“Vogliamo Aldo Busi come sindaco di Milano” (II)

Pubblicato il 06 novembre 2010

Che bello rientrare a casa la sera e leggere il programma politico per la città dei miei sogni. Io questa avventura la voglio vivere. Signor Busi, prendiamo un appuntamento per fine mese, come mi ha detto, e veniamo volentierissimo a Montichiari. Per ragionarci insieme e vedere l’effetto che fa.

Buonissima serata.

Giovanna Guercilena

**

Senta, Guercilena, prendiamola come un’avventura estetica: quindi con la massima serietà. Per questo, non è importante il fine, ma i mezzi. Già divulgare la possibilità di un operato del governo della città/Stato che non sia un operato a fini personalistici (fossero pure di autopromozione egolatra, come si dirà nel mio caso, visto che altri fini in me e attorno a me non riesco a vederne), è una grande ed edificante lezione, e un innalzamento del morale del popolo schifato dalla politica. Io sono inattaccabile, sia sul piano dei fatti che su quello delle intenzioni, e non credo proprio che in me si annidi un Mr Hyde qualsiasi, perché il mio passato è di assoluta onestà, di correttezza e persino di compassione, distaccata sul piano emotivo ma concretamente economica, verso un sacco di gente, bisognosa, sì, ma soprattuto divertente per come mi ciurlava per il manico io del tutto consapevole, ma anche questo era un segno della loro miseria irredimibile alla quale potevo rispondere solo facendomi forza e accrescendo la compassione, e pazienza. Io, più che alla riconoscenza, tengo molto a ricevere un “Grazie” se faccio qualcosa di buono, perché è il segnale che quel qualcosa è arrivato a destinazione, e dove si instaura l’obbligo al rispetto dell’etichetta, è arrivato il miracolo insperato e quindi l’inizio di un riscatto sociale – per entrambe le parti, voglio dire, perché anche a me un po’ di felicità non messa in conto mi cambia in meglio.

Sia chiaro che detesto tutte le forme di pauperismo esibizionista: io non copro una carica istituzionale per fare una vita da pidocchio, visto che ho abbastanza mezzi miei per fare una vita più che bella ora, e che per certi aspetti ho il carattere di un monarca, illuminato e illuminista ma inflessibile, perché sono inflessibile con me stesso, ma i cittadini devono sapere che un Sindaco come me costa, seppure infinitamente meno dell’attuale, magari non per l’addobbo della mia persona o dei miei ambienti, ma perché non si fa il Sindaco di Milano propagandando una vita da asceta, quale io conduco al momento da più di un decennio per mia scelta. Rappresentando Milano anche formalmente, città della moda e dell’editoria, sia che mi piaccia, sia che non mi piaccia, esigo di vivere ufficalmente in un palazzo di celestiale rappresentanza, anche se poi andassi a dormire in un albergo a due stelle. Se ora il mio reddito ammonta a circa mezzo milione di euro annui (di cui circa il 60% in tasse: non si lamentino i frodatori erariali che se la cavano con un pizzo del 10% ai capibastone di zona!), lo voglio quadruplicare, non perderlo del tutto: potrei anche rinunciarvi, ma l’esempio sarebbe criticabile perché inimitabile e molto di più che se, avendo un emolumento da fame, spendessi poi a livelli faraonici. Il bello del denaro per me non è farlo, ma farlo tirar fuori, e così stabilire che, poiché non devo favori a nessuno perché me ne sono guardato bene dall’accettarne, se lavoro, voglio essere pagato, di solito profumatamente, perché nel denaro, se correttamente e civilmente usato e tassato, c’è la prestazione di una manodopera, non la messa all’incanto di una coscienza, tuttora saldamente nelle mie mani in tutte le sue più infinitesimali cellule. C’è un senso della misura anche nell’etica: se si cambia ruolo, cambiano le condizioni, e quelle dell’uno non possono essere travasate nell’altro ruolo, punto. Purtroppo, la mentalità, soprattutto milanese, vuole che se non costi niente, non vali niente, quindi, siccome io valgo oggettivamente tantissimo, adeguato sarà il mio compenso, che non può essere inferiore al milione e mezzo di euro all’anno, ma una volta concordato con la comunità, non ci sarà un centesimo che le verrà sottratto con intrighi camorristici e assegnazioni di gare d’appalto al palazzinaro compiacente, il principio è questo: non lamentatevi se costo mille alla luce del sole e ve lo faccio sapere, lamentatevi di quelli che a parole costano dieci e che nei fatti, a voi sotterranei, vi costano centomila.

Se Le dovessi dire come mi sento io oggi nell’opinione degli italiani, be’, si tenga forte: mi sento molto, molto più amato che non il contrario, sebbene per le ragioni più farlocche, perché non è un amore per la mia opera e per il mio operato, pur nel mio piccolo di reietto dalla stampa, ma per la mia televisione. Tuttavia, la gente non è stupida, se mi ama, fosse pure per l’”Isola”, il suo è un amore rispettabile, ancorché incasinato dal vile obbligo verso la morale comune, combattuta solo a parole, ma in me, chiaramente in tanta tenebra, l’italiano individua un paladino, senza fanatismi misericordiosi, dei diritti dei più deboli, qualcuno che razzola bene almeno quanto predica, mi sente vicino, magari stupendosi di sé, e questo non è poco, anche per una campagna politica vincente (sto pensando dalla Sua prospettiva, non dalla mia, sia chiaro).

