Aldo Busi ha disdetto l’incontro pubblico a Montichiari del 28 novembre
Pubblicato il 21 novembre 2010
Gentile Giovanna Guercilena, ho chiesto ad Altriabusi.it di sospendere ogni altra pubblicazione delle nostre e-mail; la modestia del dibattito natone ci deve dare la misura effettiva della nostra iniziativa da Lei messa in moto vagheggiando la mia candidatura a sindaco di Milano e questa aspirazione, cui sono andato a carretta per curiosità intellettuale e civile, termina qui. Ho scritto e consegnato all’archivio una relazione dove spiego compiutamente il perché della mia decisione, ma sarà ad uso dei posteri, se mai ci saranno posteri di qualche genere. Non ci sarà più alcun incontro a Montichiari né il 28 novembre né in altra data, e non devo spiegazioni a nessuno, anzi, dovrei riceverne io tantissime da decenni, ma ne faccio volentieri a meno. Non sono particolarmente deluso da niente e da nessuno poiché niente e nessuno ha smentito il quadro generale che me ne ero fatto sin dalle prime battute. Vive cordialità, Aldo Busi
43 responses to Aldo Busi ha disdetto l’incontro pubblico a Montichiari del 28 novembre
Una dimostrazione d’intelligenza. Temevo molto il contrario.
Con stima.
Il grande Busi si rivela inconcludente… che delusione!
Assolutamente prevedibile. Giustificato. E anche giusto, dal punto di vista di un autore che si occupa di cose molto serie come la letteratura e che quindi non ha tempo per quelle meno serie come la politica. Complimenti
Egregio Sig. Busi, probabilmente si è già scordato lo scambio di mail avvenuto tra lei e Giovanna Guercilena, se lo rilegga dalla prima lettera! Lei non può, considerandosi intellettualmente corretto, addossare ad altri la responsabilità di eventuali sue sconfitte. Certo è più comodo e meno compromettente limitarsi a delle generiche critiche del mondo politico senza mai esporsi e metterci la propria faccia! Colgo in questo suo ultimo scritto una grande paura di fallire poichè è vero “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”. Lei parlerà bene (o meglio scriverà bene), ma tutto si ferma alle parole. I fatti dove sono? Probabilmente abbiamo sbagliato scelta!
Lei non merita l’attenzione che io nel mio piccolo le ho dato.
Addio
Anna Robustellini
Concordo con te su tutta la linea: alle parole dovevano seguire i fatti, ovvero l’incontro, fosse stato anche per dirci che non se ne faceva nulla!
Letta la tua comunicazione, che dire? sono rattristato dalla sua decisione (anche se non ho mai pensato che davvero il progetto andasse da qualche parte!). Da estimatore, e lettore ventennale, di Busi, però non concordo col fatto che non deve alcuna spiegazione, e trovo che sia pretestuoso parlare di “modesto dibattito” creatosi così come “incolpare” noi di spiegazioni che non gli arrivano da anni (non è colpa nostra, e anzi, se avevamo deciso di collaborare a questo progetto, noi eravamo gli ultimi a cui imputare tali “mancate spiegazioni”). Detto ciò, va bene così, forse uno scrittore deve fare quello che sa fare meglio, rimanere “al di sopra delle parti”, ed un ruolo politico è incompatibile con questo “status”. Da suo lettore quasi ventennale sono solo deluso dal fatto che ritiene di non dovere dare spiegazione alcuna del suo “cambio programma”: aveva preso un impegno e doveva tenere fede a quell’impegno, e poi decidere in libertà. Lo leggo da sempre (avevo 19 anni ora 36) e questo suo comportamento è in contrasto assoluto con quello che scrive, ovvero della “sacralità” della parola e della necessità della sua coerenza con il comportamento che ne deve derivare. Un saluto Pier ps. continua a essere un riferimento intellettuale ma, fortuna per me, che non tendo all’idolatria di nessuno, cosa che Busi, peraltro, nemmeno apprezzerebbe.
Cari tutti,
manifesto la mia stima più totale per Aldo Busi. Mi sembrava infatti che questo gruppuncolo di Milano stesse cavalcando un po’ troppo in un registro opportunistico. Hanno trasformato un incontro tra intelligenze in un circo mediatico, un baraccone stile ‘veniamo in 3, poi in 10, poi in dieci mila, poi il giornalista, poi ti cucino a puntino come voglio io”. Di nuovo, i mieio complimenti a Busi e un ben servito a questi impertinenti milanesi (ma poi: e il tono delle e-mail di codesta G.G.? ma con chi credeva di parlare?)
E’ vero il gruppuncolo di Milano credeva in una cosa pulita, seria e ricca di contenuti. Il circo mediatico, il baraccone l’ha voluto qualcun altro. Mi domando se sa leggere, o meglio se comprende ciò che legge. Mi scusi gentiluomo sto cercando di pareggiare le offese del tutto gratuite che lei ci ha rivolto; offese inopportune che dimostrano la sua assoluta incapacità a comprendere il significato della nostra proposta.
E parla di incontro tra intelligenze…. mi scusi, ho difficoltà a credere che lei ne potesse far parte!
Carissima,
io ho letto: impertinenza, sfacciataggine, frizzi e lazzi sciocchini come se si trattasse di un dialogo tra amici e non tra una mandria di nonsochi e un grande scrittore. E inoltre: volontà di dare un senso alla vita meneghina da casalinghe portando in alto il trofeo di qualcun altro. E si: io so leggere ma: tra le righe.
Mi creda, molte persone la pensano come me, ma chère.
