Aldo nel Paese degli (A)Busi
Pubblicato il 16 agosto 2010
Pubblichiamo un articolo di Francesca Tognetti apparso sul sito Gay.tv il 19 febbraio 2010.
Aldo Busi: prima che diventi un naufrago, ritratto di un non borghese Gentilomo.
Oportet ut scandala eveniant
Occorre che gli scandali avvengano
(Matteo, 18:7)
Aldo Busi è un grafomane. Ha scritto romanzi, racconti, diari di viaggio, canzonieri, canzoni, manuali, profezie, verdetti, apocalissi, pamphlet, liste, barzellette e j’accuse. Tra i milioni di fogli che ha scritto ce ne sono alcuni che non ha inventato, ma che ha molto amato. Sono i libri che ha tradotto. Quello del traduttore è un mestiere sottovalutato e sottopagato, che gli scrittori fanno per fame o per passione; traghettare una storia da un idioma alieno alla lingua madre è un sfida che di per sé racconta molto di quello che si legge, di quello che si scrive, di quello che si è. Tra gli altri, Aldo Busi ha tradotto dall’inglese “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll: scelta che gli si addice, tra la matematica del delirio e il sesso delle metafore (e viceversa), per diversi motivi. Primo: Alice è un divertissement che affascina tutti gli amanti degli esercizi di stile; secondo: Lewis Carroll è amato da chi apprezza gli estremi di razionale e surreale, e gli interstizi in cui tali estremi si incontrano; terzo: Aldo Busi indossa (incarna) molte delle maschere che Alice incontra nel suo trip attraverso lo Specchio.
Aldo Busi segue il Bianconiglio a 14 anni, quando molla il nido e va a fare il cameriere negli alberghi di lusso della Gardesana, all’epoca rifugio invernale del bel mondo in cerca di lusso non ostentato. Così dandy, così letterario, così decadente e adolescente. Viaggia a Milano, Parigi, Berlino, New York, Londra. Vive bohemien con altri immigrati, la sera stendono le mutande tutte insieme su un filo teso tra i letti a castello, e sta da dio. Intanto studia le Lingue, si laurea e scrive Seminario sulla gioventù e Aldo diventa Aldo Busi e assume il ruolo di Cappellaio Matto. Ha in tasca mille aforismi perfetti da dire ad ogni momento sbagliato, e li distribuisce come tazze di tè bevute a ogni ora suonata da un orologio rotto. L’importante è stupire i borghesi e con sorriso da Stregatto affronta il processo per oscenità (dopo Ginsberg essere trascinato in giudizio per oscenità è punto d’onore per uno scrittore) per Sodomie in corpo 11; processo trasmesso in tv a Un giorno in Pretura. Sono gli anni ‘80, sono gli anni ‘90. Oscenità farsesca, sesso stilizzato in motti, carne cruda, partite di croquet in cui chi perde muore, malattie veneree, narcisismo che è masturbazione di sé: Busi è la Regina di Cuori.
Strilla come una pescivendola e enuncia sillogismi, fa il sofista e mostra le tette in televisione, sforna titoli come Altri Abusi, Paté d’homme e canzoni come quelle raccolte in Pazza. Tra logos e pathos, tra accademia e carnevale, Aldo Busi si mette in testa di salvare il genere umano e diventa il Bianconiglio che traccia la via del Perfetto Gentilomo, della Perfetta Gentildonna, dei Perfetti Mamma, Papà e Single e che declama assiomi quali “bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo“.
Nella sua opera di perfezionamento dell’umanità Busi è teatralmente umile, ironicamente cattedratico, sputasentenze con formalità ostentata come se stesse ancora portando vassoi colmi di calici di Cristal in un elegante hotel del Garda. Come un cameriere di lusso porge il bicchiere al cliente più ricco di soldi e più povero di classe, che lo può guardare con la condiscendenza accordata a un garcon. Ma non si rende conto che Busi gli sta porgendo un aforisma di champagne; tra poco lui sarà ubriaco e il cameriere, lucido e sobrio, riderà di lui. Aldo Busi attraversa – sobrio e ebbro e nauseato – la cultura pop degli ultimi trent’anni raccontando le sue avventure in Italia e nel mondo: nel Paese degli Abusi. Aldo Busi è, in ultima analisi, Alice.
Perciò non chiedetegli perché va all’Isola dei Famosi. Nessuno ha chiesto ad Alice perché ha attraversato lo Specchio.
