Non è mai troppo presto 2

Pubblicato il 07 ottobre 2009

Ancora sui temi della libertà di stampa e dell’editoria spuria con i suoi interessi e compromessi, pubblichiamo, per gentile concessione di Aldo Busi, un brano tratto dal suo libro Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo (1° edizione, Mondadori 2006). Di nuovo invitiamo a guardare le date, a confrontare il presente brano di letteratura con il precedente, tratto da Nudo di madre, ed entrambi con l’articolo uscito su ‘Critica liberale’.

*

“Ciao Eugenio!”[…] Oggi è il 31 agosto 2002, ecco, e è la seconda volta in quattro mesi che mi permetto di comporre il numero di telefonino del giornalista Eugenio Scalfari, ex direttore di ‘Repubblica’, un quotidiano romano distribuito un po’ ovunque […] e voglio subito premettere che alla fine della telefonata appena iniziata gli chiederò il permesso di scriverne – riportarla alla lettera sarebbe impossibile, mica registravo – e lui me la darà. Dico subito che, in fondo, ci esce più che bene, come industriale.

B. Senti, sempre che non ti faccia perdere tempo, vorrei chiederti una cosa che mi sta proprio a cuore, una specie di delucidazione professionale […].

S. Ma di’ pure, se posso…

B. La questione è questa… siccome ho visto che ‘l’Espresso’, che è del tuo gruppo e col quale sono in trattative per una collaborazione continuativa, sta facendo spot pubblicitari sulle reti Mediaste, una settimana fa ho inviato alla direzione un fax di perplessità, di sfottò, di protesta, ecco, però, siccome non l’hanno ancora pubblicato e io ho sempre paura di farci la figura del Candide senza che nessuno mi aiuti a correggere la mia santa innocenza… insomma, per farla breve: tu faresti mai pubblicità a ‘Repubblica’ sulle reti berlusconiane visto che ne è la principale testata antagonista? Insomma, è logico fare da una parte l’oppositore di Berlusconi a tempo pieno per buttarlo giù e dall’altra portargli i soldi che lo mantengono dov’è? […]

S. Se fosse il caso, se mi convenisse in termini di numeri la farei, sì, la pubblicità su Mediaset, perché no? Del resto, come puoi raggiungere una fascia di acquirenti… di lettori… ampliarne il numero… che sai che fisiologicamente stanno del tutto altrove, dalla parte opposta a dove sei tu, che stanno lì, come li snidi da lì se non insinuandoti lì a pagamento? Vedi, anche ‘Repubblica’ ha fatto pubblicità alle compagnie aeree sudafricane, le Southafrican Airways, se non vado errato, fino a tutto il 1994, durante l’apartheid…

B. Ah.

S. Ma questo mica vuol dire che abbiamo cominciato ad appoggiare l’apartheid o smesso di combatterla…

B. … combatterla prendendone i soldi, facendosi quasi finanziare questa lotta contro cominciando col fare qualcosa pro? Per me, così provinciale, è dura mettere insieme questi due capi, non seguo il filo, non so se sono dello stesso filo, cioè, so che sono un solo filo ma a torto, torto, non so, mi sento inadeguato… testo e contesto in apparenza opposti, ostili, chi dei due assorbe, annulla, disintegra, sfrutta l’altro…

[…]

S. Ma, Busi, non è come separare il grano dal loglio. Se pensi così entri in un ginepraio che non finisce più. Senza pubblicità i giornali non sopravvivono. Anche noi abbiamo avuto commesse pubblicitarie dall’Enel e dalla Fiat, ma se c’era da scrivere qualcosa contro un’auto o una rottamazione a spese dello Stato o una tariffa ingiustificata mica ce ne siamo astenuti […] e abbiamo subito ritorsioni, ce la siamo vista davvero brutta, perché come puoi immaginare mica erano commesse da poco, le loro, e magari per un po’ la pubblicità ce l’hanno tolta ma poi magari ce l’hanno ridata, e non perché la nostra linea editoriale nei loro confronti era o sarebbe cambiata, ammorbidita: semplicemente perché ‘Repubblica’ era sempre più importante, importante anche per i torinesi a prescindere dalla sua autonomia critica spesso a loro contraria. Uno fa una cosa per convenienza, che gli piaccia o no, dove va fatta. Non c’è scelta, industrialmente parlando. O muori.

