Alla ricerca di cause migliori – Un appello contro la prosecuzione della vertenza Lario/Busi
Pubblicato il 24 gennaio 2012 | 170 commenti
A tutti gli utenti del sito: vi chiediamo la cortesia di leggere il seguente appello a favore di Aldo Busi. Se il suo contenuto riscuote la vostra approvazione, vi preghiamo di restituircelo firmato e di diffonderlo a vostra volta. Noi lo porteremo a conoscenza del maggior numero di persone possibile. Grazie in anticipo. La redazione. [Per dare la vostra adesione, utilizzate per cortesia lo spazio dedicato ai commenti limitandovi a scrivere "Approvo e sottoscrivo". Grazie]
Alle ore 9 di mercoledì 7 marzo 2012, presso il Tribunale di Monza è fissata la prima udienza dibattimentale del processo che vede Aldo Busi chiamato a difendersi dall’accusa di aver leso la reputazione di Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario, ex moglie dell’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Ecco il capo d’imputazione contestato allo scrittore:
Nel corso della trasmissione televisiva 8 e mezzo trasmessa dalla emittente “LA 7”, e perciò comunicando con più persone nel corso di un’intervista, offendeva la reputazione di Miriam Bartolini, coniuge di Silvio Berlusconi, in quanto, in risposta alla domanda “di Veronica Lario, cosa pensa?”, rispondeva: “Non ho mai pensato nulla, soltanto mi sembra molto strano che una signora che ha recitato, che è stata nei teatri, che, insomma, non dico colta, ma comunque con un’istruzione piuttosto vasta, mandi una lettera per una storia di possibili corna o tradimenti o minorenni, ecc., e non abbia mai detto nulla sul fatto che a casa Berlusconi c’era un tale Mangano, lo stalliere pluriomicida e mafioso di vaglia che stava lì e che probabilmente ha preso in braccio i suoi bambini… Allora io mi sarei svegliata, magari venti anni prima”. In merito alla separazione tra la querelante e Berlusconi, aggiungeva “Sì ci sono state cose molto più gravi. Cioè, a me non sembra una ragione sufficiente per staccarsi da un uomo… No, perché in fondo a una donna fa piacere avere il marito che ogni tanto va fuori dalle palle, va con qualche altra … se piace alle altre donne vuol dire che ha scelto bene”.
Consideriamo inaccettabile che un magistrato possa dare seguito a una querela che parte da una simile dichiarazione. Non occorre leggere tra le righe delle parole di Aldo Busi per capire che lo scrittore, lungi dall’offendere Veronica Lario, le riconosce pubblicamente una sua dignità civile violata dall’ex marito e in seconda battuta proprio dalla stessa Lario allorché, per distanziarsi anche legalmente da Silvio Berlusconi, adduce come ragione, tra le tante e più gravi a disposizione, il tradimento sessuale di lui. E’ paradossale e nel contempo emblematico che Veronica Lario abbia deciso di querelare chi su di lei si è espresso autorevolmente e senza paternalismi. Ancora più paradossale è che un magistrato abbia potuto ravvisare nella querela gli estremi per avviare una causa processuale.
Riteniamo che la magistratura italiana abbia troppe urgenze cui dare la precedenza per scialacquare tempo e denaro dei contribuenti in contenziosi di conclamata futilità, che dimostrano di quanto poco credito godano ormai nel nostro Paese le libertà di pensiero e di opinione e quanta poca fiducia si abbia nell’intelligenza del cittadino e nelle sue capacità di interpretazione del linguaggio e dei fatti.
A coloro che credono ancora nella condivisione di un minimo di senso della realtà e delle proporzioni in materia di giustizia, diamo appuntamento la mattina del 7 marzo in Piazza Garibaldi a Monza, davanti al Tribunale, per manifestare solidarietà allo scrittore Aldo Busi. Servirà a rammentare ai giudici che il loro operato è soggetto al giudizio di quei cittadini che non hanno né santi in paradiso né ex coniugi che versano loro, a titolo di indennizzo, un appannaggio mensile di 3 milioni di euro.
