Una replica di Aldo Busi all’ennesimo Eco della stampa
Pubblicato il 29 marzo 2010
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la risposta di Aldo Busi a un commento di Umberto Eco a proposito della partecipazione di Busi all’ “Isola dei famosi”. Ringraziamo Busi di averci inviato in esclusiva il testo della sua risposta.
Mah, non so cosa dire quindi lo dirò: Eco si sentirebbe o sarebbe maestro di chi, oggi? Cosa sarebbe Eco senza la grancassa, in tutti i sensi, di “Repubblica” e “l’Espresso” da cui incassa pubblicità e pubblicistica da decenni? Mi risulta anche abbia una cattedra universitaria da qualche parte, il che significa che non deve ignorare come le cattedre vengano assegnate in Italia e perché. Eco fa parte di un clan, che lo protegge in cambio di protezione, dal che si deduce che Eco è un intellettuale organico, funzionale a qualcuno e a qualcosa: io no, semplicemente no, io non appartengo a niente e a nessuno, non devo favori a nessuno perché mai ne ho chiesti e ho respinto al mittente quelli che mi si voleva obbligare ad accettare. Eco non è uno Scrittore, io sì, io ho un’opera, Eco no: le bustine dell’autore Eco, di volume variante, non appena morto lui, verranno dimenticate il tempo di un coccodrillo e sostituite da bustine del tutto simili lievemente aggiornate. Io morto, i miei romanzi cominceranno appena a circolare (anche se fra una copia e l’altra mi avvicino ormai, bollini SIAE alla mano, ai quattro milioni di copie vendute). Eco, non essendo Scrittore, conosce e adopera e ascolta solo il suo linguaggio, io non so che farmene a lungo dei miei stessi birignao culturali e idioletto familiare, se non mi calo in linguaggi e prospettive e ambienti e, infine, neuroni sublinguistici a me apparentemente barbari e impropri non saprei cosa scrivere e neppure mi importerebbe farlo. Io ho uno stile da Scrittore, quindi non ho che uno stile irripetibile per ogni romanzo, Eco è sempre autoriale, professorale, indefessamente autoidentitario, echeggia se stesso di bustina in bustina, letta una, lette tutte. Io posso spiegare Adorno senza mai citarlo, lui nemmeno si proverebbe mai: come i cani che orinano, innanzitutto deve circoscrivere il suo territorio e le sue competenze, di fatto li impone. Lo provi a fare in un’osteria di Trastevere o dei Navigli, dove io non faccio altro! Andare all’Isola dei Famosi non gli farebbe male, non dico solo per una questione di peso fisico, ma di peso specificamente intellettuale (lasciamo stare estetico nel senso artistico, narrativo). Diciamo che il mio (bel) gesto di partecipare al reality fa piazza pulita di tanti vecchi tromboni, di fatto obsoleti e reazionari e bigotti quanto più di sinistra normativa essi siano, ai quali come massima rifusione del prestigio e della credibilità perduti daranno un Nobel della Letteratura, consolazione che, vedendo la lista degli insigniti del Novecento, di certo non costituisce una gran bella cosa da mostrare in giro. Eco (l’ho sentito con le mie orecchie) racconta barzellette e freddure alle quali, in modo ricattatorio, ride per primo, per invitare a fare lo stesso chi non capisse, chi arrivasse in ritardo, chi non ci trovasse niente da ridere. E mi ricorda qualcuno in modo inquietante, che però mi è infinitamente meno simpatico di Eco, al quale, al contrario di quell’altro, auguro lunga vita, almeno abbastanza per ravvedersi su chi è lui e chi sono io e tutti gli altri che Eco non sono né ci tengono a esserlo. Vive cordialità, Aldo Busi
6 responses to Una replica di Aldo Busi all’ennesimo Eco della stampa
“Un autore dovrebbe considerarsi, non come un signore che dà un banchetto privato o di beneficenza, ma piuttosto come uno che tiene un pubblico ristorante. Nel primo caso, si sa, chi offre il banchetto sceglie lui i cibi, e anche se sono poco attraenti o affatto sgradevoli al palato dei commensali questi non debbono trovar nulla da ridire: anzi, la buona creanza impone loro di far mostra d’approvare e lodare tutto quel che viene loro messo dinanzi. Il contrario accade col padrone d’un ristorante. La gente che paga quel che mangia esige d’accontentare il proprio palato per quanto delicato e capriccioso esso sia; e se c’è qualcosa che non piace reclama il diritto di criticare, insultare e mandare al diavolo, pranzo ed oste senza complimenti.”