Gentile redazione di altriabusi.it, i commenti di Nicola sembrano la sintesi del resto della corrispondenza tra la signora Guercilena, un giornalista a tempo perso di Bresciaoggi e me di cui è stata interrotta la pubblicazione dietro mia richiesta. Pertanto, poiché desidero fare un omaggio personale a Nicola, uno dei pochi che non dirà mai “noi continueremo a leggere i Suoi libri” senza aver palesemente cominciato, autorizzo la redazione a pubblicare il 28 novembre stesso il succitato materiale inedito – compresa la mia lettera ai “posteri” sulla mia ventilata candidatura a sindaco di Milano e non improvvisa mia defezione (mi sono guardato attorno senza fare più sconti alla mia pazienza e bonomia e ho visto che non c’era nessuno a parte me, tutto qua). Sì, meglio pubblicare subito anche questa spiegazione non dovuta, e superflua per chi mi conosce, visto che io già sono senza esserci, che sono vivo e lo sarò più che mai e che gli unici posteri possibili sono già quelli di adesso e non voglio farmi carico anche dopo dei problemi dei morti del momento. Leggermi è sempre meglio di ogni incontro pubblico o privato, parola. E poi, suvvia, passare da Letizia Moratti/Formigoni/Comunione & Liberazione a Busi senza niente e nessuno di mezzo è come pretendere di passare dal Trota & padre a Pegaso e Prometeo.
Aldo Busi
Salve Sig. Busi,
mi chiamo Pier Luigi (come il Pier Luigi di Sodomie, a cui lancia un vento amoroso, “che lo protegga da quelli come me, lo ami in sè”), e sarei venuto a Montichiari il 28 novembre per parlare di questo progetto.
La leggo da quando avevo 19 anni (mi ricordo ancora la prima volta che l’ ho “conosciuta”, Lei era all’ Uno contro Tutti e io ero lì che studiavo diritto privato con i minuti contati per un esame che era il terrore del primo anno di legge, eppure non ce la facevo a staccarmi dal video e pensavo “da dove viene fuori? come fa a parlare così senza non solo vergognarsi ma addirittura a tenere “tutti in riga”, una folgorazione, per dirla in breve!).
A diciannove anni inizio a leggerLa con voracità e facendo anche una fatica boia all’inizio ma non mi sono arreso perché mi rendevo conto che se mi fossi arrampicato su quella montagna avrei visto un paesaggio diverso. E cosi è stato. E’ stato anche grazie a Lei (e anche grazie a Socrate, Platone,Aristotele,Nietszche etc. etc) se oggi, a trentasei anni, sono felice di quel tanto/poco che ho e sono al riparo (spero) da quella gamma di nevrosi che colpisce i più, grazie allo scudo che mi sono creato e di cui Lei è stato il propulsore.
Avrei voluto/dovuto venire il 28 novembre per conoscerLa e parlarLe di questo progetto (ero un pò teso, mi ricordavo perfettamente le sue parole quando scriveva che non c’era nessuna ragione perché un lettore avrebbe dovuto incontrare il suo Scrittore, poi però l’idea di conoscerLa e di sentire cosa ne pensava del progetto di diventare sindaco era più forte di me….)
Dove voglio arrivare con tutto questo? da nessuna parte in particolare (come dice Lei, solo gli stolti arrivano da qualche parte, i più camminano e si guardano intorno), ci tenevo però a dirLe che sono rimasto deluso, da questo Suo cambio di programma (l’incontro lo aveva deciso Lei e Lei aveva creato delle aspettative legittime in chi La legge e in chi La ritiene un riferimento intellettuale di prim’ordine!), e, per correttezza avrebbe dovuto incontrarci e poi comunicarci de visu che non se ne faceva nulla. E se fosse che anche Lei sbaglia ogni tanto? un ripensamento non è proprio possibile? La stima che ho per Lei non cambia nè davanti ad un sì nè davanti ad un no, ma mi toglierebbe questo senso di delusione e di tradimento che, lo so, è eccessivo e forse fuori luogo. Saluti con stima Pier Luigi
Giungo buon ultimo e dopo l’intervento del Sig. Busi, che a quanto pare ha deciso – bontà sua – di farci sapere per quale arcano motivo ha prima deciso,lui stesso e senza apparenti costrizioni, fatto salvo il suo narcisismo, di rispondere ad una lettera di un gruppo di sconosciuti. Nella stessa nota, siamo speranzosi vorrà farci sapere anche perché, sempre lui, abbia chiesto di organizzare un incontro pubblico in vece di quanto era stato proposto, cioè un incontro privato e finalizzato a verificare se vi fossero le condizioni e se si, con quale percorso, per dare corpo alla sua candidatura. Infine, siamo davvero ansiosi di sapere per quale motivo abbia deciso, ancora lui, di voler pubblicare ogni singolo scambio di e-mail e di SMS con la gentile e paziente, oltre ogni misura, Giovanna Guercilena, salvo poi dichiararsi insoddisfatto della levatura di tali scambi epistolari. E’ un peccato Sig. Busi, che lei abbia dimenticato o non compreso la ragione prima che aveva spinto un gruppo di cittadini assolutamente disinteressati a proporre la sua candidatura a sindaco di una importante città, finendo per confonderla unicamente con il desiderio di soddisfare il suo senso estetico e narcisistico. Qui, la bellezza o l’elevatura dei suoi scambi con Giovanna Guercilena non c’entrano proprio nulla. C’entravano invece, e molto, le cose che lei ha scritto nella sua prima risposta alla nostra lettera. Ma tant’è, spiace di scoprire, alle volte, che dietro alla figura pubblica di un fine intellettuale, c’è un uomo che non vale la pena di conoscere.
Nicola Scardi
(che ovviamente non è lo stesso Nicola che tanto la comprende)
Concordo su ogni rigo da te scritto. Si capisce che stimi lo Scrittore (basterebbe questa S maiuscola a far capire chi lo legge/lo ha letto e chi non) e si capisce anche che non si può difendere l’indifendibile. Tutto era partito da Busi (l’appello della Sig.ra Guercilena era un messaggio in una bottiglia che Busi ha deciso di aprire e leggere, creando aspettative legittime in chi voleva far parte di un progetto di civiltà. Sono anche infastidito dai post di altri soggetti che tentano di dipingere chi ha creduto un pochino in questa “bizzarra idea” definendoci “circo” “baracconata”: il linguaggio utilizzato è un riflesso comporamentale; chi parla male, pensa male e si comporta anche peggio. Busi, per onestà intellettuale, dovrebbe dare una spiegazione plausibile. uno Scrittore non è esonerato dal tenere fede alla parola data, anzi, ne è, se possibile, ancora più vincolato.
