Ecco perché vado sull’Isola dei Famosi

Pubblicato il 16 febbraio 2010

Pubblichiamo un’intervista a Aldo Busi a cura di Silvia Tomasi, apparsa oggi 16 febbraio 2010 su Panorama.it.

Lo scrittore  Aldo Busi approda all’Isola dei Famosi fra mugugnetti moralistici e ovazioni.

Certamente con futuri picchi di audience per la trasmissione della Simona (Ventura), perché Aldo Busi fa scandalo. Ma paradossalmente per Busi la parola oltraggio o denigrazione acquista subito la valenza evangelica dell’«oportet ut scandala eveniant», occorre che gli scandali accadano, perché non si deve nascondere l’immondizia sotto lo zerbino, come nulla viene nascosto sotto lo zerbino della letteratura nel suo ultimo libro appena uscito Aaa!, un trittico di racconti editi  da Bompiani; Busi smuove le acque putride dello stagno-Italia con una sua parabola provocatoria nel racconto iniziale: Il Casto, sua moglie e l’Innominabile.

Un nuovo libro, dopo sette anni di proclamato autoesilio dalla letteratura. Titolo: Aaa! Che cos’è: un sospiro di sollievo, un gemito di soddisfazione, o l’avvertimento ai lettori che devono stare attenti tre volte?

Prima di tutto voglio specificare che io non ho ripreso a scrivere: questa pubblicazione è una sorta di accidente. Avevo regalato due racconti all’editore dei Tascabili Bompiani, perché venissero inseriti nel mio libro Sentire le donne, una raccolta di articoli e scritti vari pubblicato la prima volta nel 1991  e che viene ogni tanto riedita.  Bompiani ha invece  deciso di pubblicarli autonomi. Le novità ci sono: chi fra i miei lettori aveva letto la prima redazione del Casto, sua moglie e l’Innominabile (il primo dei racconti di Aaa!, ndr.) si trova ora davanti una ricreazione del racconto, da cui l’oscena ributtanza del Casto balza fuori incontrovertibile, mentre prima veniva scusata dai lettori per via della sua grama infanzia di nero abbandono. Nessuno infatti vorrebbe ammettere di essere una fotocopia del Casto, che è la fotocopia dell’Italia. Ma non c’è simpatia autoassolutoria che tenga: il Casto è emblema di quella corruzione e collusione fra mondo politico, degli affari e della religione, che è la nostra tabe.

Altro che narcisista: Aldo Busi è uno scrittore moralista?

Guardi, già quarant’anni fa, agli inizi del mio impegno con la scrittura, avevo chiaro qual era l’orizzonte delle mie opere, come doveva esser smontato l’inganno di questa Italia, ma quello che io scrivo non viene letto e studiato da chi dovrebbe.
Il mio è un discorso da cui nessuno può chiamasi fuori del tutto, ma chi legge il libro non è tenuto a pagare alcun obolo a me come persona autorevole, né autoritaria.

Lei si «intrufola» nel racconto per interposto personaggio, l’Innominabile. Che cosa rappresenta, nel racconto, questo suo avatar?

L’Innominabile è sempre tenuto fuori da qualsiasi gioco,  eppure lo si lascia vivo, la sua intelligenza e la sua lungimiranza fanno comodo. Sono i tipi come il Casto ad impadronirsi del “terzo-occhio” dell’Innominabile, ne traggono vantaggio e poi o riescono a comperarlo e omologarlo,oppure lo diffamano, lo “sputtanano”, e meglio ancora lo ignorano.
Nella mia vita mi hanno davvero offerto di tutto e  aperto davvero tutte le porte, eccetto… il soglio pontificio. Ma non mi sono mai omologato. L’unica cosa da dire a favore dell’Innominato è che non è un venduto. Io non ho mai fatto sconti ad Aldo Busi. Io devo guardare più lontano.

Quindi Aldo Busi e l’Innominabile sono proprio la stessa persona?

Devo chiarire questa confusioni di identità: l’io di Aldo Busi è soprattutto quello dell’ Innominabile; ma non solo, io in realtà  parlo attraverso l’Innominabile, ma anche attraverso il Casto. Il “mio” personaggio che tutto denuncia, non scalfisce né lui, né il suo mondo così ben vaselinato. La letteratura è abituata a questi doppi o tripli salti mortali: anche quando in un racconto c’è un io autobiografico, l’autore non si infila solo in quello,  ma flirta con tutti i personaggi per offrire un patrimonio corale a tutti i lettori. Se io fossi solo l’Innomimabile farei dell’inutile agiografia. È il corpo della scrittura -la sua mimica e il suo movimento- a dare il senso.