Sottoscrivono: Grazia Abagnale, Marie Aguettant, Marcella Andreini, Edgardo Andriani, Barbara Angieri, Enzo Fabio Arcangeli, Giuseppe Argentieri, Fabio Baleani, Alessandro Barbero, Giovanni Bellandi, Lisa Bernardini, Danilo Biffi, Francesca Bignardi, Anna Bisconti, Fulvio Boccardo, Daniele Bonazza, Marianna Bonelli, Maurizio Borgese, Vittorio Bresciani, Luca Bruno, Sebastiano Bucca, Paola Caffi, Daniela Campagna, Francesco Canu, Ernesto Carannante, Stefania Carlesso, Sabrina Carniel, Gaetano Cascio, Federico Castelli, David Castillo, Marcello Cavagna, Marco Cavalli, Giulio Chimetto, Stefano Ciavatta, Paolo Cislaghi, Antonio Coda, Pasquale Cominale, Mario Marco Corbelli, Bruno Corradini, Antonella Corrias, Carmen Covito, Donato Domenico Curtotti, Paride Cusimano, Valentina Cusimano, Edo Dal Pizzi, Michele Danza, Antonio D’Andrea, Sonia De Andreis, Ivana Debiasi, Anna Chiara De Pippo, Mario De Ronzi, Annarita Desantis, Alessandro De Santis, Angela Di Filippo, Franca Di Muzio, Marco Dotti, Dario Durini, Laura Facchin, Cristina Faccini, Enrico Fergnani, Angelo Ferrari, Pietro Ferrari, Daniele Fiacco, Antonella Filomeni, Elisabetta Fiore, Fabrizio Foccoli, Massimo Fontana, Silvia Foresti, Luca Franchini, Roberto Frison, Davide Fumagalli, Paolo Fumagalli, Ilaria Furlan, Federico Gallo, Nicola Gavioli, Nino Gebbia, Antonietta Gerardi, Marco Ghizzoni, Mario Giannelli, Silvia Giolo, Luca Gino Mori, Valenti Gómez-Oliver, Marcella Gritti, Serena Guidobaldi, Alessia Imbriani, Guillem-Jordi Graells, Nicola Lagioia, Luisa Lamera, Barbara Latorre, Antonio Ligas, Claudio Losio, Monica Maccabiani, Ermanno Maccione, Tania Maestri, Sergio Maffei, Paolo Maggi, Andrea Magnabosco, Luana Malavolta, Silvana Malavolti, Angela Malizia, Marco Manconi, Andrea Manenti, Davide Manenti, Marco Marchi, Flavio Marcolini, Lluis Maria Todó, Milena Marinò, Luca Massetti, Guido Mazzucco, Alessandro Menichelli, Debora Mieli, Paola Migliorati, Marco Milzani, Daniela Modalini, M Cinta Montagut, Davide Morabito, Lorenza Nucci, Isabel Nuñez, Giulio Ongaro, Massimo Ortolani, Donatello Pace, Fabio Palmisciano, Matteo Panni, Elena Parisi, Lidia Parodi, Michele Pavan Deana, Mauro Peretto, Elvis Pernet, Marco Piacenti, Fabiana Piccolo, Romana Pincitore, Beatrice Piraccini, Daniela Piu, Goffredo Plastino, Vincenzo Politi, Nicolò Premi, Mauro Quetti, Olivia Quinlan, Luca Resca, Dario Rodondi, Fabio Romano, Luca Rozzini, Dario Rubino, Alessandro Ruffini, Elisabetta Ruffini, Michelina Russo, Raffaele Rutigliano, Nicola Sacco, Maria Antonietta Sanna, Pier Angelo Sanna, Francesco Savio, Carla Scalvini, Leonardo Scarcelli, Cosima Serio, Luca Serlini, Flavio Severino, Angelo Spagnoli, Gianpaolo Spagnoli, Sara Spagnoli, Gabriella Strada, Francesco Strocchi, Daniela Stucchi, Lorenzo Taidelli, Giovanni Tesio, Carlo Todesco, Alberto Tommolini, Maria Letizia Tonelli, Matteo Tonoli, Enza Valerio, Massimiliano Viardi, Laura Vicenzi, Lorena Viganò, Nicola Villa, Mario Vitale, Sabine Weeth, Gianluca Zaccagnino, Luca Zago, Alessandro Zaltron, Gloria Zanuso.