Guai però all’uomo per causa del quale lo scandalo avviene
(Matteo, 18:7)
7 responses to Aldo nel Paese degli (A)Busi
E’ di questi giorni la notizia che l’azienda editoriale Mondadori risolverà un contenzioso fiscale da 350 milioni di euro pagandone solo 8,6 “grazie” ai soliti maneggi legislativi dell’attuale maggioranza. Alcuni autori mondadoriani hanno già annunciato la loro fuoriuscita dal gruppo per questioni etiche. Lei, Busi, che farà?
Basterebbe aver letto anche solo uno dei titoli di Busi per sapere che lui è ‘eticamente’ fuori dalla mondadori più o meno dal 1982..
Non capisco che significhi. Se Busi è fuori dalla Mondadori ‘eticamente’ perché non lo è anche contrattualmente? Basterebbe aver letto una pagina di “Vita standard” per capire in che rapporto stanno la grande industria e chi vi lavora.
Busi è sotto contratto con la Mondadori fino al 2014, dopodiché gli auguro di avere abbastanza forza e coraggio da non firmare più con nessuno. Soprattutto, spero per Lui che non ceda alla tentazione (oltremodo vanesia) di farsi mettere nei Meridiani Mondadori. La collana dei Meridiani, infatti, non è una “consacrazione”: è una tumulazione (definitiva, perentoria, irreversibile: ne fa fede l’aspetto di quei volumoni orribili, che non a caso sembrano dei catafalchi sporchi di liquame). Quando ti mettono nei Meridiani Mondadori, allora quello è il momento in cui puoi star sicuro che sei veramente finito. Quando ti mettono nei Meridiani Mondadori, allora puoi esser certo che ti hanno davvero ridotto al rango di mezza calzetta.
Maria Rosa.
@ Salvatore: che lei non capisca, non mi meraviglia.
La sua domanda è – inutilmente – pretestuosa, e per giunta Busi le ha già risposto in numerose interviste sottolineado di essere entrato in Mondadori PRIMA dell’ormai celeberrima gestione * ad personam* e di esserci rimasto più per il vincolo affettivo e morale che lo legava al personale di casa editrice che per la sua concordanza etica con il gruppo editoriale.
Oltre, naturalmente, per il fatto che esiste un contratto, e che Mondadori magari non *valorizza* il catalogo, ma paga prima e meglio degli altri.
A lorenz75: avevo risposto di getto la notte stessa ma poi mi è venuto in mente che la mattina dovevo rilasciare a tal proposito un’intervista esclusiva (il che significa con contratto economico), sicché spedirò il pezzo dopo l’uscita della medesima, a meno che non lo reputi superato dall’intervista stessa; a Maria Rosa: nell’intervista rilasciata c’è la risposta alla sua perplessità sui Meridiani. Se l’intervista… e per ovvie ragioni non posso ora riferire per quale testata… non dovesse infine apparire, anche se ho la conferma che è stata accettata e che non vi si toccherà una virgola, Altriabusi sarà il primo sito a riceverla nella sua integrità. Aldo Busi
Credo che la Mondadori sia una casa editrice in cui lavorano persone di livello e che ha pubblicato autori importantissimi. Per quanto riguarda il binomio Meridiani – Catafalchi sporchi di liquame poi… beh credo sia altamente opinabile come affermazione (ma ognuno ha i propri parametri di giudizio)…
Trovo triste e deprimente invece, che si identifichi la Mondadori con la famiglia Berlusconi ignorando le persone che quotidianamente buttano il sangue per cercare di fare al meglio il proprio lavoro (dal grafico laureato con 110 e lode che prende meno della Carfagna alla signora delle pulizie). C’è del sudore dietro ogni singola pagina di un qualsiasi libro e quel sudore non è quello di Marina Berlusconi, così come dietro una Punto o una Panda c’è il sacrificio degli operai di Pomigliano, di Cassino e degli altri stabilimenti Fiat e non quello di John o delle droghe di Lapo.
Identificare un’azienda unicamente con chi ne possiede il 50% vuol dire annullare centinaia di esistenze che hanno la sola “colpa” di vivere e operare nell’ombra.
E’ verissimo… se la Mondadori evade il fisco grazie ad una legge governativa allora c’è un problema etico… ma il problema è di coloro che hanno votato per il governo (questo e quelli della prima repubblica) no di chi lavora per l’azienda…
E allora non importa cosa farà Busi dopo il 2014 (l’importante, per quel che mi riguarda, è che la sua opera continui ad essere pubblicata e letta per il bene del paese)importa cosa faranno gli italiani alle prossime elezioni.