Guerre civili a modo loro

Pubblicato il 13 ottobre 2010

Infuria da una sponda all’altra dell’Atlantico la polemica sulle modalità della morte di Linda Norgrove, l’attivista inglese prima rapita dai talebani nel Kunar e poi, con ogni verosimiglianza, uccisa da una granata lanciata dagli americani accorsi a salvarla, liberandola una volta per tutte della sua vita già in forse. Una volta in più, ecco brillare l’ossimoro più tragico e sarcastico delle cronache belliche abbellite da un punto di domanda sempre più ridondante: “uccisa dal fuoco amico?”.

Non me ne intendo affatto di armi, ma mi sembra che da anni i talebani impugnino di tutto meno che vecchi macinini sovietici. Quando alla televisione vedo un filmato che riprende talebani all’opera nelle zone di guerra dell’Afghanistan, resto sempre a bocca aperta tale è il contrasto tra gli indumenti indossati, le barbe e i turbanti e gli stessi panorami che riportano a una ancestrale cultura tribale e la potente modernità delle armi che esibiscono una specie di ultima generazione tecno-multinazionale in fatto di morte e distruzione. Queste armi, bombe e razzi compresi, ai talebani chi le vende? Perché mica hanno una tale tecnologia da fabbricarsele da sé nelle loro catapecchie di fango e letame secchi, no? Per farla corta: è possibile che, grazie alle cosidette triangolazioni in barba a tutti gli accordi di facciata tra le nazioni alleate occidentali, queste armi che ammazzano i tedeschi siano tedesche e inglesi quelle che ammazzano gli inglesi e americane quelle che ammazzano gli americani eccetera e… italiane quelle che hanno appena ammazzato altri quattro ragazzi italiani? E se il fuoco sotto cui cadono uno dopo l’altro fosse uno solo per tutti, fosse il fuoco amico dei loro e dei nostri connazionali fabbricanti di armi che sui cadaveri dei propri figli… per quanto altrui… fanno tanti di quei soldi che solo un uccello del malaugurio potrebbe mai desiderare davvero che questa guerra ovvero questa miniera d’oro si esaurisca? Nessuno mi toglie dalla testa che ogni morto ammazzato anche in pieno petto sia in verità stato colpito alle spalle dal suo Padre della Patria di riferimento, dal suo Grande Becchino sancito dalla legge non scritta del potere per il potere e dell’economia per l’economia: un connazionale, per l’appunto e nemmeno tanto nell’ombra, che combatte solo per far quadrare i conti. Non solo i suoi, ovvio, perché bisogna ungere molte mani per perpetrare la leggenda che esista un contrabbando di armi “illegittimo”. Sarebbe come dire che esiste un contrabbando di droga, di sigarette, di alcolici, di organi o di esseri umani che non sia ratificato a monte tra le parti in causa di un import-export non più banale di quello delle palline da ping-pong. Questo Compatriota del morto incluso nel menu del giorno a lutto è molto, molto vicino allo stesso Governo che allestisce funerali di Stato in pompa magna sempre più compunto, perché non gli è facile dissimulare per un’ennesima finanziaria – alla voce “Azione di Pace” qui o là – che sotto i baffi sta ridendo da matti. Londra 12 Ottobre 2010 A.B.


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