Eterosauri da salva(guarda)re
Pubblicato il 18 maggio 2010
Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
“Ormai gli uomini sono tutti gay” è una frase che ho sentito non so più quante volte. L’hanno pronunciata certamente tutte le donne almeno una volta nella vita, o l’hanno pensata senza avere l’ardire di articolarla, forse per timore di non essere smentite. Con molta probabilità, per esprimere lo stesso concetto un uomo non userebbe l’avverbio, quell’ormai che trascina con sé un rimpianto di troppo, anziché un hurrà liberatorio. Forse un uomo aggiungerebbe un “Embé?” e la cosa sarebbe morta lì. Qui invece mi sembra che dobbiamo ricrederci tutte, visto lo spuntare di bisessuali come funghi, in politica e non solo.
In Italia ci sono politici di ogni età e di ogni irresolutezza, tutti bisessuali quando non transgender o transpartiti come Pecoraro Scanio, Vendola, Marrazzo, Capezzone e, da ultimo, Pannella che però, a pensarci bene, bisessuali lo sono stati da sempre, andando un po’ con l’uno un po’ con l’altro a seconda del vento elettorale che tirava e considerato che tra sessualità e politica non c’è differenza alcuna. La bisessualità vera nel nostro Paese è stata inventata assieme a espressioni come catto-comunista – e cos’è un catto-comunista se non uno che, non sapendo bene che pesci pigliare, arraffa dove e quanto può? E cos’è la politica se non lo specchio fedele del Paese intero? Perché poi ci si stupisca tanto quando un politico abituato a corrompere i giudici corrompe anche delle minorenni già corrotte a suon di televisione, io non riesco proprio a capirlo.
Dire che gli uomini sono tutti un fracco di rotti in culo, a me fino all’altro ieri sembrava una banalità tra le tante che si possono dire sulla sessualità maschile, già banalissima di suo, un dato sessuologico e antropologico così assodato che non vale la pena nemmeno di essere discusso, tanta è la pena che si prova nel vedere per esempio come si riducono questi maschi, specie quando diventano vecchi e, non avendo più nulla da perdere, credono di poter riacquistare qualcosa scegliendo di essere finalmente se stessi ma solo in quei luoghi rinomati per la loro discrezione, i cinema porno ma anche le saune, i parchi, le ville in Sardegna e tutti gli altri privé.
Ho continuato a pensarlo sino a quando questa banalità me la sono lasciata scappare, senza credere di lasciarmi scappare nulla di che, con delle persone, una donna e due checche velate, che erano anche i miei datori di lavoro. Mi sono limitato a credere – imperdonabile errore da parte mia – che chi dice di leggere Busi l’abbia letto davvero. Ho citato uno dei tanti passi in cui lo Scrittore svela i segreti di Pulcinella della sessualità maschile e il risultato è stato che adesso sono senza lavoro. Devo aggiungere che, essendo io un privilegiato da un punto di vista economico (papi mi copre le spalle ogni volta che con le mie parole me le scopro), non sono finito in mezzo a una strada anche se stavolta, devo aggiungere anche questo, poco c’è mancato, giacché per accettare quel lavoro avevo preso le distanze da un po’ di gente, papi compreso, anzi, lui in primis, visto che quelle con lui erano distanze finanziarie. Perciò, il perché sia finito a passeggiare nei corridoi di questo affollatissimo museo di scienze naturali dove mi trovo adesso, non perdo tempo a chiedermelo, giacché le domande retoriche non me le faccio più: non ho di meglio da fare, e se non era questo era un altro posto uguale.
Mettendo un passo dietro l’altro cammino tra mammut impagliati e alci cornute e ben più che incartapecorite. Benché non ci avessi mai riflettuto, deve essere da tanto tempo che nei posti come questo si possono ammirare quei capolavori di tassidermia sessuale e politica che sono gli eterosauri, i reperti più rappresentativi della nostra contemporaneità. Quando potevano esprimersi, prima di raggiungere questa eternità per la quale tanti figli hanno fatto e tanti matrimoni hanno contratto, anche non contraendo niente e non mettendo al mondo nulla, barrivano come potevano dichiarandosi talvolta bisessuali accaniti, talaltra omosessuali orgogliosi, soprattutto cattolici irriducibili, anche quando sembravano barrire il contrario e se ne andavano in giro a sventolare slogan e bandierine agli etero pride, dove erano sempre in ultima fila a reggere striscioni inneggianti alle libertà di espressione.