Alla ricerca di cause migliori (V) – Un’adesione autorevole
Pubblicato il 24 gennaio 2012 | Nessun commento
Riceviamo con piacere l’adesione all’appello a favore di Aldo Busi del prof. Antonio D’Andrea, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico alla Facoltà di Giurisprudenza della Università statale di Brescia. Data l’autorevolezza giudirica del firmatario, riteniamo di fare cosa utile evidenziando la sua adesione, per la quale lo ringraziamo sentitamente.
…la mia solidarietà ad Aldo Busi per doversi difendere in un dibattimento penale che nasce a fronte della ritenuta e francamente risibile necessità di approfondire – da parte dei competenti uffici giudiziari - la presunta lesività di sue libere opinioni (ancorchè certamente polemiche su di un piano più generale che palesemente implicava considerazioni di natura politica rivolte nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi), espresse, su sollecitazioni volutamente “provocatorie” di una giornalista, relativamente ad episodi assai noti e dibattuti ad ogni livello nel Paese che inevitabilmente hanno investito per la natura stessa dei fatti in questione il ruolo e, almeno in senso lato, la reputazione passata e presente della Signora Bartolini. Mi auguro che la conclusione della vicenda giudiziaria possa dimostrare in tempi rapidi l’inconsistenza del capo di imputazione elevato nei riguardi di Aldo Busi.
Cordialmente
Antonio D’Andrea
Alla ricerca di cause migliori (IV) – Da Trento a Monza, vent’anni dopo
Pubblicato il 23 gennaio 2012 | 2 commenti
Alla ricerca di cause migliori (III) – Altra eco della stampa
Pubblicato il 19 gennaio 2012 | 18 commenti
Il lettore Antonio Coda ci segnala un articolo a firma di Massimiliano Parente apparso oggi sul quotidiano “Il Giornale”. Lo pubblichiamo volentieri perché, al di là dell’acredine che lo intossica, a modo suo Parente fa qualcosa che nessun giornalista tra quelli che pubblicamente si dicono lettori di Busi o suoi estimatori ha fatto finora: dà risalto su un quotidiano nazionale al nostro appello in favore di Busi permettendoci così di portarlo a conoscenza di un maggior numero di persone. E’ più di quanto ci aspettassimo di ricevere da Parente dopo che gli avevamo chiesto di unirsi ai firmatari dell’appello e lui, cortesemente, si era rifiutato.
La triste parabola di un grande autore sempre più provinciale e “borghese” (”Il Giornale”, 19 gennaio 2012)
di Massimiliano Parente
Io non so come abbia fatto Aldo Busi, che era riuscito a diventare Aldo Busi, mica pizza e fichi o Baricco e Scurati, a trasformarsi in quello che è, una pizza e basta. Sarà l’età, sarà colpa della tv dei reality e degli anni Ottanta e del Maurizio Costanzo Show, sarà quel che sarà, adesso poco importa. Anche perché in teoria c’era una bella notizia, inviata dallo stesso Busi a Dagospia: «Dopo dieci anni che non scrivevo più, alle ore 9.34 del 24 di dicembre del 2011 ho finito El especialista de Barcelona, un romanzo».
Lì per lì mi sono commosso, Busi avrà smesso di sottovalutarsi e la smetterà con le prediche civili, ho pensato. Avrà capito che, poiché è un grande scrittore, è triste sopravvivere a se stessi come un Pasolini fuori tempo massimo o un Beppe Grillo qualsiasi e senza neppure il martirio postumo di un Pasolini e il seguito di Grillo.
Invece il dramma, iniziato con la lieta notizia di Dagospia, si consuma quotidianamente su www.altriabusi.it, un blogghino gestito da Marco Cavalli, il biografo ufficiale e fido scudiero di Busi benché privo dello spirito critico di Sancho Panza: dove Busi vede un castello di incantatori, Cavalli vede orchi, stregoni, mostri e draghi pronti a attentare alla vita del suo cavaliere dalla triste figura.
In quel piccolo buco di blog si narrano disgrazie incredibili di cui si accorgono solo Busi e Cavalli. Per esempio a Lucca muore un avvocato di nome Ugo Frezza, Il Tirreno riporta che l’avvocato si riteneva amico di Busi e Busi via Cavalli invia un comunicato di lesa maestà per smentire e precisare: Busi non è amico di nessuno.