Milano, oltre a essere uno dei poli internazionali della telefonia mobile, è la città di Mediaset e della Mondadori: ora, per quanto io sia antiberlusconiano nel mio stesso DNA, gli uomini sono una cosa e le aziende un’altra, se esse operano nella legalità, vanno non dico protette, ma di certo non attaccate in base a principi ideologici. Bisogna lavorare con le armi che si hanno e scartare questa o quella azienda per ragioni “pregresse” è suicidale; quanto alla Mondadori, il mio contratto è in scadenza nel gennaio del 2014, e di certo non sarà e non deve essere il timore di un conflitto d’interessi (per quanto modesti) a decidere se lo rinnovo o no, perchè Mondadori è il mio tipografo dal 1985 (la parola editore mi sembra eccessiva, visto la poca cura che ha avuto della mia opera, ma tant’è, tutti gli altri avrebbero fatto anche peggio) ed è una questione tutta mia e dei suoi lavoratori a me cari. Ciò che più mi spaventa, in verità, è un forzato, eccessivo contatto quotidiano con gli umani, che in blocco mi preoccupano più dei pochi cinesi di Via Paolo Sarpi e dintorni (ma sto dando i numeri: io non sarò mai Sindaco di Milano, non perché non lo possa essere e ai massimi livelli di rappresentanza occidentale, ma perché in sostanza non ho carburato i motivi della ragione per cui dovrei rinunciare al mio splendido isolamento, fatto sia di solitudine che di solitariatà, che consiste nella mia dialettica capacità di starmene completamente da solo per settimane senza sentirmi menomato, anzi, arricchito più il tempo passa e più invecchio nel mio paradisiaco angolo). Infine: queste ragioni me le dovete insufflare Voi, ben sapendo che non si è Sindaci da soli, serve una compagine di donne e di uomini di cui egli possa fidarsi e a cui delegare e però, per quanto poco io sia di natura accentratore, di cui egli possa di volta in volta sbarazzarsi se il caso lo vuole. Perché io ascolto tutti e sono piuttosto plastico di fronte all’intelligenza, alla cultura, alla competenza, ma infine, decido io e solo io, e di fronte alla sleatà e alla menzogna e all’illecito o abuso di ufficio sono spietato come un fulmine a ciel sereno. La possibilità di essere manovrato è pressochè nulla: tanto meno da coloro che di mestiere fanno gli umili e i deboli e sono sempre lì con la mano tesa. E un’altra cosa: nemmeno io riuscirò a convincere i rom a integrarsi o a scendere a patti con un minimo richiesto in cambio di quanto costano in energie e soldi e “tempo perso”, come per esempio l’obbligo scolastico dei bambini, ma di sicuro, se non saranno essi a venire a scuola, la scuola andrà da loro, costi quel che costi, e mai come con me qualsiasi atto vandalico nei loro confronti verrà perseguito; si comincerà pertanto a distribuire nelle sedi delle neo-formazioni naziste e nelle bocciofile di quartiere i relativi e-book di “Manuale della perfetta Umanità” e di “Seminario sulla gioventù” e i colpevoli degli attacchi, se vorranno avere uno sconto di pena, avranno l’obbligo di imparare a memoria dieci pagine al giorno di entrambi. Non hanno memoria e quindi memoria del male commesso? Si butta la chiave. Basta guerra tra poveri guidata da poveretti interessati: sia decretata la morte del capro espiatorio. Sa, Guercilena, che solo due giorni fa sono riuscito a rispondere a una domanda che mi fu fatta una quindicina di anni fa? La domanda era più o meno, “Qual è il male assoluto secondo Lei?”, farfugliai qualcosa adducendolo, accerchiando il male esclusivamente attorno a chi lo commette, ma non ero convinto, c’era qualcosa in più che andava detto, snidato, ma non ci sono mai riuscito fino all’altro ieri: il male assoluto è non fare niente per evitarlo. Chi lo vede incombere e addirittura già all’opera e non fa niente per fermarlo, è molto più maligno di chi lo fa, perchè, da complice silente, obliquo, sarà uno dei tanti che trarrà vantaggio dal crimine commesso da altri con il suo correo ma non perseguibile beneplacito.

Un caro saluto, Aldo Busi


3 responses to “Vogliamo Aldo Busi come sindaco di Milano” (II)

  • Lorenzo Taidelli scrive:

    Dice un pirla: si può dire una verità tutt’intera in due modi solamente, anonimamente o da morti. Se no, nessuno ti ascolta.

    Busi è vivo, e la faccia metterebbe tutta intera. Avrebbe 150 voti, non di più.

  • cristina Riboldi scrive:

    Maestro,

    io mi inchino a Lei.

    Con infinito rispetto.

    Cristina Riboldi

  • [...] dal crimine commesso da altri con il suo correo ma non perseguibile beneplacito.Aldo Busi, altriabusi [...]

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