Mi fermo di fronte a questo esemplare di checca tedesca, tutta avvolta di bianco, e mi viene da pensare che in Portogallo, dove José Socrates ha depenalizzato l’aborto e approvato il divorzio e i matrimoni tra omosessuali, in questi giorni approda il papa. Ovvio che Sua Santità non perda occasione per puntare il dito inanellato sulla sessualità altrui, facendo di fatto il suo ennesimo coming out, del quale nessuno sentiva il bisogno. Poi penso che in Spagna un calciatore ha fatto altrettanto. Fotografato in atteggiamenti affettuosi con un suo collega, anche lui non perde occasione di dichiararsi a parole. “Io maricon?”, mi sembra abbia barrito, “Dammi tua sorella!”, intuendo che la sorella in questione si chiamerà Miguel o Ricky e sarà un habitué delle stesse palestre, delle stesse saune e degli stessi spogliatoi del calciatore medesimo.
Avanzo – si fa per dire – lungo un altro corridoio e sulla didascalia di una vetrinetta che contiene eteroratti da laboratorio leggo che a Roncadelle in provincia di Brescia il dottor Joseph Nicolosi, famigerato fautore delle cosiddette terapie riparative che nulla hanno da invidiare ai metodi nazisti, è stato ospite di un congresso organizzato, tra gli altri, dall’associazione “Medici Cattolici Brescia” dal titolo: “Identità di genere e libertà”. E allora mi chiedo: “Se affanculo non ci si può più andare perché lì non c’è più posto, dove si va adesso per andare in malora?” Pongo la stessa domanda al primo visitatore del museo che mi capita a tiro di parola – non imparerò mai a starmene zitto, a meno che, forse, il conto in banca di papi non mi si prosciughi d’un colpo. Il tale, essendo veneto, mi suggerisce di andare a raggiungerlo lì a nordest, dove tutti vanno in fila indiana in mona. “Il mio guaio è che io sono frocio”, gli dico, stavolta senza lasciarmi sfuggire una sola vocale di troppo. Al che lui si stringe nelle spalle e mi risponde: “Anch’io sono gay, e allora? Non per questo non vado in mona come tutti.”
Siccome non vedo l’ora di essere licenziato anche da questo eterosauro che non ha ancora trovato la sua teca, gliela butto così come mi viene, la citazione:
“L’omosessualità è nel Dna del maschio da che apparve sulla Terra e l’eterosessualità ne è l’elaborazione sociale a fini procreativi. La fatica per restare omosessuali, pur con tutte le emarginazioni e persecuzioni subite, è infinitamente minore di quella che comporta diventare eterosessuali facendo violenza alla propria più naturale natura.”
Non mi stupisce il suo voltarmi le spalle e andarsene senza nemmeno salutarmi. Mi stupisco infinitamente di meno quando mi volto e vedo una teca vuota e indovino il mio nuovo impiego. La riconosco perché la didascalia sotto recita: “Individuo frocio. Caratteristiche comportamentali: si piegava solo per il suo divertimento.” E addio papi.
Pier Angelo Sanna
18 responses to Eterosauri da salva(guarda)re
Dio che noia. Questo sito sta diventando la vetrinetta di tutti i vetero busiani vorrei ma non posso d’italia..
ma l’opera di Aldo Busi dov’è finita ??
L’Opera del dott. Busi pubblicata è in prolessi, come per ogni buon comunicatore che non mentisca. Non ho la sfera magica per prevedere il futuro, ma dalle ultime boutade prevedo un testo o un intervento sconvolgente, per chi voglia scon-volgersi.
I vetero-busiani si sono fatta la bocca buona usando la lingua che Lei non ha esercitato. La troveremo in vetrina ad Amsterdam?
beh Busi, come ogni uomo libero pronto a pagarne l’alto prezzo, e’ innafferrabile e imprevedibile. Aspettare che lui pubblichi qualcosa ogni giorno o con regolarita’ equivalrebbe a ridurlo a semplice intervento “impegnato” sulle riviste da casalinga o barbiere. Visto che a me piace Busi per come e’ e non per come lo vorrebbero alcuni, cioe’ guru anni 70′ dispensante perle di sagezza banali.
chiedo scusa, ma cosa vuol dire “L’Opera del dott. Busi pubblicata è in prolessi?”
ho cercato il termine ma non riesco a collegarlo al senso logico di questa frase. Potete spiegarmelo per favore?
