Amate donne, adesso vi insegno a difendervi dai figli

Pubblicato il 12 giugno 2009

MANUALE DELLA PERFETTA MAMMA

Recensione del libro Manuale della perfetta Mamma, di Aldo Busi, a cura di Serena Zoli, originariamente pubblicata sul Corriere della Sera il 26 settembre 2000, pagina 31. La riproponiamo oggi 12 giugno 2009.

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Letto il titolo, Manuale della perfetta Mamma, e letto il nome dell’autore, Aldo Busi, inevitabile il sorriso: Dio mio, chissà quante porcate. E ci sono. L’esordio, e la continuazione spessa almeno fino a pagina 60 circa, è nel pirotecnico, surreale, sporcaccionissimo linguaggio tipico di Busi dove le frasi sono scoppiettanti mix di sacro-profanato e di chic volto in choc. Della mamma delle mamme, la Madonna, la cosa più cordiale affermata (e quasi l’unica riferibile in un giornale) è che era sempre lei, Maria Maddalena, nome d’arte autoaffibbiatosi per meglio trafficare come imprenditrice del peccato e del libero amore sotto menzogna. Le parole per dirlo, inutile specificare, sono nel più crudo gergo del sesso. Almeno fino a pagina 60 circa e dintorni… Perché qui Busi, per meglio spiegare l’intento del suo libro (che, anticipiamolo subito, è serio, molto serio), comincia a parlare della sua mamma, dei sacrifici che ha fatto per i suoi quattro figli, della sua fedeltà indefessa e indiscutibile alla maternità… e allora il linguaggio si «pulisce», l’assunto che Busi s’è dato per essere ligio allo stile-Busi («Scandalizzare e ironizzare sempre e comunque») si stempera, forse a sua insaputa. E di lì in poi le frasi a effetto scandalo quasi spariscono. E non perché egli sia mammone (come facilmente, quanto scontatamente, commenterà qualcuno) e davanti alla propria mamma scatti sull’attenti, ma perché il «messaggio» gli preme molto. Scrive in nome di valori forti e allora la crosta del dissacratore gli scappa di mano. L’intento primario è insegnare alle donne la «parità suprema e per esse più difficile», quella con i figli, «i loro più subdoli e spietati antagonisti». Da almeno un decennio, scrive, ha sposato il ruolo di «matrigna buona delle donne» perché esse sono milioni di volte meglio degli uomini ma sempre negate a se stesse. E perché, se madri, hanno l’inarrivabile privilegio-disgrazia «di conoscere un sentimento totale, esclusivo, incrollabile». Busi canta la maternità come valore forte, primario e «all’antica»: modello Giunone, Ecuba, Cordelia, Coraggio. Perché non può che essere così. Madri fino in fondo, ma non cieche. La «iperprotettiva indefessa», che davanti al figlio violentatore o assassino nega ogni evidenza, intanto sarà la prima a «finire all’ospizio a 65 anni, e ben gli sta», ma avrà mancato al suo principale compito: insegnare la responsabilità e la dignità. Che chi sbaglia paga, e niente scuse. Così lo ha allevato sua madre, scrive Busi, e lui gliene è grato; così deve comportarsi la perfetta Mamma: fare tanto per il figlio, ma non fare la parte del figlio. Carezze, dice, ne ha avute poche: alle mamme all’antica (e, come la sua, mandate nei campi fin dai sei anni) una carezza pareva una perdita di tempo, ma i principi veri, forti, il tener duro e il «fare bella figura» nel senso della dignità e non del vestito, erano realtà quotidiana incarnata nei fatti. Così se oggi, a differenza di ieri, ogni donna può far sesso con chi e dove vuole, se però decide di far figli nessun lassismo è concesso: come i merli, «prima si fa il nido, poi si procrea, viceversa mai». Tradizionalista? Oscurantista, addirittura? Ci sarà chi lo dirà, è la cosa più facile e più superficiale da dire su questo libro. Ma in tanto permissivismo su tutto, e conseguente confusione, Busi dà voce alla sua passione morale che lo spinge a impegnarsi ricordando che non tutto è uguale a tutto, che ci sono valori irrinunciabili e immodificabili. In soldoni, il suo discorso è: sui figli non si scherza. E ben venga l’adozione al posto della maternità a ogni costo. Nell’ appendice, lo scrittore descrive il vero rapporto con la madre fuori dai travisamenti «letterari». Il ritratto di lei non è un santino: cocciuta serva della gleba, cattolica di facciata, spietata verso gli estranei. Però lei c’è stata sempre per i suoi figli, a ogni prezzo. E lui, Aldo, sempre ci sarà accanto a lei, anche se non è affatto facile. Come gli ha insegnato lei, si deve fare e «niente scuse».


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