Un altro pensiero, visto che ci sono
Pubblicato il 24 ottobre 2010
Riceviamo in regalo da Aldo Busi e, ringraziando, volentieri pubblichiamo:
Taner Ceylan, Spiritual, 2008, olio su tela, collezione privata
E-mail a Gianni B. che mi segnala i quadri di Taner Ceylan visibili in rete; il testo che segue non nasce da alcuna necessità impellente se non quella di sfuggire alla disgraziata laconicità di dirgli grazie e morta lì; già che ci sono, scrivo al mio solito: come se dovessi morire l’istante dopo aver finito e quindi tanto vale dire la verità ultima, la stessa verità con cui o cominciavo a scrivere o nemmeno mi ci mettevo; infine, scrivo questa e-mail di risposta perché so di far piacere a Gianni B. e perché se al mondo non tengo vivo io il suo racconto, chi mai lo farà più?
Grazie della segnalazione, Gianni, Taner Ceylan è un artista impressionante, a me del tutto sconosciuto, che, come ho potuto vedere, ha già raggiunto quotazioni astronomiche in Europa, approfondirò, una buona ragione per tornare a Istanbul. Ora non sono nemmeno le 0.4 e sono già alla prima caffettiera e alla prima applicazione di pomata antiemorroidale, ieri sera ho fatto il pieno alla Capretta con i miei nipoti A. e M., moglie e marito, tu non sai quanto mi vogliano bene e mi rispettino, ormai con loro parlo quasi a ruota libera, sono anche gli unici due che abbiano una esperienza civile e professionale di livello internazionale, non ero tenuto a limitarmi alle icone subculturali della provincia e del familismo tribale, lui poi, ho saputo da lei, sta leggendo la mia opera a tappeto e il fatto che non ne faccia parola con me gli conferisce ancora più classe. Tuttavia, l’unico contatto quotidiano con il mondo è dato da una fiumana di artisti che bussano alla mia porta, pensando chissà quale potere io abbia di promuoverli e toglierli dal limbo, c’è una proliferazione dell’arte-design che sbalordisce, pari solo a quella relativa ai giovani meridionali che vogliono fare i cantanti e i calciatori, riceverò come minimo dieci inviti a mostre la settimana, e se vado a un vernissage, una persona su due è un aspirante artista venuto per soppiantare quello esposto; proprio adesso sto seguendo, per e-mail, un giovane pittore siciliano di sicuro talento (con ancora qualche scoria passatista e cristologica da cui lo monderò), con studio in una città delle Fiandre, incontrato giorni fa a Londra al Frieze Art, un ragazzo che a me sembra minuto e pelle e ossa, tutto nero di pelo e di occhi, incantati e incantevoli, con sopracciglia enormi e una propensione, presumo da improvvida crocerossina buona, alla fame e al sacrificio mentre lui dice che non è affatto minuto, giustamente si sente un gigante; mettendoci ogni possibile e spietata razionalità, ci sto mettendo del cuore, gli sto dando delle informazioni brutali, proprio quelle che nessuno vorrebbe mai sentire ma che senza le quali uno ristagna senza neppure sapere il perché è mai andato avanti di un centimetro. Infine, si ama qualcuno solo se riesci a farti odiare, quindi io sono uno specialista, ma ai ventenni o gli apri gli occhi o li lasci riposare nelle loro illusioni o li sfrutti tenendoli sulla corda e finisci per mantenerli finché ti mantengono loro le tue di illusioni di seduttore, tutte cosificazioni dell’umano che mi ripugnano, perché a me di un cittadino interessa solo la sua volontà di dirmi di sì o di no, almeno quanto ad affetto intellettuale, nel pieno del suo libero arbitrio (certo, visto il numero di aspiranti schiavi che sperano di mettere a proprio servizio un incauto padrone, tutto sarebbe più facile se mi eccitasse una qualche forma di reciproca umiliazione sessuale). Comunque, invecchiando, io capisco sempre meno dei miei desideri, non capisco nemmeno se ne ho davvero, mi sembra che comunque, non appena ne scrivo così o cosà, non siano altro che il desiderio realizzato di averne scritto: un altro uomo non esisterà mai per me a parte me, anche perché quasi chiunque altro ha un corpo da gestire come merce di scambio e io no, nemmeno alla loro età lo scambiavo se non per un altro corpo in gioco, pari e patta, o ne ho uno che adesso è quel che è, non più un gran bel vedere ma è anche quello che mi porta in giro e vicino, se non lo si trova desiderabile lo capisco, però mica è necessario disprezzarlo o renderlo invisibile come fosse un intralcio alla comunicazione o a un bacio sulla fronte. Mi sono svegliato verso le tre e qualcosa proprio a causa del sogno in cui sognavo che per una volta in vita mia stavo vivendo con la pienezza del mio stile e del mio linguaggio una relazione (con un uomo) che mi sembrava pienamente umana, parlavo, e quindi ridevo e facevo ridere non solo lui (che non vedevo mai in faccia) ma tramite lui, mio complice sentimentale assoluto ma non unico, e mi muovevo e mi lavavo e mi radevo e e mi cambiavo e mangiavo, uscivo per andare a un lavoro e rientravo a casa pimpante, soddisfatto, pieno di calore verso il mondo, nessuno mi offendeva e quindi non mi offendevo da me per farmi forza, e questo perché stavo con qualcuno che mi voleva così, che era fiero di potermi avere così, allegro, non depresso né lamentoso, nella completezza del mio essere, che è innanzitutto uno sguardo comico e pagano sulla vita. Insomma, stavo bene, nel sogno non facevo grandi imprese o viaggi o piccole colazioni sontuose e kitsch su una terrazza faccia al mare, ma tutto quello che facevo aveva un punto di riferimento (costui) che godeva di come ero, di come raccoglievo dal piatto le briciole del pane col polpastrello dell’indice, da qualche parte c’era qualcuno che non solo mi prendeva com’ero, ma che mi spronava ad andare a fondo del mio carattere, della mia natura di giocoliere della psiche sociale globale, che è il mio modo di averne una individuale. Vivevo come scrivevo ed ero letto senza ulteriori interpretazioni che scavalcassero la mia, niente di meno! Dicevo “biancogiglio” e questo qua vedeva al contempo e il bianco latte di un giglio e lo stemma dei Medici e lo scudo crociato della Democrazia Cristiana e il culo di una santarellina infilzata! A un certo punto del sogno, mi è venuto un dubbio, perché questo qualcuno, in effetti, non si vedeva mai: non un’immagine a due mai, e men che meno un minimo dettaglio di contatto fisico, e nel sogno mi stropiccio gli occhi e da uno esce una scheggia di vetro e me la vedo sul polpastrello dell’indice e lì mi sono svegliato di soprassalto, perché era chiaro dove stavo andando a finire, che questo qualcuno era solo il riflesso della mia pupilla sulla scheggia di vetro. Ah, che albe, e che emorroidi! E baci, A.
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