace di essere Catone! Suvvia!”
( L’uomo che ride, pag 207-208, edizione economica Mondadori).
La mia riflessione è questa, e la formulo definitivamente adesso, dopo averla metabolizzata a un giorno di distanza: Aldo Busi non grida “Viva il re!”; che in questa nostra repubblica democratica – di forma, e che forma! – c’è eccome, e non è il Presidente in Forma, e non è il Politico, l’Imprenditore, il Potente Formale di turno: in questa nostra repubblica democratica il re è il decotto di ciò che ancora ai tempi di Hugo si poteva definire senza arrossire: il popolo; quindi: il pubblico, ovvero: l’Informe. Che si conquista non più con il dominio ma con la lusinga, attirandone il consenso, accontentandolo, non contrariandolo, predicando la sua stessa faciloneria, dunque: ubbidendogli; meglio, fingendo di farlo per tenerselo buono e meglio farsi ubbidire a sua volta eccetera eccetera; e solito rimestolamento di minestroni.
La scrittura di Aldo Busi del consenso sembra provare repellenza: la scrittura di Aldo Busi è richiesta senza requie, è cimento, è spinta, e ancora spinta, e ancora spinta, e provocazione e beffa e pizzico e smorfia ed esercizio, esercizio, esercizio. Una faticaccia! Un allenamento. Un addestramento. ( Quanto Seneca nel suo Rimbaud!).
In poche parole: una cosa massimamente seria; una avventura estetica, voilà.
E assai più laboriosa e inesorabile di una campagna per le amministrative in città: perché pretende sì una riforma politica sociale esteriore, ma a partire da una rivoluzione interiore permanente, ma una rivoluzione fatta a regola d’arte ovvero fondando nuove regole esplodendo quelle precedenti, altro che il facile anarchismo di chi già sa che tanto, dopo di lui e le proprie mattane, ci sarà che verrà per pulire, rincollare, restaurare.
E quindi ancora una volta – avrà ragione chi mi vuol definire più realista del re ( perché più realista di lui fin da subito e quindi dopo aver affrontato, odiato e rispettato i libri che fanno dello Scrittore un titolato?) – il ringraziamento va ad Aldo Busi, alla sua mezza anitra laccata in un ristornate cinese a un tiro da Leicester Square e ai suo vaghi accenni al suo archivio personale – archivio che fa abbastanza girare la testa, nominato e nascosto, fatto vagolare golosamente, e che, lo dico senza pudore, non mi dispiacerebbe capitombolasse per vie traverse ai server sotterranei e svedesi di Wikileaks e da lì al mondo e quindi anche a me: per correggerli, i capoversi, al mondo, per emendare i refusi, per dargli parole migliori.
Lei signor Antonio Coda è troppo intelligente perché io possa davvero credere a quei suoi dubbi iniziali, ma è giusto comunque metterseli, se non averli, e in ogni caso la ringrazio di cuore per il suo bel pezzo.
sempre più rincuorato!
Che idea Aldo Busi sindaco! A quando Philip Roth ministro delle pari opportunità? Aldo Busi non esiste come soggetto se non per la Sua mamma ed il Suo papà. Non esiste quando palesa il Suo essere uomo, quando critica il monegasco per il fascio littorio sul balcone e non sé stesso per l’omino con il cazzo duro sulla cappa del forno. Per tutti noi deve esistere solo come inchiostro su carta, come pensiero pensante, come omaggio del buon Dio al mondo, come lettore delle banalità e complessità dell’uomo, come manna. E non se la prenda la Signora Vinciguerra per la mancata cena alla Capretta. Lo legga e si nutra del suo ipercalorico dire. E baci.
Mi dispiace ma sulla questione degli accenti c’é (e mi spiace per questa mia accentazione ma questa volta sono io ad usare una tastiera tedesca) un errore: tre non si pronuncia assolutamente con la “e” aperta. La “e” aperta é un’inflessione tipica del nord (e della Sicilia, ma non in tutte le province -cfr De Mauro o Varvaro-). Dalla Calabria alla Toscana (e quindi in quasi tutta la penisola) tre, ventitre etc etc sono pronunciati con la “e” chiusa e non sono forzati o ridicoli. Questa volta é il nord äd essere in difetto (scherzo).