Così anche il romanzo, annunciato di giorno in giorno, si trasforma nella telenovela di un’autopromozione goffa e schizofrenica: ci sono ventiquattro personaggi, il titolo sembra castigliano ma riprende il dialetto lombardo-veneto, sono centottanta pagine, Busi lo pubblicherà ma non vorrebbe, anzi vorrebbe ma non lo pubblicherà, anzi non lo pubblicherà per dispetto, il Paese non se lo merita.
Ma poiché passano le settimane e tutto tace, l’Aldo abuso di se stesso acciuffa il povero Antonio Prudenzano del quotidiano online Affari Italiani e gli rilascia un’intervista dove spiega che non ha ancora un editore, e il povero Prudenzano ci casca e titola «Busi scrive un nuovo romanzo e non trova l’editore», subito insultato da Busi perché doveva scrivere «Busi scrive un nuovo romanzo e non sa ancora se pubblicarlo». Sfumatura importante per far capire che è Busi che non lo dà, non gli altri che non glielo chiedono. Come se non bastasse, il povero Prudenzano è insultato dallo scudiero Cavalli, che lo definisce addirittura un malavitoso, lo avrà confuso con Provenzano.
Infine, siccome una ne pensa e cento ne fa, Busi esala un nuovo comunicato: «Mi è diventata chiara e ineludibile la necessità di rendere pubblico il romanzo El especialista de Barcelona da poco terminato, è vano e da vanitosi pubblicarlo post mortem . Non so ancora chi lo pubblicherà e se qualche editore italiano lo pubblicherà, ora giace alla Mondadori che ha il diritto di prelazione sulle mie opere letterarie e, contrariamente a quanto si mormora, nessun altro editore ne ha copia, sia come sia, troverò comunque il modo di renderlo pubblico e se sarà pubblicato da un editore, lo sarà, ovviamente, nella sua semplice e assoluta integrità».
Ma mentre si attende che qualcuno batta un colpo, colpo di scena: il nostro genio civile riceve una querela della signora Miriam Bartolini, che non è un corriere espresso né una cassiera bresciana ma il nome anagrafico di Veronica Lario, e va da sé che lì tra i groupies di casa Busi è peggio della chiusura di Termini Imerese e del naufragio della Costa Concordia. Cioè, non si fa in tempo a simpatizzare con Busi che parte un mortifero appello organizzato dal solito Cavalli che finisce così: «A coloro che credono ancora nella condivisione di un minimo di senso della realtà e delle proporzioni in materia di giustizia, diamo appuntamento la mattina del 7 marzo in Piazza Garibaldi a Monza, davanti al Tribunale, per manifestare solidarietà allo Scrittore Aldo Busi».
Se non si sapesse che è il sito ufficiale di Busi sembrerebbe una satira spietata, con Busi chiamato continuamente «lo Scrittore» («Antonio Prudenzano ottiene l’esclusiva di un’intervista con risposte di pugno dello Scrittore») e dove ogni comunicato dello Scrittore è preceduto da un: «Riceviamo e, grati, pubblichiamo».
Intanto tra smentite, comunicati e appelli, a parte la Bartolini, nessuno si fa vivo né dalla Mondadori né da Barcellona, e lo Scrittore informa che il romanzo lo ha mandato a tre amici e neppure loro gli hanno risposto. Anziché chiedersi perché ha solo questi tre amici qui, parte il comunicato sul Paese che non lo merita e l’amara considerazione per cui «di un romanzo, nemmeno di Busi, nemmeno dopo dieci anni che Busi non scrive più, nessuno sa cosa farsene». Ecco, la vita standard di Busi è diventata questo circolo bocciofilo di moralismo civile autoreferenziale, un seminario sulla senescenza dell’artista al Bar Montichiari per il quale perfino Marcel Proust è sorpassato perché «non parla di soldi», e qui siamo davvero all’ultima spiaggia e neppure l’isola dei famosi può più salvarlo.