Ciao Pierluigi, ti ringrazio, ma devo anche precisare che la stima per lo scrittore o il numero di suoi libri letti da chi lo voleva candidare non è mai stata materia in alcun modo attinente al progetto proposto, se non nelle aspettative del sig. Busi, il quale evidentemente ha ritenuto di avere a che fare con il medesimo tipo di persone che giornalmente ne accarezzano l’ego su queste pagine.
L’aspetto peggiore di tutta questa faccenda era la sconfitta alle elezioni: è come pregare Mina di andare a San Remo per vederla perdere contro Pinco Pallo appena uscito fuori da un talent scout.
E’ inutile, gli albatros devono volare alto in cielo, perchè sui ponti delle navi fanno una brutta fine.
Quando un pool di comuni cittadini proclama di sentirsi rappresentato da Aldo Busi e lo indica come faro di civiltà e di cultura, credo che seguire la luce di quel faro sia doveroso innanzitutto da parte di coloro che ritengono di averlo avvistato per primi. Non capisco che senso abbia chiedere a Busi di candidarsi a sindaco di Milano e non disporsi a ragionare secondo i criteri dialettici e retorici da lui dettati, come se questi fossero meno istituzionali e meno a trecentosessanta gradi dell’azione politica che dovrebbero introdurre. Non so, mi sembra che il carteggio tra Busi e Guercilena pubblicato su questo sito sia la riprova dell’effettiva novità che il comitato di cittadini milanesi diceva di ravvisare in Busi. Tutto vi è esplicitato, dunque niente avrebbe bisogno di essere ulteriormente chiarificato. Non c’è alcun esoterismo da decriptare – e la scelta di Busi di trasformare un incontro tra pochi iniziati in un’occasione pubblica di confronto aperta a chiunque rispecchia il principio della “stanza di vetro” cui si attiene il dibattito tra lui e Guercilena. Il problema è che se il popolo elegge Busi a maestro di bon ton, dovrebbe essere ovvio che il tono – in ogni ambito – lo stabilisce lui; non capisco che senso abbia disubbidirgli e addirittura rimproverarlo di comandare a bacchetta dopo avergliela messa in mano. Nel caso poi in cui Busi, come succede talvolta, decida, a scanso di paternalismi, di esprimersi con le categorie dei suoi interlocutori, non vuol dire che questi debbano sentirsi autorizzati ad adoperarle con lui. Quello di Busi non è che un invito a ricambiare la cortesia da lui usata, sicché a un “darling” busiano si risponde con il Lei (maiuscola bene in vista) e con la deferenza e il rispetto (anche ortografico e sintattico) dovuti a una personalità che ci è superiore per nostra stessa ammissione. Rispristinare la distanza giusta è un modo di avvicinarsi di più, purché a osservare le distanze sia, dei due interlocutori, quello giusto. Infine, non si capisce come persone che si vogliono lettori di Busi possano commettere l’ingiustizia di stabilire una differenza tra la sua potenziale candidatura a sindaco di Milano e la sua effettiva militanza letteraria. Mi pare che se Busi costituisce una alternativa possibile al politico istituzionale, sia soprattutto perché ha concepito la scrittura come una forma di azione politica a oltranza, come un modo di agire nella realtà al fine di trasformarla e renderla consapevole di sé.
Bellissima lettera, davvero. Eppure concettualmente non mi torna. Non mi torna perché se in qualche modo adombri la possibilità, anche solo potenziale, di entrare in politica (perché questo è) allora è ovvio che, pur essendo tu il riferimento intellettuale e politico, uno scambio di qualche tipo deve pur esserci. E infatti nella prima lettera questo aspetto, della collaborazione, era presente proprio perché indefettibile, in qualunque “azione politica”. Forse ci siamo solo permessi di sognare ad occhi aperti: chi ci ha creduto, anche solo per metà, stava sognando una città (forse un intero paese) più trasparente, più equa, meno soffocata dalle lobby e dai particolarismi, e forse questa “candidatura estrema” avrebbe dovuto semplicemente rimanere come una foglia d’autunno che cade a terra e che nessuno raccoglie. Un saluto Pier ps. bello però che, comunque tutto, si è avuto modo di entrare in contatto con “belle teste”, al di là delle differenze sul caso concreto!
Sig. Cavalli,
scopro, navigando su internet, che lei è l’autore di Busi in Corpo 11. Nulla di male, anzi, sono convinto che sia un libro che vale la pena leggere. Certo, questa informazione però un pochino mi cambia le prospettive e un dubbio si fa largo: e se fosse che la sua così articolata e puntigliosa difesa di Busi (di cui peraltro non ha, notoriamente, bisogno) fosse in qualche modo collegata a questa sua produzione letteraria? diffido, per natura, di chi esprime opinioni e poi si scopre che forse tanto disinteressate non sono. Cordialità Pier Luigi
La mia prima reazione è di dispiacere. Di speranza venuta meno, quindi di egoismo non corrisposto ovvero non accontentato. Ci rimango male per me.
Per non poter più vivere un sogno agito dagli altri.
In questo restarci male c’è l’avanzo primario di una lezione impartita – l’impegno non si può restringere alla richiesta all’impegno altrui: l’impegno è quello che ci metti, non quello che togli a un altro dagl’impegni che già ha.
Credo e continuo a credere che la partecipazione alla vita politica attiva di Aldo Busi avrebbe apportato un valore aggiunto, e vista la situazione politica nostrana, un valore contrapposto a un non-valore: quindi più che un valore aggiunto, un valore fondato.
La sua partecipazione sarebbe stata qualcosa d’indipendente dalla sua Opera letteraria: non il suo prolungamento né la sua mistificazione: il ruolo amministrativo nell’apparato statale di Aldo Busi sarebbe stato per forza di cose disgiunto dal suo stato di scrittore del tutto sganciato a qualsiasi forma di struttura micro o macro che sia.
Credo d’altronde che se Aldo Busi ha deciso di non portare avanti questo progetto è perché ne avrà valutato a freddo l’infattibilità, evitando così rumori e moine che non avrebbero fatto altro che arreccare danno in sovrappiù alla credibilità della politica già incredibile di suo, per la sola contentezza surriscaldata delle gazzette che avrebbero trovato di come riempire la fascicolazione ordinaria con la straordinarietà di turno.
