Un “purtroppo” di troppo – 2

Pubblicato il 14 novembre 2010

Riprendiamo il post “Un “purtroppo” di troppo” proponendovi l’articolo di Massimo Gramellini in risposta alla lettera spedita da Aldo Busi a Giuliano Amato, e il conseguente scambio di battute tra il giornalista e lo Scrittore.

Gli interventi sono apparsi sul quotidiano “La Stampa” nei giorni 12 e 13 luglio 2000.

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BUONGIORNO. Orgoglio laico

Aldo Busi è molto meglio quando scrive che quando si agita in tv. In una lettera a Giuliano Amato che andrebbe diffusa nelle scuole, lo scrittore omosessuale che pure non ha partecipato al Gay Pride accusa il governo italiano di avere smarrito qualsiasi orgoglio laico. Busi ha capito, almeno lui, «l’ironia molto sottile» di quel purtroppo che Amato pronunciò alla Camera a proposito del diritto di manifestare riconosciuto dalla Costituzione. Un purtroppo che è servito a una pubblicistica di sinistra moralista e infinitamente compresa di sé per montare un grottesco processo contro un premier al quale i questurini del popolo non perdonano il peccato originale di aver lavorato per Craxi. A preoccupare Busi non è l’Amato del purtroppo, ma quello succube dinanzi alle parole del Papa contro il Gay Pride. Nulla da dire sulla reazione della Chiesa «che fa il suo lavoro», molto invece sulla «mancata reazione del governo», che non ha fatto il suo. Un vizietto antico, e molto peggiore di quello esibito in piazza sabato scorso. L’ultimo premier a esserne immune fu De Gasperi che davanti alle insistenze della Curia perché non imbarcasse i repubblicani al governo rispose che come cattolico si inchinava alla Chiesa, ma come presidente del Consiglio la diffidava dal ficcare il naso fuori dal Vaticano. È che uomini col senso dello Stato di un De Gasperi non ce ne sono più. Purtroppo.

Massimo Gramellini

(12 luglio 2000, La Stampa, pag.1)

SOCIETÀ E CULTURA. Lettera a Gramellini. Aldo Busi e l’orgoglio laico

Nel «Buongiorno» di ieri Massimo Gramellini commentava la lettera di Aldo Busi al presidente del Consiglio Giuliano Amato, in cui lo scrittore accusava il governo di avere smarrito qualsiasi orgoglio laico e di essersi mostrato succubo di fronte alle parole del Papa contro il Gay Pride. Oggi Busi scrive a Gramellini: pubblichiamo la sua lettera, con la risposta del giornalista.

Uno Scrittore e basta

Guarda che io non sono uno scrittore omosessuale, sarai tu semmai un giornalista con una qualche (spero per te) forma di sessualità. Grazie per aver ripreso il mio fax ad Amato, unico fra i dieci e passa quotidiani che ho sfogliato (senza comprarli, va da sé), ma non dovevi disturbarti tanto: oltretutto, invece di citare ampiamente le fonti, le strumentalizzi per farne un commento (arbitrario, che non condivido, vagamente propagandistico, ma pazienza), sicché sappiamo sempre e di nuovo cosa pensa un giornalista (eterosessuale?) e mai uno Scrittore.

Aldo Busi

I tuoi nemici si arrabbierano

Caro Aldo, mi spiace: ero convinto che la tua fosse una battaglia per la laicità dello Stato. Ho persino scritto che dovrebbero scrivere la tua lettera nelle scuole. I tuoi nemici si arrabbieranno. Se poi ti arrabbi pure tu… Quanto allo “scrittore omosessuale”, è ovvio che uno scrittore è scrittore e basta. La specificazione serviva in quel contesto, per quei due-tre lettori che avessero la sventura di non sapere chi sei. Un eterno ammiratore eterosessuale.

Massimo Gramellini

(13 luglio 2000, La Stampa, pag. 43)


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