(H. FIELDING, “Tom Jones”, traduzione di Decio Pettoello, Feltrinelli, Milano 2003)
“C’è sempre bisogno, nel grande teatrino del progresso, di un anonimo cameriere che annuncia ‘Il pranzo è servito’ quasi da dietro le quinte: non disturba, spesso è un apprendista di belle speranze che non viene neppure pagato, non invade la scena ma permette che la storia vada avanti. Nessun commensale, ritornando il momento di riprendere la parola e di proseguire con il proprio protagonismo, se ne cura e nessuno, spesso nemmeno gli spettatori, gli butta un occhio. La sua storia è la storia degli altri che, a battuta finita, lo escludono per sempre: il cameriere ritorna da dove è venuto, nel LIMBO delle necessità negate, dove si aspetta o la replica o la morte.
Un aspirante genio questo lo deve sapere a memoria.”
(A. BUSI, “Manuale del perfetto papà”, Mondadori, Milano 2001, maiuscolo mio)
Ma se Busi non interagisce su alcun sito Web, come mai ho letto alcuni suoi commenti su Newnotizie? E’ lui o un lettore che si firma Aldo Busi?
A T. Sono io, sono io. Tre volte in tutto da quando esiste Internet è infinitamente di meno che mai del tutto. Aldo Busi
Aldo,
Hermann Hesse accostava l’immagine del ghiaccio che si scioglie, all’anima che si trasforma in lacrime.
E’impossibile per anime lucide non scontrarsi con il muro dell’umana decadenza i cui mattoni sono impasti di pigrizia, prepotente ipocrisia e vigliaccheria. Sterili durezze e vuoto infestante non si sciolgono più al calore del sole, né la stupidità accetta di disarmarsi più di fronte alla ragione.
Durissimo è sopravvivere alla tagliente asetticità della nostra epoca, nella quale il sadomasochismo virtuale divora affamato quel che della carne e del vivo impulso alla vita rimane.
Come considerare quindi quell’uomo o quella donna, siano essi dotati o privi di cultura, incapaci di versare lacrime?
Sono freddi come cannibali, incapaci di passioni e tormenti.
Non è forse nell’anima tormentata e arenata che giace l’unica fonte fresca, capace di rivoltare il suo proprio destino?
Italo Svevo sosteneva che le lacrime fossero espressione non del dolore, bensì della sua storia.
Eppure pare oggi così assurdo interrogarsi sulle motivazioni di un pianto, forse perché non esistono più storie. Ci si domanda allora se vi sia ancora un passato capace di piagarci, né sembra che rimanga un futuro sul quale versare presagi lacrimosi.
Esiste ancora quel remoto desiderio di spezzare la catene che i nostri polsi, colpevoli di accettare la prigionia, trascinano nella stessa polvere che ci asciuga e impone secchezza agli occhi?
In questo paese buio ci si dispera ormai per la sola paura. Non si piange sulla propria storia, si sceglie piuttosto di cambiar rotta.
Nulla posso fare per te che non mi conosci se non offrirti la più ovvia ferita di Petrarca ripensata in musica. A te, Aldo, che ancora risplendi di sana bellezza.
Julie
Schubert
Sonett II D 629
http://www.youtube.com/watch?v=P0gjXNrEyto&feature=PlayList&p=E9CD3A3CC603F9ED&playnext=1&playnext_from=PL&index=21
“Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti…”
“Allein, nachdenklich, wie gelähmt vom Krampfe,
Durchmess’ ich öde Felder, schleichend träge…”
???
Questi riquadri di replica in stile “matriosca” finiranno col soffocare del tutto i pensieri e le parole. I loro margini, sempre più stretti, confinano e constringono inevitabilmente alla claustrofobia.
Giacomo, mi riferivo al concetto di Passione, alla capacità di agire e di vivere, di scalare la ripida parete per arrivare alla vetta. Attributo non scontato in chi sia capace di esprimersi, Eco compreso.
Ho poi aggiunto, se davvero leggerà queste righe, un dono in musica ad uno scrittore che nella sua interezza merita completamente la definizione di Uomo… aggiungerei anche, di vero Maschio (nel senso più nobile del termine).
Che le mie parole volino libere, senza bisogno di replica.
Auguro a tutti sogni capaci di avvolgervi al risveglio.
Fine dell’apparizione.
J.