Pertanto mi auguro che il comitato per la candidatura di Aldo Busi a sindaco di Milano continui il suo impegno e la sua campagna per una lista civica rappresentativa dei cittadini che hanno mostrato comunque una esigenza di politica diversa, cambiando candidato sindaco ma non determinazione: la sensibilità che li ha mossi a invitare Aldo Busi a capeggiare la loro impresa non si deve sentire scoraggiata ma magari sentirsi posta davanti a una sfida ulteriore: hanno ancora tutta la legittima aspirazione a diventare giusti amministratori della città di Milano – anche l’elezione di un solo assessore sarebbe un punto fantastico da cui cominciare, nient’affatto trascurabile, anzi.
Aldo Busi continua invece ad essere lo scrittore di tutti, vale a dire: di nessuno in particolare ( e quindi, per le logiche patrie, di nessuno anche in generale), e per questo “inutilizzabile” perché chi ha il suo fine – dell’emancipazione umana a tutto tondo – non quadrerà mai, e mezzo non lo può diventare, intero e integro com’è.
Vorrei, infine, sollevare l’attenzione su come il corso di questa vicenda riproponga la trama della letteratura più recente di Aldo Busi: la creazione di una aspettativa che si compie, che ha il suo coronamento, nella detronizzazione del desiderio, nel coraggio ad affrontare la prossima intenzione per quello che può essere ed è: la delusione che sarà; senza mai e poi mai cedere alla tentazione di un inganno che si rivelerebbe ancora più ingannevole se avesse l’ardire di diventare addirittura realtà.
A leggere certi commenti, tra albatros e voli pindarici che sognano di trasformarsi in più prosaici voti di scambio, viene da ridere, fosse pure tra un conato di vomito e l’altro.
Non classificata, tantomeno classificabile, la prosa approssimativa e macilenta di Guercilena, una dalla vista lunga ma dal cervello, se pure ne possiede uno, di respiro fin troppo corto: se i milanesi non ne avessero già uno tra le palle, direbbero che è candidata esclusivamente a far loro due Maroni grossi così.
Ancora un bravo a Busi per la sua coerenza: un autore ha un’unica responsabilità politica, quella verso la sua opera, e a maggior ragione in un paese come l’Italia, dove al massimo sono operine destinate a reggere il riporto a vocazione cattocomunista del solito direttore d’orchestra.
E baci.
Devi essere davvero a corto di argomenti se avverti questa “coazione” all’insulto e questo, di per sè, ti qualifica, o meglio, ti squalifica.
La Sig.ra Guercilena non ha fatto assolutamente nulla per poterti autorizzare ad un linguaggio simile: se errori ne ha commessi, come è umano che sia, avresti dovuto focalizzarti su quelli e lasciare da parte la tua, a me incomprensibile, arroganza e il tuo ricorso, altrettanto incomprensibile, al turpiloquio.
Pier Luigi
Ma che problema c’è? I cittadini di Milano hanno un Manifesto busiano gratuito, lo usino! In realtà era già tutto scritto da vent’anni e come sempre tocca a tutti noi decidere chi vogliamo essere e come vogliamo agire. Sù le maniche.
sicché a un “darling” busiano si risponde con il Lei (maiuscola bene in vista) e con la deferenza e il rispetto (anche ortografico e sintattico) dovuti a una personalità che ci è superiore per nostra stessa ammissione. Rispristinare la distanza giusta è un modo di avvicinarsi di più, purché a osservare le distanze sia, dei due interlocutori, quello giusto.
Io penso che noi tutti abbiamo il diritto di discutere e trovo sbagliato il concetto di superiorita’.
e meno a trecentosessanta gradi ?????
Ma come si esprime costui?
Mi spiacerebbe se l’epilogo di questa vicenda fosse polemico. Io ho sostenuto la proposta di Giovanna Guercilena non in quanto “fans” di Aldo Busi, ma perchè credevo che attorno a questa ipotesi potessero esprimersi un arco di forze: in particolare radicali, socialisti e verdi. Infatti in passato, se non sbaglio, Busi ha espresso sostegno alla proposta della Rosa Nel Pugno, così come posizioni laiche ed ecologiste (ricordo se non sbaglio una candidatura sfumata con i verdi). La personalità dello scrittore, la sua capacità oratoria ed anche la sua celebrità avrebbero potuto essere una occasione per rendere visibile una società politica (liberale, radicale, socialista) oggi praticamente invisibile. Ma credo che Busi abbia fatto bene a rinunciare: è un segno di realismo. Si è accorto che quel mondo, quell’arco di forze, non si è manifestato. La sua candidatura sarebbe stata probabilmente letta come una mossa personalistica ed autoreferenziale e masticata senza pietà nel tritatutto mediatico. Questo non toglie che l’intento di Giovanna Guercilena sia stato sincero e generoso.
un sincero grazie a Giovanna per averci indicato una stella. e un sincero grazie ad Aldo Busi per la sua prima appassionante lettera. alcuni cittadini di questa città e del Paese che le sta attorno hanno coltivato un sogno, che il breve quizzo della Leonide a cui hanno assistito, nonostante la rapidità con la quale ha restituito alla vista il buio stellato, ha se non altro contribuito a mantenere vivo.
Ventitré commenti in ventiquattro ore: la media di uno all’ora.
Tutto questo perché un uomo, a cui è stata fatta una proposta politica, ha deciso di far terminare un’esperienza che, per lui, non aveva senso continuasse… e lo ha fatto sapere usando lo stesso mezzo con il quale era stata annunciata la propria (ipotetica) candidatura.
I motivi?
Sono suoi (e solo suoi) e se ha scelto di dare ulteriori spiegazioni, anche se (e su questo concordo con lui) sono assolutamente “non dovute”, è perché è un uomo che, ancora una volta, ci ha dimostrato il suo spessore.
Ventitré commenti in ventiquattro ore.
Uno sbraitare fuori luogo a cui la nostra politica ci ha abituato facendo in modo che imparassimo a violentarci verbalmente l’uno con l’altro per far valere le nostre ragioni.
Ma che nazione siamo diventati?