un saluto a tutti e un consiglio: sto rileggendo per l’ennesima volta il Decamerone nella versioen di Busi… lo consigliö di cuore a tutti
a presto
Rispondo a due osservazioni perché troppo simpatiche le persone che me le fanno: è vero che nella sala da bagno ho posto un enorme fallo di caucciù di un calamitante rosa perlaceo davanti a una statua lignea di Santa Teresa de Jesus Jonet Virgen Fundadora del Instituto de las Pequeñas Hermanas de los Ancianos Abandonados, con mani e occhi levati al cielo come a dire ‘Cosa mi tocca guardare e non toccare, porco di un Dio porco ka te vegna un canker a Te e a tutte le fighe di legno in cui mi hanno scolpita sin da viva’, bibelot di fattura pregiatissima che comperai nella boutique del sacro proprio dirimpetto alla cattedrale di Saragoza un quindici anni fa, non ricordo se inscatolata già col fallo e tutto, ma non ho nessun omino col cazzo duro sul caminetto: è un cavatappi! dalle minuscole fattezze antropomorfe, regalo di una donna, ça va sans dire, che, amando alzare il gomito, si lamentò del fatto che non tutti i cosi piazzati in quel punto lì degli uomini servissero almeno a tanto. Poi, ritorniamo a questa fritola d’accento su ventitré/trè: io, a dire la verità, lo scrivevo senza accento e mi lasciai convincere a mettere l’accento acuto, per cambiarlo poi in grave per conto mio e guai a chi osava ancora toccarmelo, ma non mi è mai piaciuto né l’uno né l’altro, perché superfluo, visto che nessuno pronuncerà mai ventì/tre, e quindi ora detto la nuova regola: lo si scriverà d’ora in poi (insieme ai suoi composti) senza alcun accento e ognuno se lo pronuncerà come crede o come è abituato per abitudine territoriale. Io ho fatto battaglie (all’interno di “Seminario sulla Gioventù”) perché non mi cambiassero “si schernisce” con “si schermisce”, niente da fare, se usi il primo, che ha tutt’altro significato del secondo, sempre si pensa che sei un ignorante e che l’unica lezione sta “nel farsi schermo” e che non è data la lezione “provare scherno per sé”, finto o reale che sia; e le omofonie? Io trovo molto più elegante dire ” io ‘constato” (con l’accento tonico sulla prima sillaba) che “io con’stato” (con l’accento tonico sulla seconda), visto che la enne viene di solito annessa alla esse e, aspirata, scompare e si crea omofonia con il sostantivo “il costato”; stessa cosa per “né… né”: preferirei si scrivesse e si dicesse “nè… nè” per arricchire la lingua di un suono nuovo rispetto al “ne” (complemento di specificazione, di argomento ecc.) per esempio di “non ne ho colpa”, “parlamene” etc., evitando un ennesimo omofono. Meno omofoni innecessari, più ritmo; più ritmo, più lingua; più lingua, più vita. Pfff! Tralascio qui la mia imperitura ripugnanza per i modali toscani col verbo essere anziché col lombardo avere: mi sono piegato al “son dovuto andare”, “non son potuto venire” ecc., ma niente mi toglierà mai dalla psiche profonda della lingua italiana (di matrice sempre vernacolare e mai libresca) che “ho dovuto andare” e “non ho potuto venire” siano e restino di una bellezza insuperata per quanto ormai tabuizzata. Aldo Busi
io grazie a Busi ho imparato tantissimo quindi… SEGUO LA NUOVA REGOLA:
VENTITREVENTITREVENTITREVENTITREVENTITREVENTITRE
VENTITREVENTITREVENTITREVENTITREVENTITREVENTITRE
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l’ho scritto ventitre volte senza mai accento e nella mia mente ho cercato di ripeterlo alternando la “e” polentona (uff che fatica) e quella terrona (nettamente più facile) ;)
un saluto genrale, anche a coloro che gestiscono il sito (sbaglio o avete introdotto la correzione automatica quando si scrive?)
torno a leggere… Come si ricaccia il diavolo nell’inferno. Istruzioni per l’uso – storia 10 – Terza giornata del DECAMERONE… DA UN ITALIANO ALL’ALTRO
baci
Al Signor Marco Manconi, che si sente rincuorato dal secondo commento perché il primo, cioè il mio, a quanto pare non solo non deve averlo rassicurato ma, a quanto pare, lo ha anche angosciato al punto da dover procedere ad una disamina sulle geishe. Preciso: non volevo rassicurare nessuno e men che meno il Sig. Manconi. Per quanto concerne il “gioco sottile della gerarchia” al quale egli, evidentemente, si presta ed acconsente, è vero, non lo concepisco e quindi non lo pratico: non nutro sudditanza alcuna verso chicchessia né tantomeno spirito portaborsistico; se ne faccia una ragione! Trovo altresì esilarante la lettura di commenti, come quello del Sig. Manconi, che riescono nell’impresa titanica di scrivere interi paragrafi senza che sia possibile elicitare un concetto che sia uno: scrivere in modo semplice è la cosa più complessa che si possa fare. Pier Luigi
per fortuna allora, Sig. Pier Luigi, che lei non ha elicitato niente dalle mie parole, altrimenti chissà come si incavolava!
