Attese reali e non solo dolci
Pubblicato il 17 novembre 2010
Londra 17 novembre. Guardando su Skynews l’intervista al principe William e Kate Middletone che annunciano le nozze per il prossimo anno, salta agli occhi la bellezza di entrambi i ventottenni – che è un concentrato di fisicità esaltata dalla pacatezza dei gesti e del tono e dall’indiscutibile vantaggio estetico che stanno l’uno accanto all’altra due persone innamorate l’una dell’altra e non della ragione di Stato – e alle orecchie l’assoluto nulla delle loro dichiarazioni, aiutato dall’insipidezza dell’intervistatore concordata in anticipo, si spera, se no sarebbe da tranciargli le corde vocali. Parlano esattamente come due deficienti familisti del Moige: e l’anello di fidanzamento appartenuto alla Diana, e quanto la Diana fosse unica e irripetibile (per fortuna di tutti), la responsabilità di diventare un giorno regina (responsabilità? e quale? boh), e lui che ha chiesto la mano di lei al padre (di lei, si spera, non al proprio) e di quanto la madre di lei fosse eccitata alla notizia eccetera: zuccherificio puro, spazzatura di propaganda, che durerà il più a lungo possibile e minimo sette mesi (ecco perché la data delle nozze non è stata ancora fissata), per stendere un velo (da sposa) sulla crescente miseria e schiavizzazione (da parte delle banche) della popolazione. I due ventottenni sono svegli e intelligenti, lei poi è una lavoratrice che ha contribuito non poco alla ricchezza imprenditoriale della sua famiglia, lui è un militare cresciuto nella disciplina e che mai si è macchiato una mezza volta delle smargiassate filonaziste e razziste del fratello Harry, i due promessi potrebbero permettersi, in quanto cittadini e non imminente coppia regale, di scappare dalla prevedibilità e delle domandine e delle rispostine sul primo incontro, il poster di lui che lei aveva attaccato sopra il letto da ragazzina, la felicità di questo e di quello all’annuncio, i bambini che vogliono mettere in cantiere, invece non accade nemmeno un secondo che escano dal copione (recitato alla grande per la delizia e l’obnubilamento della casalinga media che loves the royals). Non un riferimento alla società, alla disoccupazione, alla guerra in Iraq e ai prigionieri di Guantanamo torturati anche dai militari britannici e ora risarciti per milioni di sterline, a una crisi economica davvero nera che piegherà l’Inghilterra come prima mai – e non vedo l’ora, data la svergognata sproporzione che c’è tra il costo di qualsiasi albergo e la qualità della camera e del servizio, un vero furto senza destrezza, giusto la loro proverbiale e ottusa arroganza di memoria colonialista. Tuttavia, la morale della storia che voglio adesso sottolineare è questa, a lezione delle ragazze che non sanno fare altro che cedere subito e così perdere ogni coronamento: Kate a William gliel’ha data ben dopo un anno di “semplice amicizia” e, dopo dieci anni insieme con poche e momentanee rotture, lui la desidera ancora tanto, continua a desiderarla, la vuole avere con sé in modo definitivo; di ogni attesa un uomo finisce sempre con l’essere grato alla donna che sa giocarlo e giocarselo, perché un uomo non vuole una donna da scopare subito, è abituato a scoparsi da solo quando vuole, vuole una donna da desiderare e che sappia farsi desiderare dopo essersi concessa (o, meglio, dopo esserselo preso e spolpato per bene illudendolo del contrario), e questo da solo uno non può farlo. Infine, per recuperare l’immediatezza del corpo, si dovrà ritornare alla lentezza delle anime, innanzitutto tra le classi lavoratrici che temono di non avere mai tempo abbastanza per un po’ d’amore davvero a due, che non sarà mai immediato se non è al contempo procrastinato ad arte.
Aldo Busi
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