C’è un magnifico blog fotografico su questo sito: “Parigi val bene una massa di derelitti” che non è una rivisitazione tragicomica della guerra “dei tre Enrichi” ma una bellissima raccolta di immagini scattate da Busi e accompagnate da commenti di una bellezza e di una profondità da lasciar senza fiato il più abietto degli uomini…
eppure quegli scatti… nessuno se li è inculati.
Zero commenti in due mesi contro i ventitré in ventiquattro ore fatti su questo “nulla”.
Non è anche questa una spiegazione? Non è (forse) anche questo quello che intende Busi quando dice: “mi sono guardato attorno e non c’era nessuno a parte me”?
Un abbraccio a tutti.
Era prevedibile tutto questo.
La Signora Guarcilena e’ stata un po’ troppo sfacciata nei riguardi del Sig. Busi ( chiedere al Maestro di iscriversi su Facebook con un altro nome e via dicendo…) oltre alla sua “famigliarita” ed il suo ardire con il Sig. Busi. Non e’ troppo questo? AH!
E’ diventato tutto cosi cosi… folkloristico.
Il senso di delusione e’ in me , ma allo stesso tempo sono felice che il Sig. Busi non abbia accettato.
L’ammiro e la stimo davvero tanto Maestro.
Cristina Riboldi
E’ paradossale che un autore dichiaratamente anticlericale finisca per essere idolatrato da gente che ragiona per dogmi, e che grida alla lesa maestà se non vengono seguite le prescrizioni di forma e sintassi ritenute idonee per dialogare con il “Maestro”. Da liberale, laico e anche un poco relativista quale sono, tutto questo mi fa davvero sorridere.
Concordo pienamente con lei. Mi sembra di sentir parlare i fedeli di Sai Baba. Sempre ammesso che si possa ancora ỉronizzare senza ríschiare qualche tipo di scomunica, il che, sarebbe il massimo. Ps Mí scuso per eventuali errori di battitura, ma le tástiere vietnamite sono vẻramente difficili da usare: punizione divina?
Non c’è bisogno di aspettare le motivazioni se si conosce non dico l’opera ma almeno il personaggio…la non reazione di Guercilena ad alcune battute era già sintomatica.
E se lo scrittore avesse improvvisamente realizzato nella sua mente di esser riuscito a far bene solo lo scrittore? Non starebbe bene offuscare la sua propria immagine, a momenti quasi miticizzata, con un tentativo così faticoso, dal percorso assai incerto, e dall’esito ancora più oscuro, come quello di una candidatura politica. Ma, ovviamente, questa presa di coscienza tutta personale del sig. Busi, cui è approdato in itinere, non può esser detta, è così “terra terra” ma anche così vera che costui non si vuol “sporcare” a pronunciarla. Pertanto sta a noi coglierla, senza volare poi così in alto per riuscirci..
mamma mia!! ma un poco di rispetto per le decisioni di un Uomo, tutti a criticare , a dire la nostra, ma poi nelle piazze , nei tribunali ci sono 4 gatti spelacchiati.abbiate almeno la pazienza di leggere ciò che si pubblicherà e che Busi vuole dire. Un Uomo , un grandissimo scrittore , che la maggior parte degli italiani conosce solo perchè ha partecipato all’Isola dei famosi,o per la trasmissione Amici , non deve spiegazioni perchè Le sue lotte sono state esercitate , e le esercita, attraverso la sua opera, Solo una cosa dobbiamo a Busi ,le nostre scuse per le volte che l’abbiamo fatto sentire solo, e pregarlo di donarci ancora suoi libri.
Piutosto cerchiamo di leggere e proteggere un genio della letteratura Italiana senza pretendere che si trasformi in un salvatore della patria pronto a farsi sparare al petto.
Scusandomi con Busi, è solo ammirazione e amore per la buona letteratura … non idolatria.
buona serata, Lorena
Caro Coda, sappia che mi lusinga che mi consideri il suo preferito. Trovo altresì interessante dal punto di vista psicologico che lei, proprio lei, abbia fatto riferimento al rancore dell’alunno nei confronti del maestro (mi perdoni le minuscole, sono un maleducato compulsivo).
Sinceramente non comprendo il perchè di questi toni accesi e polemici. Un gruppo facebook, dopo l’apparizione di Busi alla trasmissione “8 e mezzo”, ha lanciato la proposta di una sua candidatura a Sindaco di Milano. Attorno a quel gruppo spontaneo e seppur piccolo eterogeneo si erano raccolti non solo numerosi estimatori del Busi scrittore, ma anche altri che (come me) pensavano che quella proposta potesse vivificare una società politica (laica, socialista, radicale, ecologista) oggi frammentata. Certo il gruppo fb ha tutti i limiti che la sua natura comporta. E penso che Busi abbia fatto bene a ritirarsi visto che non si sono create sufficienti sinergie. Ma non riesco davvero a motivarmi l’aggressività che si legge in molti di questi post. Sia di chi si sente deluso dallo scrittore sia di chi attacca il gruppo fb. Mi sembra tutto un po’ eccessivo, ma sarà un mio limite.
Ho un bisogno tutto mio di provare a riepilogare la questione, nell’attesa dell’epilogo promesso dallo scrittore Aldo Busi il 22 – già da ieri – per il 28 novembre.
La scrittore Aldo Busi riceve l’invito da parte di un comitato di cittadini a candidarsi come Sindaco di Milano.
Seguono alcuni giorni di trattative alla lontana tra lo scrittore Aldo Busi e la promotrice dell’iniziativa Giovanna Guercilena. Si prefigura la possibilità di un incontro pubblico da parte dello scrittore Aldo Busi con esponenti del comitato che ha promosso l’iniziativa. Incontro al quale, pubblico come sarebbe stato, avrebbe potuto partecipare chiunque. Lo scrittore Aldo Busi si è sempre premurato di essere cortese, nel tono delle sue cominicazioni.
Lo scrittore Aldo Busi, nella forma retorica della risposta a una mail privata, pubblica tre testi inediti, nella disponibilità di tutti.
Lo scrittore Aldo Busi, per motivazioni che in prima battuta non ha intenzione di rendere pubbliche, declina l’invito a concorrere come sindaco di Milano. Siccome la sua prima battuta non è capita affatto, ne comunica una seconda: il 28 novembre autorizza la redazione del presente sito a pubblicare un altro suo testo, inedito, contenente le motivazioni. Tenendo conto dei precedenti, di tutti i precedenti dello scrittore Aldo Busi, si tratterà di un ulteriore testo inedito di importante valore letterario.