[…]

B. Ma guarda che io non sto intendendo fare o non fare pubblicità su Mediaset indiscriminatamente, se fossi un industriale del caffè o dei latticini o dei laterizi o dei frigo il problema non si porrebbe nemmeno, Mediaset è eccellente, sto parlando di un supporto cartaceo di opposizione, almeno a parole, mica di assorbenti per il figame…

S. Ah, il figame, ahahah, il figame! […] Ma è assolutamente la stessa cosa! Vedi, una testata ha la sua anima e poi la sua fisiologia, la sua parte di industria, intangibile dall’ideologia, come una merce qualsiasi. La parte di industria…[…] è comune a tutti.

B. …ogni contesto è fascista, dunque, il contesto in cui si combatte il fascismo non è meno fascista di quello in cui lo si promuove… l’economia…

S. Sì, l’economia di mercato, nessuno può reinventarla, nemmeno un giornale di opposizione. O quella o niente.

B. Insomma, ti faccio un altro esempio: per te, che D’Alema pubblichi i suoi condensati da Mondadori è normale?

S. Altroché.

B. Per me, che pure pubblico da Mondadori, no, cioè, se fossi D’Alema non pubblicherei lì, in quanto Busi me ne frego, sono lì dall’85, e nel mio caso ben prima della quota di maggioranza a Berlusconi, credo proprio che il contesto significhi ben poco sul mio testo, non è informante… non credere che non ci abbia pensato e che faccia il finto tonto, io scrittore sono più forte della Mondadori & Berlusconi editore, lui sarà anche Golia ma io resto Davide e non manco mai di ricordarglielo, e poi è Golia a mangiare nel mio piatto, non io nel suo, ecco perché non mi sogno neanche di sputarci… […] Ma per un politico che si vuole di sinistra come D’Alema il peso sotterraneo e sovrastante, subculturale della Mondadori Berlusconi di oggi, il suo intrappolamento ideologico ormai senza una sola smagliatura, senza una via d’uscita, sì, voglio dire, quel peso… una bolla di sapone per aria… su un politico all’opposizione, come si suol dire, per me è schiacciante, deflagrante […]. Be’, io se fossi D’Alema mi sentirei sulla zattera della Medusa, in piena tempesta, non riuscirei a chiudere oblò…

S. Ma no, ti sbagli, D’Alema pubblica da Berlusconi e poi continua a dire le sue ragioni contro Berlusconi, non cambia niente, non è questo l’inciucio…

[…]

B. Senti, io non finirò mai di ringraziarti della tua gentilezza e pazienza con me, tuttavia… io, ecco… sarà pure che non c’è alcuna parte industriale nel mio essere scrittore, per quanto mi riguarda alcuna, mai stata, non sono uno di cassetta, non di proposito, e sì che do importanza alla mia indipendenza anche economica, ma sono sempre stato indipendente anche quando non avevo una lira e dicevo no, no, no, e era difficile dire no in quelle mie condizioni, non sono uno che si nasconde dietro un dito o dietro altri, i portaborse relegati a farli loro i calcoli per me così non mi sporco in prima persona… preferirei morire di fame piuttosto che scrivere una sola parola sotto dettatura del Principe o del mercato o piuttosto di non assumere la mia parte di rifiuti se li produco, però al posto dell’ ‘Espresso’, ecco, preferirei vendere di meno, mantenere una… lottare per una mia identità ben definita, non mischiata, non mischiabile, non corrotta dal necessario fine economico di chi, sia a destra che a sinistra, detiene questo potere economico sin dai suoi mezzi di produzione del tutto secondari per particolarità di anima visto che il fine, il corpo, non può essere che comune sia per l’opposizione, sia, diciamo, per la posizione per eccellenza, la destra… […] a me sembra un falso distinguo, tutto mi sembra così terribilmente cattolico vecchia maniera…

S. Non ce n’è un’altra, di maniera. Un ginepraio senza fine, credimi, un ginepraio, non se ne uscirebbe…

B. … a me questi sembrano cavalli da troia fatta e finita…

S. Sì, però con il Cavallo di Troia Ulisse ha vinto la guerra.”

(Aldo Busi, Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo, Oscar Mondadori, Milano 2007, pp. 39-48)


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