E Busi si scatena sulla prostituzione fra etica e potere

Pubblicato il 25 febbraio 2010

Pubblichiamo una recensione di Aaa!, a cura di Marco Cavalli, apparsa su il Giornale di Vicenza il 24 febbraio 2010.

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Aaa! (Bompiani, pp. 162, euro 11), l’ultimo libro di Aldo Busi, che oggi sbarca sull’Isola dei famosi, riunisce tre testi che solo per comodità si possono chiamare “racconti”. Sarebbe forse più appropriato definirli tre vedute del medesimo paesaggio umano rese in altrettante e ben diversificate forme narrative.

Il racconto d’apertura, “Il casto, sua moglie e l’Innominabile”, appare contrassegnato dalla “A” maiuscola perché dei tre è il testo che tende di più al romanzo. Già incluso con varianti minime nella riedizione 2008 di Sentire le donne (Bompiani), “Il casto…” è il circostanziato soliloquio di un uomo di potere sulla necessità di prostituire sentimenti e intelletto ai fini della carriera politica. Rappresentante magniloquente del politico italiano corrotto che non è mai quel che sembra, il Casto predica la rimozione dei sentimenti personali e la mozione dei sentimenti che non si provano. Ciò che lo caratterizza è il distacco, una distanza incolmabile in primo luogo da se stesso, dalla propria storia, e di conseguenza da tutto il resto, incluso il godimento dei benefit che comporta il potere.

Il tema della prostituzione è al centro anche del secondo racconto, “Gli occhi della badante”, con modulazione diversa ma identica morale, nel senso che la condotta che l’uomo di potere raccomanda a se stesso risulta uguale a quella cui si sottomette giornalmente D., un marchettaro dell’est Europa incontrato da Busi, uno sradicato con l’imperativo di non soccombere all’emarginazione e alla miseria. Se guardiamo quali sono le risorse culturali di D. troviamo spirito d’iniziativa e di adattamento in pari misura, paziente mercanteggiamento, una conoscenza pratica ed esatta delle debolezze umane, un rispetto per il denaro e le regole del mercimonio che è l’espressione più forte di una sfiducia totale nei confronti del prossimo. In altre parole troviamo il programma del Casto calato in situazioni di degrado sociale e interpretato non più come virtù basica dell’arrivista politico ma come strategia di minima sopravvivenza.

La novità rispetto a precedenti opere sul medesimo argomento (come il romanzo Vendita galline km 2) è che in Aaa! Busi riconosce apertamente che senza l’intercessione dello scrittore le due professionalità del meretricio, quella in doppiopetto e quella in brache di tela, non potrebbero specchiarsi l’una nell’altra e ciascuna in se stessa. La prostituzione etica e ideologica e quella della carne devono alla letteratura la comprensione che le fa brillare di una luce non scontata. Se hanno qualcosa di nuovo da dire è perché risuonano in una sensibilità che non è la loro proprio in quanto si presta a fare da anello di congiunzione tra loro. Insomma, la bevibilità è un omaggio che il fiasco fa al vino, non una qualità intrinseca del vino.

«Vede, io comprendo lei, ma lei non potrà mai comprendere me, diventare me è stato infinitamente più difficile che restare uno come lei», dice l’Innominabile (cioè lo scrittore) al Casto dopo che questi ha ammesso a denti stretti che lui e l’Innominabile si scontrano, sì, ma dentro una comune tensione della mente e del cuore verso un fine imperscrutabile ai più. Questo e accordi consimili che si fanno sentire durante l’assolo del Casto sono di una larghezza inverosimile per un personaggio che ha fatto della ristrettezza di vedute propria e altrui la leva del proprio potere.

Qui non c’è solo distacco, c’è una specie di solidarietà intellettuale nei confronti del distacco, la comprensione commossa dei sacrifici che comporta il prostituirsi, l’esilio non solo dorato che procura. La nostalgia che la corruzione prova per il suo antipodo morale è detta dal Casto ma non è farina del suo sacco. Il Casto infatti è (e può essere soltanto) una creazione del punto di vista opposto alla corruzione, cioè una creazione dell’Innominabile. La corruzione conferma il potere nei suoi privilegi ma non saprebbe fargliene immaginare altri di diversa natura. E la morale è che letteratura non si può cancellare senza che nella sua distruzione sia coinvolto tutto ciò che dovrebbe prenderne il posto.

Dopo aver associato la prostituzione esclusivamente a figure maschili, il libro si chiude con una lettera aperta di Busi indirizzata a Carla Bruni Sarkozy. L’alternativa alla prostituzione del potere e al potere, appannaggio degli uomini, è una giovane donna intraprendente proiettatasi oltre la passività della condizione femminile mantenendo sagacemente le apparenze di questa passività. Offrendo i propri servigi alla Première Dame di Francia Busi ribadisce l’identificazione dello scrittore con l’uomo di potere, che rimane tale anche se donna. E arriva ad augurare a Carla Sarkozy un rispecchiamento imprevedibile: quello della signora di potere nello Scrittore, e non più solo viceversa.

Spiritoso, spietato, pieno di una intelligenza tutta cose e fatti e persone, Aaa! è un libro che prende il lettore e non lo molla fino all’ultima pagina, dove lo lascia con la voglia di ricominciare daccapo – se non a leggere, a vivere.

Marco Cavalli


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