Brutalmente, qua si spaccia letteratura a gratis, a piccole pasticche da un paio d’anni, di uno scrittore al quale, la si veda come si preferisce, si pubblicherebbero in brossura pure le ricette della domenica, listinandolo tra i dieci euro e i venti, al minimo.
Dopodiché inizia la seduta spiritata, con relativo rumore di catene spauracchianti dei convitati – le catene ce le mettono dal proprio – che battono i colpi non battendo chiodo, però.
C’è il commentatore che educatamente fa ricerche in Rete sulle persone che lasciano commenti: il cittadino critico del terzo millennio che non vede più lontano del suo link, e che si sente offeso perché il suo scrittore preferito non si prende manco il disturbo di andare fino in piazza per sbattergli una porta in faccia.
C’è il commentatore alle prese con le tastiere vietnamite che tira su paragoni con i santoni indiani: merita di essere immaginato, è evocativo; è indispettito dal fatto che lo scrittore Aldo Busi non gli chieda scusa per non avergli fatto la grazia della sua epifania, e lo accusa pertanto di superiorità narcisistica poiché non si sente in dovere di dargli retta. Il commentatore che si commenta da sé, a chiave – buttata; e a cui auguro di trovare un modo per scassinarsi e uscire fuori da sé.
Il commentatore idoloclasta è il mio preferito: chi non lo appoggia – ragiona lui – venera colui che lui sta provando a deporre. Quindi le categorie sono due: o si è coraggiosamente d’accordo con lui – con lui in testa – o si è servilmente con chi per tenergli testa basta che gli volti la schiena, e quindi a fare da proni poggiachiappe alla stessa persona che il medesimo commentatore era disposto a reggere in portatina fino al momento prima del suo indiretto diniego alla sospirosa richiesta non sua, del commentatore cioé. Credo si sia alle prese con un romantico rancore da alunno che non solo non è riuscito a superare l’indifferenza al suo maestro: non è manco riuscito a far credere al suo maestro che lui sia un alunno suo.
Però lo devo dire: il brivido più forte l’ho provato leggendo le parole della commentatrice che ci è andata giù di “Maestro”: la s maiuscola di Scrittore è già esaustiva, perché minimizzarla sostituendola con un termine che tenta con la magniloquenza della forma di recuperare quello che ha già perso del tutto come contenuto?
Lo si voglia o no, qui ci si trova in una posizione di non orizzontalità: non è uno scambio tra pari. Qui si viene a prendere, mica a lasciare.
Il rapporto è quello verticale tra lo Scrittore che bontà sua gratuitamente scrive e i Lettori che – felicemente avidi – gratuitamente leggono.
Nella sua letteratura Aldo Busi invita sempre a non prescindere mai dal contesto, perché solo riconoscendo la forma si può sperare di seminarla con un contenuto, altrimenti si finisce col farla fuori dal vaso, indebitamente.
Quindi nella peggiore delle ipotesi non mi è mai sembrato corretto parlare di appiattimento, di inferiorità umana abbracciata, di umiliazione volontaria, quando si accettano le condizioni che lo scrittore Aldo Busi pone e mai impone. È corretto parlare di riconoscenza, piuttosto.
La libertà – indiscussa e indiscutibile – consiste nel dire sì, e restare a leggere, e nel dire no, e andare – ma non prima d’aver letto!
Dispiace che lei abbia frainteso. Veramente. Io mi riferivo al tono dei commenti, non alla decisione di Busi, il quale ha sicuramente ragioni validissime. E’ gia’ un grandissimo regalo il fatto che Busi scriva in questo sito, e, le assicuro, a me basta. E suvvia, un po d’ironia non guasta. Guardi che le tastiere vietnamite sono proprio ostiche. Tra l’altro: come fa a sapere che ho smarrito le chiavi della valigia?
…premesso che internet è volgare anche più della televisione, e qualsiasi iniziativa e questione discussa qui mi suona male, mi deprime, se poi ha Aldo Busi quale oggetto mi sconcerta,
reputo buffo desiderare Aldo Busi, cercato a ammirato per quello che è, per poi pretendere che sia diverso, cioè sssimpatico e accomodante con chi l’ha cercato. Busi è esplosivo, chirurgico, incontrollabile e coraggioso e se ne sbatte se in quel momento sembra far parte o debba farlo di un qualche giro qualsiasi esso sia.
Così come me ne sbatto io se il fatto di adorare lo Scrittore e il personaggio Busi possa farmi passare per essere un fedele qualsiasi. Fedele può anche darsi, ma non qualsiasi! Esserlo poi dell’opera Busiana non è uno scherzo; significa, in fin dei conti, esserlo verso se stessi.
E’ questa in ultima analisi la lezione che io ho avuto dallo Scrittore, tanto più efficace quanto meno sento poi il bisogno di avere l’immaginetta dell’autore con me, magari persino in carne e ossa e a rappresentarmi da qualche parte. In quella città di m…. che è Milano poi! Fossero Londra, Parigi o Atene capirei!
Domenica sarei sceso da Trento per l’incontro.
Questo perchè l’anno scorso alle elezioni comunali noi abbiamo candidato un musicista come sindaco, e ci siamo presentati in lista come 39 musicisti unitisi per ridare un suono nuovo alla città, a nostro giudizio costretta dalla politica al silenzio culturale e artistico.
Abbiamo così sfruttato le libertà della campagna elettorale per creare eventi sociali e culturali che in condizione di normalità a Trento sono impossibili.
Per rispodnere all’invadenza e oppressione della politica sulla cultura noi abbiamo proposto provocatoriamente l’entrata a piene mani della cultura nella politica.
Non eravamo alla ricerca di voti, e infatti non gli abbiamo chiesti, ma abbiamo detto alla gente che il nostro unico obiettivo era quello di ridare vita all’anima della città. Così in campagna elettorale abbiamo fatto 33 comizi artistici consecutivi, dalla periferia al centro, e il motto proposto è stato: “Il miglior modo per capire è venire!”. Slogan ispirato al dionisiaco, che credo sarebbe stato davvero adatto al programma di una “Milano erotica”.