Insomma, ognuno ha la vecchiaia che si merita, ma Busi se ne meriterebbe una migliore, almeno per il valore delle sue opere, e allora forse bisogna fare qualcosa, mettere su un comitato per salvare Busi da se stesso. Oppure impacchettarlo vivo e spedirlo a Oliver Sacks, magari ne viene fuori un best-seller Adelphi nel caso in cui Mondadori, non sia mai, dovesse rifiutarlo: l’uomo che scambiò la sua opera per un appello.
“Silvio-Veronica, storia di corna” – e la Lario querela l’ ‘intellettuale’ Busi
Pubblicato il 18 gennaio 2012 | 2 commenti
Si fa presto a parlare di “eco della stampa” quando non si dice a quale voce del padrone la stampa fa eco. Due giornali di Monza hanno dato la notizia del contenzioso Lario/Busi identificandosi in modo evidente con la Lario e la sua suscettibilità di moglie tradita. L’identificazione è senza riserve, perché mentre la Lario è gratificata di un appellativo corretto (”ex first lady”), la qualifica di Busi non solo è errata (”intellettuale originario della provincia di Brescia”, niente di meno), ma non include nemmeno uno solo dei titoli legittimi che si dovrebbero attribuire allo Scrittore: quelli dei suoi libri. Si noti che entrambi gli articoli danno irresponsabilmente per scontato che l’espressione (mai pronunciata da Busi) “storia di corna” costituisca una ragione sufficiente perché una signora, famosa solo in quanto divorziata da un marito famigerato, intenti causa a uno Scrittore tanto “noto” nel suo Paese da essere definito “intellettuale”, e per giunta “bresciano”. Per approfondimenti, leggere il romanzo Casanova di se stessi.
Articolo comparso su: “Il Cittadino“:
Monza – Veronica Lario contro Aldo Busi, al tribunale di Monza. Il noto scrittore ed intellettuale, era martedì a palazzo di giustizia per assistere al processo che lo vede imputato per diffamazione. Al termine dell’udienza preliminare, celebrata dal gup Licinia Petrella, Busi, 63 anni, è stato rinviato a giudizio il prossimo sette marzo davanti al giudice monocratico del tribunale di piazza Garibaldi. A querelare l’intellettuale originario della provincia di Brescia, è stata dunque l’ex ‘first lady’ Veronica Lario (al secolo Miriam Raffaella Bartolini), 55 anni, ex moglie di Silvio Berlusconi.
Oggetto del contendere, una dichiarazione che Busi ha reso nel corso del programma Otto e mezzo, condotto da Lilli Gurber su La7, nella puntata del primo ottobre 2010. Chiamato dalla conduttrice a dare un parere su Veronica Lario, all’epoca al centro dell’attenzione dei mass media per la disputa sorta con Berlusconi relativamente alla loro separazione, Busi si sarebbe espresso in termini che la Lario ha ritenuto offensivi della sua reputazione, parlando apertamente di “storia di corna”.
Competente a giudicare sulla querelle, è stato dichiarato il tribunale monzese, avvalendosi del criterio del domicilio della persona offesa, in questo caso quello di Macherio riferibile a Veronica Lario. Il legale di Busi, l’avvocato Marco Pipino, di Carate Brianza, contesta le accuse mosse al suo assistito, sostenendo che si tratta di esternazioni che rientrano nell’ambito del diritto di critica.
F. Ber.
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Articolo comparso su: “Monza Today”:
Aldo Busi, il noto scrittore, è comparso al tribunale di Monza perché imputato in un processo per diffamazione intentato da Veronica Lario, l’ex moglie di Silvio Berlusconi.
Busi è stato rinviato a giudizio il 7 marzo 2012. La querela è partita dalla Lario dopo una comparsa di Busi al programma “Otto e mezzo” su La7. Nella puntata del 1 ottobre 2010, Busi avrebbe commentato (su richiesta della conduttrice Lilli Gruber) la vicenda della separazione Berlusconi-Lario parlando di “storia di corna”.
Il processo si celebra a Monza perché Veronica Lario (vero nome: Miriam Raffaella Bartolini) risiede a Macherio, nel territorio di competenza del tribunale di Monza. Aldo Busi, difeso dall’avvocato Marco Pipino, contesta l’accusa e si appella al diritto di critica.