“Prolessi” vuol dire “anticipazione, espressione non vera perché in attesa di conferma”. Appare in Epicuro, per il quale, se io dico che mia figlia sta lavorando nel suo studio ma non la sperimento con i sensi, quella espressione è posticcia e in attesa di conferma. Quando avrò sperimentato con i sensi che mia figlia sta effettivamente lavorando nel suo studio, l’espressione non sarà più prolettica ma vera. Molto prodotto di Busi è anticipatore, prolettico – appunto – e in attesa di conferma. Lui non è né mago, né profeta (perché il profeta non indovina il futuro ma parla a nome e per conto di altri), bensì osservatore acuto che ci offre quanto la nostra esperienza confermerà.
Il vanto dello Scrittore consiste nel filtrare emozioni e sentimenti altrui trent’anni prima rispetto agli accadimenti. Si rilegga il brano proposto dalla indefessa Redazione “Dalla Grecia senza ritorno”: scintillante. Prima il testo era prolettico, ora è vero.
Cordialità.
[La curiosità non è segno di ignoranza ma di intelligenza. E' l'inizio della Filosofia per Aristotele.]
La ringrazio vivamente per la risposta.
E’stato molto gentile oltreché chiaro.
Saluti
Benvenuto nel sito dei non-rassegnati all’andazzo della lingua e del pensiero. Lei sta percorrendo un sentiero angusto dove a entrambi i lati stanno burroni spilberghiani (sic). Citando “Guerre stellari”, Le direi: “Si affidi alla Forza della vita”, che è insopprimibile. Resiste persino all’Isola dei famosi e alle bieche polemiche conseguenti. Le critiche passano. L’Opera di Busi resta. In letteratura italiana abbiamo una manciata di autori presentabili, Lui teniamocelo stretto, dato che non Lo vogliono in molti, usi a comprare e comandare. Sa che Busi cambiò editore perché Gli voleva cambiare il titolo di “Cazzi e canguri. Pochissimi i canguri”, poco adatto alla contemporanea edizione di un’Enciclica papale? L’Autore trovò Frassinelli e si cuccò pure la direzione delle traduzioni! Spettacolare. Quant’è ottuso il potere.
Cordialità.
Alla faccia! Ma chi è questo Pier Angelo Sanna? Il suo testo è straordinario, la sua lingua taglientissima, il suo fegato sembra un miracolo, in questo Paese di vigliacchi e di troie di regime. Lo vorrei avere come amico uno così, che legge Busi e ci mette la faccia. Grazie per questo bellissimo racconto e mi raccomando, non stare a sentire quelle due o tre isteriche che, di fronte al tuo fegato, si staranno facendo un fegato così dall’invidia di non saper scrivere nemmeno mezza frase col tuo stile. E’ bello sapere che in giro c’è gente come te.
Il testo è bellissimo, complimenti davvero. Questo Sanna ha toccato dei nervi scoperti di molti uomini o presunti tali, visti i commenti malevoli e, quel che è peggio, tutto fuorché pertinenti al suo testo. Poveri maschietti, non riuscite a guardarvi allo specchio nemmeno quando ve ne mettono uno così grande di fronte. Bravo Sanna, avercene uomini così.
Saluti a tutti.
“Siamo sicuri che questo Sanna sia un maschio? A me sembra una donna, o comunque è riuscito/a a scrivere delle cose che tutte le donne pensano. Mi sembra un miracolo che un uomo (ma lo sarà davvero?) abbia una lucidità così folgorante. I riferimenti alla minorenne del Berlusca sono fantastici, il suo coraggio, compreso quello di perdere un lavoro, mi ha entusiasmata. Le critiche di quelle due checche mi sembrano il premio migliore per uno/a coraggioso/a come lui/lei. I maschi sono tutti un fracco di rotti in culo. Caro/a Sanna siamo in molte a pensarla come te, ma poche sarebbero riuscite a scriverlo così bene. Ti abbraccio chiunque tu sia.”