Questo per dire che noi ci saremmo stati in questo viaggio, e credo che sia davvero un peccato non intraprenderlo perchè intravedo una sensibilità nuova in queste iniziative che potrebbe veramente dare grandi frutti se riuscisse a collegare più esperienze.
Il nostro progetto si è chiamato “Trento Soul Moderno”. Nel moderno la possibilità di messa in discussione è un presupposto fondamentale e l’anima (il “soul”) è forse la sua parte complementare che spinge verso l’utopia.
Sulla base di questo, non so se sia possibile un ripensamento, ma la possibilità di discuterlo quella credo sia davvero auspicabile…
da quanto abbiamo visto, sperimentato e ottenuto noi ne vale davvero la pena.
spero a presto
grazie
Marco Rosi
Grazie comunque al Sig. Busi per l’ennesima dimostrazione di Stile e di Contenuto e al sig. Cavalli…
e se noi italiani scendessimo in piazza per protestare contro noi stessi?
Salve,
secondo me Guercilena e le sue (di lei) lettere sono così funzionali alla ricostruzione di un racconto nell’unico modo in cui è ormai possibile dialogare che mi sembrano entrambi (lettere ed autrice) due mostruosi personaggi busiani.
Cordialità
Già, è surreale, ma mi pare normale, infatti di certo non stupisce lo Scrittore stesso, nessun “ormai”. Surreale anche perché, non vorrei infierire ma…per un caso della storia ti ritrovi a tu per tu con uno dei più grandi scrittori mai esistiti, e che fai, lo inviti a spulciare anonimamente facebook, ma per cosa? Come se i commentini virtuali di chissà chi possano in qualche modo interessare Aldo Busi? Così come “l’attenzione” che qualcuno adesso si picca di levarGli…ma con chi pensano di avere a che fare? E ancora, che caz stai lì a sindacarGli come e se deve stare da solo o dove? Se questo è sempre stato il tenore degli scambi, perché non so se li ho seguiti tutti, sono meravigliato della pazienza dello Scrittore.
E in ogni caso, da internet (se il tutto si è svolto qui) di certo puoi trarre ben poco di mostruoso, anzi niente, non è un ambiente che puoi trasporre letterariamente, qui è il nulla.
È come stessimo prendendo posto a una lunga tavolata e fissassimo con tanto di occhiacci Giovanna Guercilena, a capotavola suo malgrado, e gustassimo l’aquolina del poter restare a bocca asciutta qualora lei impugnasse la forchettina sbagliata per infilzare il suo cavolo a merenda, pronti a far dindondare il campanellino per informare colui che ci ospita dello sgarro all’etichetta, con la conseguenza più spiacevole di ignorare intanto proprio lui, l’ospite! che ci ha aperto le porte di casa, che si trova all’altro capo della tavolata, a cui dedichiamo soltanto le nuche e i relativi grattacapi nostri.
Dicendola in maniera più parca: qui s’imbandisce la tavola con la letteratura di Busi ma noi restiamo incantati a osservare come Giovanna Guercilena si è forbita la bocca, essendole grati per averci dato la possibilità di dirci inorriditi da lei, piuttosto che letiziati dalla scrittura di Aldo Busi.
Giovanna Guercilena ha il merito di aver fatto una proposta coraggiosa e nient’affatto scontata allo scrittore Aldo Busi, il quale, da canto suo, l’ha valutata e poi rifiutata, e a Giovanna Guercilena va il merito altrettanto grande di aver stimolato Aldo Busi, a seguito del suo invito, a sfornare pagine succulenti, e soprattuto, a rivelare anche i relativi tempi di preparazione: i testi redatti da Aldo Busi hanno avuto una gestazione massima di pochi giorni, in certi casi di poche ore, e a dirla tutta, danno l’impressione di una subitaneità stupefacente. Siamo entrati grazie a lei nell’antro più custodito nell’abitazione di uno scrittore: la sua cucina. Dove sembra che l’ingradiente principe sia proprio il cuoco.
A volerci soffermare solo sulla questione “cosa ha chiesto e come l’ha chiesto Giovanna Guercilena ad Aldo Busi” non si fa altro che costruire pupazzetti di mollica attorno ai nostri piatti vuoti, mentre al centro tavola torreggia un timballo ancora incandescente.
Per questo mi provo a condividere alcuni assaggi, a spizzichi, a bocconi, ricavati dalle ultime pagine di Aldo Busi.
” (…)prendiamola come un’avventura estetica: quindi con la massima serietà.”.
Questo incipit, da solo, è un manifesto letterario; è poetica prammatica, ed è, come spesso accade nella letteratura di Busi, una sintesi brillante e fulminante della sua stessa produzione letteraria, che è tale anche quando è orale: durante le sue esternazioni pubbliche Aldo Busi fa testo, è testuale. Quando è rivolta a un pubblico la sua parola è comunque scritta e resta anche quando verbale e adornata di volant.
Questa affermazione di Aldo Busi – (…)prendiamola come un’avventura estetica: quindi con la massima serietà.” – io me la sentirei di svincolarla dalla contingenza della sua lettera e la utilizzerei come criterio attivo per giudicare – giudizio inteso come lavoro critico – critica intesa come lavorio costruttivo di decostruzione – la sua opera intera.
Altro boccone:
“Non credo che la Arendt mi abbia mai letto: il fatto è che, anche leggendo Aristotele o Alfieri, chi pensa la politica, soprattutto senza farla, la pensa allo stesso modo e arriva alle stesse, sagge, coraggiose e impraticabili conclusioni”.
L’opposizione, insanabile, tra la politica pensata e la politica applicata, ma soprattutto la sconfitta della prima la quale “arriva alle stesse, sagge, coraggiose e impraticabili conclusioni”.