«Se uno è innominabile,» Lei scrive «mi sembra giusto che sia anche invisibile. Già cenere da vivo». Andare sull’Isola dei famosi,come sta per fare, è una paradossale scelta per rendersi invisibili?

Io voglio diventare cenere e schiaccio il pedale fino in fondo. La mia opera è osteggiata e derisa. E  posso vedere che anche nella galassia internet dove vari blog mi riguardano come www.altriabusi.it (90.000 i contatti in un anno), l’attenzione per la mia opera soccombe rispetto  al boato prodotto dalla notizia della mia prossima incursione all’Isola dei famosi. Invece Aaa! non ha ottenuto che qualche bisbiglio mediatico, e proprio solo su Panorama (vedi…) Se si aggiunge che una “teologa” (Stefania Vitulli ndr.) sul Foglio scambia le stronzate del Casto per la mia posizione, senza capire che si trova davanti al personaggio d’un racconto, be’, se questa è l’intellettualità italiana, allora è senz’altro meglio duettare con Simona Ventura.

Nel racconto Gli occhi della badante affiora prepotente la figura della madre scomparsa…

Chiariamo subito: la madre di cui Lei legge è una mia invenzione, senza di me sarebbe stata solo una donna che ha partorito quattro creature. In me ha trovato qualcuno che le ha dato un senso. Le ho ridato spessore, anche alla sua intelligenza. Io non sento nostalgia se non della madre che è stata restituita alla letteratura.
Negli ultimi anni l’ho viziata e coccolata, dopo averla tollerata tra liti furibonde per trent’anni: era una persona che mi ha fatto delle cose orribili, era la donna dei NO, rivolti in realtà a se stessa.
Mia madre era detentrice di una cultura millenaria, paleocristiana. Non è stata mai bigotta. Ma una vera donna pagana e «laica», di pochissime parole, senza nessuna cultura ufficiale. Tutto quello che diceva lo cavava dalle viscere. Le frasi erano apodittiche e stava a me elaborarle.  Era degna di esser interpretata.
Naturalmente il più grande tabù era dire ti voglio bene, il «ti amo» non esiste proprio nel dialetto, è nella lingua ufficiale italiana e comunque quando lo si dice, il sentimento è morto. Il suo voler bene era nelle cose, nel fare, anche nel picchiare.

«Mia madre» Lei scrive «aveva qualcosa in più di me; aveva me, e io no». Significa che, senza sua madre, Aldo Busi manca a se stesso?

Di mia madre mi mancano quelle sue frasi icastiche che trascinavano in sé un’eco di altre frasi che si inerpicavano in una catena antichissima. Lei le aveva e io no, mi mancano questi echi. Per lei l’italiano era la lingua del padrone, le procurava lo stesso sgomento del latino. Il dialetto invece era la sua lingua, ed era  ricchissimo, anche di tutti modi di dire della soggettività. Con tutte le mie interpretazioni, non riuscivo mai a prenderla in castagna. Lei per tutta la sua vita mi ha messo alla prova ed è sempre suo il mio codice morale e civico, è per questo che non ho mai avuto una doppia vita, un doppio pensiero, non ho mai chiesto.
Pensavo  ad un certo punto che, facendola viaggiare, avrebbe visto come si potesse pensare in  modo diverso e  avrebbe rimpianto il tempo perso chiusa nel suo mondo. Ha sempre detto no. Soltanto a primavera accettava in regalo 12 gerani, anche se subito diceva: «muoiono alla svelta».

Silvia Tomasi


2 responses to Ecco perché vado sull’Isola dei Famosi

  • Nicola scrive:

    Purtroppo, se Busi non manda sms, il sito si ferma. Bloccato. Muto. È un peccato.

    • Alberto Bassi scrive:

      Il sito Altriabusi non si ferma, perché non è fissato su Busi ma sulle sue fisse, quelle letterarie si intende, e siccome ne ha tante, e le esterna bene, tanto vale che si pubblichino a iosa con tanto di SIAE. Leggo che viene boicottato (Qualche sintomo è apparso anche a me, ma non ci volevo credere dopo quanto letto su “Altriabusi”, ma in Piazzale Cadorna alla libreria non avevano “Aaa”! E’ mai possibile che in un posto di vendita popolare non compaiano altri che autori se non Munghy,Fiscky e Phiascky,Stronzy e Altry?). Mancano anche a me i suoi sms, che ritengo letterariamente superiori a tutti i suoi scritti precedenti, persino a “Cazzi e canguri.Pochissimi i canguri.” Grazie di averti letto.

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