Ciao a tutti
Gentile signor Bassi, La ringrazio sentitamente della sua premura e cortesia.
Potrei porlLe altre domande linguistiche sull’Opera busiana?
Ho letto tutta l’Opera di Busi, tranne un libro e alcune traduzioni. Per quanto posso, Le risponderò molto volentieri.
La Redazione potrà non passare tutto, giustamente, perché il sito ha un preciso percorso.
Lei potrà scrivermi a alberto.bassi@live.it.
Cordialità
Gentilissimo signor Bassi, grazie per la gentilezza.
Le scrivo qui il mio primo quesito “contenutistico” perché magari potrebbe interessare anche agli altri.
Faccio riferimento a “Seminario sulla gioventù” e Le chiedo questo:
1- mi sembra di aver capito che la cosa fondamentale di Barbino sia quella di dimenticare, di “ingoiare” ogni affetto e ogni cosa che possa accumlare dentro di lui memoria,proprio per non farsi da questa fagocitare restandone imprigionati. Sbaglio?
Allora mi chiedo: che ruolo dovrebbe avere la memoria nella vita?
2- la seconda domanda è un quesito un po’ più lessicale,: a pagina 14 di ” Vita standard di un venditore provvisorio di collant” si legge ” Fare pochi passi incontro, saper restare immobili di fronte il tempo necessario a godere e concentrarsi in un comune spazio mentale, ormonale al calor bianco se possibile…”
Cosa vuol dire ormonale al calor bianco?
Mi scuso se sono stato banale, ho approfittato di Lei perché altrimenti non so a chi chiedere queste cose.
Non si ritenga in obbligo di rispondermi se non sono stato in grado di fare osservazioni più acute.
Saluti
Agostino di Ippona ammette almeno due tipi di memoria: una, che hanno anche gli animali, è la capacità di rendere presente il passato di fatti sensibili; l’altra, specifica degli uomini, è la facoltà di trattenere le idee: “Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale”. Se non ricordassi la premessa maggiore e quella minore, non potrei trarre la conclusione. Agostino è dualista, mentre Busi appartiene al monosostanzialismo di unità psicosomatica: di memoria ce n’è una, quella dell’uomo. Tuttavia in alcune sue opere essa assume particolari significati. Nel preambolo di Seminario si legge: “che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, [...]“. Mentre il tempo, per Agostino, è distensio animi, una specie di lenzuolo che l’uomo stende su passato, presente e futuro, in Busi la memoria cancella, ma non tutto, solo ciò che la vita presente spinge al “risolino” quando ci si sforza di pensare a quanto si era creduto fatale. E è sforzo “letale” e noioso (p. 15).
Non dimentichi il centro più bello ricamato da Barbino e intitolato “Gli Otto Nani” da “Il Vittorioso”, “nome beffardo”. “Otto nani dovevano in qualche modo rappresentare per lui una specie di persona umana singola, una disubbidienza” (p. 26 s.). Non vedrei quindi rassegnazione in Barbino, bensì progettualità e rottura di schemi che imprigionano nel passato: Barbino ha cancellato Biancaneve.
Inolte Dolfo “portava sempre la paga a casa”, Barbino dava i soldi “a sua madre” (p. 25).
Busi odia la cultura della morte e il dolorismo (”Uno contro tutti”). Anche quando un suo scritto drammatico volge in tragedia, come in Suicidi dovuti, l’ultima parola non è tanatologica ma erotica: “… oh com’è bello… all’ultimo di quest…- carne… vale… darsi la mor… l’amor.” (p. 433).
Cordialità
Nella mia edizione (Mondadori, 1985), quella espressione non c’é. Tuttavia Il “calore bianco” è un topos che, correlato all’ormonale, significa mancanza di pathos, è il contrario di quanto avviene nel toro inferocito che si avventa sulla muleta. Indica il freddo della neve, della luna, del sistema linfatico e non sanguigno.
Busi continua a ritrascrivere i suoi testi anche decine di volte. Come ce la faccia non saprò mai. Che fervore!