Alla ricerca di cause migliori (II) – Botta e risposta con Giulio Mozzi
Pubblicato il 18 gennaio 2012 | 1 commento
Mentre cresce il numero dei sottoscrittori dell’appello in favore di Aldo Busi (lo potete trovare in calce al presente post), riteniamo di fare cosa utile pubblicando ciò che in merito pensa un commentatore d’eccezione, lo scrittore e editor Giulio Mozzi. Ne diamo conto unitamente alla risposta della redazione e a un commento, quello del lettore Pietro Ferrari, che secondo noi chiude il botta e risposta con Mozzi ed esime la redazione da un’ulteriore replica.
Giulio Mozzi: Se Wikipedia non mente, Vittorio Mangano lavorò e risiedette in casa Berlusconi nel 1973-1975. In quegli anni non era un pluriomicida: lo divenne nel 1995, vent’anni dopo, quando ammazzò due persone. Veronica Lario conobbe Berlusconi nel 1980; i figli nacquero nel 1984, 1986, 1988. E’ quindi impossibile che abbia “preso in braccio” i bambini di Veronica Lario. (Nel 1986 Mangano era detenuto).
La redazione: Caro Mozzi, non è importante che a prendere in braccio i figli di Veronica Lario sia stato Mangano, non è questo il punto. Il senso dell’osservazione di Busi contestata dalla Lario si chiarisce andando oltre eventuali discrepanze cronologiche. Se Lei riascolta l’intervista (l’abbiamo linkata nel capo d’imputazione), si renderà conto che nelle parole di Busi “Mangano” è un segnaposto, un nome paradigmatico che sta per molti altri personaggi di dubbia o addirittura losca reputazione che nel periodo in cui era sposata a Berlusconi Veronica Lario doveva conoscere, se non altro per sentito dire. Se poi non li conosceva, forse avrebbe fatto meglio a interessarsene, visto quanto sembra starle a cuore la propria integrità morale. Che Mangano abbia frequentato la casa di Berlusconi negli anni Settanta anziché negli anni Ottanta, non è sorprendente come il fatto che l’ormai ex moglie di Berlusconi abbia atteso di scoprire un tradimento sessuale del coniuge per insorgere pubblicamente contro di lui sollevando di proposito un gran polverone mediatico. Su questo Busi si è soffermato: sulla preminenza del peccato rispetto al reato nella mentalità moralistica degli italiani, e sulla spettacolarizzazione della storia di corna cui corrisponde l’insabbiamento e l’oblio di infrazioni da codice penale. Sarebbe diverso se la Lario avesse scelto di divorziare da Berlusconi senza suscitare tanto clamore. In tal caso, non avrebbe attirato su di sé l’attenzione di qualche osservatore smagato – come Busi – e si sarebbe risparmiata commenti a lei sgraditi su ciò che avrebbe potuto – e forse dovuto – fare o non fare quando ancora era la moglie di uno degli uomini più ricchi e potenti (e chiacchierati) del Paese.
Giulio Mozzi: “Il senso dell’osservazione di Busi contestata dalla Lario si chiarisce andando oltre eventuali discrepanze cronologiche”. Oh. Se Aldo Busi avesse detto qualcosa del tipo: “Curioso come questa donna – che non essendo stupida dovrebbe essere consapevole, ormai, di aver sposato un farabutto – abbia deciso di scandalizzarsi pubblicamente solo nel momento in cui si concretizza il pericolo che qualche giovinetta si faccia mettere incinta dal marito, guadagnando così titolo a fette di eredità”, avrei potuto sottoscrivere pienamente; anzi, lo sottoscrivo qui e ora. Purtroppo Busi, per dire qualcosa di probabilmente condivisibile, ha usato dei cattivi argomenti, ovvero ha spacciato per vero un fatto non vero (che Mangano fosse un pluriomicida quando viveva in casa Berlusconi: cosa avvenuta solo vent’anni dopo) e ha ipotizzato come verosimile un fatto inverosimile (che Veronica Lario potesse aver dato in braccio i propri figli a Mangano: mentre Mangano non era più in casa da almeno dieci anni, ed è probabile che la signora non l’abbia mai visto né conosciuto). Presumo che proprio a queste due affermazioni si attaccherà l’avvocato della signora Lario; e non vedo come un giudice potrebbe dargli torto.
