Recensisci Aldo Busi: una lettura di Seminario sulla gioventù
Pubblicato il 14 luglio 2010
Recensione di Seminario sulla gioventù, di Aldo Busi, a cura di Benedetta Palmieri, per l’iniziativa Recensisci Aldo Busi. Il testo è apparso sul sito Maurilia il 7 giugno 2010.
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“Seminario sulla gioventù” è il primo romanzo di Aldo Busi che leggo, e mi sento terribilmente in ritardo per questo (tra l’altro mi era stato regalato da mia madre ben diciannove anni fa, quando ne avevo diciotto). Mi sento anche un bel po’ manchevole, a onor del vero, perché a me Busi è sempre piaciuto. È evidente a questo punto che sino a oggi mi piacesse l’Aldo Busi persona pubblica, che mi piacesse il suo modo di parlare; come adesso mi piace quello di scrivere. Il suo pensiero mi sembra tra i più originali (ma forse il più originale) tra quelli in cui mi sono imbattuta – non so neppure se per originalità in senso stretto; forse per verità, sincerità, precisione delle cose che dice. Queste stesse verità, sincerità e precisione rendono istruttive e appassionanti anche le pagine di “Seminario sulla gioventù”, e consegnano al lettore non solo le tanto frequenti esortazioni a pensare, ma dei pensieri belli e fatti. Pensieri precisissimi, finiti, e spiegati a chiare lettere. Il mio fallibilissimo parere è che questo avvenga perché Busi non si accontenta di spingere genericamente il lettore a ragionare; vuole proprio che sappia quelle cose, che quelle cose veda. E infatti gliele mette davanti con brutalità; una brutalità però talmente analitica da risultare sopportabile, e anzi godibile. Grazie anche, naturalmente, a una lingua straordinaria.
Di solito non mi piace, o mi piace meno, raccontare la trama di un libro. Mi sembra che non sia quello il modo di “spiegarlo” – per quanto, chiaramente, limitarmi a ciò che ne ho pensato resta un modo soggettivo e opinabile di parlarne. Però, insomma, della storia dirò solo che è quella di Barbino e della sua crescita. Dall’infanzia in un piccolo paese al suo giovanile viaggiare per il mondo; rinnegando chiusure, gestendo violenze e passando per le esperienze più varie, soprattutto per la sessualità.
Io non vedo l’Isola dei famosi, non mi piace, mi irrita e mi fa tristezza. Ma credo che la maggior parte di quelli che affermano di non sapere nulla dei programmi come l’Isola (che chiaramente non seguono) dica una bugia. Oggi basta fare un giro in internet, sfogliare un giornale, accendere la televisione e trovarsi davanti uno degli almeno quindici programmi che parlano del programma incriminato; basta addirittura seguire un telegiornale, per sapere praticamente tutto quello che è avvenuto in ogni puntata. E allora, io tutto quello che è avvenuto a/con/contro/per Busi all’Isola dei famosi lo so benissimo; e mi ha procurato una sensazione ben precisa e molto sgradevole. Mi ha procurato rabbia, una rabbia disarmata dalla propria incredulità. E a procurarmela è stata l’incomunicabilità totale tra Busi e gli altri partecipanti, un’incomunicabilità insormontabile anche perché persino negata dall’arroganza di chi neppure la riconosceva; e quella rabbia è la stessa – in scala – che le persone che pensano, che vivono civilmente, che hanno idee e (parola assai scabrosa) valori, provano in questa società.
Busi ha più volte esortato le persone interessate a lui a interessarsi piuttosto alla sua opera. Io sono partita interessandomi a lui, e ora che mi sono interessata alla sua opera l’ho trovata bella e illuminante. Così, spero di continuare a “comunicare” con lui attraverso lei.
Benedetta Palmieri
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