Aldo Busi e la fiaba orientale
Pubblicato il 16 maggio 2009
Pubblichiamo oggi 16 maggio 2009 una recensione di Guancia di tulipano, di Aldo Busi, a cura di Milena Moneta, apparsa originariamente ad aprile 2003 su Brescia oggi.
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«Guancia di Tulipano» dello scrittore monteclarense è un melologo tratto dalle scarne didascalie di un’opera di Gaspare Spontini, «Lalla Rûkh»
La prima esecuzione assoluta dell’originale performance andrà in scena il 23 agosto al teatro Pergolesi di Jesi. Nell’occasione lo stesso autore sarà il lettore solista.
di Milena Moneta
La felice e raffinata vena narrativa di Aldo Busi, scrittore monteclarense, si è appena tradotta in una riscoperta e reinvenzione, in una favola che ne racchiude altre e che si intitola “ Guancia di Tulipano”, da poco uscita per i tipi della Mondatori (Oscar Scrittori del ‘900).
Si tratta di un melologo che lo scrittore ha tratto dalle scarne didascalie dell’opera di Gaspare Spontini , “Lalla Rûkh” attesa come una delle più originali performance del Pergolesi Spontini Festival, in programma in varie località marchigiane dal 23 agosto al 7 settembre con la direzione di Vincenzo De Vivo.
Spontini, chiamato alla corte di Berlino da Federico Guglielmo III, re di Prussia, come
Generalmusikdirektor – incarico di direttore della musica di corte e del teatro, che mantenne per ventidue anni influenzando significativamente la musica tedesca – musicò “Lalla Rûkh” come “festa teatrale “ con canti e danze, ispirandosi al poeta e musicista irlandese Thomas Moore. L’opera andò in scena nel Palazzo Imperiale nel 1821. L’originale spontiniano è andato perduto, ma Azio Corghi ha composto una rielaborazione per canto e pianoforte, mentre Busi ha scritto il lungo testo della voce narrante, partendo dal sintetico canovaccio separato dallo spartito (« mere indicazioni coreografiche », didascalie per «chiarire in sintesi la trama della storia talvolta solo accennata nelle parti cantate, e per dare un’idea di personaggi e situazioni e ambienti orientali cui conformarsi assumendo pose consone e, inevitabile, involontariamente caricaturali», come l’autore chiarisce nell’introduzione).
La prima esecuzione assoluta di “Lalla Rûkh” ovvero “Guancia di Tulipano” inaugurerà il 23 agosto al teatro Pergolesi di Jesi (replica il 26) la terza edizione del Festival, dedicato quest’anno – il titolo è “Romantic: un viaggio tra sogno e mistero” – al rapporto tra l’opera di Spontini ed il Romanticismo tedesco. L’esecuzione musicale è affidata al complesso strumentale Podium Junger Musiker diretto da Cristopher Franklin, con la regia di Cristian Taraborreli. Mentre lo stesso Busi sarà il lettore solista, secondo lo stile delle storie orientali in voga fra i romantici.
Intanto le 81 pagine suddivise secondo «le parti riservate nello spartito spontiniano al canto e alle danze» sono un inno alla parola e alla fascinazione del racconto delle quali Busi si riconferma sublime maestro alternando lirismo ad espressioni più spicce, a smascherare inutili ipocrisie, citando e rimandando a vaste conoscenze culturali, attualizzando la fiaba nel linguaggio ( ma anche negli accenni critici alle banalità, alle furbizie e alle menzogne del presente e della storia ), ricorrendo a spiritosi anacronismi, a giochi di parole. Insomma, all’insegna della leggerezza, che non disdegna momenti malinconici, Busi ci offre la malìa di un divertissement in cui si parla d’amore e di felicità, di palpitazioni del cuore e di sogni, ma soprattutto di letteratura che ha più forza dell’immagine, che sa evocare e far attendere, commuovere e far sorridere.
Una principessa indiana è in viaggio verso il suo promesso sposo, fascinoso nel ritratto con cui condividere i sussulti emotivi, e verso la felicità. A strapparla dalla noia del lungo tragitto, in cambio però di turbamenti del cuore, arriva, inviato dal suo stesso sposo, «uno svago vivente», un cantastorie personale, dal nome programmatico Ferramors, che le terrà compagnia con la sua capacità fabulatoria, mentre gli elefanti su cui viaggiano replicano, ma esplicitamente, i silenziosi tumulti che squassano i protagonisti nel proprio intimo fino alla felice agnizione conclusiva. Ma se è il cantastorie che ha il compito di narrare le fiabe nella fiaba, a raccontare invece la storia che fa da cornice, a commentare gli eventi e le storie, a rivelarci le sue emozioni è proprio lei, secondo un felice scambio di ruoli e gioco di specchi, Guancia di Tulipano che narra in prima persona.
Una operetta morale, piena di freschezza, sul viaggio e sul desiderio, sul rapporto tra letteratura e vita, tra verità e menzogna, sull’arte di saper dire, ma anche di saper ascoltare. Il tutto senza quasi darlo a vedere visto che si pigia spesso il tasto del sorriso, concludendo con un comico Elephant Pride, e con due sposi che si abbracciano e tacciono, ché parlarne sarebbe «imperdonabile leggerezza», delle inevitabili sofferenze successive. Tenerissima la conclusione, anche se non si rinuncia mai al distacco ironico e la morale ci rimette coi piedi per terra : «come c’è del merito nell’infelicità, c’è dell’intelligenza nell’esser felici».
Aldo Busi, dopo la riuscita esperienza di reinventare il Decameron, torna ad immergersi nella scrittura antica per farla rinascere nel presente con il gusto dell’innovazione soprattutto linguistica che sa mantenere le atmosfere del tempo, iniettandovi però tutta la conoscenza e saggezza di oggi.
…colibrì colibrì colibrì colibrì… oh, colibrì del mio cuor!
Il mio nome è Guancia di Tulipano e a me è toccata la grazia della felicità più insperata: chi desideravo è stato anche colui che poi ho avuto.
Devo esser grata alla generosità della vita con me, e l’aprirvi liberamente il mio cuore sia la mia preghiera di ringraziamento a Dio e il segno del mio affetto per voi tutti, sia allegria e consolazione, compassione e conciliazione, stimolo a non rassegnarsi alla perdita e al dolore, e che la mia felice felicità palesata in tutta la sua sfacciata fortuna possa riequilibrare il grado di sconforto di troppe esistenze. Sono sicura che la mia felice felicità è un segno della tangibile esistenza di Dio, che ha voluto ricompensarmi per non averlo mai anteposto né al Dio altrui né, tanto meno, a un essere umano.
Tante sono le religioni delle genti che si servono di Dio per abbattere la gente che ne ha un altro ma Dio, che non per niente è Dio, non sa che farsene della precedenza che Gli diamo quando, incapaci di andare avanti con le nostre forze e la nostra intelligenza, cavalchiamo in nome Suo il cadavere di un nostro simile.
(da: Aldo Busi, Guancia di Tulipano, Oscar Mondatori, Milano 2003, pp. 88, € 6,80 )
Aldo Busi – Fotografia di Gianni Bellandi, Montichiari, 14 maggio 2009
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