Ma oltre al carteggio Busi-Guercilena non era prevista una “lettera ai posteri” dello Scrittore?
La fame di leggerLo è talmente tanta!
Ciao Pier Luigi,
ti do il tu, che puoi usare con me se ti va, e mi prendo il tuo per utilizzarlo con te, se non ti dispiace, e comunque a mio parere “ciao” è il modo più energico e ottimista per cominciare qualsiasi comunicazione il più rilassata quindi meno nevrotica possibile.
(Certo, il rischio è che la caduta di tensione trascini con sé anche la caduta di stile, con doppio effetto frana! La precauzione può consistere nello scegliere un conversario semplice, senza partire da troppo in alto).
Ti scrivo perché voglio tu sappia l’attimo di allegria positiva che m’ha dato immaginare la concretezza di un incontro tra te e Giovanna Guercilena in una trattoria a parlare della vicenda “candidatura Aldo Busi”, al punto che di mio, all’immaginario, ci ho aggiunto una pedana contro una parete, dove hanno suonato live Marco Rosi e gli altri trentanove musicisti trentini (Marco Rosi – giusto per evitare cripticismi o schizofrenie sospette – ha lasciato un commento al post del 21 novembre). Certo, trentanove musicisti per una locanda sola sono un po’ troppi ma quando si tratta di immaginare, meglio non badare a spese.
Quando la Rete non si trasforma in un’acchiappamosche per i signori Nick l’Opinionanista, ma nella tela di rimbalzo che riproietta nella realtà con maggior slancio, mi aumenta la voglia di frequentarla e di associare, a suo modo, anche un valore di partecipazione, al farlo.
E in questo caso l’occasione si chiama Aldo Busi, la sua scrittura in un sito, questo, che ho scoperto da poco e che apprezzo per la sua sobrietà, per la trasparenza quasi della sua redazione, e per il fatto che non abbia pubblicità e che neanche tanta se ne faccia, mi sembra. Questo sito l’ho incontrato perché io cercavo – come al solito – informazioni sulle novità, letterarie e non, dello scrittore Aldo Busi, e i risultati della ricerca, su Google, non portano mica direttamente a questo sito, che credo sia il più pertinente, ma a vecchi link che rimandano alla partecipazione dello scrittore alla trasmissione Isola dei Famosi (e a distanza di anni e di edizioni, ho come il presentimento che di famoso, di questa trasmissione televisiva, resterà soltanto la partecipazione di Aldo Busi).
Scrivo in forma diretta a te – e indiretta agli altri possibili lettori e/o commentatori di questo sito – perché con te convengo: spesso nei commenti ai post pubblicati e contenenti i lampi di scrittura di Aldo Busi – tutti di una spigliatezza ariosamente busiana, qui nella forma di piccole boccate d’aria, nei suoi libri con larghissimo respiro – una rigidità fin quasi fastidiosa, un po’ di formalismo imparruccato, ed io per primo!, se considero il tenore dei miei commenti precedenti, mi ero auto-chirichettizzato per rispettare il contesto.
Insomma, trovo sia una beffa, per l’anticlericale di vaglia Aldo Busi, il ritrovarsi degli estimatori che ne vogliono fare la propria parrocchia e peggio: un dogma ovvero una verità in progress. Ci sono dei commentatori che mi sembrano degli scoliasti: con la loro buona fede – ma ne esiste una peggiore? – si sentono in dovere di sorreggere le parole di Busi manco le parole di Aldo Busi non se ne stessero erette di proprio, conseguenti l’una con l’altra come in una delicata e elaborata e fragile e lavoratissima sequenza di domino.
Resta fermo, lo dico per onestà, la nostra divergenza d’opinione manifestata sull’affaire “Busi sindaco di Milano”, per la ragione che ora ripeto: Aldo Busi lo conosciamo, si è fatto conoscere, e apprezzare, e stimare, e continua tu il climax, per le sue parole. Per la sua scrittura. Allora perché pretendere un ulteriore tutto – Aldo Busi in carne e ossa – quando ci ha dato già tutto il tutto di cui possiamo approfittare: le sue carte e il suo inchiostro?