Se a essere impraticabili sono le conclusioni sagge e coraggiose, quelle praticabili, e praticate, e applicate, sono le conclusioni vigliacche, le conclusioni non sagge quindi non lungimiranti quindi, va da sé, inconcludenti di fatto, e finiamo risucchiati in un gorgo logico e quindi più che pratico: reale; in cui la politica non è altro che la prosecuzione, la continua produzione, di soluzioni geneticamente bacate, di soluzioni che avranno bisogno di altre soluzioni, il cui scopo di fatto non è cambiare le condizioni ma di perpetuarle per consentire la stabilità unicamente alla politica, alla quale viene così fornita la situazione di instabilità che le occorre per sorreggersi, per giustificarsi.
Quante parole annacquate per restituire, provare a restituire, il senso di una frase lapidaria di Aldo Busi, che con un colpo solo di marteletto inchioda alle loro responsabilità – mancate – sia la politica pensata che quella praticata. Sia chi pensa che basti pensare per fare bene ma che così facendo non fa nulla e quindi fa male, e sia chi fa – ovvero pensa di star facendo – precipitosamente, portandoci al precipizio, facendosi forza dell’alibi “Perché se mi mettessi a pensare, poi si finirebbe col solito nulla di fatto”.
Quindi non pensiero o azione, né prima pensiero poi azione né prima azione poi pensiero, ma: pensiero E azione, rimarcando la centralità della sincronia, continuamente ribadita in tutte le sue declinazioni nella letteratura di Aldo Busi.
Altro boccone – continuando sul pezzo di prima.
“Che altro è la politica se non l’amministrazione dell’economia sommersa che le permette di essere al potere e il conseguente segreto di Stato per coprirsene le spalle?”.
Penso a oggi quindi al domani che non si può sognare se prima non ci liberano – e non ci liberiamo – dagl’incubi che offuscano i nostri ieri, che sono nostri anche quando sono degli altri, quando questi altri sono vittime dello stesso Stato che invece di governarci vuole ridurci nello stato che più fa comodo a lui non per governarci ma per tenerci buoni mentre lui non ci governa e si dedica alle uniche preoccupazione che lo attanagliano: le sue su di sé. Penso alle trattative tra lo Stato e la Mafia, e non a quello che si dice quanto a quello che non si dice e che chissà se verrà mai detto. Lo Stato che non si costituisce parte civile nella strage di Via dei Georgofili a Firenze, forse per pudore, forse perché sa di essere troppo incivile per aspirare a tanto, per aspirare a una costituzione. Stato e Mafia, ovvero affari e affari, non Bene&Male ma soldi soldi soldi: bene o male che vada, si tratta sempre di quattrini, e “Che altro è la politica se non l’amministrazione dell’economia sommersa che le permette di essere al potere e il conseguente segreto di Stato per coprirsene le spalle?”.
Le parole di Aldo Busi sono parole gravi: un gioco di parole per demifisticare un gioco di potere per vecchi bambini che non vogliono lasciare palla e la tengono stretta tra le braccia mentre l’unica palla che gli spetterebbe di diritto sarebbe quella al piede in un cortile al riparo dagli spifferi.
E Aldo Busi non le pronuncia da magistrato, da giornalista, da politico dell’opposizione – un conflitto in termini ma senza fine – Aldo Busi le pronuncia, e le scrive, da Scrittore: quindi non parole spicciole buone qui e ora quindi inutili da qui a cinque minuti, ma parole sonanti che conserveranno la loro incisività in tutti gli ora&qui dei secoli dei secoli.
“Che altro è la politica se non l’amministrazione dell’economia sommersa che le permette di essere al potere e il conseguente segreto di Stato per coprirsene le spalle?”.
Con quale leggerezza vengono scritte parole di una gravità che provoca allucinazioni e nausea schiaccianti?
E si potrebbe – e si dovrebbe! – continuare. Brano per brano, la scrittura di Albo Busi è una pietanza eccellente e priva di pietà, se per pietà s’intende consolazione ovvero un ventaglino per scacciare le mosche che hanno tutto l’agio di tornare poi a posarsi sullo stesso punto di prima, e pietosissima, se invece per pietà s’intende la forza d’animo che occorre a un individuo per dire a un altro individuo – Stai morendo, e se non farai niente per te, morrai. E dopo di te, dopo l’ennesimo banchetto, morranno anche le mosche che di te si stanno nutrendo.
Ma mi rendo conto di aver scritto già fin troppo i limiti – che non conosco e a cui spero di non essere mancato di rispetto – consentiti a un commento.
Il mio invito, che rivolgo ai lettori di Aldo Busi, è di leggerlo con attenzione, di leggerlo veramente, di leggerlo con lentezza. quindi almeno tre o quattro volte, perché Busi non è un bene di consumo facilmente eiettabile dopo il primo uso. Busi non si usa: si riflette, si studia, si impara. ( E com’è forte la tentazione, goliardica ma d’impronta accademica, di aggiungere “nonostante non sia ancora morto!”).
Allo scrittore Aldo Busi muovo una semplice critica: lui ha il difetto dell’eccesso di qualità. Può bastare una sola frase di Aldo Busi per rifornirti del completo apporto calorico necessario durante l’intera giornata. Con la completezza di un suo periodo si fa scorta per delle settimane.
Per autori che hanno scritto molto di meno ( e che hanno scritto questo “meno” utilizzando una quantità dieci volte maggiore di pagine o addirittura di libri ) è stato detto molto di più: perché lo permettono, perché costano meno fatica: con loro bastano posate di platica per sezionare tutto, con Busi occorrono le punte di diamante per separare petalo da petalo la sua opera, decostruendola senza sfigurarla né farla sfiorire.
Altri servono in tavola grosse dorature cave dentro: pranzetti a base di aria fritta. Con Aldo Busi non è concesso: nella sua scrittura anche il fumo è tutto arrosto.
E questo non può essergli perdonato: se gli permettessimo di saziarci, poi che legittimità resterebbe alle nostre soddisfacenti recriminazioni da morti di fame gelosi del loro digiuno così abbondante di frustrazioni?
“Busi ha disdetto l’incontro pubblico a Montichiari del 28 novembre”. Bene. In effetti non ho mai capito perché l’abbia promesso. A tutti quanti dico: BASTA TIRARE BUSI PER LA GIACCA: HA GIA’ DATO!!!
Quanto a Busi, farebbe meglio a sparire del tutto, come ha fatto Salinger: la sua parte l’ha fatta, adesso tocca a noi.