Solita antifona

Pubblicato il 01 agosto 2010

Se centinaia di migliaia di giovani abbandonano il cattolicesimo per poi darsi alla mistica della cocaina e se persino Repubblica sul crollo della palazzina ad Afragola titola ed esalta “Il miracolo della bimba salvata sotto le macerie” invece di usare “Felice fortuità…” o “… caso…”, è preferibile che la Chiesa imperi sugli italiani altri 2000 anni e Berlusconi altri 20. Aldo Busi.


6 responses to Solita antifona

  • Luigina scrive:

    La cocaina viene definita la droga della fuga dalla realtà; e la fede che altro è se non un modo per non affrontare la realtà, rassegnandosi a lasciarla inalterata anziché cercare di cambiarla con qualsiasi mezzo lecito? ovvio che la diffusione di entrambe sia largamente auspicata e favorita dai governi, in quanto il risultato è lo stesso: un non-cittadino che mette la propria vita nelle mani altrui. Restare con i piedi ben piantati per terra richiede fatica e intelligenza, mentre farsi una striscia di coca o recitare una preghiera è apparentemente più comodo e alla portata di tutti.
    Quanto a pensieri e espressioni intrisi di cattolicesimo, se persino molti Suoi lettori faticano a liberarsene, si figuri gli altri. Repubblica, poi, ha bisogno di credere nei miracoli: un miracolo mica da poco sarebbe la vittoria alle prossime elezioni, vicine o lontane che siano, dell’attuale leader del Pd. Eppure in quel caso l’intervento divino verrebbe senz’altro lasciato riposare in pace.

    Luigina

  • Valentina scrive:

    E’ vero che i media italiani ricorrono spesso a espressioni di matrice cattolica, forse per comodità e per pigrizia, nel caso dei giornali “di sinistra”.
    Io, che forse posso ancora definirmi credente, nonostante i miei molti dubbi, non avrei mai usato la parola “miracolo” per parlare del caso della bambina di Afragola, neppure nel periodo in cui ero perfettamente cattolica.
    Non ho mai usato le parole della religione a vanvera, non ho mai parlato di Dio invano.
    Mia nonna, che non sente, vedendo il titolo a caratteri cubitali del telegiornale, ha chiesto:”E’ successo un miracolo?”. Le abbiamo risposto di no e le abbiamo spiegato ciò che era accaduto.
    Vedendo la televisione, mi è saltato agli occhi e alle orecchie il fatto che nessuno degli intervistati parlasse di miracolo, ma che fossero i giornalisti, insistentemente, ad indurre la risposta.
    Non è l’invadenza del cattolicesimo ad intridere il linguaggio e il pensiero di “concetti” cattolici, è semmai la sua mancanza. Quando non si è più niente ci si definisce qualcosa, anche cattolici all’occorrenza. Sono soprattutto gli “atei devoti” ad usare un certo linguaggio. Io stessa, quando la fede ha cominciato a scemare, ho invocato il miracolo, per sopperire alle mie incapacità e frustrazioni. Non me lo sarei mai sognato prima.
    Un vero credente saprebbe dosare le parole e le preghiere. E’ una questione di buon senso, innanzitutto.

  • Andrea scrive:

    Gli italiani hanno bispgno di miracoli, caro Busi.
    A me, pensi un po’ che sproposito, besterebbe un suo nuovo romanzo.
    Buone vacanze ;)

  • Beatrice Piraccini scrive:

    Del resto quanti bambini muoiono sotto le macerie dopo un bombardamento o dopo un crollo di un edificio a seguito di un terremoto: forse che loro meritavano di morire invece di essere miracolati? In questi casi si dice che il signore li voleva già con sè, oppure che il disegno divino è insondabile….
    Levi diceva che c’era qualcosa di mostruoso nell’invocare con la preghiera la propria salvezza, seppur in situazioni estreme come quelle di un campo di sterminio: chiedendo a dio di essere salvati dalla morte è come se si fosse chiesto il sacrificio di qualcun altro.
    Ed ecco il miracolo.

  • Annalisa scrive:

    Il concetto di miracolo in sè è quanto di più ingiusto si possa concepire. Implica che qualcuno si e qualcun’altro si arrangi. Ingiustizia divina.

  • Matteo Tonoli scrive:

    In tema di religione segnalo “Storia criminale del Cristianesimo” di Karlheinz Deschner (peraltro citato da Busi nel primo racconto del suo ultimo libro “Aaa”) edito da Ariele. Lettura impegnativa (anche per la mole), ma assolutamente imprescindibile per la comprensione della violenza insita soprattutto nelle religioni monoteistiche.
    M.T.

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