(Per evitare malizie: lo so che i libri di Aldo Busi si comprano e non sono a gratis [cosa, le biblioché? Lo sanno tutti che la Cupola degli Scrittori ha fatto in modo che fossero aperte solo durante gl'orari lavorativi o quelli dei corsi universitari. Tutti quelli che non ci sono andati manco una volta, almeno] ma, onestamente, tra chi quei libri li ha scritti e chi quei libri li legge a poche decine di euro, vogliamo sul serio stare a sindacare su chi ci ha rimesso di più?).
Però voglio trovare una ragione giusto un tantino dignitosa per comprendere questo atteggiamento che si può tranquillamente definire reverenziale – la voglio per me, ribadisco, che, come ho già detto, sento di non riuscire ad esimermene del tutto. E la ragione trovata, intanto, è questa: paura.
Paura che Aldo Busi interrompa la sua partecipazione a questo sito perché angustiato da una manchevolezza da parte dei lettori che, una volta deciso di manifestarsi e commentare, si credano poi in diritto di avere solo diritti di espressione e non anche il dovere di esprimersi bene cioé curando il corpo della forma ch’è la condizione senza la quale la mente del contenuto non può che decadere e demenziare.
Paura perché Aldo Busi scrive e dimostra di tenere al rispetto e di provare riprovazione per la sua eventuale mancanza, perché è lui per primo a darne in abbondanza: in questo sito io ne ho avuto una ulteriore riprova. Le risposte che ha dato nei precedenti commenti, a proposito dell’accento grave o acuto sulla parola ventitre ne è una ulteriore riprova! Ogni suo piccolo saggio di scrittura ne è una prova: mai sciatto, mai buttato lì, mai scaricato giù con malagrazia: è il compiere la sua opera da scrittore nel modo migliore che gli riesca la sua forma di rispetto verso tutti gli altri, e questo non va sottovalutato, e si può sottovalutare solo se si trascura l’impegno, l’energia, l’attenzione, il LAVORO che occorre per scrivere e saper scrivere e continuare a scrivere e scrivere sempre così – e il fatto che di questo lavoro, di questa fatica, nulla traspaia nella sua prosa, non è altro che la dimostrazione sgomentevole (ho cercato sulla Treccani online: sgomentevole esiste, fiuu) della bellezza, della grandezza, della sua scrittura. La descrizione del fallo di caucciù e della statua di Santa Teresa nella sua camera da bagno – per carità, è un frammento – è una festa per la mente lo stesso, essù!, è simbolo e farsa, e tanto altro, divertimento incluso.
Ieri sera, sempre tramite questo sito, sono risalito al link dell’intervista rilasciata da Aldo Busi alla giornalista Lilli Gruber, nella trasmissione Otto e mezzo: e anche lì: rispondendo alle domande, nobilitando le domande stesse con le sue risposte, tra le altre belle e importanti cose Aldo Busi ha parlato di rispetto, e lo faceva con rispetto, con molto più rispetto di quello che gli veniva concesso.
Quindi, e credo sia ora di finire perché questa mia mancanza di sintesi è altrettanto una mancanza di forma e quindi di rispetto, di cui chiedo scusa, quello che ti chiedo Pier Luigi è di essere un po’ meno severo con me e con gli altri che, come me, devono davvero dare una sgradevole impressione di sudditanza volontaria, perché ti assicuro che severi lo siamo già di nostro con noi (o meglio: io con me lo sono), e che questa sudditanza non è la nostra condizione psicologica ma il risultato estetico della nostra scrittura: curiale insomma italiana cioé vaticana, la quale come forma di rispetto conosce solo la sottomissione: disgustosa, davvero, e di cui occorre liberarci una volta per tutte.
Riuscire a trasmettere la propria libertà interiore, attuale o aspirata, attraverso le parole, riuscire a tenere accostate forma e contenuto, scrivere liberamente la libertà, facendola “sentire”, è proprietà dei grandi.
O credi che la mia, e la tua, ammirazione per la scrittura di Aldo Busi sia ascrivibile a qualcos’altro o che qualcos’altro la meriti allo stesso modo? Mi interessa davvero la tua risposta, così come sono interessato a un tuo aiuto per trovare una risposta miglire al quesito “Perché c’incipriamo come zerbinotti – riuscendo ad essere malapena polverosi – quando proviamo a soffiare un poco anche noi su quel vento impetuoso che è la scrittura di Aldo Busi?” La mia risposta, che ho detto transitoria, la ripeto: è la paura – di un abbandono – che per quanto civettuola, resta la peggiore risposta possibile.
Perché: che senso ha leggere i libri di Aldo Busi se non si riesce neanche a maturare l’indipendenza minima per poter fare a meno di tutti quelli che non ha scritto né scriverà mai?
Ciao,
Antonio Coda
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