Sogni a buon mercato – in rosso
Pubblicato il 25 settembre 2010
Dopo aver teorizzato negli anni Ottanta che “L’arte contemporanea è il suo mercato”, che a sua volta è il mercato dell’informazione sull’arte che ne incrementa il mercato, devo dedicarmi al mercato per eccellenza dei desideri occidentali, il mercato dell’invisibile. Più vengono meno le garanzie istituzionali – scuola, sanità, giustizia, equità salariali, fiscali e pensionistiche, e prima di ogni altra la certezza della pena -, più i cittadini ingannati e analfabetizzati circa i beni materiali e civili si danno alla religione/superstizione, al calcio, ai prodotti di bellezza, alle lotterie, alla chirurgia plastica, ai quiz televisivi che offrono denaro facile a uno per toglierlo in presa diretta a milioni, e a sogni, sogni a profusione, l’uomo/la donna dei miei sogni, l’auto, l’alcol, la droga, lo sballo, la casa, la carriera, i figli, bionici, dei miei sogni, e, dopo una vita di merda nell’aldiqua a causa di tutta questa onirica sindrome dell’Invisibile, l’Aldilà dei miei sogni. Ma il museo von Thyssen-Bornemisza sta aprendo i battenti, vado a vedere la Giovanna agli ultravioletti del Ghirlandaio. Un’ultima curiosità sull’investimento dell’ultimo euro e neurone in Invisibile (pornografia internettiana e amici alla Facebook a parte): dai dati inerenti la grande crisi della Spagna (non in assoluto, solo rispetto ai Paesi centrali dell’Euro), è emerso che l’unico genere ad avere raddoppiato le vendite è il rossetto, oggi bene di prima necessità subito dopo Dio e prima dell’acqua (”Uscirò disidratata, ignorante, sifilitica, disoccupata e, con i denti guasti che ho, sorriderò a labbra strette, sì, ma con quale rosso da sogno!” Poi, magari, rientra, si strucca e si spara in bocca. Almeno glielo auguro.). Madrid. A.B.
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