Pietro Ferrari: Sono dell’idea che l’osservazione del Sig. Mozzi sia precisa e opportuna. Dal momento che, anche per la giustizia, è molto più facile solidarizzare con i fatti che con il pensiero, è ancora più fondamentale, per coloro che hanno inteso il pensiero di Busi, sostenerlo in qualsiasi modo. Sottoscrivere l’appello su questo sito è il minimo che dobbiamo a noi stessi, per allontanarci dalla mitizzazione della sofferenza e solidarizzare con il pensiero. Grazie del pensiero
Vertenza Veronica Lario/Aldo Busi – COMUNICATO STAMPA
Pubblicato il 12 gennaio 2012 | 11 commenti
Carate Brianza, 12.01.2012
Spett.le
Redazione de “IL CITTADINO”
Via Longhi, 3
20900 MONZA
Via Fax: 039/2169555
Via e mail :redazione@ilcittadinomb.it
COMUNICATO STAMPA
Visto l’articolo pubblicato in data odierna, a pagina 7 del Vostro Spett.le Giornale e preso atto che a tutt’oggi, alle ore 17,00, effettuata su internet una specifica ricerca inserendo nei principali motori le parole chiave “Aldo Busi Veronica Lario /Lilly Gruber” nulla risulta ad eccezione della notizia da Voi data in maniera errata sia nel contenuto che nel titolo del citato articolo (Lo scrittore Aldo Busi in TV: “Storia di corna” e Veronica Lario lo querela”Giornale) e presente sui siti www.ilcittadinomb.it – www.monzatoday.it , su espresso mandato del Dott. Busi comunico il preciso capo di imputazione contestato al mio Assistito: “Nel corso della trasmissione televisiva “ 8 e mezzo” trasmessa dalla emittente “LA 7”, e perciò comunicando con più persone nel corso di un’intervista, offendeva la reputazione di Miriam Bartolini, coniuge di Sivio Berlusconi, in quanto, in risposta alla domanda “di Veronica Lario, cosa pensa?”, rispondeva: “Non ho mai pensato nulla, soltanto mi sembra molto strano che una signora che ha recitato, che è stata nei teatri, che, insomma, non dico colta, ma comunque con un’istruzione piuttosto vasta, mandi una lettera per una storia di possibili corna o tradimenti o minorenni, ecc., e non abbia mai detto nulla sul fatto che a casa Berlusconi c’era un tale Mangano, lo stalliere pluriomicida e mafioso di vaglia che stava lì e che probabilmente ha preso in braccio i suoi bambini… Allora io mi sarei svegliata, magari venti anni prima”. In merito alla separazione tra la querelante e Berlusconi, aggiungeva “Sì ci sono state cose molto più gravi. Cioè a me non sembra una ragione sufficiente per staccarsi da un uomo… No, perché in fondo a una donna fa piacere avere il marito che ogni tanto va fuori dalle palle, va con qualche altra … se piace alle altre donne vuol dire che ha scelto bene”. Si comunica, altresì, che la prima udienza dibattimentale è fissata per il giorno 7.3.2012 alle ore 9,00 – avanti alla Dott.ssa Pansini del Tribunale di Monza, Piazza Garibaldi.
Carate Brianza, 12 gennaio 2012
Avv. Marco Pipino
Amici infiltrati a mezzo stampa
Pubblicato il 8 gennaio 2012 | 3 commenti
Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Sul “Tirreno” è apparsa la notizia della morte a Lucca di Ugo Frezza, di 75 anni, avvocato, molto amante della letteratura “che ha stretto amicizia” tra gli altri “con Aldo Busi”: non vorrei sembrare irrispettoso in un momento così e non me ne vogliano i famigliari, ma io non ho la più pallida idea, nemmeno dalla foto pubblicata, di chi fosse Ugo Frezza. La storia si ripete: avevo un amico e non lo sapevo io, ma un giornalista. Quando muoio, voglio proprio vedere i nomi che tireranno fuori per sottolineare che anch’io avevo stretto amicizia: prego in anticipo gli interessati di smentire sentitamente. A.B.