Cordialità
Mi sembra che nella teca che si è costruito con la sua penna il sig. Sanna ci sia bisogno di cambiare la dicitura. Al posto di “Individuo frocio” o di “Vetero-busiano” si potrebbe scrivere “Omosauro”, per esempio. Dalla sua vetrinetta, infatti, Sanna contempla una parte del pensiero di Busi, quella che più gli conviene, mummificandola. Per nostra fortuna però, nonostante si provi a fossilizzarlo, il pensiero busiano è già oltre:
“Non esiste l’omosessualità, l’eterosessualità, la bisessualità: esiste la sessualità. Solo il più infelice e esautorato e scriteriato dei gay aderisce all’etichetta che gli è stata appiccicata e se ne fa un problema DOC (un orgoglio, una depressione, un carro mascherato ecc.).
E oltre:
“… oggigiorno non c’è più genere che tenga né genere che si attenga a un genere e tanto meno al suo.”
Cordialità.
Il Suo intervento è pertinente: il pensiero busiano è già oltre le rivendicazioni morali e religiose in circolazione, e si attiene alle relazioni civili e politiche.
Sia però meno severa con chi cammina con un passo diverso. Non si è divertita lo stesso andando a spasso con un bambino?, e quando i bambini correvano più veloce di Lei, era Lei a dire di darsi una calmata.
Cordialità
Conosce Pasquino, signorina Piu? (o Più?)
Nella terra in cui risiedo, storicamente Pasquino è la voce del popolo contro il Potere, voce tacita perché cartacea, capace e libera di esprimersi solo di notte, di nascosto, incollando parole al collo di una statua con la disperata speranza che vengano ascoltate, lette e trasformate in qualcosa o qualcuno che aiuti il cancro individuale a infettare la società comune.
A Pasquino hanno rotto prima un dito poi una mano poi il tempo s’è portato via il naso, i contorni del viso, e più velocemente di quanto dovrebbe intaccato il busto, le spalle e il collo, dove la ghigliottina di parole rischia di cascare per terra e finire sotto suole troppo costose per accettare il contatto con una cosa tanto futile come lo è il pensiero di un terzo, oltre a scarpe e proprietario, di cui si ignora, volutamente, l’esistenza.
Il Comune romano, il Potere, nonostante non ne possa più delle continue richieste di ristrutturazione fa come ha sempre fatto: da al popolo lo zuccherino della promessa, senza carta che documenti, così, pour parler.
Il Suo modo di parlare, perché anche Lei si esprime pour parler, certo non facendo pensare a un pensiero, mi ricorda quei fogli su Pasquino che inneggiano a rivolte da stadio per la prossima partita di campionato, alla figa della russa in vacanze romane che è appena passata in Piazza Navona, alla legalizzazione delle droghe leggere e a Berlusconi frocio. Sotto valanghe di inutili informazioni su popolani che se passassero a miglior vita renderebbero migliore la vita di una valanga di persone, ci sono solo quelle poche corde vocali dedite ad allontare i parassiti sociali dalla naturale natura di un essere intelligente. Ecco perché con Pasquino il Comune senso del Potere ci si pulisce culo e coscienza, perché se c’è Più tifo che cultura la pace regnerà in eterno.
RileggendoLa, con assoluta noia, mi viene da pensare che Lei non sa Più come farsi notare, proprio come il laziale sempre troppo vicino alla serie B che non sapendo accettarsi se la prende con la madre bocchinara del romanista, e in piena notte quando può essere certo di non essere riconosciuto (credendo scioccamente che invece alla luce del sole qualcuno lo noti) invade il campo di Pasquino e appaccicando parole, spesso e volentieri nemmeno sue, crede di acquistare credibilità. Ma solo di tifo si parla, signorina, solo di un virus.
No, dico, non crederà davvero e ancora che la cattiveria sia una branchia dell’intelligenza? E’ solo stupidità!
Ora sono io a essere noisa perché dopo un po’ per parlare con il niente non si può che dover dire niente per essere capiti.
Mi viene da pensare che per tifosi come Lei le differenze tra sessualità, buon gusto, individualità, coscienza sociale, cultura, case, chiese e cose, sono come i messaggi del nuovo millenio sul povero collo del povero Pasquino: una valanga di cazzate. E forse avete ragione Voi, popolani urlatori un tot al chilo, che andate dove tira la moda, dove tira il vento, dove tiri qualsiasi cosa disposta ad accettarVi, “perché quella è l’unica botta che avrete mai nella vita”. (Priscilla la regina del deserto)
Condoglianze.
Laura Facchin