Pubblicato il 13 settembre 2010
Riceviamo da Aldo Busi e volentieri rendiamo noto:
Siccome temo che la mia volontà venga distorta, fosse pure involontariamente, desidero rendere pubblico il mio pensiero sul trattamento funerario del mio cadavere.
12.9.2010 in loco
Disposizioni funerarie circa il mio cadavere, alla cui ottemperanza e spese sovrintende … (per questione di riservatezza, qui viene omesso il nome della persona designata)
Desidero essere cremato tre giorni dopo la mia morte: dopo una vita apparente, mi mancherebbe solo una morte apparente per sbroccare del tutto; anche se a tale riguardo e procedura non ho provveduto in anticipo, dati i continui spostamenti da un posto all’altro, penso non sia di troppo disturbo far prelevare il mio cadavere e destinarlo al più vicino forno crematorio. Avrei preferito una fossa comune in un terreno neutro senza lapidi né contrassegni idolatrici di sorta, ma purtroppo non c’è.
Io non “volo in cielo” o altrove né “riposo” come un comune animale umano, una volta morto, sono morto e basta.
Inoltre:
il cadavere non subisce trasporti, nel senso che se muoio in un ospedale in Italia la partenza verso il forno crematorio più vicino parte da lì e le ceneri vengono versate seduta stante nel contenitore più a tiro senza dover subire il ridicolo rito della “dispersione” in un dato luogo “della memoria” (mi sono tutti indifferenti, dalla roggia sotto casa alla prima ansa di autostrada al sacco della raccolta carta, visto che, tignose, perdureranno parecchie cellule di cellulosa anche a combustione sopravvenuta); stessa cosa vale se muoio all’estero, mi si lasci dove vengo, eventualmente, trovato, dato il ribrezzo che mi fa la sola parola “traslazione”, e lì si proceda nel migliore e possibile dei modi, pira o coccodrilli o ghiottonerie per cannibali secondo i costumi locali, basta non mi si compia attorno alcun tipo di rito di alcuna sorta; se possibile, si espletino le formalità senza sobbarcarsi una trasferta per recarsi sul luogo, magari lo si faccia attraverso un’ambasciata, altrimenti ci si rifiuti di sottostare ad alcuna prassi burocratica e si lasci perdere vada come vada, si arrangeranno loro: con tutte le tasse di soggiorno che ho sborsato, restano ampiamente in attivo in qualsiasi geografia del mondo;
non ci sarà, va da sé, alcuna funzione religiosa né veglia né esposizione pubblica delle spoglie del cotanto, la gente se ne stia a casa propria evitando di sporcarmi in giro almeno stavolta, grazie.
Non voglio in alcun modo che ci sia in alcun luogo, e tanto meno a Montichiari, una lapide nemmeno simbolica dove possano adunarsi i soliti fanatici dell’omaggio postumo, lasciando magari letterine con pretese letterarie. Spero non si osi in alcun luogo mai usare una strada per fregiarsi dell’immeritato onore di averla dedicata al mio nome.
Saluti e…
Aldo Busi
Ps: i pettegolezzi verranno forniti a parte
3 responses to
“Saluti e…”
E baci, no?
Grazie Busi, grazie.
Noi piccoli fans siamo incontentabili, si sa: perchè negarci la gioia di una bella lapide, magari con la semplice scritta: * a presto ! * ?
E dal momento che l’uomo passa ma l’opera resta, comincio già da adesso a grattarmi scaramanticamente i coglioni riguardo il destino dei diritti d’autore di Busi: se tanto mi dà tanto, tra inedite liste della spesa e diari autografi scritti di suo pugno da sorelle e cognati già in odore di fisting da parte delle case editrici se non scovano tra le sudate carte qualcosina di * controverso * almeno quanto un’ammissione di eterossualità da parte di Zeffirelli, immagino che il mio portafogli sanguinerà a dovere nell’acquisto di ristampe ed edizioni arricchite.
Già solo per questo, vale la pena di augurare all’uomo Busi lunga vita, e alla sua opera almeno la metà del rispetto . che meriterebbe e che, temo, non avrà la soddisfazione di ottenere neppure dopo una salutare operazione di restauro post mortem.
Una amica oggi mi ha consigliato la lettura del blog altriabusi , ho letto e mi è molto piaciuto.
Nel leggere l’articolo sulle disposizioni funerarie di Aldo mi è venuto in mente che lui è di Montichiari. paese nel quale qualche giorno fa c’è stata la fiera del “caro estinto” ed ho pensato alla faccia degli espositori alla eventuale quanto remota lettura di questo articolo . E’ paradossale leggere sui morti e ridere come ho fatto io.